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Intervento di Maurizio Bolognetti
alla Direzione Nazionale Rnp,
22 Settembre 2006
Ascolta!!! Link:
Radioradicale.it



LA DIREZIONE DI RL
CARLO GIORDANO
CARLO BOSSI
SABRINA TRIOLA

ASSOCIAZIONE RADICALI LUCANI
85043 - Latronico
radicalilucani@libero.it


“Comunque penosa sia la situazione
presente,
comunque avanzato sia
il processo
di involuzione confessionale
della nostra Repubblica,
noi, però, non disperiamo.
Sulla storia dell’umanità non cala mai
il sipario,
ed attori del dramma siamo noi,
con la nostra volontà e i nostri ideali.”
Ernesto Rossi (Il Ponte 1959)


“L’idea di libertà è una creazione
di ogni spirito;
imperdonabile errore è considerare
la libertà sotto un profilo storicistico,
strumentale ed utilitaristico.
La libertà è un valore
eterno ed assoluto.”


Carlo Rosselli (Scritti Dell'Esilio)



"La nostra missione è quella di tener
duro quando tutti cedono;
di alzare la fiaccola dell'ideale nella
notte che circonda; di anticipare
con l'intelligenza
e l'azione l'immancabile futuro."

Carlo Rosselli (Scritti dell'Esilio)


"La Libertà significa
il diritto di essere eretici,
non conformisti di fronte
alla cultura ufficiale
e che la cultura, in quanto
cretività sconvolge
la tradizione ufficiale"







 

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24 dicembre 2009

Rassegna stampa, 24 dicembre 2009

 

Cronaca di una Conversazione con il Ministero dell'Ambiente

(Nuova del Sud, 24 dicembre 2009)

Lucianetti nominato nuovo PG di Potenza

(Nuova del Sud, 24 dicembre 2009)

 

Cappato, Zamparutti, Bolognetti sulla messa in sicurezza d’emergenza

della vasca Fosfogessi di Tito

(da Agenzia Radicale, 24 Dicembre 2009)

24 dicembre 2009

Potenza – Lunedì 28 dicembre, alle ore 11, Conferenza stampa di Rita Bernardini e Maurizio Bolognetti.

Roma-Latronico, 24 Dicembre 2009

La Basilicata riproduce, acutizzandoli, tutti i mali della Giustizia italiana: inchieste insabbiate; conflitti di interesse; una non sporadica complicità con il sistema partitocratico, che ha favorito e favorisce la dilapidazione del bene pubblico; indifferenza nei confronti di un sistema penitenziario illegale e, ormai, al collasso.
 
Potenza
Lunedì 28 dicembre
Ore 11.00
“Sala Panoramica” del Grande Albergo
Conferenza stampa
Giustizia in Basilicata:
La proposta Radicale per il rientro nella legalità…anche nelle carceri.
Interverranno
On. Rita Bernardini
Deputata Radicale e membro della Commissione Giustizia
 
Maurizio Bolognetti
Direzione Radicali Italiani e Segretario di Radicali Lucani
 


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24 dicembre 2009

Uffici giudiziari lucani: la designazione del nuovo PG presso la Corte d’appello di Potenza, primo concreto risultato conseguito dell’interrogazione depositata dall’on. Rita Bernardini.

Latronico, 23 Dicembre 2009

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Direzione nazionale Radicali Italiani e Consigliere Associazione Coscioni.

L’11 dicembre la deputata radicale Rita Bernardini presentava un’articolata interrogazione sulla situazione degli uffici giudiziari lucani indirizzata al Ministro della Giustizia.Tra le domande che la deputata Radicale rivolgeva al Ministro Alfano, una riguardava l’anomala posizione del dott. Vincevo Tufano, PG presso la Corte d’appello di Potenza. In riferimento al dott. Tufano, l’on. Rita Bernardini scriveva: “si deve far presente che ha compiuto gli 8 anni di direzione dell'ufficio nel mese di aprile 2009. Tuttavia, non essendo stato nominato il nuovo procuratore generale, continua a dirigere l'ufficio non più come titolare ma come facente funzioni. Il che integra gli estremi, ad avviso degli interroganti, se non della violazione, certamente dell'elusione della legge. Ciò è tanto più grave ove si consideri che, per altri uffici, i nuovi preposti sono stati nominati entro due o al massimo tre mesi dalla vacanza determinatasi per scadenza dell'incarico o cessazione dell'attività del precedente titolare.”  
Riteniamo di poter affermare che proprio grazie all’interrogazione a prima firma Rita Bernardini, e sottoscritta da tutti i deputati Radicali, l’anomalia rappresentata dal permanere presso la sede di Potenza del dott. Vincenzo Tufano sia stata superata, sia pure con molto ritardo, attraverso la nomina del nuovo PG, nella persona del dott. Massimo Lucianetti.
Al dott. Lucianetti rivolgiamo il nostro benvenuto. Sappia il nuovo PG che dovrà governare una realtà non facile, in cui, gioverà ribadirlo, troppe volte si è assistito a situazioni che certo non onorano la magistratura e che hanno generato una diffusa sfiducia nei cittadini, che in molti casi ritengono che l’ultimo posto in cui potranno ottenere giustizia sia un tribunale della Repubblica Italiana.
Può accadere, in questa nostra regione, che un malato venga convocato come teste dopo la sua morte; può accadere, in questa nostra regione, che denunce inerenti autentici disastri ambientali non vengano tenute in nessuna considerazione, con buona pace dell’obbligatorietà dell’azione penale. L’incrocio e la complicità tra caste produce una situazione soffocante, in cui chi dovrebbe far rispettare le leggi a volte sembra operare per garantire impunità ed insabbiare denunce. Ci auguriamo che i Ministri interrogati sappiano cogliere ulteriori spunti per dare rapide risposte anche agli altri interrogativi formulati dai deputati radicali.

 

24 dicembre 2009

Breve cronaca di una conversazione con il Ministero dell’Ambiente.

 
Latronico, 23 Dicembre 2009

Breve cronaca di una conversazione con il Ministero dell’Ambiente.

Viale Colombo non è Arhus
 
Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Direzione nazionale Radicali Italiani e Consigliere Associazione Coscioni.
Mercoledì 21 dicembre – Dopo quasi un mese dall’ultima conversazione, ricontatto il Ministero dell’Ambiente per sapere quando si terranno le prossime Conferenze di servizio sui Siti di Bonifica di interesse Nazionale della Basilicata(Tito scalo e Val Basento).
Visto che ci sono, decido di tornare alla carica e porre la questione dell’accessibilità di alcune informazioni in materia ambientale, tra queste i verbali delle Conferenze. Dopo aver parlato con l’Ing. Giangrasso, mi smistano ad altro ufficio. A rispondere dall’altro capo del filo, la dott.ssa Anna Claudia Servillo. Faccio presente alla dott.ssa Servillo che da quasi un mese(26 novembre 2009) ho inoltrato una richiesta per poter acquisire i verbali delle Conferenze di Servizio inerenti il Sin(Sito di bonifica di interesse nazionale) Val Basento. La Servillo mi dice che non tutti possono accampare un diritto d’accesso ad atti interni alla Pubblica Amministrazione. Proprio così: “atti interni alla P.A.”
“Vedremo se lei ne ha diritto…le risponderò per iscritto”, aggiunge l’ottima funzionaria del Ministero.
Le faccio notare che gli atti in oggetto(i verbali delle Conferenze) contengono informazioni ambientali che dovrebbero essere accessibili a tutti e che quelle informazioni non possono essere condivise solo tra alcuni privilegiati. La Servillo mi risponde citandomi la legge 241/90. “Per avere accesso agli atti” – mi dice - “bisogna dimostrare un interesse concreto, attuale e preciso. Si vada a leggere la norma...se le piace è bene, e se no la faccia modificare".
Chiudo la conversazione e le parole della funzionaria ministeriale iniziano a frullarmi in testa. “La faccia modificare”!? Se ne avessi il potere lo farei di certo.
Interesse preciso, concreto e attuale!? E io che pensavo fosse un diritto di tutti i cittadini poter avere accesso a certe informazioni, che invece vengono trattate come “segreti di stato”.
Il 25 giugno 1998, ad Arhus(Danimarca) viene sottoscritta una “Convenzione sull’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla giustizia in materia ambientale”, ma laDanimarca, si sa, è lontana anni luce dalla nostra Italia e al ministero non sanno nemmeno che esista la cittadina di Arhus.
Eppure, tre anni dopo, con la legge 108/01 l’Italia si allinea e ratifica la Convenzione.
Evidentemente ratificare non significa applicare, e nonostante i proclami dell’ottimo Brunetta, che nel 2008 annuncia il varo dell’”Operazione Trasparenza”, in viale Colombo non hanno mai sentito parlare della Convenzione di Arhus.
A questo punto vi starete chiedendo: “ma quali sono i principi ispiratori di questa benedetta Convenzione?”
Presto detto, la Convenzione di Arhus afferma alcuni elementari principi:
1) Necessità di garantire che qualsiasi persona fisica o giuridica abbia il diritto di accedere all’informazione ambientale detenuta dalle autorità pubbliche o per conto di esse, senza dover dichiarare il proprio interesse;
2) necessità della messa a disposizione di informazioni da parte delle autorità pubbliche e della diffusione dell’informazione ambientale anche tramite tecnologie di informazioni e comunicazioni;
3) necessità di chiarire la portata dell’informazione ambientale comprensiva, in qualsiasi forma, delle notizie sullo stato dell’ambiente, sui fattori, le misure o le attività che incidono o possono incidere sull’ambiente, le analisi costi benefici, l’informazione sullo stato della salute e della sicurezza umana, compresa la contaminazione della catena alimentare, le condizioni della vita umana.
Sulla base di tali ampi principi ispiratori, le autorità pubbliche degli stati membri dovrebbero fornire le informazioni ambientali detenute a chiunque ne faccia richiesta, senza indicazione dell’interesse. Le autorità pubbliche dovrebbero anche assistere l’interessato all’informazione, se questi ha formulato una richiesta generica in modo che la possa precisare, raggiungendo effettivamente l’informazione desiderata.
Verrebbe da chiedere alla dott.ssa Servillo e all’ing. Giangrasso, magari anche ai Ministri Brunetta e Prestigiacomo: e adesso come la mettiamo? Interesse, concreto, puntuale e attuale?
E’ possibile che in questo paese la richiesta di accesso ad atti della P.A. a volte si trasformi in una via crucis? E’ possibile che un ministero finisca per assomigliare al Castello di Kafka. Io a recitare la parte dell’agrimensore K non ci sto. Rivendico per me e per tutti i cittadini di questo paese il diritto a poter conoscere per deliberare.
Verrebbe da chiedere al Ministero, all’Ing. Giangrasso, alla dott.ssa Servillo: quali e quanti progetti inerenti i Sin di Tito e della Val Basento sono stati gestiti dal Ministero dell’Ambiente?
Spero di poter ricevere a breve una risposta ufficiale alla richiesta formulata il 26 novembre; intanto, lo ripeto, Viale Colombo e i Ministri Brunetta e Prestigiacomo riflettano sulla Convenzione di Arhus.
A questo punto c’è poco da meravigliarsi se l’Arpa Basilicata ha tenuto per 13 mesi nascoste informazioni ambientali inerenti l’inquinamento della falda acquifera del fiume Ofanto.
 

 

 

 

24 dicembre 2009

Rassegna stampa

 

Bonifica Val Basento: I Radicali intervengono sull'intesa

(Nuova del Sud, 22 dicembre 2009)

Il Segretario Bolognetti commenta le parole del Sindaco Scavone in Commissione

(Il Quotidiano, 16 dicembre 2009)

 


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24 dicembre 2009

Intervista RR, 21 Dicembre 2009


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21 dicembre 2009

Val Basento, Radicali: Soddisfatti per accordo su Bonifica, ma occhio a come verranno spesi i fondi.

21 dicembre 2009

da radicali.it

Dichiarazione di

Mario Staderini, Segretario Radicali Italiani
Elisabetta Zamparutti, Deputata Radicale
Maurizio Bolognetti, Direzione Radicali Italiani
 

Dopo mesi di denunce Radicali documentate anche con video-inchieste sul sito www.fainotizia.it, con l’accordo di programma stipulato oggi tra il Ministero, la Provincia di Matera e i comuni interessati, si avvia finalmente il processo di bonifica della Val Basento.
Un territorio a prevalente vocazione agricola devastato dai veleni, come oggi ammette la stessa Provincia di Matera, aspetta da sette anni una bonifica da quelle sostanze tossiche e cancerogene che scorrono nelle falde acquifere.  I 4,5 milioni di euro stanziati dallo Stato e dalla Regione Basilicata serviranno per realizzare gli interventi di MISE(Messa in sicurezza d’emergenza) delle acque di falda, caratterizzazioni e progettazioni. Nel ringraziare il Presidente della Provincia di Matera, Franco Stella, l’assessore Bonelli e tutti coloro che hanno lavorato in queste ore per arrivare alla stipula dell’accordo, invitiamo la Regione Basilicata e il Presidente Stella a vigilare affinché i denari stanziati vengano spesi per il meglio e nell’interesse della collettività. La Val Basento non può perdere questo treno.
Il rischio da sventare è che si ripeta quanto accaduto per i 4 milioni di euro stanziati per la bonifica di Tito Scalo. E proprio parlando di Tito, gioverà ricordare che da quasi dieci anni si è in attesa della bonifica della Vasca fosfogessi, al cui interno sono state stoccate oltre 250.000 tonnellate di fanghi industriali allo stato liquido, che si disperdono nel torrente Tora e il fiume Basento. Ci auguriamo che a stretto giro anche sul fronte Tito Scalo arrivino buone nuove, in particolare dopo il discutibile acquisto dell’area ex-liquichimica da parte della Regione Basilicata per 14,5 milioni di euro.


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21 dicembre 2009

Rassegna stampa

 

Bolognetti stuzzica il Sindaco di Ferrandina

(Nuova, 21 dicembre 2009)

Marinagri, via i sigilli

(Controsenso, 19 dicembre 2009)




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21 dicembre 2009

Sin della Val Basento: L’on. Elisabetta Zamparutti ha presentato interrogazioni sull’area Mythen e l’area ex-Materit

Latronico, 20 dicembre 2009

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani e Segretario di Radicali Lucani

Prosegue l’attività di sindacato ispettivo sui Siti di Bonifica lucani di Elisabetta Zamparutti, deputata radicale eletta nelle liste del PD. L’on. Zamparutti ha presentato nelle scorse ore due interrogazioni sul Sito di Bonifica di interesse nazionale della Val Basento(SIN). Le interrogazioni riguardano l’area della ex-Materit, azienda che produceva manufatti in amianto, e l’area Mythen. Dalla lettura del verbale dell’ultima Conferenza di Servizio Decisoria sul Sin Val Basento, tenutasi a Roma il 22 dicembre 2008, emerge un dato sconcertante: a 6 anni dall’istituzione del Sin della Val Basento, siamo ancora alle richieste di messa in sicurezza della falda.
L’inchiesta dell’Associazione Radicali Lucani sui Sin della Val Basento e di Tito, in questi giorni si è ulteriormente arricchita con due nuovi video sull’Area Diaframmata e sulla Mythen spa. I video sono disponibili sul sito www.fainotizia.it
In attesa di poter conoscere le risposte dei Ministeri interrogati dall’on. Zamparutti, ci chiediamo se il sindaco di Ferrandina sia pienamente consapevole dello stato di avanzato degrado del territorio che governa.
Degrado che emerge prepotentemente, oltre che dai verbali ministeriali, anche dalle nostre video-inchieste.
Il sindaco di Ferrandina, Ricchiuti, oltre ad inviare affettuose lettere al dott. Paolo Scaroni(amministratore delegato dell’Eni), farebbe bene a preoccuparsi della situazione di devastazione ambientale del suo territorio.
Gioverà segnalare al primo cittadino di Ferrandina, che sull’Area Diaframmata della Syndial pende una richiesta da parte della STE finalizzata all’installazione, conduzione e gestione di un impianto per il trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi.
Eppure, il 22 dicembre 2008, il Ministero in relazione all’area Syndial invitava la società, che fu Enichem, ad attivare misure di messa in sicurezza della falda acquifera. Sembra incredibile, ma, a quanto pare, su un sito che è un’autentica bomba ecologica, ubicato in un territorio devastato da veleni di ogni tipo, qualcuno vorrebbe avviare un’attività per il trattamento di rifiuti. Ci chiediamo: “Non è arrivata, e non arriva, già abbastanza monnezza, legale e illegale, a Ferrandina e nell’intera Val Basento?”
Suggeriamo al Sindaco Ricchiuti di dare un’occhiata al sito www.rifiuticonnection.it. Troverà notizie di sicuro interesse, e magari potrà trarre ispirazione per rivolgere qualche domanda all’ing. Francesco Leone della Syndial Spa.
 
Interrogazione a prima Firma Elisabetta Zamparutti
Al Ministro dell’Ambiente
Al Ministro della Salute
Al Ministro dell’Interno
Premesso che:
la Conferenza di Servizio Decisoria del 24/1/2008 ha ribadito, in merito all’area dello stabilimento ex-Materit, la richiesta al Comune di Ferrandina di rimozione immediata dell’amianto ancora presente nell’area dello stabilimento e quello ivi raccolto in numerosi “big bags” accumulati all’interno dei capannoni;
la stessa Conferenza di Servizio ha preso atto dei risultati della caratterizzazione presentati dall’azienda, fatta salva la validazione da parte di Arpab, subordinatamente al recepimento delle seguenti prescrizioni:
  • l'attivazione di un intervento di messa in sicurezza d'emergenza dei suoli alla luce della contaminazione da amianto riscontrata nei medesimi suoli;
  • l'attivazione di un intervento di messa in sicurezza d'emergenza della falda, alla luce della contaminazione dei parametri Manganese, esaclorobutadiene e Tricloroetilene riscontrata nelle medesime acque sotterranee;
  • il chiarimento dell’anomalia relativa alla cartografia isofreatica allegata al documento;
  • la verifica in accordo con ARPAB del corretto funzionamento delle reti tecnologiche. Inoltre i sondaggi dovranno essere mirati ad indagare le predette aree interessate delle predette reti tecnologiche (serbatoio, condotte) e in generale le aree interessate dai centri di pericolo individuati;
  • la specifica della tipologia, dei luoghi di raccolta, dell’eventuale trattamento interno e della tipologia di smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi prodotti dall’Azienda;
la Conferenza dei servizi istruttoria del 25 /11/08 ha evidenziato l’inadempienza da parte del Comune rispetto a quanto già deliberato e ha ribadito la necessità di rimozione immediata dell’amianto ancora presente nell’area dello stabilimento e quello ivi raccolto in numerosi “big bags” accumulati all’interno dei capannoni;
A pochi metri dall'area così descritta dal Ministero a distanza di circa un anno da quell’ultima la Conferenza di Servizio oggi esiste una discarica abusiva e un campo coltivato a grano:
 
si chiede di sapere:
se i Ministri interrogati siano al corrente di questa situazione;
per quali ragioni non si è svolta nel novembre 2009 la Conferenza di Servizio;
quali provvedimenti si intendano adottare per far sì che siano realizzati con la massima urgenza gli interventi per la messa in sicurezza dell’area contaminata da amianto e altre sostanze tossiche.
Interrogazione a prima firma Elisabetta Zamparutti
Al Ministro dell’Ambiente
Al Ministro della Salute
Premesso che:
la Conferenza dei servizi decisori del 24 gennaio 2008 aveva deliberato, in merito alla Mythen:
1)    di sollecitare l’attivazione dell’intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda;
2)    di realizzare a valle della barriera idraulica, ulteriori peziometri da utilizzare sia per prove idrogeologiche che idrochimiche a verifica dell’efficacia e dell’efficienza dello sbarramento;
3)    di richiedere agli enti di controllo un report tecnico al fine di verificare l’attuazione della misura di messa in sicurezza d’emergenza della falda e l’efficacia e l’efficienza della medesima;
4)    che le acque di falda contaminate, emunte ai sensi delle disposizioni comunitarie debbono essere considerate un rifiuto liquido e, come tale, gestite in conformità con le vigenti norme in materia di rifiuti;
5)    che l’utilizzo a fini ammissibili ad uso domestico deve essere subordinato ad apposita caratterizzazione da parte dell’ARPAB;
6)    di presentare validazione da parte dell’ARPAB delle campagne analitiche sulle acque di falda del 29 giugno 2005;
7)    di ricordare infine che gli elaborati devono essere sottoscritti da tecnici abilitati nei limiti delle proprie competenze professionali;
8)    di sollecitare la trasmissione degli approfondimenti sul ritrovamento del Piombo in acque di falda in accordo con ARPAB richiesti dalla conferenza dei servizi decisoria del 15 febbraio 2007;
la Direzione generale per la qualità della Vita connota prot. 4463/Qdv/D1 del 22 febbraio 2008 ha sollecitato quanto richiesto dalla Conferenza dei servizi;
la conferenza di servizi istruttoria del 25 novembre 2008 ha verificato che non risulta pervenuta alcuna comunicazione in merito a quanto richiesto;
si chiede di sapere
se i Ministri interrogati siano al corrente di questa situazione;
per quali ragioni non si è svolta nel novembre 2009 la Conferenza di Servizio;
quali provvedimenti si intendano adottare per far sì che siano realizzati con la massima urgenza gli interventi richiesti a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
 
 


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17 dicembre 2009

Rassegna stampa, 17 dicembre 2009

 

Dove sono i difensori di Toghe lucane?

Link1

Link2

(Il Quotidiano della Basilicata, 17 dicembre 2009)

"Dove sono i difensori di Toghe Lucane?"

(Nuova del Sud, 17 dicembre 2009)

16 dicembre 2009

La Giustizia in Basilicata? Come il Presepio con “l’enteroclisma dietro”.

La Giustizia in Basilicata? Come il Presepio con “l’enteroclisma dietro”.

Dove sono i difensori di “Toghe lucane”?
 
Vorrei lanciare una piccola provocazione, chiedendomi e chiedendo: “dove sono tutti coloro che per mesi hanno versato fiumi d’inchiostro sull’inchiesta Toghe lucane e su Marinagri, riempiendo pagine di giornali e scrivendo libri? Dove sono quelli che scesero in piazza agitando forche e invocando la purificazione delle anime? L’ho detto in passato, e lo ribadisco, per me occuparmi di “Toghe lucane”, del “Caso De Magistris”, ha significato continuare ad occuparmi di tutto ciò di cui da Radicale e con i Radicali mi occupo da sempre, cioè di legalità, Stato di Diritto, democrazia. Per lungo tempo abbiamo puntualmente parlato di “Caso Basilicata come simbolo del Caso Italia”, cioè di una realtà dove la perniciosità del regime(che non è il regime berlusconiano, ma il regime italiano) si manifesta in forma particolarmente virulenta. In questi anni abbiamo descritto un contesto, raccontando di un sistema di potere che occupa in maniera capillare ogni interstizio della vita economica e sociale della nostra regione. Abbiamo analizzato i devastanti effetti di una macchina oligarchico-partitocratica, che ha sperperato fiumi di risorse per alimentare clienti e famigli. Abbiamo riflettuto su una magistratura che spesso non sente e non vede. Abbiamo affrontato la questione del dissesto idrogeologico, affermando che esso è figlio del dissesto ideologico. Abbiamo parlato di enti lottizzati e di corruzione sistemica. Noi, quelli della giustizia giusta, abbiamo affermato che giustizia giusta significa anche consentire ad un Pm di poter indagare. Noi, quelli della giustizia giusta, abbiamo affermato che vittime di una macchina giudiziaria, che non funziona, sono anche i tanti che non avranno mai giustizia in un tribunale della Repubblica Italiana, come nel caso di tutti coloro che sono stati truffati dal signor Callisto Tanzi.
Dove sono coloro che hanno creato comitati, che hanno marciato inneggiando a De Magistris? Nessuno, e dico nessuno, ha voluto in questi anni riflettere sulla nostra proposta di istituire un’anagrafe pubblica degli eletti; nessuno è voluto andare oltre il dato di cronaca, riflettendo sul Regime e sul sistema che ci soffoca; nessuno ha voluto aprire un dibattito sul nostro libro giallo che racconta sessant’anni di sistematica violazione del dettato costituzionale, di illegalità e di messa a morte dello Stato di Diritto.
Dove sono i difensori dell’inchiesta “Toghe lucane”? Noi continuiamo ad affermare che quell’inchiesta non è stata un bluff. Eppure, in queste ore, monta la sgradevole sensazione che per alcuni la difesa della legalità e dello Stato di diritto sia stata solo un espediente per lucrare posizioni di potere, concesse nella logica del ricatto e della guerra tra bande.
Dove sono i moralizzatori di un giorno o di un’ora? Dove sono quelli che volentieri raccolgono il ruolo di fasulli oppositori del regime, che non è né destra né sinistra, ma appunto regime? E’ comodo vestire una casacca e scegliere di partecipare ad un gioco delle parti, dove spesso le liti sono o fasulle, o mero scontro per la spartizione del bottino. Difficile, invece, provare a dar corpo ad un’alternativa.
Dov’è il conoscere per deliberare, quando ancora oggi informazioni importanti in materia ambientale non vengono divulgate o vengono trattate come “segreti di stato”? Quando la conoscenza diventa cosa riservata agli affiliati ad una qualche cosca partitocratica?
E dov’è quella obbligatorietà dell’azione penale, per cui in tanti si battono a spada tratta?
Avete sentito un solo fan di “toghe lucane” spendere una parola sull’Arpab? Chiedere le dimissioni di Sigillito? Invocare l’intervento della magistratura?
E chi si è scandalizzato per un processo, quello sul “Caso Sisinni”, che ha visto la convocazione di un morto? Solo i Radicali, cioè gli stessi che hanno difeso il cittadino Sisinni, anche attraverso la presentazione di esposti alla magistratura.  
Non eravamo fan ieri e non lo siamo oggi. Non siamo stati tifosi, ma abbiamo difeso un Pm che ritenevamo accerchiato per le questioni di cui si occupava. Domani tornerei a farlo senza esitare. In Sicilia avrei difeso Falcone, in Basilicata ho difeso De Magistris. 
Noi non avevamo bisogno di “toghe lucane” per capire che in questa regione c’è stato furto di denaro pubblico. Altri non hanno capito e forse non capiranno mai da cosa nasce la corruzione sistemica denunciata dal Greco e dal Saet. E se la risposta fosse contenuta nell’analisi Radicale?
Dimenticavo, i Radicali restano vieti e vietati, perché poco avvezzi a partecipare alle farse del regime; inaffidabili perché indisponibili ad affiliarsi.
Mi chiedo perché nessuno abbia pensato, in queste ore, di chiedere a Marco Pannella un’intervista, dopo le gravi e dure affermazioni pronunciate nel corso della Conversazione con Massimo Bordin.
Andiamo avanti con il teatrino, con le riforme che nulla tolgono e nulla mettono, perché semplicemente non sono riforme, come la proposta di Folino sul Listino, alla quale torniamo ad opporre, come nel 2000, la nostra proposta di riforma anglosassone.
Si abolisce il listino o lo si vorrebbe abolire, solo perché lor signori, coloro che hanno voluto una legge elettorale che produce nominati, e non eletti, e certo non rappresentanti di un territorio, non riescono a gestire lo scontro intestino. Non vengano a raccontarci che quella è una riforma!
I comitati d’affari c’erano e ci sono, con o senza “toghe lucane”. Componenti della magistratura asservite e complici c’erano prima di “toghe lucane” e continueranno ad esserci; così come restano le macroscopiche situazioni di incompatibilità ambientale di certi magistrati.
La Giustizia lucana, a volte, è come il presepio con “l’enteroclisma dietro”: a me nun me piace!
 


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16 dicembre 2009

Video-inchiesta Val Basento

 

Sin Val Basento: Su Fai Notizia i video sull’area Diaframmata e l’area Mythen.
 
Prosegue l’inchiesta dell’Associazione Radicali Lucani sul Sito di Bonifica di interesse Nazionale Area industriale Val Basento.
Su Fai Notizia, sono disponibili due video dedicati all’area Diaframmata e all’area Mythen, curati da Maurizio Bolognetti.
Da Fai Notizia


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16 dicembre 2009

Interviste a Maurizio Bolognetti e a Giuseppe Di Bello sull'inquinamento a Tito Scalo

16 dicembre 2009

Rassegna stampa

 

Marco Pannella: "lì dove settori dello Stato sono un'associazione a delinquere"

(Il Quotidiano della Basilicata, 16 Dicembre 2009)

Inquinamento delle aree industriali, la bonifica resta una chimera

(Nuova del Sud, 16 dicembre 2009)

Pannella:"C'è un'associazione a delinquere tra pezzi dello Stato"

(Gazzetta del Mezzogiorno, 15 Dicembre 2009)

Sin di Tito Scalo: Interrogazione di Elisabetta Zamparutti su audizione del sindaco Pasquale Scavone

(Agenzia Radicale, 15 Dicembre 2009)

Ecomafie, le colpe delle aziende

(da Eco Diario, 14 Dicembre)

 


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16 dicembre 2009

Zamparutti e Bolognetti sull’audizione di Fumagalli Romario(Confindustria) da parte della Bicamerale Ecomafie

Latronico, 16 dicembre 2009

Dichiarazione di Elisabetta Zamparutti, Deputato Radicale e Maurizio Bolognetti Direzione Nazionale Radicali Italiani e Consigliere Associazione Coscioni.

Discariche al collasso entro i prossimi due anni, la necessità di un maggior tasso di trasparenza nel settore rifiuti, controlli carenti e bonifiche inesistenti. Su questi temi si è soffermato il 26 novembre il Presidente della Commissione sviluppo sostenibile di Confindustria Aldo Fumagalli Romario, di fronte alla Commissione Bicamerale ecomafie. Lo scenario disegnato dal rappresentante di Confindustria è stato apocalittico. Sulla necessità di introdurre un maggior tasso di trasparenza nel settore dei rifiuti, il Presidente ci trova assolutamente d’accordo. La trasparenza, però, dovrebbe partire proprio dalle aziende. Forse il Presidente non si è accorto che per poter conoscere i codici Cer delle sostanze utilizzate da aziende che trattano rifiuti o sostanze pericolose occorre inventarsi investigatori, la trasparenza è pari a zero. Questo per non dire che anche la possibilità di poter acquisire con facilità i cosiddetti MUD(Modello Unico di dichiarazione ambientale), depositati dalle aziende presso le Camere di Commercio, non è impresa facile. Di certo non li troviamo disponibili on-line. La migliore forma di controllo è il controllo “diffuso”, il controllo che può essere effettuato da tutti i cittadini.
Ma, ahinoi, non è così.
Più controlli e meno regole, dice il rappresentante di Confindustria; non siamo d’accordo, o meglio siamo d’accordo a metà. Quello che serve nel settore rifiuti è più controlli e rispetto delle regole.
Sentire il Presidente della Commissione ambiente di Confindustria affermare che poco o nulla si è fatto per procedere alla bonifica dei Siti di interesse nazionale(SIN), è stato solo la conferma di quanto abbiamo visto in Basilicata. Certo, verrebbe da chiedersi come siano stati utilizzati i fondi stanziati. Noi abbiamo l’impressione che non pochi denari siano stati utilizzati per scopi non coincidenti con le attività di bonifica.
I soli siti di bonifica di interesse nazionale occuperebbero il 3 per cento del territorio italiano.
Anche in materia ambientale c’è molto da fare per favorire la conoscenza e la trasparenza. Il controllo e la facilità di accesso a dati e informazioni di qualsiasi natura, ad iniziare dai materiali trattati dalle aziende, dovrebbero essere consentiti a tutti i cittadini; ma questa forse resterà una chimera, nonostante le sbandierate operazioni a favore della trasparenza.
Interrogazione a prima firma Elisabetta Zamparutti
Al Ministro dell’Ambiente
Al Ministro della Funzione pubblica
Premesso che:
il Presidente della Commissione sviluppo sostenibile di Confindustria Aldo Fumagalli Romario, nel corso di un’audizione alla Commissione Bicamerale ecomafie, svoltasi lo scorso 26 novembre ha disegnato uno scenario di rischio collasso delle discariche entro i prossimi due anni e ha parlato della necessità di un maggior tasso di trasparenza nel settore rifiuti, di maggiori e migliori controlli e ha sollevato il problema di bonifiche non effettuate in aree che occuperebbero "il 3% del territorio" italiano; quanto alla necessità di introdurre un maggior tasso di trasparenza nel settore dei rifiuti occorre, a parere degli interroganti, che un’iniziativa in tale senso riguardi anche e parta proprio dalle aziende; è infatti praticamente impossibile conoscere i codici Cer delle sostanze utilizzate da aziende che trattano rifiuti o sostanze pericolose; per non parlare della possibilità di poter acquisire con facilità i cosiddetti MUD(Modello Unico di dichiarazione ambientale), depositati dalle aziende presso le Camere di Commercio; dati questi che certamente non sono disponibili on-line; si chiede di sapere se e quali misure intendano adottare per introdurre un maggior tasso di trasparenza nel settore dei rifiuti; se e quali misure intendano adottare per evitare il rischio collasso discariche; se e quali misure intendano adottare per accertare come siano stati utilizzati i fondi stanziati. per le mancate bonifiche dei siti di interesse nazionale.
 
Approfondimenti


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16 dicembre 2009

Sin di Tito Scalo: l’on. Elisabetta Zamparutti ha depositato un’interrogazione sull’audizione del Sindaco di Tito, Pasquale Scavone, presso la Commissione Consiliare permanente(“Verifica, controllo, monitoraggio”).

Latronico, 15 dicembre 2009

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani e Consigliere Associazione Coscioni

Prendo atto con soddisfazione delle dichiarazioni rese dal Sindaco di Tito, Pasquale Scavone, in sede di Commissione regionale permanente(verifica, controllo, monitoraggio), riferite dal Consigliere regionale Sergio Lapenna.
Parole chiare ed inequivocabili quelle pronunciate da Scavone sul SIN(Sito di Bonifica di interesse nazionale) di Tito. Da mesi stiamo denunciando l’assenza di operazioni di Bonifica ad anni di distanza dall’istituzione dei SIN di Tito e della Val Basento. A Tito, una politica irresponsabile e sciatta, ha lasciato che i veleni contenuti nelle vasche fosfogessi inquinassero la falda acquifera, il torrente Tora, il fiume Basento. Da mesi stiamo parlando dei veleni industriali e politici della Basilicata, sottolineando l’assenza di interventi da parte delle competenti Asl, i monitoraggi carenti, le responsabilità dei Consorzi industriali e della Regione, i conflitti d’interesse. E proprio sulla vicenda di Tito scalo abbiamo presentato ben due esposti alla Procura della Repubblica di Potenza. Ad oggi, nessuna risposta è pervenuta da parte del dott. Colangelo e dei suoi sostituti. Verrebbe da chiedersi: ma in Italia non c’è l’obbligatorietà dell’azione penale? Falde acquifere inquinate a Tito, a Melfi, in val D’Agri, in val Basento, e la politica è rimasta a guardare. In qualche caso sorge il sospetto che la bonifica sia stata vista solo come l’ennesimo affare per poter arricchire il portafogli dei soliti noti.
Va tutto bene; è tutto a posto, tutto normale! E’ normale che nella Val Basento si autorizzi l’insediamento di un’azienda all’interno di un Sin e in prossimità di un’area piena zeppa di veleni; il tutto a poche centinaia di metri dal fiume Basento. E’ normale che da otto anni i fanghi di Tito continuino ad avvelenare la falda. E’ normale che non si riesca a conoscere il nome dell’azienda di Ferrandina, che il 19 novembre ha provocato uno sversamento di sostanze inquinanti nel Basento, mentre il più sfigato dei delinquenti viene sbattuto in prima pagina. Un muro d’omertà e di complicità ha protetto fino ad oggi gli inquinatori e i trafficati di rifiuti.
Verrebbe da chiedersi: ma alla fine, oltre alle responsabilità degli inquinatori, quali sono le responsabilità di coloro che non intervengono nemmeno di fronte all’evidenza? Innumerevoli notizie di reato sono state inghiottite dalle Procure lucane, senza che questo determinasse uno straccio d’indagine. 
Il piombo e la trielina presente nelle falde acquifere di Tito e della Val Basento, stanno all’ambiente come la tenia partitocratica sta alla democrazia.
 
Interrogazione presentata dall’on. Elisabetta Zamparutti
 
Al Ministro dell’Ambiente
Premesso che.
 
Nel corso dell’audizione presso la quinta Commissione consiliare permanente del Consiglio regionale (“Verifica, controllo, monitoraggio”) della Basilicata si è svolta l’audizione del sindaco di Tito Pasquale Scalone sullo stato di inquinamento dell’area Asi ricadente nel territorio;
 
richiamate le interrogazioni 5-02048, 5/01852, 5/01851, 5/01833, 5/01828;
 
secondo quanto riferito dal presidente dell’organismo, Sergio Lapenna: “Le aree industriali da bonificare, come la Valbasento e l’aera di Tito come ha sottolineato il sindaco parlando di un vero e proprio scempio, destano allarme nella nostra comunità, al punto che si sospetta un presunto stoccaggio illegale di rifiuti. La Regione Basilicata non si è mai posta in maniera seria il problema della bonifica, tanto meno si è impegnata a presentare un vero programma di sviluppo alternativo all’industrializzazione chimica ed energetica degli anni passati. Attualmente nell’area Asi della zona industriale di Tito vi sono circa 1200 aziende che non hanno ricevuto rassicurazioni in ordine alla bonifica della zona. Sono state registrate una molteplicità di ritardi e di disattenzioni e poca informazione sui fondi già destinati negli anni passati per la messa in sicurezza delle aree. Infatti, come ha riferito lo stesso sindaco, anche gli enti preposti al monitoraggio dell’inquinamento di queste aree forniscono dati incompleti e discordanti, mentre il Ministero parla apertamente di presenza di sostanze altamente tossiche e cancerogene”;
 
si chiede di sapere quali provvedimenti intenda adottare per risolvere questo grave problema”.
 
Elisabetta Zamparutti


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14 dicembre 2009

IPSE DIXIT

“Io affermo che in Lucania gli eventi di ieri, avant’ieri, etc., sono tali da ritenere pericolosa per l’Italia l’esistenza di quella classe dirigente che c’è lì, che compie costantemente e sempre più, con l’aiuto non sporadico della magistratura…”. Il precedente giudiziario di Marco Pannella a Muro Lucano.“Quindi Maurizio Bolognetti ha assolutissimamente ragione”, “e siccome ho incontrato De Magistris brevemente a Bruxelles, adesso voglio vedere cosa fa su questo anche lui che aveva messo sotto inchiesta anche dei magistrati del luogo”. “Lo dico anche per i giornali lucani, se gli arriverà notizia: io affermo che settori dello Stato in Lucania costituiscono una vera e propria associazione per delinquere. Chiedo che i Pm del luogo, e non solo, dinnanzi a questo esercitino la loro azione penale. La mia accusa potrebbe essere quantomeno una calunnia, ma ora il processo me lo devono fare”. Giuseppe D’Avanzo, i suoi esordi a Paese Sera e gli articoli odierni sul mondo della magistratura.“Sulla Lucania vorrei aggiungere una cosa: o sono loro un’associazione per delinquere, o sono un’assemblea di imbecilli e incapaci. In entrambi i casi non dovrebbero stare lì”. “Sono o delinquenti o incapaci di intendere e volere. Non vorrei che tutto continuasse solo con la storia radicale e Maurizio Bolognetti.”
Marco Pannella

Da Conversazione Pannella - Bordin, 13 Dicembre 2009

14 dicembre 2009

Rassegna stampa, 14 dicembre 2009

 

"Bonifica lontana in Val Basento"

(Il Quotidiano, 14 dicembre 2009)

Marinagri: Non chiedetemi di condividere questa sentenza

(Nuova del Sud, 14 dicembre 2009)


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14 dicembre 2009

Pannella: “Settori dello Stato, in Lucania, costituiscono una vera e propria associazione per delinquere.”

13 dicembre 2009

MATERA: RADICALI LUCANI FUORI DAL CORO, NON CONDIVIDONO SENTENZA SU MARINAGRI

Matera, 13 dic. - (Adnkronos) - I Radicali Lucani intervengono come voce fuori dal coro in Basilicata dove e' stata espressa perloppiu' soddisfazione per la decisione del Tribunale di Catanzaro di dissequestrare il complesso turistico ed ecologico 'Marinagri' a Policoro (Matera). Secondo il segretario Maurizio Bolognetti ''il Tribunale di Catanzaro ha deciso di mandare al macero anche l'ultimo pezzo dell'inchiesta 'Toghe lucane', dissequestrando Marinagri e assolvendo i quattro imputati. Non possiamo che rispettare la sentenza ma nessuno ci chieda di condividerla'', sottolinea Bolognetti. ''Eravamo e restiamo convinti che la struttura alla foce dell'Agri non dovesse essere autorizzata - ribadisce -. Eravamo e restiamo convinti della bonta' delle tesi formulate dal dottor De Magistris. La Venezia sul mar Ionio sorgera' con tanto di sigillo apposto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro ma nessuno ci venga a raccontare che l'inchiesta sia stata un bluff''.


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13 dicembre 2009

Rassegna stampa, 13 Dicembre

 

Bolognetti(Radicali) denuncia ritardi nella bonifica dell'area

(da Nuova del Sud, 13 dicembre 2009)

 




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13 dicembre 2009

Trm, 11 dicembre 2009: Approfondimento giornalistico dedicato a Radio Radicale

Guarda il video su Fai Notizia

13 dicembre 2009

Marinagri, Bolognetti: rispetto la sentenza, ma nessuno mi chieda di condividerla

da radicali.it

Marinagri: Rispetto la sentenza, ma nessuno mi chieda di condividerla
 
Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani
 
Il Tribunale di Catanzaro ha deciso di mandare al macero anche l’ultimo pezzo dell’inchiesta “Toghe lucane”, dissequestrando Marinagri e assolvendo i quattro imputati. Non possiamo che rispettare la sentenza, ma nessuno ci chieda di condividerla. Eravamo e restiamo convinti che la struttura alla foce dell’Agri non dovesse essere autorizzata. Eravamo e restiamo convinti della bontà delle tesi formulate dal dott. De Magistris. La Venezia sul mar Ionio sorgerà con tanto di sigillo apposto dalla Procura della Repubblica di Catanzaro, ma nessuno ci venga a raccontare che l’inchiesta sia stata un bluff. Le ragioni che ci hanno spinto a formulare un atto stragiudiziale e di diffida, indirizzato al Comune di Policoro e all’Autorità di Bacino, restano tutte. Lo svolgimento dell’Udienza preliminare tenutasi a Catanzaro l’11 dicembre desta una qualche perplessità, ma come detto non possiamo che rispettare la sentenza. E’ davvero singolare che il dott. Capomolla, che aveva ereditato l’inchiesta “Toghe lucane” e confermato il sequestro del villaggio disposto da De Magistris, sia stato sostituito in udienza dal dott. Alberto Cianfarini, cioè da un Magistrato che, in base a quanto ci viene riferito, é da poco tempo in servizio presso la Procura di Catanzaro. Rispettiamo la sentenza, certo, ma gioverà ricordare che il sequestro del villaggio era stato confermato dal Gip, due volte dal Tribunale del Riesame, dalla suprema Corte di Cassazione, con motivazione diffusa e puntualissima, e dallo stesso Capomolla, che aveva chiesto il rinvio a giudizio e la punizione dei presunti colpevoli. Che dire! Auguri a noi lucani, che abbiamo bisogno di imprenditori veri e non di un’imprenditoria finanziata dal soldo pubblico. Di cattedrali nel deserto, in questa nostra Regione, ce ne sono già tante. Rimangono in piedi tutti i problemi da noi posti in relazione alla sicurezza e alla proprietà delle aree.
 


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13 dicembre 2009

L’area ex-Materit tra amianto e trielina

da radicali.it, 13 dicembre 2009

Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani e Consigliere Associazione Coscioni
Il 22 dicembre del 2008 si è tenuta, presso la sede del Ministero dell’Ambiente, l’ultima di una innumerevole serie di Conferenze di Servizio Decisorie inerenti al Sito di Bonifica di interesse Nazionale dell’area industriale della Val Basento; la prossima, con ogni probabilità, dovrebbe tenersi a giorni. L’incontro del dicembre 2008 ha avuto per oggetto lo “Stato di attuazione delle attività di messa in sicurezza d’emergenza e di caratterizzazione sul sito da bonificare dell’Area industriale della Val Basento ubicata nella provincia di Matera”. A leggere i verbali appare evidente che, a quasi otto anni dall’istituzione del Sito e ad oltre 6 anni dalla perimetrazione(D.M. 26 febbraio 2002) dello stesso, la bonifica resta una chimera. Non a caso nel verbale del dicembre 2008 si parla ancora di interventi di messa in sicurezza d’emergenza da effettuare e di attività di caratterizzazione, vale a dire la fase che consente di esprimere una valutazione sul livello di inquinamento.  Tra le aree da Bonificare presenti all’interno del Sin della Val Basento troviamo l’area della Ex-Materit, oggi di proprietà del Comune di Ferrandina. Ecco cosa scrive il Ministero dell’Ambiente in relazione all’area Materit, azienda che per lungo tempo ha prodotto manufatti in amianto: “Si sollecita l’attivazione di un intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda, alla luce della contaminazione da amianto riscontrata nei suoli; si sollecita l’attivazione di un intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda, alla luce della contaminazione dei parametri Manganese, Esaclorobutadiene e Tricloroetilene riscontrato nelle medesime acque sotterranee”. Per quanto ne sappiamo entrambi gli interventi, ad un anno di distanza, non sono stati ancora eseguiti. In compenso, abbiamo potuto documentare che nei pressi dell’area Materit è sorta una piccola discarica abusiva, e a pochi metri in linea d’area dallo stabilimento, dichiarato zona off-limits con tanto di cartelli con simboli e frasi inquietanti, c’è un campo coltivato a grano. Grano alla trielina, immaginiamo! Altra area in attesa di bonifica è quella dove sorge lo stabilimento della Mythen, insediatosi là dove un tempo sorgeva la Liquichimica, sempre in località Ferrandina. Lo stabilimento è ubicato a ridosso della cosiddetta “area diaframmata”, una perfetta replica, per i veleni contenuti, della vasca Fosfogessi di Tito scalo. Gioverà segnalare ai titolari della Mythen spa, che, nel dicembre 2008, il Ministero sollecitava l’attivazione di un intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda e la realizzazione di una barriera idraulica per impedire la diffusione della contaminazione. Lo stesso Ministero, inoltre, riteneva opportuno ricordare alla Mythen che, in base alle disposizioni comunitarie, le acque di falda emunte devono essere considerate rifiuti liquidi e trattati in conformità alla vigente normativa.  Anche nel caso della Mythen, sembrerebbe che le richieste formulate dal Ministero dell’Ambiente siano rimaste inascoltate. In una prossima puntata conto di soffermarmi sull’area diaframmata e sull’area Tecnoparco.


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13 dicembre 2009

Bolognetti: qualche considerazione sull'audizione di Fumagalli Romario(Confindustria) da parte della Bicamerale Ecomafie

da radicali.it, 8 dicembre 2009

Leggi su radicali.it


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13 dicembre 2009

Discarica di Pisticci scalo, Bolognetti: dopo anni si parla ancora di Messa in sicurezza

 

Discarica di Pisticci scalo, Bolognetti: dopo anni si parla ancora di Messa in sicurezza

(Nuova del Sud, 9 Dicembre 2009)

 


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9 dicembre 2009

SIN della Val Basento: la vicenda della discarica di Pisticci scalo emblematica di una bonifica mai decollata.

da radicali.it, 7 dicembre 2009

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Direzione Nazionale Radicali Italiani

La legge n°179 del 2002 istituisce il sito di Bonifica di Interesse Nazionale “Area industriale della Val Basento”. Dovrebbe essere il primo passo per arrivare alla bonifica di un’area devastata dai veleni, invece, come nel caso di Tito, è solo l’inizio di un interminabile susseguirsi di Conferenze di Servizio tenutesi presso la sede del Ministero dell’Ambiente. Dopo otto anni, nei verbali ministeriali che abbiamo potuto sfogliare, si parla ancora di caratterizzazioni, cioè la fase che serve a determinare l’inquinamento di un’area, e di messa in sicurezza d’emergenza(MISE). Bonifica quasi zero, e idem dicasi per l’interesse. In compenso una marea di carte e di trasferte per qualche solerte funzionario regionale, che immagino non abbia più molta voglia di vedere gli uffici di Viale Colombo. Vorrei provare a dare il senso della situazione in cui versa l’area della Val Basento, seguendo il filo dei verbali ministeriali delle conferenze di Servizio istruttorie e decisorie susseguitesi a partire dal 2006. Tonnellate di carta. Una piccola Treccani che racconta la storia di una bonifica mai decollata.
 
Un Caso Emblematico: la discarica di rifiuti pericolosi di Pisticci Scalo.
 
Conferenza di Servizi decisoria del 16 maggio 2006, il Ministero dell’Ambiente scrive:”Alla luce delle informazioni trasmesse sullo stato di contaminazione della falda e la relativa richiesta, già sollecitata, per l’attivazione di misure per la messa in sicurezza d’emergenza della falda medesima nell’area della discarica in oggetto, si rappresenta l’urgenza e l’improcrastinabilità dell’attivazione di tali misure per il contenimento della contaminazione. Tali misure si rivelano ancora più urgenti alla luce del fatto che risulta effettuato un travaso di rifiuti in vasche dedicate solo ai fanghi.”
Lo stesso Ministero, inoltre, avverte l’esigenza di evidenziare che, con delibera della Giunta Regionale, nel luglio del 1989 la Regione Basilicata “vietava lo smaltimento di tutti i rifiuti tossico-nocivi”, e aggiunge: “Nel settembre 2003, in discarica risultavano smaltiti rifiuti speciali e rifiuti tossico-nocivi, in quantità tale da saturare la vasca da mc 20000 adibita allo scopo.”
Come se non bastasse la bacchettata sull’assenza di interventi tesi a limitare la contaminazione, il Ministero sottolinea che non risulta attuato il “monitoraggio dell’area discarica”, previsto dalla già citata delibera G.R. del luglio 1989.
Quasi beffardo, il dott. Mascazzini scrive: “Sembra evincersi che le attività di monitoraggio della discarica in oggetto non siano ancora iniziate…..ad oggi non risulta attuato alcun intervento di messa in sicurezza d’emergenza delle acque di falda.”
Ma sì, tutto sommato chi se ne fotte dell’inquinamento della falde acquifere lucane, dall’Ofanto passando per Tito. Un po’ di veleno non può che farci bene!
Era il maggio del 2006 e, come leggiamo, il Ministero parla di misure di messa in sicurezza già richieste e non attuate, di delibere di Giunta disattese e di interventi di messa in sicurezza d’ emergenza richiesti e non attuati. Come vedremo, le richieste resteranno inevase anche negli anni successivi. La discarica, gioverà segnalarlo, sorge a 600 metri dal martoriato Basento.
Va anche sottolineato che, nel verbale in oggetto, il Ministero afferma che nel caso di ulteriori inottemperanze “saranno attivati i poteri sostitutivi per l’esecuzione degli interventi medesimi, in danno, costituendo il presente atto verbale di formale messa in mora.”
Così nel 2006. Ma adesso vediamo che sviluppi ha avuto la vicenda, di per sè già emblematica, delle attività di bonifica svolte nella Val Basento.
 
Conferenza di Servizi Decisoria 1 febbraio 2007, sono trascorsi 9 mesi dalla Conferenza del 16 maggio e il Ministero scrive: “Si è verificato che le aree interessate dalle vasche della discarica in oggetto erano accessibili e, in particolare, che la copertura della vasca risultava di consistenza elasto-plasica con evidente attivo pericolo di collasso in occasioni di eventi meteorici e/o carichi aggiuntivi, questi ultimi possibili data la mancanza di recinzione dell’area.”
Verrebbe da dire: “Benedetto Mascazzini, ma l’area è aperta per consentire ai turisti di fare un bel bagno nella vasca!” Anche a Tito le vasche fosfogessi, con il loro carico di fanghi industriali allo stato liquido, fino a poco tempo fa non erano nemmeno recintate.
Nello stesso verbale il Ministero aggiunge: “Non risultano in corso le richieste attività di Messa in sicurezza d’emergenza delle acque di falda così come prescritto nel verbale della Conferenza di Servizio del maggio 2006”.
“Ma come”, chiosiamo noi, “e l’emergenza e l’urgenza?” Verrebbe da ridere, se la situazione non fosse drammatica e non rispecchiasse la storia dei due siti di Bonifica della Basilicata.
 
Conferenza dei Servizi Decisoria 14 gennaio 2008, finalmente inizia a muoversi qualcosa sul fronte della Messa in sicurezza d’emergenza, ma ovviamente le cose non vanno per il meglio. Infatti, il Ministero scrive: “Non risulta attivato, ad oggi, l’intervento integrativo di barrieramento idraulico”. Lo stesso Ministero, poi, chiede al Consorzio di poter conoscere il destino delle acque contaminate emunte e il relativo programma di verifica dell’intervento attivato.
Conferenza dei Servizi Decisoria 3 dicembre 2008(il Colpo di scena), il solito Mascazzini scrive: “Si ribadisce la richiesta di immediato completamento ed attivazione dell’intervento di Messa in sicurezza d’emergenza delle acque di falda dell’area della discarica in questione.” Gioverà ribadire che dopo anni non si parla di bonifica, ma ancora di Messa in sicurezza d’emergenza e cioè di una soluzione tampone.
Ma proprio dal verbale del dicembre 2008 emerge una verità sconcertante. Scrive infatti il Ministero: Si prende atto a seguito dei sopralluoghi effettuati dalla Provincia di Matera e, vista la comunicazione della Regione Basilicata del 27/02/2007 che “le due vasche costituenti la discarica sono state realizzate prive dei dovuti settori dedicati allo smaltimento delle diverse categorie di rifiuti pericolosi e non, e che l’impianto è stato esercito senza impedire che detti rifiuti venissero a contatto.”
La vicenda della discarica di rifiuti pericolosi e tossico-nocivi di Pisticci scalo è emblematica di un’opera di bonifica mai effettuata e che riguarda, nel complesso, buona parte del Sito di Bonifica della val Basento. In una successiva puntata conto di potermi occupare dell’area Mythen, della cosiddetta “area diaframmata” e dell’area Tecnoparco.
Per intanto gioverà sottolineare come il Ministero descrive la situazione di alcune aree agricole del Val Basento. Nel febbraio del 2007, il Ministero dell’Ambiente, nel prendere atto dell’emanazione da parte dei Comuni di Pisticci e Pomarico di ordinanze di interdizione dell’utilizzo dei suoli e delle acque, chiede l’attivazione di interventi di Messa in sicurezza. Lo stesso Ministero chiede all’Apat, all’Arpab e all’ISS di esprimere un parere sulle zone intercluse tra aree riscontrate contaminate per i parametri Mercurio e PCB, poste in fregio al fiume Basento e prossime alle aree industriali nei territori dei Comuni di Salandra, Ferrandina e Pisticci.
La lettura dei verbali ministeriali inerenti al sito di Bonifica della Val Basento ci porta a dire che al momento la bonifica non c’è stata e nemmeno l’interesse.
Alla prossima.


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9 dicembre 2009

Rapporto Saet 2009

 

Corruzione, Basilicata prima in Italia

(Nuova del Sud, 6 Dicembre 2009)


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5 dicembre 2009

I veleni di Tito e il consigliere distratto

 

I veleni di Tito e il consigliere distratto

(Il Quotidiano, 4 dicembre 2009)

 


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5 dicembre 2009

Quella strana area di bonifica

da Left del 4 dicembre 2009

La storia di Ferrandina potrebbe essere il riassunto di mezzo secolo di industrializzazione forzata di un Paese fortemente agricolo, l`Italia, che per decenni ha rincorso progresso e occupazione senza pensare molto alle pesanti eredità che un processo di questo tipo avrebbe lasciato alle generazioni future. Siamo in Lucania, nella provincia di Matera. È da qui che si alza l`ultimo grido di dolore di una regione martoriata dai veleni lasciati in dono dall`industria chimica. Si tratta del secondo sito di "bonifica di interesse nazionale" della Basilicata, quello della Val Basento, offeso e desertificato da anni di scarichi tossici. Un territorio recintato al cui interno si possono trovare interrati rifiuti di ogni tipo. I più pericolosi, di certo, sono nella vasca dei fosfogessi, residui fortemente radioattivi figli del-le attività di produzione di fertilizzanti e detergenti. E dopo una prima fase di perimetrazione dell`area, propedeutica a un lavoro di bonifica predisposto nel 2002 e mai avvenuto, la successiva parziale caratterizzazione dell`area ha fatto emergere la presenza di mercurio nella falda acquifera con percentuali 140 volte superiori ai limiti di legge. Ma tutto ciò non basta. Nel 2003, infatti, si assiste alla beffa: su quel terreno compromesso, pieno di sostanze tossiche pericolose, nasce un nuovo stabilimento industriale, quello della Mythen spa, finanziato con 45 miliardi di vecchie lire, grazie alla legge 488/92, che prevede «agevolazioni alle attività produttive nelle aree depresse».E l`attività produttiva dell`azienda è volta al recupero di oli esausti e di prodotti chimici per la produzione di biocarburanti. Un`industria ecologica, sembrerebbe. Peccato, però che il ministero dell`Ambiente abbia inserito lo stabilimento della Mythen all`interno "dell`Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti". Come sia possibile consentire la creazione di un nuovo impianto pericoloso all`interno di un`area da bonificare resta un mistero. «La Mythen - afferma Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali lucani, tra i primi a denunciare la grave situazione di Ferrandina e autore di una video inchiesta (visibile all`indirizzo www.radioradicale.it) - si spaccia come azienda ambientalista produttrice di chimica verde, ma l`elenco delle sostanze trattate non mi sembra così ecologico. Se, ad esempio, leggo che il keroflux, utilizzato dalla Mythen, provoca gravissimi danni all`ambiente acquatico, non mi sento affatto tranquillo». E le preoccupazioni di Bolognetti non sembrano essere fuori luogo, visto che dallo stabilimento parte un tubo, come si può vedere nel video girato, che arriva direttamente a sversare del liquido, non meglio precisato, direttamente nel fiume Basento. In più, come se non bastasse, l`impianto in questione sarebbe sprovvisto persino di rete fognaria, così come denunciato dall`assessore all`Ambiente della Regione Basilicata, Vincenzo Santochirico, che nel 2008 parlò di «criticità che non agevolano la produzione, come ad esempio la mancanza della rete fognante». Da parte sua, l`azienda ha voluto chiarire la propria posizione in merito, affermando con un comunicato stampa il 30 ottobre che le «materie prime dell`azienda non sono i rifiuti pericolosi, ma glicerina pura, olio di soia epossidato e altre sostanze vegetali oleoginose. Unico prodotto sintetico impiegato: il metanolo». Resta però da capire cosa va davvero a finire nel fiume Basento. E una risposta la fornisce qualche giorno dopo, il 19 novembre, il Corpo forestale dello Stato di Salandra, che accerta l`effettiva presenza di componenti organici inquinanti nel fiume. Capita poi che chi dovrebbe fare i controlli coincida col controllato. «Se la Metapontum Agrobios - afferma ancora il segretario radicale - società partecipata dalla Regione destinata al controllo del territorio, fa la caratterizzazione geochimica del sito di interesse nazionale di bonifica della Val Basento, e contemporaneamente stipula un contratto di collaborazione e consulenza con la Mythen, secondo me c`è qualcosa che non va. Qui c`è un intreccio perverso di interessi che ruota attorno alla gestione legale e illegale dei rifiuti». Ma indagare sui rifiuti tossici in Basilicata è molto complicato. Lo sa bene il tenente di polizia provinciale, Giuseppe Di Bello. Fedele servitore dello Stato, da anni si occupa di reati ambientali. È stato lui a sequestrare, nel 2001, i siti altamente tossici di Tito Scalo, in provincia di Potenza, ed è sempre lui che indaga, con mezzi molto limitati, su ciò che accade anche nella zona di Ferrandina. E a qualcuno il suo lavoro non piace. «Hanno provato a impedire le mie indagini - spiega il tenente - creando un referente unico per la Procura di Potenza da cui passassero tutte le deleghe che riguardano i rapporti tra la Procura stessa e la polizia provinciale. Però, un ufficiale di polizia giudiziaria non può essere limitato nell`attività d`indagine, almeno per quanto riguarda quelle di iniziativa. Infatti, quasi tutte le indagini da me prodotte sono state di questo tipo, cioè non mi sono state delegate dall`autorità giudiziaria. Alla fine, fortunatamente la facoltà di condurre questo tipo di lavoro non è stata toccata. Però ci hanno provato». Ma come è stato possibile devastare un territorio in maniera impunita? «I soldi delle bonifiche sono stati consumati tra analisi e consulenze. Gli unici interventi reali sono stati fatti per la bonifica dei capannoni industriali fatti di cemento e amianto. Ma i veleni sotterrati sono rimasti là. Sia Tito Scalo che Ferrandina, che ospitavano gli stabilimenti dell`ex Liquichimica, se viste dall`alto sembrano spazi verdi. Questo perché chi ha sotterrato i veleni ha pensato bene di mettere sui rifiuti un piccolo strato di terra vegetale da bosco e ha piantato anche degli alberi. Era questo il mezzo utilizzato per occultare i veleni».Ma, a quanto pare, a devastare la Basilicata non è stata solo la produzione industriale locale. «Alcuni dei fanghi che venivano depositati a Ferrandina e a Tito Scalo non appartenevano solo alla Liquichimica - prosegue Di Bello -. Nelle vasche dei fosfogessi ci sono sostanze tossiche che sono state abbandonate in epoca successiva alla chiusura della Liquichimica e che non corrispondono in alcun modo alle sostanze della produzione industriale lucana, sono veleni che provengonoda fuori». Secondo quanto afferma il tenente di polizia provinciale, dunque, la Lucania è una vera e propria discarica al centro di traffico di rifiuti che scavalca i confini regionali. Un business consumato sulla pelle di cittadini che si ammalano senza sapere bene il perché e che meriterebbero attenzione. «I dati sulle sostanze inquinanti non possono essere tenuti nascosti con la scusa del segreto istruttorio - conclude Di Bello -. Se c`è pericolo per la salute, la cittadinanza deve essere informata immediatamente. L`articolo 32 della Costituzione dice che la Repubblica italiana tutela la salute delle persone, ed essendo la Costituzione una legge sovraordinata rispetto alle altre, nessuna Arpab, nessuna Regione e nessuna Provincia si può permettere il lusso di tenere chiuse in un cassetto le analisi o di non farle proprio».

di Rocco Vazzana


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