Blog: http://lucania.ilcannocchiale.it

"Se tutto va bene, siamo rovinati"

Dal prossimo 30.12.2006 in tutte le edicole di Matera e presso la libreria "Mondadori", sempre a Matera in Via del Corso, è in vendita la raccolta de "Il Resto" dal titolo "Se tutto va bene, siamo rovinati" di cui anticipo il testo introduttivo. Spero sia di vostro gradimento e segnalo la disponibilità per iniziative di presentazione/promozione che si volessero proporre/organizzare.
Buon Natale
Nicola Piccenna

Quando ero ragazzino (gloriosi anni '50), l'idea che il mio nome venisse stampato su un giornale non poteva certo sorgere usualmente. Fu così che, quando sul giornalino della scuola pubblicarono un mio tema (“la scrittura presso gli egizi”), divenni così famoso e celebrato nel quartiere dove abitavo da sentirmi veramente importante. Non mi riuscì mai più, sino all'università, di scrivere qualcosa che fosse degna di essere pubblicata o, almeno, che tale venisse ritenuta. Ho dovuto, così, aspettare gli anni della incipiente “terza età” per vedere nuovamente la mia firma su un giornale. Non ho ancora raggiunto la popolarità della prima infanzia ma credo di esserci ormai vicino. Certo che il salto cui mi sottopone l'editore, attraverso la pubblicazione del libro “Se tutto va bene, siamo rovinati”, in termini di fama e crescita della mia autostima è enorme. Forse è troppo definirlo “libro”, in fondo è solo una raccolta di articoli per categorie omogenee: le vicende finanziarie e giudiziarie della Banca Popolare del Materano; l'amministrazione della giustizia, i magistrati, gli avvocati ed i massoni; il mulino pastificio Cerere e la dismissione dell'opificio materano della Barilla ad opera di una “squadra” di operai russi; i fiumi lucani attraversati da forti correnti di denaro. Tuttavia, con una punta d'orgoglio che conferma quella crescita insopprimibile dell'autostima, c'è qualcosa di singolare e quasi epico in questa pubblicazione: la testimonianza di una battaglia ìmpari fra un pugno di giornalisti, che nessuno ha ancora definito “strenui difensori della verità e della libertà d'informazione” ed una consorteria di poteri (finanziari, giudiziari, politici e industriali) che molti si rifiutano di chiamare con il vero nome: mafia. È chiaro che non possiamo riferirci alla mafia “classica”, quella della coppola e della lupara. Essa non ha alcun effettivo potere e viene solo richiamata come capro espiatorio verso cui concentrare il giusto risentimento della gente comune, per le ingiustizie di cui è intrisa la vita quotidiana, e dei detective, per distrarli dalle indagini sui “colletti bianchi”, vero cancro che divora e corrode la vita del popolo. L'esito di questa battaglia è ancora incerto ma, dall'attenzione che suscita “Il Resto” e dai sempre più numerosi lettori, sembra già vinta. Poiché, questa moderna forma di mafia perde quando viene smascherata, quando viene descritta, quando si trova esposta alla luce del sole, quando la rete dei rapporti “deviati” fra politici, avvocati, magistrati, industriali, banche, massoni e giornalisti viene svelata. Nel nostro caso, quindi, ha già perso. Per questo diciamo che “se tutto va bene, siamo rovinati”. Poiché se, come per Legge e Diritto Costituzionale, verranno perseguiti tutti i reati, la corruzione e gli abusi dei “colletti bianchi”, pochi ne resteranno in giro e, per di più, con l'onta di non essersi opposti, di aver taciuto e non aver agito! Una disfatta, siamo condannati ad una disfatta della cosiddetta “borghesia” lucana.

Filippo De Lubac

P.S.
Davvero volentieri pubblico sul mio Blog il messaggio inviatomi da Nicola Picenna

Pubblicato il 27/12/2006 alle 15.35 nella rubrica Diario.

Il Cannocchiale, il mondo visto dal web