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Intervento di Maurizio Bolognetti
alla Direzione Nazionale Rnp,
22 Settembre 2006
Ascolta!!! Link:
Radioradicale.it



LA DIREZIONE DI RL
CARLO GIORDANO
CARLO BOSSI
SABRINA TRIOLA

ASSOCIAZIONE RADICALI LUCANI
85043 - Latronico
radicalilucani@libero.it


“Comunque penosa sia la situazione
presente,
comunque avanzato sia
il processo
di involuzione confessionale
della nostra Repubblica,
noi, però, non disperiamo.
Sulla storia dell’umanità non cala mai
il sipario,
ed attori del dramma siamo noi,
con la nostra volontà e i nostri ideali.”
Ernesto Rossi (Il Ponte 1959)


“L’idea di libertà è una creazione
di ogni spirito;
imperdonabile errore è considerare
la libertà sotto un profilo storicistico,
strumentale ed utilitaristico.
La libertà è un valore
eterno ed assoluto.”


Carlo Rosselli (Scritti Dell'Esilio)



"La nostra missione è quella di tener
duro quando tutti cedono;
di alzare la fiaccola dell'ideale nella
notte che circonda; di anticipare
con l'intelligenza
e l'azione l'immancabile futuro."

Carlo Rosselli (Scritti dell'Esilio)


"La Libertà significa
il diritto di essere eretici,
non conformisti di fronte
alla cultura ufficiale
e che la cultura, in quanto
cretività sconvolge
la tradizione ufficiale"







 

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30 agosto 2009

Dal Blog la Voce dell'Emergenza

 

Basilicata: I Veleni di Tito Scalo in Procura

28 agosto 2009

I Veleni di Tito Scalo(Left, 28 agosto 2009)

 

Per leggere l'articolo

QUI




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28 agosto 2009

Emergenza rifiuti in Basilicata: La Bella addormentata nell’Acta

Latronico, 28 agosto 2009

Gran parte delle discariche sul territorio regionale sono di vecchia concezione, cioè scarsamente impermeabilizzate sul fondo, senza un sistema di collettamento e recupero energetico biogas e prive di gran parte degli accorgimenti che impediscono la contaminazione con le matrici ambientali a contatto.
Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
Chissà se l’assessore all’ambiente Vincenzo Santochirico conosce la favola della “Bella addormentata nel bosco”. Mentre la Basilicata rischia un tracollo in perfetto stile bassoliniano, il buon Vincenzo appare in balia degli eventi, o forse sarebbe meglio dire dei sacchetti. Santochirico è il capitano di una nave carica di monnezza che sta per affondare. L’Assessore, beato lui, vive nel mondo dorato delle favole; lo si potrebbe definire “la bella addormentata nell’Acta”. Le discariche sono sature? La raccolta differenziata resta una chimera? Niente paura! Per l’Assessore, in Basilicata, l’ambiente si coniuga con la salute e lo sviluppo.
Qualcuno deve decidersi a baciarlo, magari si sveglia. Qualcuno deve spiegargli che ci sono in questa regione due siti di bonifica di interesse nazionale; che Fenice ha inquinato la falda del fiume Ofanto; che in Val d’Agri vogliono costruire un pozzo petrolifero a pochi chilometri dal centro abitato di Marsico.
Vi prego svegliate Vincenzo e spiegategli che lui è l’assessore all’ambiente e non un animatore della Valtur con il compito di far divertire il direttore dell’Arpab.
L’ineffabile Santochirico, circa un mese fa, si è fatto forte del rapporto Ossevasalute per raccontarci di un eden lucano che non esiste, se non nelle dorate stanze di Via Anzio. Non si è accorto, il buon Vincenzo, che in quel rapporto non c’è una sola parola su alcune matrici ambientali quali acqua e terra.
Nel rapporto Osservasalute si parla di inquinamento acustico. E quale inquinamento acustico dovrebbe esserci in una regione che si sta lentamente spopolando?
Nel rapporto Osservasalute si parla di inquinamento elettromagnetico. Da ridere!
In quel rapporto non troviamo una sola parola, dico una, sulle gravi emergenze ambientali che sono sotto gli occhi di tutti e, ahimè, non ne troviamo traccia nemmeno negli interventi dell’ Assessore.
Proprio non riesco a capire come si possa tentare di vendere fumo e spacciarlo per arrosto.
Ci piacerebbe davvero sapere se in questa regione esiste un monitoraggio e un controllo reale delle discariche. Ci piacerebbe sapere quali sono stati i criteri seguiti nell’allestimento di alcune discariche.
Noi sappiamo che gran parte delle discariche sul territorio regionale sono di vecchia concezione, cioè scarsamente impermeabilizzate sul fondo, senza un sistema di collettamento e recupero energetico biogas e prive di gran parte degli accorgimenti che impediscono la contaminazione con le matrici ambientali a contatto(questo spiega i problemi della discarica di Atella).
A chi giova e a chi gioverà l’emergenza rifiuti?
La piccola Basilicata avrebbe potuto essere il fiore all’occhiello dell’Italia in materia di riciclaggio dei rifiuti ed invece solo l’8% dei rifiuti viene riciclato. Il 73% dei rifiuti lucani finisce in discarica e la restante parte viene incenerita.
Caro assessore, invece di fare l’animatore turistico in riva al mar Ionio, inizi a dare risposte concrete ad un’emergenza annunciata, figlia dell’insipienza di chi avrebbe dovuto governare il ciclo dei rifiuti. Si rimbocchi le maniche, allenti il nodo della cravatta e lavori alla creazione di un Piano regionale sui rifiuti.
Su questa “emergenza” lucana volteggiano già troppi avvoltoi; alcuni di questi sono già pronti a proporre l’apertura di nuovi inceneritori.

27 agosto 2009

da Il Quotidiano della Basilicata, 27 agosto

 

On-line l'intervista a Giuseppe Di Bello

(Il Quotidiano della Basilicata, 27 agosto 2009)


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27 agosto 2009

Da Nuova del Sud, 27 agosto

 

Bolognetti(Radicali): "Gli affari sulla monnezza toccano anche la Basilicata"

(Nuova del Sud, 27 agosto 2009)




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27 agosto 2009

I Veleni di Tito: Maurizio Bolognetti intervista Giuseppe Di Bello

I Veleni di Tito: Siamo sicuri che l’Ente più idoneo ad effettuare la bonifica sia l’ASI?
 
On-line sul Blog di Radicali Lucani intervista a Giuseppe Di Bello
 
Bene Regione ed Arpab, ma occorre più trasparenza e accelerare i tempi della bonifica.
 
Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
Più mi occupo dei veleni di Tito, più mi rendo conto che siamo nelle mani di gente senza scrupoli, che può agire indisturbata grazie al silenzio e all’afasia di quelli che sanno e non parlano e, dunque, diventano complici. Non è così per il Tenente Peppe Di Bello della Polizia Provinciale di Potenza, che in materia di reati ambientali ne ha viste di tutti i colori, eppure ogni volta che parla di Tito non riesce a nascondere il suo sdegno.
Il 16 ottobre del 1996, il Dipartimento ambiente della Regione Basilicata, nel rispondere ad una richiesta di Via(Valutazione d’impatto Ambientale) inoltrata dall’ASI, in riferimento alla discarica di fosfogessi, scrive: “L’area utilizzata è estesa per circa 27000 mq con un’altezza media di circa 4 mt. In seguito, tra il 1987 e il 1990, il sito venne destinato per lo stoccaggio dei fanghi di supero stabilizzati e disidrati provenienti dall’impianto di trattamento delle acque reflue della Città di Potenza e dei nuclei industriali di Potenza e Tito.”
Una dichiarazione che fa decisamente a pugni con quanto certificato 5 anni dopo dal Prof. Mauro Sanna e dal dr. Alessandro Iacucci, che in una consulenza tecnica del 2001 scrivono: “I Fanghi presenti all’interno delle trincee sono da classificare come rifiuti speciali di origine industriale. I fanghi presenti all’interno delle trincee sono da classificare rifiuti speciali codice CER 190804; tali fanghi sono di origine industriale, e non sono fanghi di origine urbana, come riportato nelle progettazioni predisposte dal Consorzio”.
Insomma, di stabilizzato nell’area ex-liquichimica c’è solo l’assenza di bonifica e la certezza che qualcuno si sia arricchito attraverso il traffico di rifiuti tossico-nocivi.
Abbiamo visto che in tutti i documenti si cita ripetutamente l’Asi. Perché? Semplice: dal 31 marzo del 1989, il Consorzio industriale è proprietario della ex-liquichimica.
E proprio il “Consorzio”, con delibera N°263 del 12/11/1997, stipula un contratto con la Carlo Gavazzi Idross SPA per la “Linea trattamento fanghi a servizio dell’impianto di depurazione del comune di Potenza”.
Il 19 giugno 1998, la Gavazzi spa, con sede a Catanzaro, subappalta il servizio alla società Bioeco, che nel frattempo è stata convenientemente sciolta.
Il 6 novembre del 2008, due commissari, un presidente del Consorzio Asi e alcuni amministratori delle ditte Carlo Gavazzi e Bioeco vengono accusati di aver gestito nell’area una discarica di rifiuti tossico-nocivi non autorizzata.
Non voglio trarre conclusioni, a farlo saranno i lettori, ma mi preme sottolineare che tra il 1995 e il 2001 i fanghi industriali presenti nell’area con il loro carico di veleni si sono moltiplicati. Lì, nelle trincee, all’interno della vasca fosfogessi, giacciono su un doppio strato di contenitori in PVC oltre 250000 tonnellate di fanghi industriali coperti e circondati da fosfogessi.
Flashback: si torna al 1995, anno in cui la società Ecosistemi, su incarico del “Consorzio”, redige un progetto di bonifica. Nel progetto ecosistemi si parla della necessità di procedere alla bonifica della discarica fosfogessi, con rimozione e trattamento dei fanghi stoccati al suo interno.  Domanda: ma non si era detto nel 1996 che i fanghi erano stati trattati?
Gli ottimi Sanna e Iacucci, in relazione al progetto Ecosistemi, scrivono: ”…si deve rilevare che la società Ecosistemi ha svolto un numero di analisi eccessivo rispetto alla reale necessità…”.
Capito? Analisi eccessive che fanno il paio con l’eccesso di consulenze e con i 4 milioni di euro che non si riesce a capire come siano stati spesi.
E a proposito di analisi verrebbe da chiedere al “Consorzio” quanto ha speso in questi anni per analisi  e se abbia mai versato soldi per attività di monitoraggio alla stessa Arpab.
Così come verrebbe da chiedere ad Unibas di uno studio che viene citato nella relazione del Dipartimento ambiente della Regione, dal quale pure emerge una qualche preoccupazione sulla situazione dell’area ex-liquichimica. E dato che ci piace osare, vorremmo sapere anche da chi fu commissionato quello studio.
Non ce ne vorranno quelli dell’Asi se affermiamo che alla luce di quanto va emergendo riteniamo che il “Consorzio” sia il soggetto meno adatto a procedere alla bonifica del sito di interesse nazionale di Tito Scalo. E’ sotto la gestione del Consorzio che la discarica piena zeppa di rifiuti tossico-nocivi è nata ed è durante la gestione del Consorzio che i fanghi si sono moltiplicati. Avessi un nichelino per ogni grammo di veleni dispersi a Tito, sarei un uomo ricco. Avessi un nichelino per ogni consulenza affidata sulla vicenda di Tito, vivrei di rendita. Questa di Tito è una storia che fa emergere per l’ennesima volta il perverso intreccio di poteri che continua ad arrecare danno a questa nostra bella terra di Basilicata. Quello che leggiamo conferma sempre più che i veleni di Tito sono figli di un sistema che produce corruzione e malaffare. Potremmo definire la storia di Tito una storia di ordinaria follia e, di certo, di avidità, in una Basilicata che sembra essere diventata crocevia di un ricco traffico di rifiuti.
Inutile illudersi: le rotte della monnezza e degli affari sulla monnezza toccano anche noi. In queste ore abbiamo raccolto la preziosa testimonianza di Giuseppe Di Bello, che ha una grave colpa: vuole svolgere il lavoro per cui è pagato. Spero che in molti decideranno di ascoltare e guardare l’intervista, che è l’ideale prosecuzione della video-inchiesta realizzata il 16 luglio.
P.S.
Intanto, in data 22 luglio(3 giorni dopo la manifestazione Radicale a Tito), l’ARPAB afferma in una nota che “la problematica dei fanghi industriali debba essere affrontata in sede di bonifica”. In data 7 agosto, la Regione Basilicata, con una nota a firma del dr. Francesco Ricciardi, ha chiesto al “Consorzio” di potenziare l’emungimento delle acque di falda inquinate e ha preannunciato un incontro al “fine di quantificare ed erogare le risorse finanziarie necessarie alla bonifica”. Ovviamente abbiamo acquisito i documenti citati per vie non ufficiali. Spero che il dr. Sigillito e il dr. Ricciardi non ce ne vogliano se ci facciamo quelli che sono affari nostri e di tutti i cittadini lucani. Forse è giunto il momento di smetterla con le mezze verità e raccontare ai cittadini di Tito e della Basilicata come stanno le cose.
Approfondimenti
Uno dei contenitori in PVC rotto e affiorato(vedi schema trincee)
Ulteriori approfondimenti
 
 
 

27 agosto 2009

I Veleni di Tito:Radio Radicale intervista Giuseppe Di Bello


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26 agosto 2009

Approfondimenti: Interviste a Donato Sabia(Uil Penitenziaria) e M. Farina Coscioni(Deputato Radicale)

 

Ascolta

su

Fai Notizia

Intervista a Donato Sabia(Potenza, 14 agosto)

Intervista A M. Farina Coscioni(Matera, 15 agosto)

26 agosto 2009

Un affitto d'oro per la sede Arpab

 

Un affitto d'oro per la sede Arpab

(Il Quotidiano della Basilicata, 24 agosto)


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24 agosto 2009

I Veleni di Tito: Intervista a M. Bolognetti e G. Di Bello

21 agosto 2009

Nuovo esposto dei Radicali alla Procura:video-inchiesta sui veleni di Tito(Il Quotidiano, 21 agosto)

 

Nuovo esposto dei Radicali alla Procura:video-inchiesta sui veleni di Tito

(Il Quotidiano della Basilicata, 21 agosto 2009)

di Maria Teresa Labanca

21 agosto 2009

I Veleni di Tito: rassegna stampa, 20 agosto 2009

 

Non cessa la denuncia dei Radicali sul sito da bonificare di Tito

(Il Quotidiano della Basilicata, 20 agosto 2009)

I Radicali Lucani realizzano una video-inchiesta

(Gazzetta del Mezzogiorno, 20 agosto 2009)

20 agosto 2009

Tgr Basilicata, 20 agosto 2009 - Consegnata video-inchiesta alla Procura della Repubblica di Potenza


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20 agosto 2009

I veleni di Tito: Questa mattina il Segretario di Radicali Lucani consegnerà un nuovo esposto alla Procura della Repubblica di Potenza.

 

I Veleni di Tito
Giovedì 20 agosto
Ore 10.30
Conferenza stampa fuori al Tribunale di Potenza
Interverrà
Maurizio Bolognetti
Segretario Associazione Radicali Lucani
Consigliere Associazione Coscioni
 
Alla stampa verrà consegnata copia della video-inchiesta sui veleni di Tito
 
Dichiarazione di Maurizio Bolognetti Segretario di Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
L’intervento del Consorzio Asi di Potenza sulla questione dei Fanghi industriali presenti nell’area di Tito, desta più di qualche perplessità.
Gioverà ricordare a chi sembra avere la memoria corta ed intermittente che già nel 1995 si parlava della necessità di bonificare la discarica fosfogessi. Fu redatto un progetto dalla società Ecosistemi. Nel progetto c’è un chiaro riferimento “alle problematiche ambientali derivanti dalla presenza nell’area della discarica di fosfogessi, di fanghi provenienti dalla depurazione delle acque urbane di Potenza e dalle acque industriali dei Consorzi ASI di Potenza e Tito.” Dalla lettura del progetto predisposto dalla società Ecosistemi si può rilevare che la discarica dei fosfogessi occupa una superficie di 27000 mq, con uno spessore di 4 metri, al di sopra della quale, nel periodo 1987 – 1990, sono state realizzate trincee profonde 2 metri e larghe 1,5 metri, impermeabilizzate con teli, all’interno delle quali sono stati scaricati fanghi industriali.
Per quanto ne sappiamo a tutto il 1996 i fanghi presenti nell’area erano stimabili in circa 170mila tonnellate. Dal 1996 al 2001 si ha un ulteriore incremento dei fanghi presenti a seguito di un’operazione che definire folle e criminale è puro eufemismo.
Nel 2001, come noto, si ha il sequestro della discarica e la stima dei fanghi presenti, fatta per difetto, sale a 250mila tonnellate.
A questo punto gioverà ricordare che, solo pochi mesi fa, in relazione alla vicenda dei fanghi c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio a carico di due ex Commissari e un Presidente del Consorzio Asi, del Vice Presidente della Carlo Gavazzi Idross Spa con sede a Catanzaro, dell’amministratore unico della Bioeco srl e del procuratore speciale della Gavazzi Spa.
L’accusa rivolta nei confronti dei sopra citati: gestione di discarica abusiva non autorizzata.
Alla luce di quanto affermato risulta evidente che non solo nel periodo 1995 – 2001 non si è proceduto ad alcuna bonifica del sito, ma si è realizzato un disegno criminoso che ha comportato un ulteriore incremento dei veleni presenti nell’area.
Ad oggi, anche se sembra incredibile, ai cittadini lucani non è dato conoscere quali veleni contengano quei fanghi. Tutti i rilievi effettuati, a suon di consulenze milionarie, sono stati di fatto secretati. Nella video-inchiesta realizzata in data 16 luglio abbiamo raccolto la testimonianza del Tenente Di Bello, che afferma che l’inquinamento del Tora e del Basento è di già in atto. Tra i veleni censiti, per quanto ne sappiamo, vi sarebbero: arsenico, cadmio, nichel, piombo, cianuro, zinco, ecc. ecc.
Desta una qualche perplessità il leggere che le analisi effettuate da Agrobios segnalino “solo” la presenza di trielina. Vorremmo avere la certezza che quelle analisi siano state effettuate anche nell’area delle vasche fosfogessi. Come faccia l’Asi ad affermare che è in corso una diminuzione delle concentrazioni, per noi resta un autentico mistero.
Ritengo opportuno e doveroso, a questo punto, sottoporre all’attenzione della Procura di Potenza il filmato datato 16 luglio 2009. A mio avviso dallo stesso emergono numerose notizie di reato.
Grazie al gioco delle tre carte, da 20 anni a questa parte si è consentito a gente senza scrupoli di avvelenare le falde acquifere di Tito. E’ forse giunto il momento di bonificare e perseguire i colpevoli di questo disastro ambientale.

17 agosto 2009

Nuova del sud, 17 agosto

 

Il Consuntivo dei Radicali dopo la visita ai penitenziari

(Nuova del sud, 17 agosto)

Ferragosto tra i detenuti per la Uil un vero successo

(Nuova del sud, 17 agosto)

 

 


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17 agosto 2009

L'iniziativa dei radicali tocca anche gli istituti di pena della regione.

 

L'iniziativa dei radicali tocca anche gli istituti di pena della regione.

(da il Quotidiano della Basilicata, 17 agosto)


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17 agosto 2009

I veleni di Tito: Rassegna stampa, 14 agosto

 

"Non ci interessa il gioco delle tre carte. Serve più trasparenza"

(da Il Quotidiano della Basilicata, 14 agosto)

Bolognetti(Radicali) rilancia l'urgenza della bonifica

(Nuova del Sud, 14 agosto)


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17 agosto 2009

Tgr Basilicata, 15 agosto




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16 agosto 2009

Ferragosto in carcere(Video uno, 15 agosto 2009)




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16 agosto 2009

Il resoconto delle visite ispettive nelle carceri lucane effettuate in Basilicata con Maria Antonietta Farina Coscioni e Maurizio Turco

Di quale catastrofismo mi accusa il segretario generale del SAPPE?

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
Con Maurizio Turco e Maria Antonietta Farina Coscioni abbiamo visitato le carceri della Basilicata. Due giornate intense, che ci hanno consentito di toccare con mano i problemi della “comunità penitenziaria lucana”. Questa in sintesi la situazione che abbiamo trovato e che è riepilogata nei questionari che abbiamo girato ai promotori dell’iniziativa.
Potenza - Sovraffollamento oltre il limite massimo tollerabile dall’Istituto, carenza di personale infermieristico e di educatori, carenza di agenti di Polizia penitenziaria, pochissimi i detenuti che hanno la possibilità di lavorare. Il medico presente al momento della visita ispettiva ha voluto sottolineare un dato che fa riflettere: l’80 per cento dei detenuti fa uso di ansiolitici. Particolarmente disagiato il lavoro degli agenti nella sezione femminile per problemi connessi all’organico.
Potenza IPM - Una situazione decisamente buona, fatta eccezione per le carenze nell’organico degli agenti di Polizia penitenziaria.
Melfi - Sovraffollamento ai limiti della massima capienza tollerabile; su 237 detenuti solo 37 possono lavorare. Il dr. Altomare, direttore dell’istituto, ha sottolineato che la carenza di fondi potrà comportare a breve un’ulteriore riduzione dei detenuti ammessi a mansioni lavorative. Lo stesso direttore ha lamentato carenze per quanto riguarda l’intervento di medici specialisti. Pochissimi rispetto alle carceri di Potenza e Matera gli atti di autolesionismo compiuti dai detenuti. Garantite attività scolastiche e ricreative. Anche a Melfi va segnalata la carenza di Agenti rispetto alle effettive necessità.
Matera - Celle di circa 18 metri quadri con 6 detenuti per cella. Sovraffollamento sotto i limiti della massima capienza tollerabile. Carenze nell’organico degli Agenti di Polizia Penitenziaria e sul fronte educatori; 41 su 165 i detenuti ammessi a mansioni lavorative con una sorta di turn over. Molte le lamentele riferite da parte dei detenuti sull’assistenza sanitaria. Agenti costretti a turni massacranti. Autoparco con molti mezzi in pessime condizioni. Ad impressionare il numero di atti di autolesionismo. Nel 2008, in base a quanto scritto nel questionario consegnatoci, il suicidio di un dipendente dell’amministrazione penitenziaria. Sempre nel 2008, l’aggressione nei confronti di sette agenti di Polizia penitenziaria, con gravi lesioni riportate da alcuni agenti. Da riferire la storia di un detenuto con due ernie, che ha lamentato scarsa attenzione da parte della ASL.
Ciò detto, purtroppo, mi vedo costretto a replicare alle dichiarazioni del Segretario generale del Sappe, Donato Capece.
Mai, in questi giorni, abbiamo espresso disprezzo nei confronti del corpo della Polizia penitenziaria, che con spirito di abnegazione e senso del dovere svolge il suo difficile compito.
Abbiamo ritenuto di dover sottolineare criticità che il Segretario del Sappe ben conosce o dovrebbe conoscere.
Ci siamo rivolti a chi nel carcere lavora con il rispetto dovuto a chi svolge un compito difficile in condizioni difficili.
Resta dunque un mistero il motivo che ha spinto il dr. Donato Capece a bacchettarmi nel corso della trasmissione condotta su Radio Radicale da Andrea De Angelis nella giornata del 15 agosto.
Il dr. Capece ha fatto affermazioni gravi, di cui devo necessariamente chiedere ragione.
Vorrei avere la certezza che la definizione “catastrofista”, con la quale il Capece ha apostrofato il sottoscritto, sia riferita a quanto da me detto sulla situazione delle carceri lucane. Spero davvero che il dr. Capece non volesse andare a parare altrove.
E’ certo un fatto, che con Marco Cappato in queste settimane ci siamo occupati della difficile situazione presente a Tito.
Infine, ma non per ultimo, un grazie di cuore a Maurizio Turco e Maria Antonietta Farina Coscioni per aver consentito con la loro presenza le visite ispettive del 14 e 15 agosto. Grazie anche a tutti coloro che all’interno delle carceri lucane ci hanno eletto ad interlocutori, dimostrando fiducia nella capacità dei radicali di affrontare concretamente i problemi, e grazie agli esponenti della Uil penitenziaria che hanno voluto essere con noi nel corso delle visite a Potenza e Matera. Per quanto mi e ci riguarda non riteniamo che i problemi del carcere possano essere ridotti a questioni di beghe sindacali, con dichiarazioni dal sapore “celodurista”. A me non interessa quanti siano gli agenti iscritti al Sappe o iscritti alla Uil o alla CGIL o alla CISL, ho solo a cuore la dignità e il rispetto della persona, i diritti di chi è detenuto e i sacrosanti diritti di tutti coloro che, con spirito di abnegazione, svolgono il loro lavoro nelle carceri d’Italia.
Agente, dr. Capece, non è un’offesa. Se non vuole credere alla mia parola consulti un buon vocabolario.
Rassegna stampa
Ferragosto in carcere(Nuova del Sud, 13 agosto)
Un ferragosto da trascorrere in carcere(Nuova del Sud, 14 agosto)
Visita nelle carceri lucane(Gazzetta, 15 agosto)
Carceri sovraffollate(Nuova del sud, 15 agosto)
Una giornata in carcere(Il Quotidiano, 15 agosto)




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13 agosto 2009

I Veleni di Tito: un commento alle dichiarazioni del Consorzio ASI

Perché la Regione non ha accolto la richiesta del Consorzio industriale di istituire un tavolo tecnico, finalizzato alla concertazione degli interventi per l’elaborazione di un serio progetto di bonifica?

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
La lettura del comunicato stampa, attraverso il quale l’Asi ha commentato la situazione dell’area industriale di Tito, si è rivelata davvero istruttiva. L’Asi afferma che solo in data 30 luglio 2009 il Ministero dell’Ambiente avrebbe inoltrato un’esplicita richiesta di bonifica in relazione all’ingombrante presenza rappresentata dalle tonnellate di fanghi industriali, interrati in trincee, a ridosso dell’area ex-liquichimica.  Consigliamo all’Asi e a tutti coloro che non l’avessero fatto di visionare con grande attenzione quanto da noi documentato attraverso una video-inchiesta della durata di 30 minuti.
Ad accompagnarci nell’inferno dei veleni di Tito, Giuseppe Di Bello, comandante del distretto di Potenza della Polizia Provinciale. Di Bello è una di quelle persone che, lo ribadisco, con il loro operato danno un significato alle parole senso del dovere.
Accompagnato da Di Bello ho potuto verificare sul campo quanto grave sia la situazione dell’area ex-liquichimica; ho camminato nelle trincee dove sono state interrete centinaia di tonnellate di rifiuti tossici. Forse anche altri dovrebbero organizzare un’escursione sul campo dei veleni di Tito.
Abbiamo un solo interesse che la bonifica di quell’area parta al più presto. Non siamo interessati invece al gioco delle tre carte, dove nel questa vince questa perde, a perdere sono sempre i cittadini di Tito, che continuano a vivere immersi nei veleni, mentre assistiamo al rimpallo di responsabilità e all’ antico gioco dello scarica barile.
L’Asi ha voluto sottolineare che dei due milioni e mezzo di euro stanziati(qualcuno parla di 4 milioni) solo un milione ad oggi risulta speso. Verrebbe da chiedersi come mai gli altri denari non siano stati ancora utilizzati.
Nel prendere atto della buona volontà del Consorzio industriale per quanto fatto e per gli impegni assunti, ci permettiamo di suggerire un’autentica operazione trasparenza. L’ASI pubblichi sul suo sito tutti i documenti di cui dispone sulla vicenda dei veleni di Tito e altrettanto facciano Metapontum Agrobios, l’Arpab, la Regione, la Provincia.
Non è più tollerabile che dati inerenti all’inquinamento dell’area di Tito vengano gestiti come se si trattasse di un segreto di stato. Non è accettabile che ai cittadini lucani su tutta questa vicenda vengano fornite informazioni frammentarie, e questo solo quando gli Enti interessati, nel sentirsi chiamati in causa per una qualche responsabilità vera o presunta, tentano di lavarsene le mani. Le analisi effettuate da Arpab e Metapontum Agrobios vengono fatte con soldi pubblici e a tutela della salute pubblica. Abbiamo la sgradevole sensazione, però, che in tutta questa vicenda più che tutelare la salute pubblica si tutelino altri interessi.
Perché la Regione non ha accolto la richiesta del Consorzio industriale di istituire un tavolo tecnico, finalizzato alla concertazione degli interventi per l’elaborazione di un serio progetto di bonifica?
Per realizzare la bonifica dell’area di Tito servono alcuni milioni di euro ed è opportuno che questi soldi vengano stanziati al più presto. Non è accettabile che qualcuno affermi che la bonifica non si farà per mancanza di fondi. La Regione, il Ministero, la Provincia, o non so chi, trovino nelle pieghe dei loro bilanci quanto serve per bonificare l’area. Potremmo coniare uno slogan: “Meno consulenze e più bonifiche”.
 
Per vedere la video-inchiesta realizzata da Radicali lucani:
 


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13 agosto 2009

Rassegna stampa, 13 agosto

 

"Ferragosto in cella per i Radicali"

(Il Quotidiano della Basilicata, 13 agosto)

Ferragosto in carcere

(Nuova del Sud, 13 agosto)


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13 agosto 2009

“Ferragosto 2009 in carcere”: l’Associazione Radicali Lucani aderisce all’iniziativa, promossa da Radicali Italiani. Il 14 e il 15 agosto i deputati Radicali, Farina Coscioni e Turco visiteranno le carceri lucane

 

Leggi su

Radicali.it




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11 agosto 2009

Intervista a Maurizio Bolognetti sull'interramento di tonnellate di fanghi industrali in Basilicata




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11 agosto 2009

"Fenice: dove tutto tace"(da Il Quotidiano della Basilicata, 11 agosto)

 

"Fenice: dove tutto tace"

 (Il Quotidiano della Basilicata, 11 agosto)

 

8 agosto 2009

Rassegna stampa, 8 agosto 2009

 

Veleni a Tito ultimatum del Ministero

(Il Quotidiano, 8 agosto 2009)

Bolognetti(Radicali): Dati allarmanti sull'area industriale

(Gazzetta del Mezzogiorno, 8 agosto 2009)

Positivo ultimatum del Ministero dell’Ambiente sui veleni di Tito in Basilicata

(Agenzia Radicale, 7 agosto)

8 agosto 2009

"Mettete in sicurezza i fanghi di Tito!"

 

Ultimatum ministeriale alla Basilicata

(Il Resto, 8 agosto)

7 agosto 2009

Positivo ultimatum del Ministero dell’Ambiente sui veleni di Tito. Primo importante risultato dell’iniziativa Radicale.

Roma - Latronico, 7 agosto 2009

Dichiarazione di Marco Cappato, segretario Associazione Coscioni e Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani

Nel prendere atto dell’intervento del Ministero dell’Ambiente sulla vicenda dei fanghi industriali interrati nell’area ex liquichimica in quel di Tito, ci permettiamo di rivendicare all’iniziativa politica dei Radicali e della Ola(Organizzazione lucana ambientalista) questo risultato. Le nostre non sono grida di giubilo, visto che i particolari che emergono giorno per giorno sono la conferma di quanto abbiamo denunciato a partire dall’assise Radicale di Chianciano. Sui fanghi industriali abbiamo realizzato, nei primi giorni di luglio, una video-inchiesta in collaborazione con la Polizia provinciale di Potenza.
Il documento, disponibile in rete, è un durissimo atto di denuncia contro tutti coloro che da anni consentono a veleni di varia natura di inquinare le falde acquifere delle Basilicata.
Nel j’accuse contenuto nella video-intervista un’affermazione che fa riflettere: “L’Unione Europea ha stanziato soldi per la bonifica dell’area ma la maggior parte dei soldi stanziati sono stati spesi in consulenze”.
Abbiamo in queste settimane ripetutamente interrogato Il Presidente della Regione Vito De Filippo, l’assessore all’ambiente Vincenzo Santochirico, il direttore dell’Arpab Vincenzo Sigillito, senza ricevere risposta alcuna ai nostri quesiti.
Adesso, in queste ore, leggiamo dell’ennesimo ultimatum del Ministero dell’Ambiente, che in data 30 luglio avrebbe chiesto a tutti gli enti interessati di provvedere con urgenza alla messa in sicurezza dell’area ex-linquichimica, dove si trovano tonnellate di fanghi industriali interrati in trincee. Intanto, resta aperta la questione dell’inquinamento determinata dallo sversamento di trielina e di altre sostanze dal nome impronunciabile.
L’area di Tito è stata trasformata in una discarica, e dopo otto anni dall’istituzione del sito di bonifica di interesse nazionale, la bonifica langue. Ci chiediamo: servirà l’ennesimo ultimatum ministeriale? Dopo decine di Conferenze di servizi, fiumi di parole scritte in verbali “top secret”, poco o nulla è stato fatto per salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini di Tito.
Una vicenda, quella di Tito, in cui abbiamo riscontrato l’assoluta mancanza di trasparenza e informazioni. E’ stato negato e continua ad essere negato il diritto dei cittadini lucani a poter conoscere per deliberare.
Eppure, emerge in queste ore, che l’Arpab era in possesso di dati allarmanti, derivanti da prelievi effettuati il 28 agosto del 2008. Verrebbe da chiedersi: perché L’Agenzia per la Protezione ambientale ha preferito non divulgarli?
Vedremo se questo ennesimo ultimatum sortirà effetti. Dopo otto anni è giunto davvero il momento di passare dalle parole ai fatti.

7 agosto 2009

L'Arpab cerca casa: incarichi, consulenze, affitti




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7 agosto 2009

Arpab: Vertice tra Sigillito e il Centro italiano studi ufologici.

 

Lagonegro – Mercoledì 5 agosto, presso il Midi Hotel di Lagonegro, in una location degna di un colossal hollywoodiano, si è tenuto un importante vertice tra L’Arpa Basilicata, rappresentata dal dr. Vincenzo Sigillito, e il Centro italiano studi ufologici. Un gran giorno per il futuro dell’Agenzia per la protezione ambientale della Basilicata e per l’umanità tutta.
Numerosi gli ospiti che hanno avuto la fortuna di poter assistere allo storico incontro; tra questi: ET, Steven Spilberg, Klaatu, Philp k. Dick, l’indimenticato capitano Kirk, il dottor Spock, Vincenzo Santochirico, gli androidi di Blade Runner, l’Uomo Ragno, I Fantastici Quattro, John Connor, il Presidente di Legambiente. Sembrava di essere nel bar di guerre stellari. Quando il Direttore dell’Arpab è apparso in scena, tra squilli di tromba e fumogeni colorati, lo stupore si è dipinto sul volto dei convenuti: diavolo di un Sigi, per l’occasione indossava un abito molto informale, proveniente dal guardaroba di Ed Straker; ad accompagnarlo Virginia Lake e Gay Ellis indimenticate protagoniste di UFO.
L’incontro, definito molto cordiale dal Direttore, ha gettato le basi per una partecipazione dell’Arpab al progetto SETI, che come è noto si occupa della ricerca di vita intelligente nel cosmo.
Il prometeico Direttore una ne pensa e cento ne fa.
Le uniche obiezioni espresse da Sigillito si sono concentrate sul fatto che SETI sia un progetto non a fini di lucro.
“Si rimedierà anche a questo”, ha urlato, mentre sfidava l’uomo ragno a braccio di ferro e faceva la corte al dottor Spock chiedendogli dove avesse preso le orecchie a punta.
“Occorre acquistare una sede degna di questa nuova iniziativa che ARPAB si è impegnata ad intraprendere”, ha dichiarato Sigillito al termine dell’incontro. Ai cronisti che gli chiedevano degli impegni immediati ha comunicato: “la prossima settimana parteciperò ad un meeting a Roswell sugli X file, mi hanno detto che l’agente Mulder potrebbe spiegarmi chi ha inquinato il fiume Ofanto; poi trascorrerò alcune settimane di ritiro spirituale all’interno dell’area 51 in compagnia di Erminio Restaino.”
A chi gli chiedeva: "una tale impresa non inciderà sugli attuali compiti istituzionali dell’Arpab?" Sigillito ha risposto:“Cosa conta di fronte ai segreti che cela il cosmo, il monitoraggio dell’idrogeno solforato in Val d’Agri? Ho già dato disposizioni per trasformare le centraline di monitoraggio in navicelle spaziali”. I soliti buontemponi hanno commentato a mezza bocca: “Almeno serviranno a qualcosa”.
Nell’accomiatarsi il magnifico Direttore ha salutato la folla plaudente pronunciando la frase che ha reso famoso Buzz Lightear: Verso l’infinito e oltre!!!
Nel commentare l’incontro l’unità Nexsus6, alias Roy Batty, si è speso nel suo pezzo forte e ha declamato: “Ho visto cose che voi umani non potreste immaginare... navi da combattimento in fiamme al largo dei pozzi di Viggiano. E ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle falde del Basento. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo come lacrime nella pioggia. È tempo di morire...”
 
di Maurizio Bolognetti




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