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Tutti giù a terra al sit-in radicale

da Corriere della Sera del 17 marzo 2008, pag. 14

di Gianna Fregonara

Alle sei di sera si sono sdraiati tutti per terra: un minuto per ricordare i morti della repressione cinese in Tibet. Poi, si abbassano le bandiere. Si chiude senza violenze, contrariamente ad altre manifestazioni a Parigi e all’Aia, il sit-in di protesta italiano davanti all’ambasciata cinese di via Bruxelles. A guidare i manifestanti, qualche centinaio, Marco Pannella che arriva con un cartello arancio-monaco con lo slogan «Free Tibet, free China» al collo. Prende il megafono e rivolgendosi direttamente all’ambasciatore scandisce: «Sappia che siamo convinti che la via della crescita della Cina passa attraverso questa nostra azione e non attraverso la prepotenza del potere statuale a Pechino. Viva la religione della libertà, basta con talebani e vaticani». Poi la folla contenuta senza sforzo né tensioni da un cordone di poliziotti - intona slogan contro la repressione e a favore della risposta non violenta. A metà un monaco invita anche a fare una preghiera. In supporto ai radicali, alle organizzazioni tibetane e a Nessuno tocchi Caino arrivano anche alcuni eurodeputati di sinistra, da Pasqualina Napoletano a Roberto Musacchio, il sottosegretario agli Esteri Patrizia Sentinelli e il senatore Angelo Bonelli.
Pannella e Marco Cappato chiedono con una lettera ufficiale la convocazione straordinaria del Parlamento europeo per discutere del caso Cina-Tibet. Mentre da Dharamsala il parlamentare Sergio D’Elia chiede la discussione a Montecitorio.
Non sono mancate ieri le reazioni delle forze politiche italiane al massacro dei monaci, anche se l’idea di boicottare le Olimpiadi di Pechino non sta per ora prendendo forza. E solo Umberto Bossi a riprendere il tema: «Se fosse per la Padania - ha detto in un comizio a Vicenza - i Giochi sarebbero da boicottare, ma non posso parlare per l’Italia». Il ministro degli Esteri Massimo D’Alema annuncia che l’Italia «ha chiesto alla Cina di porre fine alla repressione in Tibet, una repressione che consideriamo inaccettabile». Walter Veltroni condanna come «ingiustificabile» quello che è accaduto. Il sottosegretario agli Esteri Gianni Vernetti chiede alla Cina «di accogliere immediatamente una missione Onu o della Croce Rossa». Marco Cappato polemizza con il Vaticano perché il Papa non ha fatto appelli durante l’Angelus. Oggi davanti all’ambasciata, alle 18.30 ci sarà un’altro sit-in organizzato dai sindacati.

Pubblicato il 17/3/2008 alle 13.56 nella rubrica Salvemini/Rosselli/Rossi/Pannella.

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