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Intervento di Maurizio Bolognetti
alla Direzione Nazionale Rnp,
22 Settembre 2006
Ascolta!!! Link:
Radioradicale.it



LA DIREZIONE DI RL
CARLO GIORDANO
CARLO BOSSI
SABRINA TRIOLA

ASSOCIAZIONE RADICALI LUCANI
85043 - Latronico
radicalilucani@libero.it


“Comunque penosa sia la situazione
presente,
comunque avanzato sia
il processo
di involuzione confessionale
della nostra Repubblica,
noi, però, non disperiamo.
Sulla storia dell’umanità non cala mai
il sipario,
ed attori del dramma siamo noi,
con la nostra volontà e i nostri ideali.”
Ernesto Rossi (Il Ponte 1959)


“L’idea di libertà è una creazione
di ogni spirito;
imperdonabile errore è considerare
la libertà sotto un profilo storicistico,
strumentale ed utilitaristico.
La libertà è un valore
eterno ed assoluto.”


Carlo Rosselli (Scritti Dell'Esilio)



"La nostra missione è quella di tener
duro quando tutti cedono;
di alzare la fiaccola dell'ideale nella
notte che circonda; di anticipare
con l'intelligenza
e l'azione l'immancabile futuro."

Carlo Rosselli (Scritti dell'Esilio)


"La Libertà significa
il diritto di essere eretici,
non conformisti di fronte
alla cultura ufficiale
e che la cultura, in quanto
cretività sconvolge
la tradizione ufficiale"







 

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Antiproibizionismo
1visite.

15 dicembre 2005

Speciale "Notizie Clericali": Incontro Giunta regionale-Cei Basilicata



Gazzetta del Mezzogiorno, 15 Dicembre 2005



Nuova Basilicata, 15 Dicembre 2005



Da sinistra: Rondinone(DS), Fierro(Udeur), De Filippo(Margherita),
Colangelo(DS),Salvatore(Sdi)



da Il Quotidiano della Basilicata, 15 Dicembre 2005



I Vescovi delle sei Diocesi Lucane accompagnati dai due Emeriti
(Sala Giunta regionale)




Servizio Tg3 Basilicata, ore 14.00 del 14/12/05
(Replicato in serata)





Fierro e De Filippo


Delegazione Cei


Superbo e De Filippo


Basilicatanet sull'incontro
(AGR) INCONTRO GIUNTA REGIONALE - CONFERENZA EPISCOPALE



Il Quotidiano della Basilicata

 

Di sal.san.

 

Il Sacro e il politico, insieme, per il rilancio della Basilicata. Ieri mattina, nella sala Verrastro, al primo piano del palazzo della giunta regionale…il governatore Vito De Filippo ha ricevuto la Conferenza Episcopale di Basilicata guidata dall’arcivescovo metropolita, Agostino Superbo. Al tavolo delle riunioni importanti erano seduti, in una sorta di faccia a faccia, da un lato i presuli e dall’altro i politici che compongono la giunta regionale. De Filippo per una volta non si è seduto sulla poltrona di comando, ma si è accomodato esattamente di fronte all’arcivescovo di Potenza….

Dopo l’illustrazione delle linee programmatiche sulle quali l’attuale governo regionale intende sviluppare la propria azione, De Filippo ha continuato spiegando la ragioni dell’incontro con la Conferenza Episcopale lucana: “Per assicurare un maggiore livello di coesione sociale è utile rafforzare le scelte istituzionali con la ricchezza della testimonianza di chi, come i vescovi lucani, ha sempre interpretato i sentimenti della nostra comunità, guardando con particolare attenzione ai più deboli e ai più bisognosi…Da parte dell’arcivescovo Superbo, che ha seguito la relazione del governatore con visibili cenni di assenso c’è stata subito una raccomandazione: “Ad essere esemplari per tutta l’Italia attuando una organica politica per la famiglia.”…


Nuova Basilicata

 
Vescovi e Istituzioni. Il Governo regionale e la Conferenza episcopale della Basilicata hanno ribadito il loro impegno comune per affermare il valore di una nuova spinta etica che sappia interpretare, dentro i valori della solidarietà, le sfide della modernità che la Basilicata si appresta a vivere in un momento non certo facile della sua economia…De Filippo che in nota ha fatto sapere “per assicurare un maggiore livello di coesione sociale è utile rafforzare le scelte delle istituzioni con la ricchezza della testimonianza di chi, come i Vescovi lucani da sempre hanno interpretato i sentimenti della nostra comunità…” “Avendo fatto della condivisione la cifra dell’agire istituzionale di questo governo regionale abbiamo voluto ascoltare l’autorevole voce della Conferenza episcopale della Basilicata…” La Conferenza Episcopale ha esortato gli amministratori regionali “ad essere esemplari per tutta l’Italia attuando una organica politica per la famiglia…







 






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14 dicembre 2005

Basilicata - Incontro della Giunta regionale con la Cei

Resoconto servizio Tg3 Basilicata, ore 14
del 14/12/2005
Durata 2’10’’
In Studio Luigi Di Lauro
"Servizio" di Edmondo Soave(Presidente Ucsi Basilicata)


Di Lauro(In studio) – Si sono studiati a lungo per mesi(la Giunta e la Cei)…e poi si sono incontrati(Un idillio sono apparsi anche gli angioletti)


Edmondo Soave – Un discorso franco e trasparente, da un lato De Filippo e i suoi assessori, assente giustificato solo Mollica(Verdi), dall’altro tutti i Vescovi lucani compresi gli emeriti Scandiffi e Cozzi…e in mezzo i problemi illustrati dal Presidente che li ha ricondotti per gran parte alla crisi nazionale…È la speranza del futuro l’ossessione della Chiesa che vede i giovani scappare…

De Filippo all’inizio è parso preoccupato dalle critiche dei Vescovi del recente passato…ed ha indicato alcuni spunti programmatici come la ricerca, i centri di eccellenza, i centri di aggregazione giovanile, la legge di cittadinanza solidale ed ha terminato con un messaggio di speranza…


SOAVE Intervista a De Filippo


Monsignor Superbo ha reso noto un dubbio finora segreto parla re o no dai pulpiti della questione sociale…e ha detto di sì che continuerà a farlo perché la chiesa si sente la voce dei poveri…se ci fossero meno poveri parleremmo di meno ed ha confessato che ormai negli episcopi vanno in pochi a chiedere consigli spirituali i più cercano lavoro…ed ha sgombrato il campo anche da preoccupazioni politiche…ognuno di noi ha detto dispone solo del suo voto quindi nessuna tentazione di collateralismo di altri tempi…di richieste una sola per una politica a favore della famiglia…


Soave INTERVISTA SUPERBO


Alla fine lo scambio dei doni…il Presidente ha offerto la riproduzione del “Cavaliere di Armento” ed uno sul Pollino…i Vescovi due libri uno moderno e l’altro antico sullo stesso tema la “Rivoluzione di Dio”  di Papa Ratzinger e la “Prima lettera di San Pietro” che richiama i cristiani del suo tempo ai propri doveri personali e sociali…


Magnifico, superlativo, da antologia

 




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14 dicembre 2005

Siamo al Delirio(Nuova Basilicata, 14 Dicembre 2005)






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7 ottobre 2005

SERVIZIO TGR SU DISOBBEDIENZA CIVILE A MATERA 02/2003


Scatole con sorpresa


Mario Colella e Maurizio Bolognetti


Interviene Maurizio Provenza(Giunta Ass. Coscioni)


Bolognetti cede ad un Agente in borghese


Bernardini effettua la cessione(allo stesso Agente)


Rita Bernardini intervistata dal Tg3


Un Momento della Conferenza Stampa


Interviene Mario Colella, Presidente Radicali Lucani


Le forze dell'ordine in attesa...


Il Giornalista del Tg3 Luigi Di Lauro



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5 ottobre 2005

CONFERENZA STAMPA DI MARCO CAPPATO A POTENZA 25 GENNAIO 2003

I COSTI DEL PROIBIZIONISMO: DOMANI, SABATO 25, CONFERENZA STAMPA DI MARCO CAPPATO A POTENZA

24 gennaio 2003

I COSTI DEL PROIBIZIONISMO
SABATO 25 GENNAIO 2003,
ALLE ORE 11.00, PRESSO LA SALA “SINNI” DEL CONSIGLIO REGIONALE DI BASILICATA,
VIA ANZIO A POTENZA,

CONFERENZA STAMPA
DELL’ASSOCIAZIONE “RADICALI LUCANI”.



Interverranno:
Marco
Cappato, europarlamentare Radicale
Gianni Pittella, europarlamentare PSE/DS
Maurizio Bolognetti, Segretario “Radicali Lucani”
Antonio Luongo, Deputato DS
Angelo Garbellano, Consigliere Comunale DS
Giancarlo D’Angelo, Consigliere Nazionale Verdi

La lotta antiproibizionista di Marco Pannella e dei Radicali;
La “Raccomandazione Cappato” sottoscritta da 108 europarlamentari, tra cui il Lucano Gianni Pittella, e da 1644 cittadini e rappresentanti delle istituzioni provenienti da 30 Paesi;
La campagna di raccolta firme in calce alla “Raccomandazione Cappato” in Basilicata e i costi del proibizionismo sulle droghe con particolare riferimento alla realtà Lucana;
Le adesioni in Basilicata ai soggetti politici e alle iniziative radicali;
saranno i temi trattati nel corso dell’incontro con la stampa regionale.




Via anzio 25 gennaio 2003(sala sinni)



il giornalista dell'ansa mario restaino

25 gennaio 2003

Da un lancio dell'agenzia Ansa delle ore 13.29

Antiproibizionismo, in materia di sostanze stupefacenti, ''vuol dire antimafia, vuol dire combattere la criminalita' organizzata e anche il terrorismo, aprendo una questione politica che, in Italia, riguarda da vicino la Sinistra'': lo ha detto stamani, a Potenza, l' europarlamentare radicale Marco Cappato, che ha presentato - in un incontro con i giornalisti - contenuti e obiettivi della sua mozione per ''ridurre il danno causate dalle droghe e andare verso la legalizzazione''.

La raccomandazione presentata da Cappato - che sara' esaminata in un dibattito del Parlamento Europeo in vista di una riunione sulle droghe che l' Onu ha convocato nel prossimo mese di aprile, a Vienna - e' stata firmata da 108 europarlamentari, tra i quali l' on. Gianni Pittella (Pse-Ds), che ha partecipato alla conferenza stampa - e da oltre 1.600 cittadini e rappresentanti delle istituzioni di 30 Paesi.

Oltre a Cappato e Pittella, all' incontro con i giornalisti hanno partecipato il segretario regionale della Basilicata dei Radicali italiani, Maurizio Bolognetti, l' on. Antonio Luongo (Ds), il consigliere nazionale dei Verdi, Giancarlo D' Angelo, e Angelo Garbellano, consigliere comunale di Montescaglioso (Matera) dei Ds, tutti firmatari del documento dell' europarlamentare radicale.Cappato ha sottolineato che ''la guerra proibizionista planetaria e' cominciata nel 1998, quando la Sinistra era al Governo in Italia e aveva designato all' Onu il professor Pino Arlacchi, sostenitore di un' azione di contrasto che ha moltiplicato i problemi senza risolverne alcuno. Non ci illudiamo - ha aggiunto Cappato - che il dibattito del Parlamento Europeo si concluda con l' accogliemento della raccomandazione, ma che il confronto cominci e porti alla revisione del proibizionismo. Per il resto, la raccomandazione e' un appello ai cittadini non solo italiani''.

La raccomandazione chiede l' abrogazione o la revisione delle Convenzioni Onu del 1961 e del 1971 e l' abrogazione di quella del 1998. Le conseguenze negative del proibizionismo sono state sottolineate da tutti gli altri partecipanti all' incontro.

Bolognetti ha sottolineato che il problema della droga, da socio-sanitario, e' stato trasformato in problema di ordine pubblico; Luongo e Pittella hanno introdotto i temi del ''confronto laico tra le funzioni dello Stato e la liberta' dei cittadini'' e della necessita' di individuare un punto di equilibrio fra ''il proibizionismo piu' bieco e la tolleranza, i due estremi fra i quali oscilla la posizione dell' Italia''.




I MIcrofoni di rr


Interviene il segretario di radicali lucani


Bolognetti e pittella




il fotografo tony vece con un collega


Tony in azione


On. cappato intervistato dal tg3




Le telecamere di teleuno


interviene d'angelo(verdi)


interviene l'europarlamentare gianni pittella(DS)




Interviene l'on.antonio luongo(DS)



26 gennaio 2003

Da Nuova Basilicata (allegata a “Il Giornale”) pag 1 e 3 del 26 gennaio 2003

L’EUROPARLAMENTARE A POTENZA


ANTIPROIBIZIONISMO, SCENDONO IN CAMPO I RADICALI LUCANI
CAPPATO PRESENTA LA SUA PROPOSTA

DI NICOLA MELFI

POTENZA – Antiproibizionismo, in materia di sostanze stupefacenti, “vuol dire antimafia, vuol dire combattere la criminalità organizzata e anche il terrorismo, aprendo una questione politica, in Italia, riguarda da vicino la sinistra.”
Lo ha detto l’europarlamentare radicale Marco Cappato, che ha presentato contenuti e obiettivi della sua mozione per “ridurre il danno causato dalle droghe e andare verso la legalizzazione”.
La raccomandazione presentata da Cappato – che sarà esaminata in un dibattito del Parlamento europeo è stata firmata da 108 europarlamentari, tra i quali l’On. Gianni Pittella.

CAPPATO ILLUSTRA LA SUA MOZIONE DI RIFORMA ALL’ONU
ANTIPROIBIZIONISMO, LA BATTAGLIA DEI RADICALI SUL TERRITORIO LUCANO.

POTENZA – All’ideologia dello stato etico, di matrice hegelian-gentiliana, prefrerisce contrapporre il pragmatismo della concretezza. “E’ solo sull’azione intransigente che va inquadrata la nostra lotta”, dice Marco Cappato, giovane rampollo della “covata” pannelliana, approdato nel capoluogo per illustrare la sua “raccomandazione” sui costi reali del proibizionismo in materia di stupefacenti.
E la “raccomandazione” del trentunenne eurodeputato radicale, eletto recentemente dal periodico European Voice “Europeo dell’anno”, ha trovato finora consensi “trasversali” fra 108 colleghi sparsi nell’aula stratosferica di Strasburgo, oltre a circa 1700 cittadini e rappresentanti provenienti da 30 Paesi del mondo.
Tra i sottoscrittori, anche “il collega” lucano Gianni Pittella, così come un piccolo drappello formato fra gli altri dal diessino Antonio Luongo, dai capigruppo alla regione Altobello e Mollica nonché dal socialista-democratico Antonio Pisani, in veste anche di membro della Direzione di Radicali Lucani.

“Allo sfascio della politica proibizionista – ammonisce Maurizio Bolognetti, infaticabile maitre a pénser dei Radicali Lucani, nonché promotore di una raccolta firme sul territorio lucano – denunciamo l’inutilità e la pericolosità di questo approccio fallimentare portato avanti finora da parte dei governi che ha trasformato un problema socio-sanitario in una visione solamente di ordine pubblico”.
L’appello di Cappato è rivolto in primo luogo alle nazioni unite affinché procedano ad una riforma delle convenzioni internazionali (“si spera che un serio controllo legale possa, se non sconfiggere, almeno limitare i danni”).
“Antiproibizionismo secondo noi – pungola l’esponente della Lista Bonino – vuol dire antimafia, anticriminalità organizzata, antiterrorismo. Legge dello Stato contro i traffici incrociati. Penso al regime Talebano, alla Colombia, ai Balcani, Paesei dove droga e armi vanno a braccetto”.

Insomma, vanno abrogate o quantomeno “emendate” tutte le norme frutto delle convenzioni ONU del 1961 e 1971 (riclassificazione delle sostanze stupefacenti, a cominciare dall’uso in campo terapeutico e scientifico, NDR).
E proprio sull’adozione della marijuana in campo medico, i radicali stanno incassando i primi successi. “Una mozione giunge dall’intero Consiglio Regionale e dai comuni di Melfi, Tramutola e Latronico”, gongola Bolognetti.
Luongo suggerisce di “invertire la lettura” proibizionista.
Eliminando lo “scontro ideologico e punitivo”, tipico del decennio 70/80.
“Va riaperto – propone il rappresentante della Quercia – un confronto e sconfitto quel meccanismo perverso che mette sullo stesso piano funzione dello Stato e libertà individuale. Il senso comune della vita deve passare attraverso un riconoscimento reciproco, dal momento che dobbiamo convivere con la mondializzazione e multirazzialità”.

Ossia, ciò che è vietato qui da noi (droghe e non l’alcool ad esempio) non lo è necessariamente per le altre culture.
Sulla stessa sintonia anche Pittella. “L’italia oscilla da sempre fra il pendolo della coercizione e quello della tolleranza. Ecco, il successo della pluralità politica deve attraversare proposte come queste incentrate su prevenzione e sicurezza sia dell’individuo sia della società”.

Una sconfitta, allora, per la criminalità la messa la bando dell’eroina con tanto di “somministrazione legalizzata”? “Non c’è Dubbio”, tiene a precisare Cappato.
“La mafia spinge i consumatori di droghe illegali a trasformarsi in spacciatori, incrementando l’abuso delle droghe”. Occhi puntati verso le tanto “bistrattate” Olanda e Svizzera (dove la droga è legalizzata da tempo) piuttosto che “occultare” vere e proprie responsabilità proprio della sinistra italiana, “colpevole” di aver spedito all’ONU un “autentico” professionista quale Pino Arlacchi. “E’ stato alfiere di accordi separati con Cina, Iran, Birmania, Talebani compresi nella repressione al traffico di droga su scala mondiale”, bacchetta Cappato.

“Dittature in cui un individuo trovato in possesso di pochi grammi di stupefacenti viene fatto marcire per sempre in galera. Oppure ucciso con un colpo di pistola alla nuca”.

Da La Gazzetta Del Mezzogiorno del 26 gennaio 2003

Di Angela Di Maggio


IERI MATTINA UN INCONTRO CON L’EUROPARLAMENTARE RADICALE MARCO CAPPATO.

UNA CAMPAGNA ANTIPROIBIZIONISTA

LA “RACCOMANDAZIONE” PER LEGALIZZARE LE DROGHE LEGGERE IN EUROPA.

POTENZA – Si chiama “raccomandazione Cappato” ed è la campagna antiproibizionista sulle droghe avviata dall’europarlamentare radicale, Marco Cappato in occasione della conferenza di revisione delle politiche ONU sulle droghe, che si terrà a Vienna nel mese di Aprile.

L’iniziativa, partita dalla Basilicata, è stata presentata ieri mattina, dallo stesso Cappato, dal segretario dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, dall’europarlamentare Gianni Pittella, dall’onorevole Antonio Luongo dei DS e dal Consigliere Nazionale dei Verdi, Giancarlo D’Angelo, già firmatari della “raccomandazione Cappato”.

Fino a questo momento il documento è stato sottoscritto da circa 108 europarlamentari. Ciò che si chiede, attraverso la “raccomandazione”, è una riforma delle convenzioni ONU sulle droghe che induca i Governi ad intraprendere la strada della legalizzazione.

Cappato, infatti, ha sottolineato che occorre “superare qualsiasi forma di ideologia proibizionista, aprendo un dibattito su queste tematiche e avviando una serie di riforme. Bisogna tenere presente – ha detto Cappato – che antiproibizionismo vuol dire antimafia, anticriminalità e antiterrorismo. Ed è in questa ottica che chiediamo all’ONU di adottare strategie diverse e di invertire la rotta. Del resto, il proibizionismo si è rivelato storicamente fallimentare”.

L’europarlamentare ha anche sottolineato che la “prevenzione è fondamentale, ma ha valore solo se si attua in vista di una legalizzazione della droga”.
Anche per Bolognetti gli effetti prodotti dal proibizionismo sono stati “devastanti”.


Da Il Quotidiano (allegato a IL Mattino) pag. 11 del 26 gennaio 2003


CONFERENZA STAMPA IERI NELLA SALA SINNI LEGALIZZAZIONE DROGHE MOZIONE DEI RADICALI

L’ANTIPROIBIZIONISMO, in materia di sostanze stupefacenti, “vuol dire antimafia, vulo dire combattere la criminalità organizzata e anche il terrorismo, aprendo una questione politica che, in Italia, riguarda da vicino la sinistra”.
E’ il punto di vista dell’europarlamentare radicale Marco Cappato, che ha presentato ieri mattina nella sala Sinni del Consiglio Regionale di Basilicata contenuti e obiettivi della sua mozione per “ridurre il danno causato dalle droghe e andare verso la legalizzazione”.
La raccomandazione presentata da Cappato, che sarà esaminata in un dibattito del Parlamento europeo in vista di una riunione sulle droghe che l’ONU ha convocato nel prossimo mese di aprile, a Vienna, è stata firmata da 108 europarlamentari, tra i quali l’europarlamentare Gianni Pittella del PSE/DS, che ha partecipato alla conferenza stampa, e da oltre 1600 cittadini e rappresentanti delle istituzioni di 30 Paesi.

Oltre a Cappato e Pittella, all’incontro con i giornalisti hanno partecipato il segretario regionale della Basilicata dei Radicali Italiani, Maurizio Bolognetti, il deputato Antonio Luongo dei DS, il consigliere nazionale dei verdi Giancarlo D’Angelo, e Angelo Gabellano consigliere comunale di Montescaglioso dei DS, tutti firmatari del documento dell’europarlamentare radicale.
Cappato ha sottolineato che “la guerra proibizionista planetaria è cominciata nel 1998 quando la sinistra era al governo in Italia e aveava designato all’ONU il professor Pino Arlacchi, sostenitore di un’azione di contrasto che ha moltiplicato i problemi senza risolverne alcuno.
Non ci illudiamo – ha aggiunto Cappato – che il dibattito del Parlamento Europeo si concluda con l’accoglimento della raccomandazione, ma che il confronto cominci e porti alla revisione del proibizionismo.
Per il resto, la raccomandazione è un appello ai cittadini non solo italiani.”
La raccomandazione chiede l’abrogazione o la revisione delle convenzioni ONU del 1961 e del 1971 e l’abrogazione di quella de 1998.
Bolognetti ha sottolineato che il problema della droga, da socio sanitario, è stato trasformato in problema di ordine pubblico; Luongo e Pittella hanno introdotto i temi del “confronto laico tra le funzioni dello stato e la libertà dei cittadini” e della necessità di individuare un punto di equilibrio fra “il proibizionismo più bieco e la tolleranza, i due estremi fra i quali oscilla la posizione dell’Italia”.



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4 ottobre 2005

SERVIZIO TG3 BASILICATA 25 Febbraio 2002


PIAZZA MARIO PAGANO


INIZIAMO LE DANZE...PRIMA CESSIONE


...SECONDA CESSIONE...Mario ride


LA POLIZIA NON ARRIVA..."andiamo noi da loro"


BERNARDINI E BOLOGNETTI... "consegnamo qualche grammo al dirigente della Digos Santimone"


Bolognetti interviene in Conferenza Stampa


...puoi ripetere...


Oreste Lo Pomo intervista Rita Bernardini




Oreste Lo Pomo intervista Maurizio Bolognetti


...sulla marijuana terapeutica...





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2 ottobre 2005

RU486 – DEGLI ANTICONCEZIONALI, DELLA VITA, DELL’ABORTO

8 gennaio 2003


Articolo pubblicato su “La Gazzetta Del Mezzogiorno” dell’ 8 gennaio 2003

Di G. SIL

APPELLO DEI RADICALI LUCANI ALLA REGIONE PILLOLA BORTIVA "VIA LIBERA ALL'USO"

POTENZA - Diamo il via libera alla sperimentazione della pillola abortiva "Ru 486" anche negli ospedali Lucani. E' il proposito dei Radicali Italiani che si evince da una lettera aperta al presidente del Comitato Etico del San Carlo, Rocco Maglietta, e all'assessore regionale alla Sanità, Gennaro Straziuso.
I Radicali Lucani, in tema di aborto farmacologico, portano l'esempio del Piemonte, che ha dato via libera alla sperimentazione della pillola abortiva nell'ospedale Sant'Anna di Torino. Ed hanno inoltrato la richiesta agli organi locali competenti oltre un mese fa e non hanno ancora ottenuto risposta. "A nostro avviso - spiegano i Radicali - è necessario e doveroso che l'Italia si adegui a quanto già fanno molti paesi europei e gli Stati Uniti", dove la tecnica dell'aborto farmacologico va ad affiancarsi a quella chirurgica, consentendo alle di scegliere quale modalità adottare. Secondo le informazioni acquisite dai Radicali, il tipo di protocollo richiesto dal farmaco consentirebbe di superare il problema dell'impossibilità di rispondere alle richieste d'interruzione di gravidanza a causa dei medici obiettori, oltre a diminuire i costi sanitari e ad essere meno invasivo sia per la donna che per il medico.
Alcuni dati sono di aiuto per comprendere per intero la fenomenologia dell'aborto. Dai dati della relazione del ministro Sirchia relativi al 2000, in Italia il 67 per cento dei ginecologi ( rispetto al 64 per cento del 1998/99) e il 54,7 per cento degli anestesisti (rispetto al 53,9 per cento del 1998/99) è obiettore. "La Basilicata detiene il primato nazionale per ciò che concerne l'obiezione all'aborto. E' molto probabile dunque, - continuano i Radicali - che il ricorso ad altre strutture non pubbliche e che quindi, in Italia operano nella clandestinità, sia evidentemente l'unica alternativa di fronte a questo disservizio".
E' Maurizio Bolognetti, il segretario lucano del movimento, a dire che da subito deve iniziare la campagna di sensibilizzazione, affinchè tutte le regioni italiane attivino il protocollo per l'utilizzo della Ru 486.



RU486-BASILICATA: L’ASSESSORE STRAZIUSO SCRIVE AL DIRETTORE GENERALE DEL "SAN CARLO".

 

21 gennaio 2003


Un primo risultato dell’associazione “Radicali Lucani” sulla questione della RU486. Gennaro Straziuso, assessore alla Sanità della Regione Basilicata, ha scritto al Direttore Generale dell’ospedale “San Carlo” di Potenza, in merito all’istanza che il sottoscritto gli aveva rivolto il 10 dicembre 2002 a nome dalle associazioni “Radicali Lucani” e “Antiproibizionisti.it”.

Maurizio Bolognetti
Segretario “Radicali Lucani”

Comitato Nazionale di Radicali Italiani

Lettera dell’assessore Gennaro Straziuso al Direttore Generale del “San Carlo” Dr. Bruno Pastore.

Prot.n.09/S.P. POTENZA, li 20 Gennaio 2003

Egregio Dottore, mi è stato sollecitato di intervenire perché codesto Ospedale, nell’ottica del ruolo di Presidio Ospedaliero votato alla sperimentazione, attivi quella relativa alla pillola abortiva “RU486”. In attesa di conoscere i pareri di codesto Direttore Sanitario e del Comitato Etico in merito, si ringrazia e si porgono cordiali saluti.


Gennaro Straziuso




29 gennaio 2003

 

RU486–RISPOSTA DI “RADICALI LUCANI” AL MOVIMENTO PER LA VITA

I
rappresentanti del “Movimento per la Vita”, che non ho il piacere di conoscere, visto che in Basilicata, così come nel resto d’Italia rifiutano regolarmente ogni forma di pubblico confronto, arroccandosi su posizioni oltranziste e vetero-clericali, hanno dato una serie di interpretazioni autentiche alla proposta avanzata dai “Radicali Lucani” e da Antiproibizionisti.it”sull’aborto farmacologico, che meritano una risposta, seppur con qualche giorno di ritardo.

Innanzitutto gioverà ribadire che grazie all’altissima e sia pur legittima obiezione all’aborto, in questa regione, l’interruzione di gravidanza è per le donne un autentico calvario.
Che poi possa essere facile o difficile abortire è questione assolutamente secondaria rispetto al diritto della donna di scegliere da un lato se portare a termine la gravidanza, dall’altro una modalità abortiva meno traumatica e invasiva come quella garantita dalla RU486.
Stiamo discutendo della libertà di scelta della donna, di fronte alla quale né lo Stato, né la Chiesa o magari una versione mista delle sopra citate istituzioni, ha il diritto d’intervenire.
Guai, se atteggiamenti clericali ci riportassero ad una situazione come quella antecedente il 1978. Guai, se un Paese non tiene ben presente la cavouriana distinzione tra Stato e Chiesa.
Lo Stato non può e non deve essere uno Stato confessionale, ci avvicineremmo pericolosamente all’Iran o all’Arabia Saudita.
Ho grande rispetto per la visione della vita espressa dal Papa e dai movimenti cattolici, ma questa non può essere imposta al mondo universo e non potrebbe essere imposta nemmeno se fosse espressione di una maggioranza.
Voglio poi ricordare agli amici del Movimento per la Vita che l’art.15 della 194/78 così recita: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”.Va da sé che la competenza delle regioni, in base al sopra citato articolo, è, a dir poco, lampante. Ciò detto, torno per l’ennesima volta a chiedere un pubblico contraddittorio sulla questione.

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani
Membro della Direzione di “Antiproibizionisti.it”

RU486 – MONSIGNOR AGOSTINO SUPERBO CONVOCA UNA CONFERENZA STAMPA


30 gennaio 2003


Da "Il Quotidiano" del 30 gennaio 2003, pagina 10

IL MOVIMENTO PER LA VITA CONTRO LA SPERIMENTAZIONE
RU
486, SUPERBO DICE NO
SABATO CONFERENZA STAMPA DELL’ARCIVESCOVO



Di Maria De Carlo

La pillola abortiva, il cui tecnico è ru486, continua a far parlare e alimentare il dibattito tra fautori e oppositori. E sabato 1 febbraio l’Arcivescovo di Potenza, Agostino Superbo, in una conferenza stampa, che si terrà alle 11.30 all’assostampa in via Mazzini, spegherà i motivi per cui la Ru 486 non può essere accettata.
Intanto si moltiplicano gli appelli contro l’utilizzo della pillola. “Le chiediamo di non procedere ulteriormente nella richiesta agli ospedali della regione di utilizzare, seppur a scopo sperimentale, la pillola abortiva RU486, revocando quella inoltrata all’azienda ospedaliera San Carlo di Potenza”.
Sono queste parole accorate rivolte in una lettera – datata 22 gennaio – all’assessore della Sanità della regione Basilicata da parte dei rispettivi presidenti del movimento e del centro di aiuto alla vita, Marcello Ricciuti e Michela Urciuoli.
Lettera che racchiude le posizioni delle diverse associazioni per la famiglia d’ispirazione cristiana presenti sul territorio. La pillola abortiva comunemente conosciuta come pillola del giorno dopo “contrasta con la legge 194/78 in quanto evita le procedure dissuasive e preventive prescritte dagli articoli 4 e 5.”
E’ quanto si afferma in un recente documento del movimento per la vita nazionale a seguito della decisione di consentire all’ospedale Sant’Anna di Torino di distribuire a titolo sperimentale la Ru486.
Il documento ricorda che “lo scopo dichiarato dalla legge 22/5/78 n° 194 non è quello di garantire un (inestitente) diritto di aborto, ma piuttosto quello di prevenire l’aborto favorendo la nascita dei figli già concepiti con l’invito alle madri per un adeguata riflessione sul valore della vita umana e offrendo alternative al dramma (per il concepito e per la donna) della interruzione della gravidanza”.
All’opinione pubblica la pillola abortiva viene presentata come un mezzo facile e sbrigativo. “Infastidisce non poco l’enfasi – spiega Ricciuti – che si pone su due aspetti della RU486: la facilità con cui può essere assunta e il suo minor costo sociale.
Il primo rilievo non tiene conto del fatto che dire facile significa banalizzare ulteriormente i rapporti affettivi e sessuali, svincolati da ogni remora morale, soprattutto tra giovani e giovanissimi. Il secondo aspetto è più mortificante perché rappresenta il tributo a una concezione mercantile della salute e della vita, che si va sempre più affermando e allunga ormai la sua ombra anche nel santuario del grembo materno.”








RU486 – “MOVIMENTO PER LA VITA”

Comunicato stampa inviato il 29/01/2003

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti,Segretario “Radicali Lucani”

I rappresentanti del “Movimento per la Vita”, che non ho il piacere di conoscere, visto che in Basilicata, così come nel resto d’Italia rifiutano regolarmente ogni forma di pubblico confronto, arroccandosi su posizioni oltranziste e vetero-clericali, hanno dato una serie di interpretazioni autentiche alla proposta avanzata dai “Radicali Lucani” e da Antiproibizionisti.it”sull’aborto farmacologico, che meritano una risposta, seppur con qualche giorno di ritardo.

Innanzitutto gioverà ribadire che grazie all’altissima e sia pur legittima obiezione all’aborto, in questa regione, l’interruzione di gravidanza è per le donne un autentico calvario.
Che poi possa essere facile o difficile abortire è questione assolutamente secondaria rispetto al diritto della donna di scegliere da un lato se portare a termine la gravidanza, dall’altro una modalità abortiva meno traumatica e invasiva come quella garantita dalla RU486.
Stiamo discutendo della libertà di scelta della donna, di fronte alla quale né lo Stato, né la Chiesa o magari una versione mista delle sopra citate istituzioni, ha il diritto d’intervenire.
Guai, se atteggiamenti clericali ci riportassero ad una situazione come quella antecedente il 1978. Guai, se un Paese non tiene ben presente la cavouriana distinzione tra Stato e Chiesa.
Lo Stato non può e non deve essere uno Stato confessionale, altrimenti ci avvicineremmo pericolosamente all’Iran o all’Arabia Saudita.
Ho grande rispetto per la visione della vita espressa dal Papa e dai movimenti cattolici, ma questa non può essere imposta al mondo universo e non potrebbe essere imposta nemmeno se fosse espressione di una maggioranza.
Voglio poi ricordare agli amici del Movimento per la Vita che l’art.15 della 194/78 così recita: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”.Va da sé che la competenza delle regioni, in base al sopra citato articolo, è, a dir poco, lampante. Ciò detto, torno per l’ennesima volta a chiedere un pubblico contraddittorio sulla questione.

Maurizio Bolognetti
Segretario Radicali Lucani
Membro della Direzione di “Antiproibizionisti.it”

RU486 – DEGLI ANTICONCEZIONALI, DELLA VITA, DELL’ABORTO


30 gennaio 2003


Prendiamo atto che le iniziative radicali hanno nelle gerarchie vaticane di Basilicata degli ascoltatori molto attenti.
Apprendo con gioia che Monsignor Agostino Superbo ha convocato una conferenza stampa sul tema dell’aborto farmacologico e, più in generale, per poter illustrare la posizione della Santa sede e delle associazioni cattoliche sul significato della vita, di cui ritengono di essere gli unici depositari.
Il mezzo anatema scagliato dalla Curia, attraverso gli esponenti del movimento per la vita, che invitano l’Assessore Gennaro Straziuso a ritirare la sollecitazione inviata al comitato etico e alla Direzione Sanitaria del “San Carlo”, ha l’amaro sapore di una richiesta di abiura.
Ascolteremo con grande attenzione e interesse le parole di Monsignor Superbo, augurandoci che non aprano una breccia all’interno delle istituzioni, che spero sapranno e vorranno tener ben presente la sacro-santa distinzione di ruoli e di competenze tra lo Stato e la Chiesa.
Intan
to approfitto per chiedere a Monsignor Superbo un confronto su un tema da sempre molto caro ai radicali: l’abolizione del Concordato.

Nell’augurarmi che ben presto si possa discutere anche di questo tema, ribadisco che l’aborto farmacologico è assolutamente consentito dalla 194/78 e che la discussione deve essere spostata sul piano della libertà di scelta delle donne, fermo restando il diritto da parte delle associazioni cattoliche e della Santa Sede di mettere in atto tutte le iniziative informative e dissuasive del caso, magari iniziando da una seria campagna sugli anticoncezionali per una sessualità libera e non repressa da tabù.

Maurizio Bolognetti
Segretario “Radicali Lucani”
Membro della Direzione di “Antiproibizionisti.it”




L’OPPOSIZIONE ALLA PROPOSTA DEI RADICALI DI DISTRIBUZIONE DEL FARMACO.
CONTRO LA PILLOLA ABORTIVA AL SAN CARLO
INCONTRO DI MOVIMENTO PER LA VITA ED ASSOCIAZIONE PER LA FAMIGLIA.

DA NUOVA BASILICATA (allegata a Il Giornale) 1/02/2003

POTENZ
A – Questa mattina alle ore 11.30, nella sede dell’associazione della stampa, in via Mazzini,23 si terrà una conferenza stampa.

La richiesta di sperimentazione della pillola RU486 anche nell’ospedale San Carlo di Potenza non è accettabile.
Lo dicono il Movimento per la vita e le associazioni per la famiglia della diocesi di Potenza.
L’Arcivescovo di Potenza, Monsignor Agostino Superbo ne intende spiegare i motivi, nella linea delle indicazioni del magistero della Chiesa.
Nell’ospedale Sant’Anna di Torino la pillola abortiva RU486 può essere distribuita a titolo sperimentale.
Il Movimento Nazionale per la vita ha diffuso un documento nel quale si denuncia la mancanza di una educazione ampia e profonda al rispetto della vita umana fin dal concepimento, in nome del principio di uguaglianza e dignità umana di ogni concepito.
La RU486 non può essere accettata per motivi scientifici ed etici. I rappresentanti del “Movimento per la Vita”, che non ho il piacere di conoscere, visto che in Basilicata, così come nel resto d’Italia rifiutano regolarmente ogni forma di pubblico confronto, arroccandosi su posizioni oltranziste e vetero-clericali, hanno dato una seri di interpretazioni autentiche sulla proposta avanzata dai “Radicali Lucani” e da “Antiproibizionisti.it” sull’aborto farmacologico, che meritano una risposta seppur con qualche giorno di ritardo. Innanzitutto giverà ribadire che grazie all’altissima e sia pur legittima obiezione all’aborto, in questa regione, l’interruzione di gravidanza è per le donne un autentico calvario. Che poi possa essere facile o difficile abortire è questione assolutamente secondaria rispetto al diritto della donna di scegliere da un lato se portare a termine la gravidanza, dall’altro una modalità abortiva meno traumatica e invasiva come quella garantita dalla RU486.
Stiamo discutendo della libertà di scelta della donna, di fronte alla quale nè lo Stato nè la Chiesa o magari una versione mista delle sopra citate istituzioni, ha il diritto d’intervenire. Guai se atteggiamenti clericali ci riportassero ad una situazione come quella antecedente il 1978.
Guai, se un paese non tiene ben presente la Cavouriana distinzione tra Stato e Chiesa.
Lo Stato non può e non deve essere uno Stato confessionale, altrimenti cu avvicineremmo pericolosamente all’Iran o all’Arabia Saudita. Ho grande rispetto per la visione della vita espressa dal Papa e dai movimenti cattolici, ma questa non può essere imposta al mondo universo e non potrebbe essere imposta nemmeno se fosse espressione di una maggioranza.
Voglio poi ricordare agli amici del movimento per la vita che l’Art.15 della 194/78 così recita: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”.Va da sé che la competenza delle regioni, in base al sopra citato articolo, è, a dir poco, lampante. Ciò detto, torno per l’ennesima volta a chiedere un pubblico contraddittorio sulla questione.


LIBERA CHIESA IN LIBERO STATO: SI’ ALLA RU486


1 febbraio 2003


Onore a Monsignor Superbo e al “Movimento Per la Vita”, che scendono in campo sulla questione della RU486, con la forza e la passione di chi difende le proprie idee e le proprie convinzioni.
A tutti gli altri, ai contrari che si nascondono sotto le sottane di Monsignore, ai favorevoli e ce ne sono, che preferiscono non manifestarsi, limitandosi a dirci in camera caritatis che sono d’accordo con noi, diciamo: “uscite dalla linea grigia e partecipate a questa possibilità di dibattito e di confronto.”
Invitiamo la Basilicata laica, liberale, socialista, anticoncordataria, anticlericale, i cattolici liberali, gli antiproibizionisti e tutti coloro, che come noi sono convinti che bisogna difendere la distinzione di ruoli e competenze tra lo Stato e la Chiesa, a manifestarsi e a scendere in campo senza paure.
Abbiamo ascoltato con grande attenzione le parole di Monsignor Superbo e da subito vogliamo rispondere che la laicità della Stato è cosa che va rispettata, così come noi rispettiamo, naturalmente non condividendole, le opinioni di Superbo.
Quando in questo Paese il divorzio e l’aborto erano vietati, in omaggio ai precetti della Chiesa, le famiglie si sfasciavano comunque e le donne abortivano rivolgendosi alle mammane o ai “cucchiai d’oro”.
Fare di scelte personali e private reati da codice penale è cosa che trovo aberrante.
Si perseguiva l’adulterio e poi si scioglievano i matrimonio attraverso la Sacra Rota, bastava conoscere o muovere le leve giuste.
Oggi almeno i drammi aggiunti che comportava la proibizione sono spariti, oggi con l’informazione sui metodi anticoncezionali, gli aborti sono nettamente diminuiti.
Resta il fatto che non si può imporre alle donne per legge di portare a termine una gravidanza indesiderata.
Resta la questione principale della salvaguardia della libertà di scelta.
Personalmente sono contrario all’aborto, ma non voglio che la mia opinione si traduca in una legge proibizionista, non servirebbe e sarebbe contraria alla mia visione dello Stato.
L’imperativo “io non lo farei mai” non deve diventare “tu non lo devi fare”.
Voglio che sia consentito alle donne di poter scegliere; voglio che all’aborto chirurgico sia affiancato l’aborto farmacologico.
Non voglio uno Stato che faccia propria la sacro-santa e legittima opinione della Chiesa e dei cattolici in materia di aborto, o meglio di una parte dei cattolici, altrimenti non riuscirei a spiegarmi come avremmo fatto a vincere un referendum in materia, in un Paese che si dichiara al 90% cattolico.
Libera Chiesa in libero Stato era il motto di Cavour ed io continuerò a ripeterlo e a difendere la necessità di avere uno Stato laico e non confessionale.

Per Radicali Lucani
IL Segretario
Maurizio Bolognetti


BASILICATA: RASSEGNA STAMPA SU RU486 E CRISI AL COMUNE DI MATERA


2 febbraio 2003


DA NUOVA BASILICATA (allegata a IL Giornale) 02/02/2003


Di Mariangela Petruzzelli


“E’ LA PILLOLA DELLA MORTE “
IL NO ALLA SPERIMENTAZIONE DEL FARMACO ABORTIVO Ru486 DELLE ASSOCIAZIONI CATTOLICHE.
L’APPELLO E’ STATO LANCIATO IERI A POTENZA DURANTE UNA CONFERENZA STAMPA.


POTENZA
– Un “NO” alla sperimentazione della pillola abortiva Ru486 giunge come monito e proposta dal Movimento per la Vita, da molte associazioni per la famiglia di di ispirazione cattolica e dal mondo politico cristiano del capoluogo, che ieri mattina, alle ore 11.30, si sono riuniti nella sede dell’ Associazione della stampa, di Via Mazzini, a Potenza per esprimere il proprio disappunto in presenza della stampa.

“Il nostro non è solo un no politico, ma soprattutto un no etico e civile”, ha affermato Marcello Ricciuti, medico anestesista dell’ospedale San Carlo e Presidente del movimento per la vita di Potenza. La conferenza stampa, presieduta da Monsignor Agostino Superbo, Arcivescovo della diocesi potentina è stata organizzata per esprimere la non condivisione della proposta dei radicali di distribuire il farmaco abortivo presso l’ospedale San Carlo: la pillola Ru486 viene già distribuita a titolo sperimentale nell’ospedale Sant’Anna di Torino, adesso se ne propone l’uso anche nella città di Potenza. Il partito radicale della Regione Basilicata ha lanciato l’idea della sperimentazione della pillola, ora spetta al Comitato Etico dell’azienda ospedaliera San Carlo la definitiva approvazione della distribuzione del farmaco. Marcello Ricciuti ha esposto le motivazioni Etiche e scientifiche dell’opposizione del movimento per la vita all’uso della pillola: la ru486 è una sostanza chimica che contrasta il progesterone, ormone della gravidanza e la sua assunzione entro le 7 settimane ne provoca l’interruzione con la morte dell’embrione e la sua successiva espulsione; in tal modo la pillola provoca un “aborto medico o chimico”, che si distingue dal tradizionale “Aborto chirurgico”, praticato con un intervento di svuotamento dell’utero.
Si sostiene che con l’uso della Ru486 l’aborto sia meno traumatico per la donna in quanto la sottrae all’intervento chirurgico più complicato.
Il Movimento per la Vita si dissocia totalmente da tale posizione adducendo le seguenti ragioni: l’aborto con la Ru486 non è per niente un “aborto dolce” , in quanto la procedura con la quale avviene costringe la donna all’attesa di tre o quattro giorni prima della reale espulsione dell’embrione e provoca delicate complicanze e conseguenze di malessere fisico, sia durante che dopo la fase abortiva, che in alcuni casi può anche determinare la morte.
Inoltre l’ “aborto in pillole” è fortemente lesivo per la donna dal punto di vista psicologico, ancor più di quello chirurgico, poiché ella coscienza, con lucida “memoria” dell’evento che non avviene in anestesia”. “Il maggior pericolo della diffusione della pillola è rappresentato dal rischio di banalizzazione e di privatizzazione dell’aborto: con la Ru486 si potrebbe arrivare a pensare che l’aborto sia alla portata di tutti, senza il ricovero in ospedale, contravvenendo alla stessa legge sull’aborto, la 194/78, che nell’articolo 1 e nell’art. 3 sostiene che l’aborto non è un diritto, e che la vita va tutelata comunque sin dall’inizio e che si devono cercare pecorsi di dissuasione per le donne intenzionate ad abortire”, ha sostenuto Ricciuti.
Salvatore Masi, responsabile dell’ufficio famiglie delle associazioni per la vita e familiari della diocesi di Potenza ha ricordato quanto sia importante che le famiglie, che hanno un fondamentale ruolo sociale educativo e civile, si preparino a gestire l’eventuale sperimentazione dell’uso della pillola: occorre che parta proprio dalle famiglie la diffusione di una nuova cultura della vita, perché sono in tanti a chiederlo, soprattutto i giovani.
Da qui il monito a tutte le famiglie, impreparate ad affrontare l’aborto, di condividere il problema con esperti, associazioni familiari, parrocchie e consultori.
Monsignor Agostino Superbo ha parlato dell’impegno morale ed etico dell’uomo politico che non può sostenere la proposta di diffusione della pillola: “la moralità e la politica vanno di pari passo: ogni uomo politico soprattutto quello d’ispirazione e credo cristiano, deve operare mettendo sempre al primo posto, anche nelle scelte politiche, il rispetto della persona umana.
Ogni individuo ha la libertà di scegliere sulla vita quando parliamo di relativismo etico, ma quando entriamo nel pluralismo etico dobbiamo propagandare da esseri umani con principi cristiani la sacralità della persona sin dal suo concepimento: l’opposizione all’aborto in pillole è una battaglia di civiltà, l’inciviltà è la mancanza di rispetto sacro per la vita”
Presenti all’incontro molte altre associazioni potentine: Associazione genitori con il suo Presidente Fernando Barbaro, lìAssociazione delle famiglie affidatarie “Il Ponte”, (Presidente: Pinuccio Palazzo), l’Associazione cooperatori adesioni famiglie della parrocchia Don Bosco, L’ADUM (Associazione difendere la vita con Maria di Don Marcello Corbisiero), l’ACIF (Associazione centro italiano femminile, Presidente: Caterina Labriola), il CLUMB ( Centro lucano metodo billings), il MO.I.GE. (Movimento italiano genitori lucano).
Rilevanti gli interventi della dottoressa Michela Urciuoli, Presidente del centro aiuto alla vita CLUMB di Potenza e dell’avvocatessa Giuditta La morte, Presidente del MOIGE lucano: la Urciuoli ha evidenziato quanto sia emergente e diffuso l’aborto in tutta la Basilicata e nel capoluogo: in media ogni settimana nella sola città di Potenza avvengono sei sette aborti, nella maggior parte dei casi le motivazioni che inducono le donne lucane all’aborto sono l’indigenza e i disagi economici, nonché scelte superficiali, quali ad esempio “ non è il momento giusto per la mia carriera”.
Giuditta La Morte ha sottolineato che consentire l’uso della Ru486 rischia di far venire meno l’intera portata della legge 194/78 che sancisce la necessità di far comprendere al meglio alla donna il significato dell’aborto, che di fatto dichiara che l’embrione è vita e che in quanto tale è meritevole di tutela, che si pone come obiettivi di azzerare gli aborti terapeutici, di ridurre quelli spontanei e di favorire la procreazione cosciente”.
Ha concluso Superbo: “ci auguriamo che il protocollo di adozione della Ru486 non sia equiparato a quello di altri farmaci.
Non poniamo una censura ai politici regionali, ma solo delle indicazioni, facendo loro un richiamo al valore della vita, chiediamo solo un’apertura di orizzonto semplice e serena, ma certamente ferma.



SI ALLA VITA DA AN E AZIONE UNIVERSITARIA
RADICALI LIBERA SCELTA

DA IL QUOTIDIANO 02/02/2003

Alle Posizioni di Superbo i Radicali Lucani rispondono con “Libera Chiesa in Libero Stato”, Sì alla Ru486. Rispetto e onore a Superbo e al Movimento per la vita che difendono le proprie idee. Tirata di orecchie per chi “d’accordo con noi si nasconde.”

Va salvaguardata la libertà di scelta. “Sono contrario all’aborto – dice Bolognetti – ma “Io non lo farei mai non deve diventare “Tu non lo devi fare”.
Alleanza Nazionale e Azione Universitaria sono per il si alla vita e il no alla pillola Ru486.
P.S.
Segue descrizione dell’azione del farmaco


UNA “CROCIATA CONTRO LA PILLOLA ABORTIVA”
“OCCORRE COMPIERE UNA SCELTA DI CIVILTA’ PER RISPETTARE LA VITA UMANA. FIN DALL’INIZIO”.

DA LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 02/02/2003

Di Angela Di Maggio

POTENZA – La Ru486 la nuova pillola abortiva fa discutere anche in Basilicata il polverone è stato sollevato in seguito alla decisione dell’ospedale Sant’Anna di Torino di avviare la sperimentazione della pillola che provoca l’aborto senza la necessità di ricorrere all’intervento chirurgico.

La discussione vera e propria, però, è nata perché sarebbe giunta anche all’ospedale San Carlo di Potenza e alla Regione Basilicata la stessa proposta.
L’ Assessore alla sicurezza e alla solidarietà sociale, Gennaro Straziuso, avrebbe fatto sapere che l’ultima parola spetterebbe al direttore dell’azienda ospedaliere, Bruno Pastore che dovrà verificare se ci sono le condizioni per intraprendere questa strada.
Nel frattempo, a Potenza, si sono mobilitati il Vescovo Agostino Superbo, il Presidente del Movimento Per La Vita, Marcello Ricciuti, il Presidente del centro Aiuto alla Vita Michela Urciuolo, Salvatore Masi responsabile dell’ufficio famiglie della Diocesi di Potenza e Giuditta La Morte del MOIGE.
Durante una conferenza stampa hanno spiegato le ragioni del loro “NO” alla Ru486 illustrandone le motivazioni scientifiche ed etiche.
Il Vescovo ha sottolineato che in merito a questa vicenda “intervenga il Comitato etico nazionale e non il Comitato etico regionale.” Occorre fare una scelta di civiltà – ha detto Monsignor Superbo – perché questo vuol dire rispettare la vita umana. La vita è un dono del signore e come tale va preservata e custodita. Ad ogni modo – ha continuato Superbo - non vogliamo imporre la nostra posizione ma dare delle indicazioni. Crediamo che tre sono i principi ai quali bisogna fare riferimento: la moralità della politica il pluralismo della politica a confronto con quello etico e la promozione, de parte del politico cristiano, della possibilità di agire secondo la propria coscienza”.
Marcello Ricciuti ha manifestato le sue perplessità, in merito alla Ru486 da un punto di vista scientifico, dichiarando che questa pillola, a base di mefepristone, (sostanza chimica che contrasta il progesterone) provoca la morte dell’embrione e l’espulsione dello stesso.
Secondo quanto affermato – aggiunge Ricciuti – per la donna l’assunzione di questa pillola vorrebbe dire praticare un aborto meno traumatico, invece non è così perché si troverebbe a vivere, questa già difficile esperienza per tre giorni e senza anestesia”.
Assolutamente contraria anche Michela Urciolo: “la diffusione della Ru486 rischia di banalizzare l’aborto e renderlo un fatto privato.”
Molte donne potrebbero farlo senza pensare alle conseguenze”.



MAURIZIO BOLOGNETTI: “I RADICALI DICONO SI’ ALL’ABORTO FARMACOLOGICO”

DA LA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 02/02/2003

POTENZA – “Libera Chiesa in Libero Stato era il motto di Cavour ed io continuerò a ripeterlo e a difendere la necessità di avere uno Stato laico e non confessionale”.

Maurizio Bolognetti, Segretario regionale dei Radicali Lucani scende in campo a favore della Ru486: la pillola abortiva. “Vogliamo – dice Bolognetti – che sia consentito alle donne e alle coppie di poter scegliere, vogliamo che all’aborto chirurgico sia affiancato l’aborto farmacologico”.
Nel suo intervento Bolognetti rende onore a Monsignor Agostino Superbo, Vescovo di Potenza e al Movimento per la vita perché “scendono in campo sulla questione della ru486 con la forza e la passione di chi difende le proprie ideee e le proprie convinzioni”.
Ma si scaglia contro gli altri cattolici che “si nascondono sotto le sottane di Monsignore”.
Allora, i Radicali invitano “ la Basilicata laica, liberale, socialista, anticoncordataria, i cattolici liberali, gli antiproibizionisti, e tutti coloro, che come noi sono convinti che bisogna difendere la distinzione di ruoli e competenze tra lo Stato e la Chiesa, a manifestarsi e scendere in campo senza paure. Non si può imporre – conclude Bolognetti – alle donne per legge di portare a termine una gravidanza indesiderata. Bisogna salvaguardare la libertà di scelta. Non vogliamo, insomma , che lo stato faccia propria la sacro-santa e legittima opinione della Chiesa e dei cattolici in materia di aborto, se no non mi spiegherei come avremmo fatto a vincere un referendum in materia”.

P.S.


Evidentemente alla fine hanno scorporato la frase dal contesto a cui apparteneva e cioè:
“Non voglio uno Stato che faccia propria la sacro-santa e legittima opinione della Chiesa e dei cattolici in materia di aborto, o meglio di una parte dei cattolici, altrimenti non riuscirei a spiegarmi come avremmo fatto a vincere un referendum in materia, in un Paese che si dichiara al 90% cattolico.”

Riporto il servizio del TG3 Basilicata
Per il video “Radicali Lucani”
Durata: un minuto e cinquantasette secondi.
Sede: Assostampa
Esibizione di muscoli sala stracolma
Giornalista in studio Cinzia Greci, che così presenta il servizio:
“Sulla possibilità di sperimentare all’ospedale San Carlo di Potenza la cosiddetta pillola del giorno dopo si leva la voce contro della Curia Lucana.”
Inviato Edmondo Soave, che così descrive la conferenza stampa:
“No alla sperimentazione al San Carlo di Potenza della pillola abortiva ru486, la pillola capace in tre giorni di svuotare l’utero entro le prime sette settimane di gravidanza. Un no secco forte e senza appello pronunciato da tutte le associazioni che aderiscono alla forum per la pastorale familiare, che, Vescovo in testa, hanno voluto investire l’opinione pubblica di una problematica molto più complessa, hanno detto, di come i fautori vorrebbero far credere. Tutto è nato dalla richiesta, qualche giorno fa, dell’assessore regionale Straziuso all’ospedale di Potenza di esaminare la possibilità che anche qui possa venire sperimentata la famosa pillola. La richiesta è ora all’esame del comitato etico, ma nel frattempo il mondo cattolico ha risposto oggi con una sola voce. Nessuna censura alla regione, ma l’invito a valutare il problema con la delicatezza che merita, non siamo, ha detto Monsignor Superbo, di fronte ad una pillola come altre, questo sul piano politico.
Su quello medico, è stato il dott. Ricciuti, del Movimento per la Vita a fornire le informazioni scientifiche. La ru486 si assume in tre sedute diverse a distanza di tre giorni e causa nel 95 per cento dei casi l’espulsione dell’embrione e della placenta, ma non si tratta di un aborto dolce ha detto Ricciuti, la donna vive il tutto a casa con ripercussioni psicologiche anche maggiori rispetto all’aborto chirurgico
Infine, Monsignor Superbo, ha ricordato il senso dell’ultimo documento Vaticano circa l’impegno dei cristiani: pluralismo politico sì, relativismo etico no. Sulla vita, insomma, non si tratta.
P.S.
Ottime le zoomate sulle donne presenti in sala.
Soave ha scandito molto bene ogni parola pronunciata


 

BASILICATA - RASSEGNA STAMPA SU "IRAQ LIBERO!" E RU486

 

4 febbraio 2003


da “La Gazzetta del Mezzogiorno” 04/02/2003


IL CASO – L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’, STRAZIUSO, INVITA IL “SAN CARLO” A UNA RIFLESSIONE AD AMPIO RAGGIO SUL TEMA.

PILLOLA ABORTIVA, RINVIATA LA DECISIONE

SPERIMENTAZIONE
A POTENZA: L’ASL PRENDE TEMPO DOPO LE RECENTI POLEMICHE.


di Angela Di Maggio

POTENZA – “La Regione Basilicata ancora non si è pronunciata sull’eventualità della sperimentazione della pillola abortiva, RU486”. E’ questa, per adesso, la posizione dell’assessore alla sicurezza e alla solidarietà sociale, Gennaro Straziuso, all’indomani della conferenza stampa promossa dal Vescovo di Potenza, Agostino Superbo e le associazioni laiche come il MOIGE, il Movimento per Vita e il centro di aiuto alla vita.
Straziuso ha ribadito che la questione sta per essere discussa dal Comitato Etico regionale al quale si chiede di avviare, insieme all’ospedale San Carlo di Potenza, una riflessione in merito all’intera vicenda. “Ad ogni modo – ha detto l’Assessore Straziuso – il farmaco, in Italia, non è ancora in commercio. La Regione Basilicata è nella fase della valutazione e non ha assunto alcuna posizione, anche perché mancano ancora le autorizzazioni ministeriali. Insomma, siamo nella fase della pre-condizione”.
Anche il direttore generale dell’ospedale San Carlo di Potenza, Bruno Pastore, ha fatto sapere che “il dibattito sulla possibile sperimentazione della pillola abortiva è stato inserito nell’ordine del giorno del Comitato Etico regionale perché dall’assessorato è giunto solo un invito a riflettere su questo argomento. Del resto – ha aggiunto Pastore – diverse perplessità sono state avanzate anche dal ministero e, dunque, fino a quando non ci saranno disposizioni precise sarà difficile anche prendere una decisione.”
Comunque, ricordiamo che nei giorni scorsi, da più parti, si erano levati scudi contro la Ru486.
In prima fila la Chiesa con le dichiarazioni del Vescovo, Agostino Superbo, che si era espresso sulla necessità di far intervenire sulla vicenda il Comitato Etico Nazionale e non solo quello regionale. Il Vescovo aveva ribadito che non si trattava di una censura nei confronti dell’operato regionale, ma solo di una indicazione affinché l’adozione del protocollo della sperimentazione della ru486 non venga equiparato a quello di altri farmaci.
La posizione della Chiesa è stata ampiamente sostenuta da Marcello Ricciuti, presidente del Movimento per la vita di Potenza e da Michela Urciuolo del centro di aiuto alla vita che, hanno sottolineato come, per la donna, un aborto chimico potrebbe rivelarsi traumatico tanto quanto quello chirurgico.
Insomma, secondo Ricciuti, le donne non ne trarrebbero alcun vantaggio, al contrario si rischierebbe solo di banalizzare una scelta già molto difficile.
Anche Giuditta La morte, del Moige, ha manifestato la propria contrarietà verso la pillola abortiva dichiarando che alla luce di un “ordinamento giuridico che tutela la vita, fin dal suo inizio, non si può pensare di introdurre, sia pure in via sperimentale e proclamando una tutela della privacy della donna, la Ru486 che rischia di svuotare di significato la legge 194”.
Unica voce fuori dal coro è stata quella dei Radicali Lucani.
Maurizio Bolognetti, segretario regionale, ha espresso con determinazione il proprio punto di vista asserendo che “le donne e le coppie devono poter decidere se praticare l’aborto chirurgico o quello farmacologico. E poi – ha continuato Bolognetti – bisogna salvaguardare la libertà di scelata di ognuno.”
Ricordiamo che la pillola abortiva Ru486 è a base di mifepristone, una sostanza chimica che contrasta il progesterone, l’ormone della gravidanza.
L’Assunzione della Ru486, entro le sette settimane di gravidanza, provoca l’interruzione della stessa, la morte dell’embrione e la sua successiva espulsione. In questao modo, la donna vivrebbe le fasi dell’aborto (tre giorni) in piena coscienza e non in anestesia generale.

Per la serie: "meglio tardi che mai"

La Nuova Basilicata Pubblica oggi il comunicato inviato il 1 Febbraio pag.8


LA LAICITA'DELLO STATO E' COSA CHE VA RISPETTATA

Onore a Monsignor Superbo e al “Movimento Per la Vita”, che scendono in campo sulla questione della RU486, con la forza e la passione di chi difende le proprie idee e le proprie convinzioni.
A tutti gli altri, ai contrari che si nascondono sotto le sottane di Monsignore, ai favorevoli e ce ne sono, che preferiscono non manifestarsi, limitandosi a dirci in camera caritatis che sono d’accordo con noi, diciamo: “uscite dalla linea grigia e partecipate a questa possibilità di dibattito e di confronto.”
Invitiamo la Basilicata laica, liberale, socialista, anticoncordataria, anticlericale, i cattolici liberali, gli antiproibizionisti e tutti coloro, che come noi sono convinti che bisogna difendere la distinzione di ruoli e competenze tra lo Stato e la Chiesa, a manifestarsi e a scendere in campo senza paure.
Abbiamo ascoltato con grande attenzione le parole di Monsignor Superbo e da subito vogliamo rispondere che la laicità della Stato è cosa che va rispettata, così come noi rispettiamo, naturalmente non condividendole, le opinioni di Superbo.
Quando in questo Paese il divorzio e l’aborto erano vietati, in omaggio ai precetti della Chiesa, le famiglie si sfasciavano comunque e le donne abortivano rivolgendosi alle mammane o ai “cucchiai d’oro”.
Fare di scelte personali e private reati da codice penale è cosa che trovo aberrante.
Si perseguiva l’adulterio e poi si scioglievano i matrimonio attraverso la Sacra Rota, bastava conoscere o muovere le leve giuste.
Oggi almeno i drammi aggiunti che comportava la proibizione sono spariti, oggi con l’informazione sui metodi anticoncezionali, gli aborti sono nettamente diminuiti.
Resta il fatto che non si può imporre alle donne per legge di portare a termine una gravidanza indesiderata.
Resta la questione principale della salvaguardia della libertà di scelta.
Personalmente sono contrario all’aborto, ma non voglio che la mia opinione si traduca in una legge proibizionista, non servirebbe e sarebbe contraria alla mia visione dello Stato.
L’imperativo “io non lo farei mai” non deve diventare “tu non lo devi fare”.
Voglio che sia consentito alle donne di poter scegliere; voglio che all’aborto chirurgico sia affiancato l’aborto farmacologico.
Non voglio uno Stato che faccia propria la sacro-santa e legittima opinione della Chiesa e dei cattolici in materia di aborto, o meglio di una parte dei cattolici, altrimenti non riuscirei a spiegarmi come avremmo fatto a vincere un referendum in materia, in un Paese che si dichiara al 90% cattolico.
Libera Chiesa in libero Stato era il motto di Cavour ed io continuerò a ripeterlo e a difendere la necessità di avere uno Stato laico e non confessionale.

Per Radicali Lucani
IL Segretario
Maurizio Bolognetti


 

da “La Gazzetta del Mezzogiorno” 04/02/2003

4 febbraio 2003

IL CASO – L’ASSESSORE REGIONALE ALLA SANITA’, STRAZIUSO, INVITA IL “SAN CARLO” A UNA RIFLESSIONE AD AMPIO RAGGIO SUL TEMA.


PILLOLA ABORTIVA, RINVIATA LA DECISIONE

SPERIMENTAZIONE
A POTENZA: L’ASL PRENDE TEMPO DOPO LE RECENTI POLEMICHE.


di Angela Di Maggio

POTENZA – “La Regione Basilicata ancora non si è pronunciata sull’eventualità della sperimentazione della pillola abortiva, RU486”. E’ questa, per adesso, la posizione dell’assessore alla sicurezza e alla solidarietà sociale, Gennaro Straziuso, all’indomani della conferenza stampa promossa dal Vescovo di Potenza, Agostino Superbo e le associazioni laiche come il MOIGE, il Movimento per Vita e il centro di aiuto alla vita.
Straziuso ha ribadito che la questione sta per essere discussa dal Comitato Etico regionale al quale si chiede di avviare, insieme all’ospedale San Carlo di Potenza, una riflessione in merito all’intera vicenda. “Ad ogni modo – ha detto l’Assessore Straziuso – il farmaco, in Italia, non è ancora in commercio. La Regione Basilicata è nella fase della valutazione e non ha assunto alcuna posizione, anche perché mancano ancora le autorizzazioni ministeriali. Insomma, siamo nella fase della pre-condizione”.
Anche il direttore generale dell’ospedale San Carlo di Potenza, Bruno Pastore, ha fatto sapere che “il dibattito sulla possibile sperimentazione della pillola abortiva è stato inserito nell’ordine del giorno del Comitato Etico regionale perché dall’assessorato è giunto solo un invito a riflettere su questo argomento. Del resto – ha aggiunto Pastore – diverse perplessità sono state avanzate anche dal ministero e, dunque, fino a quando non ci saranno disposizioni precise sarà difficile anche prendere una decisione.”
Comunque, ricordiamo che nei giorni scorsi, da più parti, si erano levati scudi contro la Ru486.
In prima fila la Chiesa con le dichiarazioni del Vescovo, Agostino Superbo, che si era espresso sulla necessità di far intervenire sulla vicenda il Comitato Etico Nazionale e non solo quello regionale. Il Vescovo aveva ribadito che non si trattava di una censura nei confronti dell’operato regionale, ma solo di una indicazione affinché l’adozione del protocollo della sperimentazione della ru486 non venga equiparato a quello di altri farmaci.
La posizione della Chiesa è stata ampiamente sostenuta da Marcello Ricciuti, presidente del Movimento per la vita di Potenza e da Michela Urciuolo del centro di aiuto alla vita che, hanno sottolineato come, per la donna, un aborto chimico potrebbe rivelarsi traumatico tanto quanto quello chirurgico.
Insomma, secondo Ricciuti, le donne non ne trarrebbero alcun vantaggio, al contrario si rischierebbe solo di banalizzare una scelta già molto difficile.
Anche Giuditta La morte, del Moige, ha manifestato la propria contrarietà verso la pillola abortiva dichiarando che alla luce di un “ordinamento giuridico che tutela la vita, fin dal suo inizio, non si può pensare di introdurre, sia pure in via sperimentale e proclamando una tutela della privacy della donna, la Ru486 che rischia di svuotare di significato la legge 194”.
Unica voce fuori dal coro è stata quella dei Radicali Lucani.
Maurizio Bolognetti, segretario regionale, ha espresso con determinazione il proprio punto di vista asserendo che “le donne e le coppie devono poter decidere se praticare l’aborto chirurgico o quello farmacologico. E poi – ha continuato Bolognetti – bisogna salvaguardare la libertà di scelata di ognuno.”
Ricordiamo che la pillola abortiva Ru486 è a base di mifepristone, una sostanza chimica che contrasta il progesterone, l’ormone della gravidanza.
L’Assunzione della Ru486, entro le sette settimane di gravidanza, provoca l’interruzione della stessa, la morte dell’embrione e la sua successiva espulsione. In questao modo, la donna vivrebbe le fasi dell’aborto (tre giorni) in piena coscienza e non in anestesia generale.


MELFI: PILLOLA ABORTIVA RU486, DEVE PRONUNCIARSI LA REGIONE.

DA NUOVA BASILICATA (allegata a Il Giornale) 08/02/2003


POTENZ
A – Tutti presi come si era in questi ultimi giorni ad indignarsi per l’approvazione trasversale dell’aumento dell’indennità di carica dei consiglieri regionali, è sfuggito a molti, semplici cittadini o politici impeganti a vario titolo, l’ampio spazio riservato dalla stampa, locale e nazionale, al problema della sperimentazione della pillola abortiva Ru486.

Non ha mancato comunque il presidente del gruppo consiliare dell’UDC, Antonio Melfi, di notare la titubanza ed il temporeggiamento manifestati dall’assessore Straziuso in merito alla questione sollevata. In particolare risulta che, ad un primo plauso tributatogli dal segretario regionale del Partito Radicale, Maurizio Bolognetti, per la disponibilità manifestata dalla Regione Basilicata, specificamente dal dipartimento sicurezza e solidarietà sociale circa la possibilità di procedere alla sperimentazione della Ru486 presso l’ospedale San Carlo di Potenza, ha fatton seguito una dichiarazione dell’assessore al ramo nella quale si afferma che “la Regione Basilicata non si è ancora pronunciata sulla eventualità della sperimentazione della pillola abortiva”.
Tale dichiarazione è stata rilasciata all’indomani della conferenza stampa promossa dal Vescovo di Potenza, Agostino Superbo e da associazioni laiche (MOIGE, Movimento per la Vita, Centro di Aiuto alla vita).
Questo repentino cambio di idea da parte di Straziuso ha indotto il Bolognetti, si ritiene a giusta ragione, a ricordare il motto di Cavour “Libera Chiesa in Libero Stato”, probabilmente per criticare l’atteggiamento mutevole, indeciso, influenzabile, assunto dall’assessore a tale delicatissima questione.
Pertanto Melfi, che non si include fra “gli altri cattolici che si nascondono sotto le sottane di Monsignore”, giusta l’espressione colorata di Bolognetti, - quand’anche le sottane di un Monsignore non siano meno sicure di una bandiera di partito - , nel riaffermare la sua decisa contrarietà, sotto il profilo etico ed umano prima che politico, alla sperimentazione della pillola abortiva, sostiene saldamente la posizione sua personale, e del partito che rappresenta, riguardo al tema della interruzione volontaria di gravidanza.
Ribadendo la propria posizione contraria all’aborto, pur nella consapevolezza della legge 184 che lo legalizza, l’esponente dell’UDC ritiene pericoloso e seriamente minatorio del significato stesso del valore della vita, al di là della sacralità che un cattolico convinto attribuisce alla stessa, affiancare all’aborto chirurgico, in strutture ospedaliere adeguatamente attrezzate, l’aborto farmacologico che vorrebbe dire, a sperimentazione conclusa, consentire la libera vendita in farmacia della pillola del giorno dopo. Tutto ciò, continua Melfi, non va certo nel segno di salvaguardare la libertà di scelta della donna, ma piuttosto di svilire la dignità della donna, di mercanteggiarne il corpo, di azzerarne il rispetto come essere umano, di considerare l’origine di una nuova vita umana che si sviluppa nel grembo di una donna alla stessa stregua di un indigestione che può essere curata con l’assunzione di un farmaco che liberi l’intestino dall’intasamento causato da una grande abbuffata: cattolici o no, religiosi o liaici, credenti o atei, per il solo fatto che si è esseri umani non si può ritenere l’inizio di una nuova vita, quand’anche non voluta, inattesa, indesiderata, alla stessa stregua di un intasamento viscerale. Se davvero si vuole salvaguardare la libertà di scelta della donna, per quanto la procreazione sia un fatto non esclusivo ma condiviso fra un uomo ed una donna, non la si deve indurre né a ricorrere alla “mammana” ma neppure al “fai da te” puro e semplice, perché le conseguenze fisiche, ed ancor più psicologiche di una interruzione di gravidanza, per quanto voluta e liberamente scelta, non sono assolutamente cancellabili, in una donna, in ogni donna, con la espulsione del feto.
La materia così carica di risvolti etici oltre che scientifici va affrontata, a giudizio di Melfi, in un dibattito serio, ad ampio raggio, che coinvolga i vari organismi all’uopo costituiti, innanzitutto il Comitato Etico regionale cui spetta la valutazione della possibilità di mettere in atto la sperimentazione della pillola ru486, approntarne il protocollo da sottoporre, successivamente all’approvazione del Ministero della salute; non corrisponde al vero quanto affermato dall’assessore Straziuso che “la regione Basilicata e nella fase della valutazione e non ha assunto alcuna posizione, anche perché mancano ancora le autorizzazioni ministeriali”, perché come si è detto, l’iter autorizzatorio è diverso. Pur convinto che la materia non possa essere esaurita in un interrogazione urgente, il Presidente del gruppo regionale dell’UDC si è tuttavia rivolto all’assessore perché faccia chiarezza sul lavoro che il Comitato Etico regionale sta svolgendo a questo riguardo, su quale organismo abbia fatto pervenire alla regione Basilicata ed all’ospedale San Carlo di Potenza la richiesta di sperimentare la Ru486 e che titolo avesse ad avanzare una tale richiesta, sul perché dell’invito rivolto dall’assessore Straziuso al direttore generale del San Carlo, dott. Bruno Pastore, a riflettere sull’argomento. A questo proposito Melfi ricorda all’assessore la sua valenza all’interno dell’ospedale di Potenza non tanto come rappresentante dell’Ente Regione quanto piuttosto come primario ormai da tempo immemorabile in forza delle sue indiscusse qualità professionali e del prestigio di cui gode e lo invita quindi a tenere un atteggiamento coerente e fermo, senza lasciarsi prendere da eventi esterno di natura alternativamente favorevoli o contrari alla sperimentazione in questione.
Infine chiede all’assessore di valutare l’opportunità di sollecitare una discussione seria, scientifica, morale, deontologica sul tema anche in sede di consiglio regionale.

DA IL QUOTIDIANO (allegato a il Mattino) 08/022003

PILLOLA ABORTIVA INTERROGAZIONE DI MELFI DELL’UDC


SPERIMENTAZIONE della pillola abortiva all’ospedale San Carlo: il presidente del gruppo consiliare dell’UDC, Antonio Melfi, interroga l’assessore regionale Gennaro Straziuso. Melfi chiede che “si faccia chiarezza sul lavoro che il Comitato Etico regionale sta svolgendo”. Secondo il capogruppo dell’UDC, la materia, così carica di risvolti etici oltre che scientifici, va affrontata in un dibattito serio, ad ampio raggio, che coinvolga i vari organismi costituiti, innanzitutto il Comitato Etico regionale “cui spetta la valutazione della possibilità di mettere in atto la sperimentazione della pillola Ru486, approntarne il protocollo da sottoporre, successivamente, all’approvazione del ministero della salute”.

E, dunque, “non corrisponde al vero quanto affermato dall’assessore Straziuso che la Regione Basilicata è nella fase della valutazione e non ha assunto alcuna posizione, anche perché mancano ancora le autorizzazioni ministeriali, in quanto l’iter autorizzativi è diverso”. Melfi, nel ribadire la propria contrarietà all’aborto, ritiene pericoloso affiancare all’aborto chirurgico quello farmacologico “che vorrebbe dire consentire la libera vendita in farmacia della pillola”.

La GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO 08/02/2003

MELFI (UDC) E LA PILLOLA ABORTIVA


Il Capogruppo dell’UDC, Antonio Melfi, prende posizione contro la sperimentazione della pillola abortiva Ru486 al San Carlo di Potenza.

L’esponente dell’opposizione critica anche la posizione assunta dall’assessore alla sanità, Gennaro Straziuso, che avrebbe mostrato “titubanza e temporeggiamento”.
“In particolare – dice Melfi – dopo il plauso tributatogli dal segretario regionale del partito radicale, Bolognetti, per la disponibilità manifestata dalla regione circa la possibilità di procedere alla sperimentazione, ha fatto seguito una dichiarazione dell’assessore nella quale si afferma che la Regione non si è ancora pronunciata sull’eventualità”. Melfi fa notare che “tale dichiarazione è stata rilasciata all’indomani della conferenza stampa promossa dal Vescovo di Potenza, Agostino Superbo, e da associazioni laiche”.

DA NUOVA BASILICATA 08/02/2003

PILLOLA RU486, LIBERTA’CHIARA E INEQUIVOCABILE


Matera – La proposta di sperimentazione della pillola Ru486 presso l’opedale San Carlo di Potenza – si legge in una nota di Wanda Mazzei e Tina Santochirico – ci impone, come donne e come persone che hanno a cuore il principio della laicità dello Stato, di prendere una posizione chiara e inequivocabile.

La possibilità di consentire alle donne la libertà di scelta in materia di aborto non può e non deve essere messa in discussione. La Ru486 è una valida alternativa all’aborto chirurgico, sicuramente meno traumatica e invasiva e pertanto non comprendiamo perché non deve essere consentita in questa regione.L’art.15 della Legge 194/78 attribuisce, anzi impone alle Regioni chiari compiti di aggiornamento in materia di aborto: “…sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione di gravidanza”.
L’aborto chirurgico –prosegue la nota- viene praticato, in non pochi casi, in assenza di anestesia o in anestesia parziale. Vorremmo,poi, ricordare a tutti-continua- che, proprio grazie alla legalizzazione dell’aborto e ad una maggiore informazione sui metodi anticoncezionali, le interruzioni di gravidanza sono enormemente calate a partire dal 1978.
Rivolgiamo, pertanto, un appello atutte le donne a quanti hanno a cuore la tutela delle libertà individuali e la promozione della ricerca scientifica affinché facciano sentire la loro voce anche in occasione della prossima riunione del Comitato etico regionale, convocato per discutere tale argomento.


RU486 - IL COMITATO ETICO DEL SAN CARLO SCEGLIE DI NON SCEGLIERE

 

28 febbraio 2003


Ho da poco concluso una più o meno lunga conversazione con il Presidente del Comitato Etico del San Carlo, nonchè direttore sanitario dello stesso ospedale.

Mi ha detto che il Comitato Etico non si è espresso nel merito della "sperimentazione" e della possibilità di utilizzo della Ru486 per la mancanza di un progetto!
Al Direttore Generale del San Carlo, dr. Bruno Pastore, spetterà il compito d'informare la Regione e segnatamente l'Assessorato alla Sanità, diretto dal primario del San Carlo, Gennaro Straziuso.
Francamente ho l'impressione di assistere ad una bella rappresentazione del famoso gioco del cerino o forse meglio sarebbe parlare di gioco delle tre carte, dove a perdere naturalmente sono le donne e la loro possibilità di scelta in materia d'interruzione di gravidanza.
Avevamo fornito a tutti gli interessati abbondanti elementi per poter prendere una decisione, li avevamo invitati a mettersi in contatto con Silvio Viale e il dottor Campogrande del Sant'Anna di Torino, avevamo inviato loro la decisione del Comitato Etico della Regione Piemonte, la relazione del dottor Viale al congresso di Ginecologia tenutosi a Torino.
Abbiamo ripetutamente cercato di coinvolgere uno dei pochi medici non obiettori della Basilicata, il dottor Rocco Lovanio Paradiso, che ci aveva manifestato un certo interesse.
Abbiamo fatto riferimento all'inapplicato art.15 della 194/78.
Ed eccoci qui, dopo 90 giorni, ad assistere a questa sceneggiata e al gioco delle parti.
Francamente, le argomentazioni del dottor Maglietta sono a dir poco risibili, certo potrei sbagliare, ma non credo.
Manca il Progetto, già manca il progetto, ma manca soprattutto la volontà e la forza di opporsi a Monsignor Superbo e al Movimento per la Vita.
Ch
e dire, poi, di quella regione Basilicata che con orgoglio si definisce regione di sinistra; che dire del Presidente Bubbico, che da quasi due anni non risponde ad un atto di significazione e di diffida inviatogli dal Segretario di Radicali Italiani Daniele Capezzone, già che dire.

Che dire del fatto, che gli unici che hanno espresso un'opinione, in questi 3 mesi, sono stati i vari Monsignori, le associazioni cattoliche e il Movimento per la Vita. Dei laici, dei liberali, dei socialisti, di quelli che "Siamo di sinistra" nessuna traccia, encefalogramma piatto, afasia...forse paura?
Forse ho detto tutto, forse ho detto troppo o niente, chi lo sa.
Questa sera sono però ancora più convinto che di fronte alla pochezza e al vuoto di tanti politici regionali, pronti ad inchinarsi davanti alle sottane di Superbo, siamo tutti più poveri.
Viva il gioco delle tre carte, viva il Comitato Etico del San Carlo, onore al vincitore di questo primo round, spero non conclusivo, e cioè a Monsignor Agostino Superbo.

MAURIZIO BOLOGNETTI
Segretario Radicali Lucani
Comitato Nazionale di Radicali Italiani


RU486 / POTENZA: SIT-IN DAVANTI AL CONSIGLIO REGIONALE

 

marzo 2003


POTENZA - MERCOLEDI’ 5 MARZO, A PARTIRE DALLE ORE 9.00, MAURIZIO BOLOGNETTI, SEGRETARIO DI RADICALI LUCANI, TERRA’ UN SIT-IN DAVANTI ALLA SEDE DELLA GIUNTA REGIONALE UBICATA IN VIA ANZIO, PER SENSIBILIZZARE LA GIUNTA E IL CONSIGLIO SULLA QUESTIONE DELLA RU486.

NEL CORSO DELLA MANIFESTAZIONE SARA’ DISTRIBUITA AI CONSIGLIERI PRESENTI LA “PILLOLA DEL GIORNO DOPO”, MEGLIO NOTA COME NORLEVO E MATERIALE INFORMATIVO SULLA RU486.


La richiesta, avanzata da Radicali Lucani, di sperimentare la pillola abortiva presso l’ospedale San Carlo di Potenza, ha evocato le legioni di Santa Romana Chiesa e tra una conferenza stampa, convocata da Monsignor Superbo e una rappresentazione teatrale, organizzata dal “Movimento per la Vita”, gli Zuavi pontifici, nella giornata di domani, prenderanno d’assalto, non il palazzo d’inverno, ma la sede del Consiglio regionale di Basilicata, che speriamo possa essere finalmente teatro di un autentico confronto, che ci faccia capire quali sono le posizioni e le intenzioni di tutte le forze politiche regionali sul tema.
E già, perché negli ultimi mesi l’unico reale confronto sul tema si è svolto tra Radicali, Curia e Associazioni cattoliche, con alcuni estemporanei, imprecisi e retorici interventi di esponenti politici, che hanno confuso la Ru486 con la “Pillola del Giorno dopo”.
Degli “altri”, quelli che in camera caritatis ci dicevano di essere favorevoli, nessuna notizia, tutti attanagliati da improvvisa e inspiegabile afasia.
Ora, abbiamo una grande opportunità offerta da un ODG che sarà discusso in consiglio nella giornata di domani; mi auguro che esso non sia solo l’occasione per rappresentare uno stanco gioco delle parti, ma che produca delle azioni consequenziali alle dichiarazioni, che spero di poter ascoltare. Ci auguriamo, davvero, che l’occasione offerta al Consiglio, da parte dei Consiglieri Di Gilio e Melfi, sia sfruttata fino in fondo e non sia solo occasione per mere declamazioni ed esercizi di retorica pro e contro la proposta di sperimentazione che abbiamo avanzato.
Certo, il viatico al dibattito non è dei migliori, visto che abbiamo assistito fino ad oggi ad uno stucchevole scarica barile tra Regione, San Carlo, Comitato Etico, con i pochi medici non obiettori che hanno cercato di rendersi invisibili, presumo per evitare le folgori di Monsignor Superbo e i sopra citati intenti a giocare al gioco del cerino o forse a quello delle tre carte.
A tutti coloro che domani saranno protagonisti di questo dibattito, voglio ricordare, che dal settembre del 2001, attendiamo una risposta ad un atto di diffida, inviato dal Segretario di Radicali Italiani, Daniele Capezzone, al Presidente Bubbico e che l’articolo 15 della legge 194/78 recita: “Le regioni, d’intesa con le università e con gli enti ospedalieri, promuovono l’aggiornamento del personale sanitario ed esercente le arti ausiliarie sui problemi della procreazione cosciente e responsabile, sui metodi anticoncezionali, sul decorso della gravidanza, sul parto e sull’uso delle tecniche più moderne, più rispettose dell’integrità fisica e psichica della donna e meno rischiose per l’interruzione della gravidanza”.
Da quanto riportato, dunque, risulta evidente la responsabilità e la competenza della Regione rispetto alla questione aborto farmacologico.
Voglio, poi, sottolineare quanto riportato nell’atto di diffida inviato al Presidente: “in questi anni si e' diffusa una pratica non chirurgica per interrompere la gravidanza, una pratica farmacologica, basata sul principio attivo della pillola RU486, e che già mezzo milione di donne ne hanno fatto uso nei Paesi dell'UE (Gran Bretagna, Svezia, Spagna, Olanda, Germania, Austria, Danimarca, Finlandia e Belgio) e in Svizzera e negli Stati Uniti. La letteratura internazionale è ormai concorde nel considerare l’aborto farmacologico una sicura ed efficace alternativa a quello chirurgico, un’opzione decisamente meno invasiva spesso più accettata dalle donne per motivi sociali e psicologici, evidenziando che molte donne preferiscono evitare l’anestesia generale, che altre sono più rassicurate se le modalità dell’aborto simulano quello spontaneo e che anche la riservatezza sembra essere meglio garantita.”
Voglio, ancora, ricordare, in particolare ai presentatori dell’ODG, nel quale si fa riferimento alle parole di Superbo, che, in un Paese che si dichiara al 90 per cento cattolico, nel 1981, gli italiani bocciarono, a larghissima maggioranza, un referendum proposto dal Movimento per la Vita, finalizzato all’abrogazione della 194/78.
A tutti dico, che dobbiamo e possiamo consentire alle donne la possibilità di scegliere tra varie modalità abortive, in un Paese, che, anche grazie ai vari Movimenti per la Vita, ha avuto ed ha una pessima informazione sui metodi contraccettivi.
A tutti ricordo il motto di Cavour “Libera Chiesa in Libero Stato” e dico che non abbiamo di certo bisogno di uno Stato che imponga la morale e l’etica, vera o presunta, di alcuni al mondo universo: la questione che poniamo è una questione di libertà.
Proprio per ribadire quanto affermato, terrò, a partire dalle ore 9 di mercoledì 5 marzo, un Sit-In in via Anzio, davanti alla sede del Consiglio Regionale. Nel corso della manifestazione, distribuirò ai Consiglieri presenti la famosa o famigerata, fate voi, pillola del giorno dopo e materiale informativo sulla Ru486.

P.S.

Naturalmente, mi auguro che nel frattempo l’assessore Straziuso decida di ricevermi e di accettare un confronto chiarificatore su compiti e competenze della Regione. Analoga richiesta, evidentemente, rivolgo al Presidente Filippo Bubbico.


MAURIZIO BOLOGNETTI
Segretario Radicali Lucani
Comitato Nazionale di Radicali Italiani

RU486 – BOLOGNETTI E MELFI ATTACCANO L’ASSESSORE STRAZIUSO


7 marzo 2003


DA NUOVA BASILICATA 07/03/2003

BOLOGNETTI E MELFI ATTACCANO L’ASSESSORE STRAZIUSO
PILLOLA DEL GIORNO DOPO, E’ SCONTRO DOPO L’ULTIMO CONSIGLIO REGIONALE

POTENZA – E’ ancora polemica sull’ultima seduta del consiglio regionale, dopo la provocazione dei radicali sulla “pillola del giorno dopo”. Il Segretario lucano del movimento, Maurizio Bolognetti, ribadisce i duri commenti di ieri: “La pagina scritta dal pralmentino lucano – dice – nella giornata di mercoledì scorso no segna certo un punto a favore delle istituzioni. Anzi – commenta Bolognetti – ho avuto la sensazione che si continui ad avvilire le competenze e la rappresentatività del consiglio, utilizzando l’arma della “fuga” per far venir meno il numero legale. E così, grazie ad una squallida operazioncina di palazzo, i soliti noti sono riusciti ad evitare una interessante discussione sull’ordine del giorno presentato da AN e UDC sulla questione “Ru486” togliendo a più di un consigliere l’imbarazzo e il fastidio di dover fare una pubblica dichiarazione a favore o contro la proposta avanzata dai Radicali Lucani.”
Dal canto suo, il presidente del gruppo consiliare dell’UDC Antonio Melfi, ha detto di concordare pienamente con il giudizio espresso da Bolognetti sull’esito del consiglio regionale, conclusosi con la parola “vergogna” pronunciata a gran voce dalle poltrone riservate al pubblico proprio dal segretario dei Radicali Lucani: Secondo Melfi, per l’ennesima volta “l’assessore alla Sanità, Straziuso, barcamenandosi far la sua radicata formazione cattolica, la sua professione medico-scientifica e la sua funzione istituzionale non è stato in grado di trovare risposte esaustive e convincenti alle problematiche che di volta in volta gli vengono sottoposte”. “Che almeno – conclude Melfi – riesca a risolvere il problema del randagismo visto che, come si sa, can che abbaia non morde”.

Da NUOVA BASILICATA 06/03/2003


BOLOGNETTI: “VERGOGNATEVI”


POTENZA – Per sollecitare l’avvio della sperimentazione in Basilicata della Ru486 il Segretario dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, ha distribuito alcune pillole e materiale informativo all’ingresso del palazzo della Giunta regionale di Basilicata, dove si tenevano i lavori del consiglio regionale. “E’ una iniziativa provocatoria – ha detto Bolognetti – per suscitare un autentico confronto, che faccia capire quali sono le posizioni e le intenzioni di tutte le forze politiche regionali sul tema”.

La prevista approvazione di un ordine del giorno in materia da parte del Consiglio regionale è saltata per mancanza del numero legale.
I lavori dell’assemblea, pertanto, si sono chiusi con l’applauso solitario accompagnato dal grido “Vergognatevi” del leader dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti.

DA NUOVA BASILICATA 05/03/2003 pag.5


PILLOLA, SIT-IN DEI RADICALI


POTENZA – IL Segretario dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, ha annunciato che oggi terrà un Sit-In davanti la sede della Giunta regionale e distribuirà la “Pillola del giorno dopo”.
Secondo Bolognetti, “la richiesta avanzata da Radicali Lucani, di sperimentare la pillola abortiva presso l’ospedale San Carlo di Potenza, ha evocato le legioni di Santa Romana Chiesa e tra una conferenza stampa, convocata da Monsignor Superbo e rappresentazione teatrale, organizzata dal “Movimento per la Vita”, gli Zuavi pontifici, nella giornata di oggi prenderanno d’assalto, non il palazzo d’inverno, ma la sede del Consiglio regionale di Basilicata, che speriamo possa essere finalmente teatro di un autentico confronto, che ci faccia capire quali sono le posizioni e le intenzioni di tutte le forze politiche regionali sul tema.”
“Abbiamo – ha detto il segretario radicale – una grande opportunità offerta da un ordine del giorno che sarà discusso in Consiglio nella giornata di oggi. Mi auguro – ha aggiunto – che esso non sia solo l’occasione per rappresentare uno stanco gioco delle parti, ma che produca delle azioni consequenziali alle dichiarazioni, spero di poter ascoltare. Ci auguriamo, davvero, che l’occasione offerta al Consiglio, da parte dei consiglieri Di Gilio e Melfi, sia sfruttata fino in fondo e non sia solo occasione per mere declamazioni ed esercizi di retorica pro e contro la proposta di sperimentazione che abbiamo avanzato. Certo, il viatico al dibattito non è dei migliori, visto che abbiamo assistito fino ad oggi ad uno stucchevole scarica barile tra Regione, San Carlo, Comitato Etico, con i pochi medici non obiettori che hanno cercato di rendersi invisibili”.










Lettera del Comitato etico dell'Ospedale san Carlo di Potenza





















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1 ottobre 2005

Le droghe, le ronde, i negri, i drogati e il ku-klux-klan

Le droghe, le ronde, i negri, i drogati e il ku-klux-klan


Agosto 2005(pubblicato da Il Quotidiano della Basilicata) 

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani



La proposta di “Ronde” antispinello, avanzata da Azione Giovani, è a dir poco preoccupante. Nelle parole di Pappalardo ritroviamo la vena “goliardica” di quei buontemponi del Ku-Klux-Klan. In sostanza, ci sembra di aver capito, che anziché la caccia al negro, il leader di Azione Giovani proponga la caccia al drogato fumatore di spinelli.

Caro Pappalardo, quale dovrebbe essere il ruolo delle “Ronde”? Girereste incappucciati o a volto scoperto? Armati o disarmati? Con o senza olio di ricino?

Il proibizionismo vero è quello che emerge dalle parole di Pappalardo, che, possiamo esserne certi, trova assolutamente normale che i 4 milioni di italiani consumatori di cannabis vengano inseguiti e perseguiti grazie ad una legge inutile, criminogena e illiberale.

E’ avvilente che in spregio a tutta la letteratura scientifica, si continui a ritenere la cannabis una droga più pericolosa dell’alcool, proibendola finanche a scopo terapeutico.

Da una tabella comparata Alcool-Cannabis, potremmo evincere le seguenti differenze tra le due droghe:l’alcool da dipendenza fisica, la cannabis no;

l’alcolismo provoca una sindrome da astinenza, conosciuta con il nome di delirium tremens, mentre il consumo di cannabis non da luogo ad alcuna sindrome da astinenza; l’assunzione continuata di un certo quantitativo di bevande alcoliche da luogo ad una tossicodipendenza. In Italia, su 25 milioni di consumatori, abbiamo circa 1 milione di alcol-dipendenti e almeno 40000 morti ogni anno per malattie collegate all’abuso di sostanze alcoliche. La cannabis, come è noto, non da luogo ad alcuna tossicodipendenza;

con l’alcool si rischia di morire per overdose, mentre è impossibile morire per overdose da cannabis;

l’alcool può determinare comportamenti aggressivi, la cannabis no.

Visti i dati della tabella comparativa da me esposta, risulta ancora più incomprensibile il perché della disparità di trattamento tra coloro che fanno uso o abuso di alcool e coloro che fanno uso o abuso di cannabis. Una droga come l’alcool, che uccide solo in Italia 40000 persone ogni anno, è assolutamente legale, mentre la Cannabis, che per le ragioni esposte potrebbe essere considerata una non-droga, è proibita. Per consumo e spaccio di alcool non va in galera nessuno, anzi ne è addirittura consentita la pubblicità; ad essere perseguita, come è giusto che sia, è la guida in stato di ebbrezza o l’ubriachezza molesta. I consumatori di cannabis, invece, rischiano quotidianamente di finire in galera o di essere segnalati al prefetto.

Se l’obiettivo è la tutela della salute, la discriminazione tra droghe è davvero incomprensibile. Dirò di più: se volessimo stabilire per i cittadini l’obbligo di mantenere la salute, lo Stato dovrebbe prescrivere anche diete ed esercizi ginnici. In conclusione, possiamo affermare, che le “Ronde” e la caccia alle streghe non servono. La ricerca di un capro espiatorio a cui addossare tutti i mali della società è un gioco vecchio quanto il mondo, ed esso è e resta un gioco sbagliato e pericoloso.

Se fossimo davvero delle persone sagge, cercheremmo di imparare dagli errori del passato e la smetteremmo di riproporre all’infinito fallimentari ricette proibizioniste, che ricalcano il copione del proibizionismo sugli alcolici dell’America “Anni ‘20”. L’uso e l’abuso di droghe è una questione socio-sanitaria, che il proibizionismo trasforma inevitabilmente in una questione di ordine pubblico. La risposta del sindaco di Potenza Vito Santarsiero è sbagliata, ma non può essere assimilata alle politiche proibizioniste; le dichiarazioni di Pappalardo, invece, sono a dir poco inquietanti e ricalcano in pieno lo stile War on Drugs.


BERNARDINI E BOLOGNETTI(DISOBBEDIENZA CIVILE FEB. 2003)




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1 ottobre 2005

BASILICATA – RASSEGNA STAMPA 02/03/04

BASILICATA – RASSEGNA STAMPA 02/03/04


2 marzo 2004


DA IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA02/03/04

STUPEFACENTI, FIERRO E BOLOGNETTI SU POSIZIONI OPPOSTE


Di fa.ame.

“Maggiore attenzione per la città e vigili urbani antidroga”, tuona il sindaco Fierro dalla Sala dell’arco del municipio.
Ieri pomeriggio, dopo essersi complimentato con i carabinieri per aver sgominato la gang della droga, il primo cittadino di Potenza chiede alle forze dell’ordine un ulteriore impegno per evitare che la situazione, per ora allarmante, prenda brutte pieghe. “Chiederemo una riunione straordinaria del comitato provinciale della sicurezza”, dice scuro in volto Fierro. Non tira una bell’aria attorno al tavolo al quale siedono, oltre al sindaco, alcuni dirigenti del Comune, due assessori, Massimo Molinari e Felice Scarano, e il comandante dei vigili urbani. “L’amministrazione comunale ha deciso di sollevare il problema della devianza minorile e del consumo di droga – aggiunge il primo cittadino – sicuramente in aumento”. Il riferimento all’operazione contro i rave party di dicembre, all’arresto degli scippatori che terrorizzavano le vecchiette e agli atti di vandalismo nelle scuole, è d’obbligo.Segnali preoccupanti per una città sostanzialmente tranquilla. E allora: “Più controlli davanti alle scuole, nelle vicinanze dell’ospedale San Carlo e nei parchi”. E mentre i servizi sociali annunciano che stimoleranno al massimo l’informazione, il sindaco Fierro spiega come gestirà a livello politico la situazione: “Allerterò i partiti, le scuole e le associazioni. La società civile deve reagire. L’esempio della mamma coraggiosa, che ha denunciato ai carabinieri quanto stava accadendo al proprio figlio, deve essere seguito da chiunque abbia a cuore il futuro dei giovani”. Immediata è la replica dei Radicali Lucani, guidati da Maurizio Bolognetti. In piena polemica con il sindaco di Potenza sui vigili urbani antidroga, Maurizio Bolognetti con un comunicato dai toni accesi ribadisce la posizione dei radicali: “Legalizzare”.
Al ricco e variegato armamentario della lotta antidroga, derivante dal fallimentare e plurisecolare approccio proibizionista – dice Bolognetti – potrebbe aggiungersi un nuovo strumento. Il vigile antidroga. Questa figura – stigmatizza il segretario dei radicali Lucani – che rischia di entrare a far parte dell’immaginario collettivo avrebbe il compito di sorvegliare scuole e locali pubblici per scongiurare e prevenire il consumo di droghe da parte di minori. Preso atto delle nobili intenzioni che animano il sindaco, vorrei spingerlo a riflettere sul fatto che la droga arriva fuori alle scuole, garzie al regime proibizionista che rende estremamente redditizio lo spaccio di sostanze stupefacenti. Allo stato attuale, l’unico modo per impedire al narcotraffico di diffondere la sua merce e di offrirla anche ai minori – continua Bolognetti – sarebbe la militarizzazione della città di Potenza. Meglio ancora mettere alle calcagna di ogni minorenne della città un vigile antidroga. Ma – conclude Bolognetti – il proibizionismo è fallito e non ci sarà vigile urbano in grado di fermare l’esercito di narcotrafficanti.”.




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1 ottobre 2005

POTENZA – IL SINDACO: VIGILI ANTIDROGA. RADICALI: LEGALIZZIAMO!!!

1 marzo 2004


Al ricco e variegato armamentario della lotta antidroga, derivante dal fallimentare e plurisecolare approccio proibizionista, potrebbe aggiungersi un nuovo “strumento”: il Vigile antidroga.

Questa figura, che rischia di entrare a far parte dell’immaginario collettivo, avrebbe il compito di sorvegliare scuole e locali pubblici per scongiurare e prevenire il consumo di droghe da parte dei minori. Preso atto delle nobili intenzioni che animano il nostro Sindaco, vorrei spingerlo a riflettere su alcuni punti:

a) la droga arriva anche fuori le scuole, grazie al regime proibizionista attualmente in vigore, che rende estremamente redditizio lo spaccio di sostanze stupefacenti. Come ho ripetuto fino alla nausea, il monopolio consegnato al crimine organizzato, ha dato a sostanze che potrebbero valere quanto i peperoni o le melenzane un enorme valore commerciale. Nella sola Italia il mercato ha un valore di 50000 miliardi delle vecchie lire;

b) le war on drugs, la guerra alla droga, nonostante l’enorme dispendio di uomini e mezzi, fino ad oggi si è rivelata un totale fallimento. Tutti i tentativi che sono stati fatti nella storia dell’umanità di impedire il consumo di una qualche droga, si sono rivelati assolutamente fallimentari. Valga per tutti il proibizionismo sugli alcolici in vigore negli USA negli anni ’20 e fino all’inizio degli anni ’30;

c) allo stato dell’arte, l’unico modo per impedire al narcotraffico di diffondere la sua merce e di offrirla anche ai minori, sarebbe la militarizzazione della città di Potenza; meglio ancora mettere alle calcagna di ogni minorenne della città un Vigile antidroga;

d) già oggi qualsiasi minorenne può disporre di una droga legale e in libera vendita. L’alcol e i superalcolici, infatti, sono una droga. Voglio augurarmi, che il sindaco non intenda mandare i suoi vigili anche nelle case di ogni cittadino di Potenza, per verificare se e quando minori abbiano fatto uso di bevande alcoliche. Voglio augurarmi, che il Sindaco non intenda far pattugliare ogni ristorante, bar, supermercato, paninoteca, discoteca della città. Sarebbe inutile: una buona propaganda antidroga per Fierro, sulla scia delle war on drugs di Reagan, ma nulla di più. Forse, e dico forse, qualche spacciatore preso e subito rimpiazzato, qualche grammo sequestrato, l’eterno inutile inseguimento che si perpetua da quasi un secolo.
Caro Sindaco, la soluzione migliore per combattere il narcotraffico noi te la offriamo su un vassoio d’argento, questa soluzione si chiama legalizzazione, antiproibizionismo, politiche di riduzione del danno. Un approccio che contribuirebbe a far rientrare il problema nel suo alveo naturale. Oggi, come è di tutta evidenza, quello che è un problema socio-sanitario è stato trasformato in questione di ordine pubblico.
La repressione non serve, ma sicuramente è utile la prevenzione e l’informazione. Da questo punto di vista sarebbe decisamente più utile investire le migliaia di miliardi, che oggi spendiamo per mantenere in piedi l’armamentario della repressione, in campagne sanitarie, nella prevenzione, nel recupero(di chi ha necessità e di chi vuole), nell’informazione.
Caro Sindaco, il Proibizionismo è fallito e non ci sarà vigile urbano o cane antidroga in grado di fermare l’esercito di narcotrafficanti a cui abbiamo consegnato la gallina dalle uova d’oro.
Mi auguro che vorrai avviare con noi radicali una seria riflessione sul tema. Un caro saluto.


Maurizio Bolognetti
Segretario Radicali Lucani

LA DROGA LEGALIZZATA SARA' LA ROVINA DELLE FAMIGLIE




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1 ottobre 2005

BOLOGNETTI, ESPRIME SOLIDARIETA’ AL SENATORE EMILIO COLOMBO.

INCHIESTA VIP E POLITICI – “CARO SENATORE SU CON LA VITA”


20 novembre 2003

Vorrei esprimere, da antiproibizionista convinto, la mia solidarietà al Senatore Emilio Colombo. La gogna mediatica, a cui rischia di essere sottoposto, è davvero un insulto troppo grande per un uomo che ha fatto, nel bene e nel male, la storia di questo Paese e sicuramente la storia della nostra Regione. “Nei Guai Emilio Colombo e il sottosegretario Galati”, recita il lancio Ansa.
Nei guai, in realtà, c’erano e ci saranno sempre di più milioni di persone, che grazie al nuovo capitolo della lunga e fallimentare crociata proibizionista rischiano di affollare le patrie galere. Non so se il senatore Colombo abbia mai fatto uso di cocaina e, francamente, nemmeno mi interessa, fatti suoi o almeno così dovrebbe essere.
I vizi veri o presunti di chiunque, senatore o metalmeccanico, non dovrebbero essere perseguiti, ne essere oggetto d’indagine e cure coatte. Ma, ahimè, lo Stato della droga libera, ma proibita ha indossato i panni del papà e con severo cipiglio “bacchetta” i suoi cittadini.
Al presunto “peccatore” Emilio Colombo, da cui sono lontano anni luce per formazione politica e per cultura, auguro di uscire presto fuori da una vicenda che potrebbe trasformarsi in un incubo.
Lo stesso incubo calato sulla testa di milioni di consumatori di droghe leggere o meglio non-droghe, potenziali vittime del furore salutista che ha animato il recente decreto legge sulle droghe, fortemente voluto dal vice-premier Gianfranco Fini. Ma se di furore salutista si tratta, allora perché non imporre anche diete e ginnastica di Stato con il nobile scopo di salvaguardare le nostre coronarie.
La purificazione del corpo e delle menti, stabilita tramite decreto è davvero qualcosa di agghiacciante.
Le chiacchiere stanno a zero, e la dose media di stronzate, rischia di mandare in overdose la mie scarse riserve di pazienza.
Caro senatore, spero che tutta questa vicenda la induca a riflettere sull’inutilità e la pericolosità delle war on drugs.
Caro Senatore, in me troverà sicuramente un uomo pronto a difendere il suo sacrosanto diritto a gestire la sua vita e il suo corpo come meglio le aggrada.
Ci pensi senatore e come si dice… su con la vita.


Con sincero affetto

Maurizio Bolognetti
Segretario Radicali Lucani
Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani



25 novembre 2003

 


Senatore Colombo, alcuni mesi fa ebbi il piacere di contattarla e di raccogliere la sua adesione alla proposta dell’Onorevole Marco Pannella sulla questione irachena; oggi, voglio ribadirle, da militante antiproibizionista, che ritengo indecente, che grazie a una legge idiota e inutilmente punitiva, lei sia stato costretto a mettere in piazza una parte del suo privato, che suppongo avrebbe preferito tenere per sè. Pensi, senatore, che solo poche ore fa, dai microfoni di Radio Radicale, l’onorevole La Russa ci ricordava, che con la nuova legge, lei sarebbe potuto finire in galera.
Eh già, perché il DDL Fini mira di fatto ad azzerare la distinzione tra consumatori e spacciatori; quel decreto vuole reintrodurre il criterio della “dose media giornaliera” in versione peggiorata, abrogato dagli italiani attraverso il referendum radicale del 1993. Senatore Colombo, da avversario, ma anche da compagno di strada… ricorda “Iraq Li-Be-Ro!”, le ribadisco la mia stima e quella dell’associazione Radicali Lucani, e la mia convinzione, che in uno stato liberale il peccato, o quello che per qualcuno è peccato, non può e non deve essere reato. Ribadisco che la gogna mediatica, a cui qualcuno vorrebbe sottoporla, è una cosa indecente, ma, ahimè, in questo Paese, colto da un improvviso attacco di integralismo proibizionista, può succedere questo ed altro.

Con affetto

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani
Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani




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1 ottobre 2005

L'OPPOSIZIONE FA QUADRATO E PANNELLA ATTACCA: REFERENDUM




L'OPPOSIZIONE FA QUADRATO E PANNELLA ATTACCA: REFERENDUM (lasicilia.it)



23 settembre 2003


da www.lasicilia.it delle 9.30


Coro di no dalla sinistra e dai radicali

L'opposizione fa quadrato e Pannella attacca: referendum


Roma. Le reazioni dell'opposizione all'annuncio del vicepremier Gianfranco Fini del giro di vite sulla droga, non si sono fatte attendere. «Da Fini abbiamo la solita visione poliziesca e repressiva del contrasto alla droga», è stato il commento della responsabile Politiche sociali della Margherita, di Rosy Bindi. «Non è questo il modo - ha aggiunto - di combattere il problema. Occorre invece puntare sulla educazione, sulla prevenzione e sulla rete dei servizi».
Per il presidente dello Sdi, Enrico Boselli, è «meglio liberalizzare e legalizzare» e, per quanto riguarda la proposta del vicepresidente del Consiglio, «sembra un passo indietro in una storia che già conosciamo di fallimenti nella lotta contro la droga». «La vera “svolta” operata dal governo si è già realizzata in questi due anni e consiste nel totale abbandono della lotta alle droghe e ai trafficanti».
Di «ricette dannosissime» ha parlato invcece Luana Zanella, deputata Verde. «Le proposte di modifica alla legge sulla droga, annunciate nuovamente dal vicepremier, sono un vero e proprio manifesto ideologico che affronta il problema delle tossicodipendenze solo con una logica fortemente punitiva». E il deputato di Rifondazione comunista Giuliano Pisapia: «Un disegno di legge che intende punire, anche con il carcere, il consumatore di sostanze stupefacenti». Ma così «non solo non si risolverà il problema, ma anzi lo si aggraverà». Inoltre, per Pisapia «equiparare le cosiddette droghe pesanti con le leggere contrasta con tutta la letteratura scientifica e soprattutto con l'esperienza di chi quotidianamente si occupa di problematiche collegate alla tossicodipendenza». Critico nei confronti del vicepremier anche Maurizio Bolognetti, membro del comitato nazionale dei Radicali Italiani. «Fini ha annunciato la soluzione finale: si va alla guerra e non si fanno prigionieri - ha sottolineato - un'orgia repressiva che avrà come unico effetto di mandare nelle patrie galere centinaia o migliaia di consumatori di droghe leggere e pesanti».
Gloria Buffo dei Ds definisce «un disastro» la proposta Fini. «A questo governo non interessa ridurre i morti per droga, i detenuti, i malati, i margini d'azione dell'illegalità ma solo poter dire “se ti spinelli” ti spedisco in galera o in comunità». «Se avesse un senso quello che sostiene il sottosegretario Mantovano, e cioè che se non esistono droghe buone e droghe cattive, perchè si permette la vendita dell'alcool e delle sigarette, che uccidono a differenza di hascish e marijuana? La verità - ha aggiunto l'esponente dei Ds - è che il proibizionismo serve a Fini e alla destra per raccogliere consenso tra i benpensanti, non certo per fare una politica davvero efficace».
«Ove mai un giorno sulla Gazzetta ufficiale comparisse tale legge, immediatamente la violerò e violeremo in pubblico e, nella primavera del 2005 ci confronteremo in un referendum abrogativo che vi vedrà, più di quanto accadde con le proposte “Fanfani-Almirante”, spazzati via dal vostro stesso elettorato, da quello italiano», ha affermato Pannella in una lettera a Fini.


Per Leggere altre notizie vai a Settembre 2005




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1 ottobre 2005

BASILICATA – L’ANTIPROIBIZIONISMO CONTINUA AD ESSERE UN DIBATTITO TRA SORDI

DROGA: GIANFRANCO FINI VA ALLA GUERRA


22 settembre 2003


Finalmente ci siamo! l’On. Gianfranco Fini, ha annunciato “La soluzione finale” contro droghe e drogati. Si va alla guerra e non si fanno prigionieri.
Nessun dubbio, nessuna incertezza nelle parole del vice-premier, questa guerra “sa da fare” e poco importa se a pagarne le conseguenze saranno in primis coloro che Fini and Sirchia vorrebbero “salvare”; poco importa se il preannunciato giro di vite andrà contro la volontà espressa dal popolo italiano nel referendum radicale del ’93.
Le parole d’ordine sono tre: “Credere, Obbedire e Combattere”, pardon: prevenzione, recupero e repressione, soprattutto repressione, tanta repressione, un’orgia repressiva che avrà come unico effetto di mandare nelle patrie galere centinaia o migliaia di consumatori di droghe leggere e pesanti.
Poco importa se l’atteggiamento iper-proibizionista, che si preannuncia, renderà ancora più difficile il recupero e l’attuazione di efficaci politiche socio-sanitarie. Perché si sa, il proibizionismo, la repressione, hanno trasformato un problema socio-sanitario in una questione di ordine pubblico.
Signor generale, pardon signor vice-presidente, ma il fiume di denaro investito nell’antidroga non potrebbe essere utilizzato proprio per la prevenzione e il recupero?
La legalizzazione, che tanto vi terrorizza, non ci consentirebbe di indirizzare verso altre attività il lavoro di migliaia di tutori dell’ordine, oggi costretti ad inseguire i fumatori di spinelli?
La legalizzazione non toglierebbe alle narcomafie un mercato che nella sola Italia vale decine di migliaia di miliardi delle vecchie lire? La distinzione tra droghe leggere e droghe pesanti sarebbe ipocrità, pericolosa e controproducente. E la distinzione che di fatto c’è tra alcol e droghe leggere e pesanti, cos’è? La pubblicità del Gran Marnier o del Chivas Regal, trasmessa subito dopo gli spot “antidiscoteca”, cos’è? Ha mai sentito parlare di alcolismo, signor vice-premier, e ci dica, anche in questo caso pensa di risolvere il problema con una giro di vite, stile proibizionismo americano anni ’20?
La distinzione tra droghe leggere e pesanti non è un’invenzione di demagoghi e cattivi maestri, ma questione scientifica; infatti, l’alcol da dipendenza fisica, la cannabis no, l’alcol ha una dose letale, la cannabis no.
Ci dica, signor vice-premier, perché vuole perseguire i consumatori di droghe illegali? Per salvaguardare la loro salute? Ma allora perché non proporre una dieta di Stato per evitare obesità, colesterolo alto, rischio d’infarto?
Anzi, insieme alla dieta di Stato imponiamo anche il moto di Stato, perché, si sa, la ginnastica fa bene al corpo e alla mente.
Non riesco a comprendere perché mai la necessaria informazione, la prevenzione sui danni derivanti dall’uso e dall’abuso di droghe, debba viaggiare a braccetto con la proibizione. Signor vice-premier, se si prendesse la briga di analizzare gli ultimi cento anni di proibizionismo planetario, si troverebbe di fronte ad un colossale fallimento, di fronte a leggi in grado non di contrastare la produzione, la diffusione, il consumo di droghe, ma produttrici, in compenso, di crimine, illegalità, leggi lesive dello stato di diritto, morte e distruzione.
Ma, allora, perché, perché insistere con leggi illiberali, inutili; perché è giusto? Perché è peccato? Perché è immorale? Ma in una moderna liberaldemocrazia il peccato può essere considerato reato? Si può punire un uomo per comportamenti che non coinvolgono terzi? Quando non c’è vittima non c’è reato.
Le war on drugs non servono, ma soprattutto ritengo che una società che non lasci ai suoi cittadini la libertà, dopo averli adeguatamente informati, di alzare il gomito o di fumare, è una società illiberale. Signor vice-premier, la storia dell’uomo è anche la storia dell’uso e dell’abuso di droghe e degli inutili tentativi di proibirne il consumo.
Ma il fallimento e l’inutilità di una secolare guerra, a quanto pare, non sono serviti ad evitare il riproporsi di ricette avvelenate.

Maurizio Bolognetti - Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani


"LA DROGA LEGALIZZATA SARA' LA ROVINA DELLE FAMIGLIE"





BASILICATA – L’ANTIPROIBIZIONISMO CONTINUA AD ESSERE UN DIBATTITO TRA SORDI

2 settembre 2003


Da NUOVA BASILICATA (allegata a Il Giornale) 02/09/2003


Di Maurizio Bolognetti – segretario Radicali Lucani

Per quanto consapevole che il dibattito rischia di essere un dibattito tra sordi, non posso esimermi dal dare una risposta, sia pur parziale, ad alcuni esponenti di AN, che parlano di liberalismo e radicalismo.
La perdita di dignità umana si ha quando non si da all’uomo stesso la possibilità di gestire, in piena libertà, la propria vita e il proprio corpo.
La perdita di dignità si realizza quando in un Paese si tenta di equiparare, o si equipara, il “Peccato” al reato, quando si nega uno dei principi fondamentali di una moderna liberal-democrazia, che ci dice che quando “non c’è vittima non c’è reato.”
Il proibizionismo, ad esempio, è un approccio ideologico al problema della diffusione di alcuni tipi di droghe, che si è rivelato assolutamente fallimentare.
Eppure, nonostante un fallimento documentato dai fatti, in nome della tutela della pubblica salute e della difesa di chi sa quale dignità, si è trasformato un problema socio-sanitario in un problema di ordine pubblico.
Il liberal radicale che sono, proprio non riesce a comprendere perché in Italia alcune droghe come l’alcool, che fa 40000 vittime ogni anno, sono legali, mentre altre sono bandite e illegali.
Il liberale che sono, non comprende perché lo Stato italiano non punisce l’ubriachezza, ma per qualcuno, dovrebbe sbattere in galera i consumatori di una non droga come la cannabis o i consumatori di droghe illegali in generale.
Vorrei invitare gli zuavi pontifici di AN, a riflettere su un punto: lo Stato, come è giusto che sia, non punisce lo stato di ubriachezza in se, ma punisce e giustamente l’ubriachezza molesta e la guida in Stato d’ebbrezza.
Dunque, non riesco a capire perché per alcuni lo Stato dovrebbe sanzionare i consumatori di droghe illegali e perseguirli per il loro vizio.
Circa tre secoli fa, il tentato suicidio nella vicina Francia era ritenuto reato, così se il suicida riusciva a salvarsi era condannato a morte mediante impiccagione.
Ma, probabilmente, questo accadeva perché si riteneva il tentato suicido un’offesa alla dignità della persona e così per purgare la società si eliminava chi aveva osato tentare di togliersi la vita.
Cari compagni/camerati di AN, il vero attentato alla dignità della persona, in Italia, si consuma quotidianamente, minuto per minuto, nelle corsie di ospedale, dove grazie alla vostra difesa della dignità e alla vostra cultura della vita, l’unica morte possibile è la morte col rantolo o in alternativa l’eutanasia clandestina.
L’attentato alla dignità della persona in questo Paese è strettamente legata all’impossibilità di avere una libera ricerca sulle cellule staminali embrionali, che in futuro potrebbero consentirci di curare terribili malattie come la sclerosi multipla.
La vera cultura di morte appartiene a voi amici di AN, voi che siete animati dallo spettrale desiderio di creare una società “Chiusa”, dove lo Stato magari dica ai suoi cittadini anche cosa mangiare a pranzo e a cena, per evitare il rischio di colesterolo alto con conseguente rischio d’infarto.

Noi, viceversa, vogliamo vivere in un Paese dove la pseudo morale di alcuni presunti difensori della dignità umana, non trasformi la società in una sorta di lager, dove integerrimi guardiani dettano ai prigionieri le regole per una buona condotta morale.




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1 ottobre 2005

BASILICATA: RASSEGNA STAMPA SU ARRESTO PER OMONIMIA

BASILICATA: RASSEGNA STAMPA SU ARRESTO PER OMONIMIA

 

5 gennaio 2003

Da La GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (cronaca di Matera) 5/01/2003

TITOLO: ERRORE CLAMOROSO E CONTESTAZIONE DEI RADICALI LUCANI.

MATERA – Finire in carcere non per aver commesso un reato ma per una semplice omonimia. Qualche giorno fa è capitato ad un giovane studente di Tursi(MT), Valerio Valente, incappato per errore nell’operazione “Diga”, una lunga indagine svolta dai carabinieri della compagnia di Policoro per far luce su un traffico di sostanze stupefacenti tra la Pugli ed il Metapontino che sarebbe stato organizzato da una coppia di Policoro.
“L’episodio – dice Maurizio Bolognetti, Segretario dei Radicali Lucani – lascia a dir poco attoniti e richiama altre operazioni e un’altra stagione che portò a Napoli decine di persone a soggiornare da innocenti nelle patrie galere”.
Dopo aver detto di sperare che l’arresto del giovane “non sia collegato al furore antiproibizionista che ha portato a roboanti dichiarazioni inneggianti alla tolleranza zero”, Bolognetti evidenzia che la scarcerazione di Valente è dovuta al fatto che il giovane è riuscito a dimostrare la sua estraneità ai fatti con documenti che in modo inoppugnabile hanno provato la sua assenza dai luoghi in cui si sarebbero consumati i crimini di cui era stato accusato.
Il Segretario regionale del partito radicale, nel dare atto al Gip Angelo Onorati di aver prontamente ammesso l’errore, si chiede: “da quando è l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza? E se i fatti attribuiti al giovane si fossero svolti più indietro nel tempo, impedendogli di dimostrare, documenti alla mano, la sua estraneità?”.
Di fronte a tanti interrogativi, Bolognetti si chiede se non sarebbe più giusto “stare più attenti quando si gioca con la vita, la reputazione e l’onorabilità di una persona”. Infine il numero uno dei Radicali Lucani ripropone la questione della responsabilità civile dei magistrati e la necessità di un ripensamento della legge Iervolino – Vassalli, riproponendo “una riforma americana della giustizia” oltre che un ridimensionamento alla lotta antiproibizionista.



BOLOGNETTI: “TUTTA QUESTA VICENDA DIMOSTRA QUANTO E’IMPORTANTE TORNARE A PARLARE DI RESPONSABILITA’ CIVILE DEI MAGISTRATI”.


“ATTENTI A GIOCARE CON LA VITA”

IL SEGRETARIO DEI RADICALI LUCANI COMMENTA L’ERRORE GIUDIZIARIO DI CUI E’ STATO VITTIMA UN TURSITANO.


Da la NUOVA BASILICATA (allegata a IL Giornale) 5/01/2003


TURSI – L’Operazione “Diga” e la successiva dimostrazione di estraneità di Valerio Valente, interviene Maurizio Bolognetti, Segretario dei Radicali Lucani.
L’arresto per omonimia del giovane universitario di Tursi nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Diga”, lascia a dir poco attoniti e richiama – scrive – fatte le debite proporzioni, altre operazioni e un'altra stagione, che portò in quel di Napoli decine di persone a soggiornare nelle patrie galere da innocenti. Premesso che oso sperare che l’arresto di valente per omonimia, non sia collegato al furore antiproibizionista che ha portato a roboanti dichiarazioni inneggianti alla “tolleranza zero”, vorrei fare alcune considerazioni sulla vicenda.
Da quanto apprendo – prosegue Bolognetti – la scarcerazione di Valente e la sua remissione in libertà sarebbe dovuta al fatto che il giovane è riuscito a dimostrare la sua estraneità ai fatti, attraverso documenti, che in maniera inoppugnabile provano la sua assenza dai luoghi in cui si sarebbero consumati i crimini di cui era stato accusato. Detto che non possiamo che plaudire al coraggio del dott. Onorati, che di fronte agli elementi forniti dal giovane e dal suo avvocato ha prontamente ammesso l’errore, non possiamo esimerci, però, dal chiedere al dottore e agli inquirenti se hanno tenuto nella dovuta considerazione la necessità di reperire riscontri oggettivi alla chiamata di correo per omonimia di cui è stato vittima il Valente.
Ma c’è un’altra inquietante domanda che ci assilla: da quando è l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza, visto che da profano ho sempre ritenuto che l’onere della prova spettasse all’accusa e non alla difesa? E se i fatti addebitati al Valente si fossero svolti più indietro nel tempo? E se il Valente non avesse potuto dimostrare, documenti alla mano, la sua estraneità?
Di fronte a tanti se, quel che è certo è che bisognerebbe stare decisamente più attenti, quando si “gioca” con la vita, la reputazione e l’onorabilità di una persona.
Pur essendo vero che la Iervolino – Vassalli, anche da questo punto di vista ha introdotto qualche “sconvolgimento”, nel caso Valente la questione ci sembra particolarmente grave.
Tutta questa vicenda sta a dimostrare, una volta di più, quanto è urgente tornare a parlare di responsabilità civile dei magistrati e quanto è pericolosa, antigiuridica e illiberale la Iervolino-Vassalli.
Auguro al giovane universitario di Tursi – conclude Bolognetti – di non dimenticare quanto avvenuto e di dare forza con noi alla richiesta di una riforma americana della giustizia e alla lotta antiproibizionista.
Auguro al dott. Onorati e a me stesso di non dover essere un giorno vittima di un arresto per omonimia.



ARRESTATO PER SBAGLIO, CRITICHE DEI RADICALI

Da IL QUOTIDIANO (allegato a Il Mattino) 5/01/2003


TURSI Maurizio Bolognetti: “Non sta all’accusato dimostrare la sua innocenza”.

TURSI – L’arresto per omonimia del giovane universitario tursitano, Valerio Valente, nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Diga”, ha suscitato la reazione del segretario dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, che in una nota ha fatto alcune considerazioni sulla vicenda.
“Da quanto apprendo – esordisce Bolognetti – la scarcerazione di Valente e la sua remissione in libertà sarebbe dovuta al fatto che il giovane è riuscito a dimostrare la sua estraneità ai fatti, attraverso documenti, che in maniera inoppugnabile provano la sua assenza dai luoghi in cui si sarebbero consumati i crimini di cui era stato accusato.
Detto che non possiamo che plaudire al coraggio del dottor Onorati – prosegue – che di fronte agli elementi forniti dal giovane e dal suo avvocato ha prontamente ammesso l’errore, non possiamo esimerci, però, dal chiedere al dottore e agli inquirenti se hanno tenuto nella dovuta considerazione la necessità di reperire riscontri oggettivi alla chiamata di correo per omonimia di cui è stato vittima Valente. Ma c’è un’altra inquietante domanda che ci assilla: da quando è l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza, visto che da profano ho sempre ritenuto che l’onere della prova spettasse all’accusa e non alla difesa?
E se i fatti addebitati al valente si fossero svolti più indietro nel tempo? E se il Valente non avesse potuto dimostrare, documenti alla mano, la sua estraneità?”.
Da qui la conclusione e l’invito del rappresentante lucano dei radicali, “bisognerebbe stare decisamente più attenti, quando si “gioca” con la vita, la reputazione e l’onorabilità di una persona – scrive ancora Bolognetti – pur essendo vero che la Iervolino – Vassalli anche da questo punto di vista ha introdotto qualche “sconvolgimento”, nel caso Valente la questione ci sembra particolarmente grave. Tutta questa vicenda sta a dimostrare, una volta di più, quanto è urgente tornare a parlare di responsabilità civile dei magistrati e quanto è pericolosa, antigiuridica e illiberale la legge Iervolino – Vassalli.
Auguro al giovane universitario di Tursi di non dimenticare quanto avvenuto e di dare forza con noi alla richiesta di una riforma americana della giustizia e alla lotta antiproibizionista.
Auguro al dottor Onorati e a me stesso – conclude – di non dover essere un giorno vittima di un arresto per omonimia”.

  

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1 ottobre 2005

SUPERBO FOR PRESIDENT

BASILICATA:IL MANGANELLO E L’ASPERSORIO

12 agosto 2003

Da NUOVA BASILICATA (allegata a Il Giornale) 12/08/2003
Di Maurizio Bolognetti


UNIONI TRA OMOSESSUALI, IL MANGANELLO E L’ASPERSORIO

Le farneticazioni clerico-fasciste di alcuni nostri corregionali sulla questione delle unioni omosessuali, iniziano a diventare davvero preoccupanti per il livello di discriminazione e di intolleranza che da esse emerge.
I tre minuti dell’odio hanno trovato, contro gli omosessuali e i radicali che difendono i loro diritti, più volte spazio sulla stampa regionale; a farsene promotori piccoli travet e politici che vestono i logori panni degli zuavi pontifici e che ci ricordano, in maniera sinistra, il tempo dei roghi e delle inquisizioni.
Quello che proprio non si riesce a comprendere, è che, in materia di unioni omosessuali, i radicali non chiedono affatto alla Chiesa di riconoscerle.
Molto più semplicemente, riteniamo, che lo Stato, ripeto lo Stato, non possa operare discriminazioni basandosi sulle preferenze in materia di sesso dei suoi concittadini e debba, quindi, riconoscere anche le unioni tra coppie non etero.
Contestualmente, rivendichiamo il sacro santo diritto a poter esercitare una critica nei confronti di alcune posizioni e documenti partoriti dalla Santa Sede e, segnatamente, in materia di unioni omosessuali, dalla “Congregazione per la dottrina della fede”, che altro non è che l’ex “Santa inquisizione”.
Mi sia consentito di non credere all’infallibilità del Papa, dei Cardinali e della Chiesa.
Mi sia consentito di criticare posizioni che ritengo reazionarie e clerico-fasciste.
Mi sia consentito di poter criticare la sempre più pesante invadenza della Chiesa nelle cose dello Stato.
“Libera Chiesa in Libero Stato”, significa che le pur legittime posizioni di Ratziger e soci non devono riflettersi sulla concessione di diritti, che non possono e non devono essere esclusiva delle coppie etero.
Suggerirei a chi sogna un Italia governata dalle eminenze Vaticane, dove la morale e l’etica di una parte diventano legge dello Stato per tutti o impossibilità a varare leggi progressiste, di trasferirsi in Iran, in quanto il loro posto è accanto agli ayatollah di Theran e il loro sogno è quello di vivere in una repubblica teocratica.
Noi, invece, vogliamo vivere in un mondo libero da dogmi, pregiudizi e discriminazioni di carattere razziale o sessuale e vorremmo un’Italia lontana dalle intolleranze e dalle intemperanze, non solo verbali, di certi Vatican-talebani.
La furia censoria che assale alcuni nostri concittadini nasconde frustrazioni e tabù sessuali, che richiederebbero l’intervento di uno psicologo.
Tabù che sono il prodotto più genuino di un certo modo di vivere la propria religiosità, capace solo di produrre violenza e intolleranza.
A qualcuno piacerebbe poter zittire con il manganello e l’aspersorio le poche, pochissime voci che osano criticare il Ratzinger pensiero; ci auguriamo e auguriamo al nostro paese che queste voci, invece, continuino ad avere la possibilità di essere ascoltate.
Noi crediamo nell’uomo e nella libertà, libertà di scelta, libertà religiosa, libertà politica, libertà di espressione e di pensiero…Libertà punto!!!

Da NUOVA BASILICATA 11/08/2003

Di Tommaso Marcantonio


LA CHIESA CATTOLICA NON PUO’ RICONOSCERE LE UNIONI DEI GAY

La Chiesa, attraverso il cardinale Josef Ratzinger, ha tuonato in questi giorni – senza mezzi termini e con decisione – contro l’unione di fatto, che si vorrebbe ratificare, dei gay che pretenderebbero il riconoscimento dei diritti civili: l’unione, la casa, l’adozione, insomma tutto quello che spesso non viene riconosciuto ad una famiglia normale.
E nella circostanza in simultanea anche Gorge W.Bush ha condannato gli omosessuali, mentre a
Minneapolis nella Chiesa episcopale si elegge al seggio vescovile il reverendo Gene Robinson!
Il grave è che i gay hanno anche ottenuto con la maschera dell’ipocrisia qualche sommessa “comprensione”. Ostentano, nel caso del reverendo, anche l’audacia trasgressiva di ricoprire ruoli nel magistero della Chiesa. Senza più ritegno oggi vergognosamente va di moda la trasgressione, la controtendenza, la brama dell’affermazione delle proprie passioni, delle proprie pulsioni e dei propri egoismi, in prevaricazione degli ideali autentici, della morale e del senso civico. E la Chiesa – quella cattolica apostolica romana – unica fedele custode dei misteri della vita e del rispetto dell’ordine naturale, della sublimazione delle virtù, per chi non condivide – Radicali, Arcigay, PDS, Verdi e Italia dei valori etc. – non avrebbe il diritto di insegnare, di ammaestrare, di esigere che non si mescoli l’aglio e la zizzania con il grano, perché l’umanità cerchi la retta via, scandagliando nel profondo del cuore e dell’anima gli stimoli alle gioiose risorse della vera felicità.
Certo è difficile bandire dalla propria esistenza piaceri effimeri e deleteri, causa di tanti mali, dolori e sofferenze, ma l’uomo si riconosce proprio nello sconfiggere la fragilità della debolezza umana, lottando, cadendo e sapendosi superare, nel silenzio, nella meditazione, nella preghiera. Quindi gli omosessuali, che abbiano più rispetto prima per se stessi; che nella terribile scelta e condizione sappiano essere almeno doverosamente silenziosi e più composti; che cerchino aiuto, senza esibizione e pretese di occupare posizioni di privilegio. L’uomo, anche se per un attimo dovesse nascere con particolari caratteristiche, con raziocinio e coerenza può sempre porre rimedio. Vi è che le deviazioni insorgono per mancanza di volontà, spesso per condizionamenti psicologici e prevalentemente per sprezzanti pruriginose scelte. I diversi vanno aiutati e compresi,
soprattutto a compiere degli sforzi per l’interpretazione autentica del disegno della propria esistenza. Riconoscere e sostenere il loro modo di essere, quasi regolarizzare le loro dissacranti unioni o coppie di fatto, contribuisce a sgretolare quei valori ideali e civili che sono da collante di ogni società e di ogni tempo. Certo, non è necessario aggredire il responsabile Arcigay di Bari per dare una lezione. La Chiesa cattolica apostolica romana universale, ha fatto bene a ribadire, senza mezzi termini, i principi su cui si fonda la vita e il messaggio evangelico. Non è antistorica, né al di fuori dei canoni del Diritto Internazionale, se rivendica per il bene della collettività l’inserimento del richiamo ai principi cristiani nella redigenda Costituzione della nuova Europa; è giusto che richiami l’attenzione a non legalizzare tali situazioni. Guai se la Chiesa dovesse rivedere e abdicare il proprio ruolo nel riconoscimento dei gay e delle loro coppie. E il pensiero della Chiesa è condiviso da molti laici di grande levatura intellettuale, senza colore politico, a dispetto dei libertari radicali. Per tali diversi c’è bisogno di tolleranza, di comprensione e di perdono, come nei secoli è avvenuto, ma non approvazione e/o ignoranza del problema.
Quello che, veramente è deplorevole e indigna, è la sfrontatezza e l’ardire dei radicali, che per la circostanza, sganciati da alcune più rette componenti della CDL, denunciano il Vaticano per la violazione di presunti diritti degli omosessuali. Quasi fosse la Chiesa- non Mater et Magistra- un’anonima Associazione, un partito o una accozzaglia di bacchettoni.
A quale autorità giudiziaria si rivolgeranno poi, dato che il Vaticano è Stato sovrano e indipendente e questa è un’ altra grossolana disconoscenza del diritto. E’lapalissiano, invece, l’intendimento di voler imbavagliare la più autorevole voce della Verità, della Vita e della Via – caratteristiche universalmente riconosciute – per l’umano progresso morale, civile e sociale!
E’ salutare sgridare ogni forma di peccato: dalla sopraffazione dei più deboli, alla doppiezza dei potenti, dalla pretesa di giustizia personalizzata dei politici, all’illecito arricchimento, alla lussuria invadente e alla riprovevole immondizia dei nostri giorni.

O Tempora o mores!


BASILICATA: SUPERBO FOR PRESIDENT

18 maggio 2003

DA NUOVA BASILICATA 18/05/2003

Di Maurizio Bolognetti - Segretario Radicali Lucani

Sono davvero felice, che il Consigliere Melfi si sia finalmente accorto di quanto possa essere invadente la Curia regionale ed in particolare Monsignor Agostino Superbo. Ormai, non passa giorno, senza che Monsignore perda occasione per poter intervenire su questo o quell’ argomento.
In questi giorni, per esempio, l’ottimo Superbo si è accorto che in Basilicata ci sono clienti e clientele, assistenzialismi e assistiti.
Complimenti a Monsignore e un benvenuto nel Club di coloro che da anni sostengono quello che lui sembra aver scoperto solo ieri.
Del resto, la tardiva scoperta potrebbe spiegarsi con una eccessiva “confidenza” della Curia Lucana con i poteri costituiti: non è un mistero, infatti, che in molti casi, pastori di anime abbiano speso e spendano il loro tempo per appoggiare esponenti politici locali, che della clientela e dell’assistenzialismo hanno fatto una ragione di vita. In tema di invadenza della Curia, gioverà ricordare al consigliere Melfi, che nella recente querelle che mi ha visto contrapposto al Vescovo Superbo, sulla questione della RU486, lui si schierò dalla parte della Curia.
Oggi, Melfi, folgorato sulla via di Damasco, parla di “lucani non cattolici” e di discriminazione nei confronti degli stessi, e questo perché l’ottimo Superbo, in un delirio di onnipotenza e di invadenza, attraverso la CEI, vuole ancora di più mettere le mani e anche i piedi nel piatto della politica regionale.
Consigliere Melfi, a questo punto torno a chiederle, in riferimento alla questione RU486, cosa mi dice di quei lucani cattolici e non, che hanno dovuto sopportare i Diktat di Superbo; cosa dice a chi ha dovuto assistere al penoso spettacolo di politici di destra e di sinistra annichiliti di fronte alla discesa in campo di Monsignore, dei tanti che sono accorsi a fargli da corte e di quelli che si sono nascosti sotto le sue sottane.
Caro consigliere Melfi, di cosa si meraviglia se non passa giorno senza che un qualche esponente politico, anche all’interno del suo schieramento, non si inchini di fronte a una qualche eminenza Vaticana.
Il vero problema, Consigliere Melfi, al di là di fatti specifici, è che siamo di fronte ad un’ondata di cattoclericalume davvero soffocante, che poco ha a che fare con la fede, quella vera, e troppo ha a che fare con le paure e con il potere, inteso nel senso deteriore del termine.
Provocatoriamente, Consigliere, le dico che ho l’impressione che questa regione corra il rischio di diventare una sorta di repubblica islamica.




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30 settembre 2005

LETTERA APERTA AL CARDINALE GIORDANO

Lettera aperta al cardinale Giordano

 

20 settembre 2004

Caro Cardinale,

dopo aver letto della sua omelia ho sentito l’irrefrenabile impulso di scriverle: sa, noi "cattivi maestri", quelli delle campagne "laiciste", siamo degli strani animali. Mi consenta di offrire a Lei, profeta di una Chiesa Stato che impone la sua etica e la sua morale a tutti, insomma una teocrazia vaticana sempre più invadente e pervasiva, alcune scarne considerazioni. Che belli i tempi del Papa re, in grado di mandare al rogo gli eretici, gli eterodossi, di chiedere abiure e ritrattazioni. Per carità, non mi azzardo a parlare di cristianesimo, che tra l’altro sembra davvero lontano dalla Chiesa che lei rappresenta, ma mi consenta di DirLe, che mi auguro, che la civilizzazione di cui Lei parla non assomigli nemmeno lontanamente ai tempi bui in cui i vostri inquisitori torturavano e massacravano migliaia di persone. Lo so, lo facevate a fin di bene; credevate di essere nel giusto e di perseguire la vostra santa missione. Lo so, qualche anno fa, dopo circa tre secoli, avete persino riabilitato Giordano Bruno. Che bravi, di tanto in tanto riuscite anche a riconoscere qualche errore! Oggi i roghi sono metaforici e siete diventati maestri nell’occupazione dei media. Mi dica Cardinale, cosa pensa dell’evangelico "dai a Cesare quel che è di Cesare" e del risorgimentale "Libera Chiesa in Libero Stato"? Sa mi interessa, perché agli occhi di un "cattivo maestro" come me, l’invadenza della Chiesa nelle cose dello Stato è fatto inquietante e pericoloso. Da laico, liberale e libertario, sono convinto che non è un bene per lo Stato, per la Chiesa, la religione e la religiosità, che i precetti di Santa Madre Chiesa apostolica e romana, diventino legge dello Stato. Poco più di trenta anni fa, in questo paese era vietato il divorzio, ad eccezione s’intende degli scioglimenti autorizzati dalla Sacra Rota. Per carità, io non parlerò di relativismo etico della curia e nemmeno sottolineerò quanto potesse essere aberrante che l’adulterio fosse considerato reato. Sa Cardinale, noi "cattivi maestri" rabbrividiamo nel vedere il peccato trasformarsi in reato. Sarebbe davvero un bene per tutti noi e per tutti voi, leader del teocratico Stato Città del Vaticano, se davvero la smetteste di voler trasformare la vostra visione della vita, ieri del matrimonio, in leggi dello Stato. Se avessimo seguito i precetti del Vaticano e dintorni, probabilmente la scienza medica non avrebbe fatto molti passi avanti ed oggi molti sarebbero curati a base di sanguisughe e salassi. Ma tant’è, siete passati allegramente dalla sacralizzazione del cadavere alla sacralizzazione dell’embrione, e così in nome della difesa degli zigoti e di quella che voi ritenete essere vita, condannate a morte certa e certe sofferenze milioni di uomini e donne reali, in carne ed ossa, come Lei e come me. Già la sofferenza, dimenticavo, per certi aspetti il vostro potere si basa sulla sofferenza e sulla sua celebrazione e questo spiega il vostro accanimento su un tema che vede il favore della stragrande maggioranza degli italiani: L’Eutanasia. Ma che diamine, questa come la procreazione, come il divorzio, sono questioni di libertà: la libertà di scelta, la libertà della scienza, quelle libertà che voi combattete da sempre. Nel vostro DNA e nella vostra cultura c’è scritto a chiare lettere del terrore che provate rispetto alla possibilità che l’uomo possa scegliere come gestire la propria vita e il proprio corpo. No al Divorzio, no agli anticoncezionali, no all’onanismo. Una storia che è un monumento al proibizionismo, fonte di dolore e tortura per milioni di persone. Certo, quanto erano belli i tempi in cui il divieto di abortire faceva morire migliaia di donne sotto i ferri delle mammane, ma manco a dirlo chi poteva permetterselo andava in clinica, magari quella Svizzera assistita dalle suorine. E invece oggi la legalizzazione dell’Aborto ha determinato un calo enorme degli aborti e ancor più potrebbero calare se solo non vivessimo in un Paese dove ancora troppo poco si parla di anticoncezionali e di educazione sessuale. A ben pensarci, caro Cardinale, coloro che davvero disprezzano, e nel profondo, la vita umana siete proprio voi, che facendovi ambasciatori di dio in terra, sentenziate e imponete sofferenze gratuite. Quanti sono i pagani morti in nome di una malintesa evangelizzazione e quanti sono gli africani morti di Aids, laddove sarebbe necessaria una capillare campagna di informazione sull’uso del profilattico e una seria campagna in Africa e nel mondo intero sull’ eccessivo incremento demografico, altro che crescete e moltiplicatevi.

Le mie certezze di "cattivo maestro" affondano in sani e meditati principi; non voglio vivere in un mondo dove l’io non l’ho farei diventa per tutti un categorico ed imperativo tu non lo devi fare. Ecco, la gente, gli uomini e le donne di questo Paese, oggi possono scegliere se divorziare, non ci sono più i figli di NN e, viva dio, non si rischia più la galere per adulterio.

Relativismo culturale, superficialità? No, molto più semplicemente libertà contro le costrizioni proibizioniste di varia matrice, contro le ideologie proibizioniste, gli integralismi cattolici così poco cristiani e tanto poco evangelici. Nazismi, comunismi, fascismi sono tutti figli dello Stato Etico e quello che lei vorrebbe e persegue è uno Stato etico e clericale, così come la legge sulla fecondazione assistita è un manifesto ideologico. Una legge che stoppa i possibili "miracoli" della scienza, le mani "sante" di un ricercatore che forse non diventerà beato, ma che potrebbe donare al suo prossimo una vita nuova, magari non eterna ma vita. E invece no, dato che alcuni illustri dottori della Chiesa hanno deciso che una cellula visibile solo al microscopio è vita, il mondo universo dovrebbe piegarsi a questa visione. Mi dispiace dirglielo, Cardinale, ma davvero oggi più di ieri rappresentate una minoranza che sarà battuta nelle urne referendarie come avvenne per il divorzio. Chi oggi si oppone alla 40/2004, lo fa in nome della vita, così come chi è favorevole all’eutanasia lo è in nome della vita, contro inutili dolori e sofferenze che, se mi consente, allontanano anche da Dio. In nome di quale Dio e di quale fede, con quale arroganza vi arrogate il diritto di imporre a tutti l’impossibilità di scegliere di porre la parola fine ad una vita che non è più vita? Cosa c’è di tanto divino nel dolore gratuito che viene imposto nelle corsie di un ospedale trasformate in un inferno degradante e disumano? Noi "cattivi maestri" abbiamo la cattiva abitudine di onorare la parola libertà, facendo onore a noi stessi ed alle nostre convinzioni, pronti a lottare e ancora a batterci per la laicità, e non il laicismo, dello Stato e delle sue leggi, contro tutti i fondamentalismi, gli ismi, i proibizionismi, che hanno appestato la storia dell’umanità. Leggo che ha fatto riferimento ai comici, forse se decidesse di sorridere un po’ di più, anziché indossare i tetri panni del frate che nel romanzo il "Nome della Rosa" avvelena tutti i confratelli, farebbe bene a lei e a tutti noi. Sorrida Cardinale, sorrida: il riso fa buon sangue ed è un ottimo antidoto all’integralismo, anche quello Vaticano.

Maurizio Bolognetti, Consigliere Associazione Coscioni


Basilicata - "La Teologia della liberazione lanciata dalla 'Nuova'"

 

Il segretario di Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, ha indirizzato una lettera aperta all’editorialista della "Nuova", Nino Grasso.



15 agosto 2004

Nuova Basilicata (allegata a Il Giornale) del 14 Agosto 2004, pag. 3

"Caro Nino, nel leggere il tuo editoriale di oggi, Venerdì 13 agosto 2004 A.D., confesso di aver provato un brivido e non ho saputo resistere, non volermene, al desiderio di lanciarmi in ipotesi fantapolitiche. Nell’articolo intitolato "Tutti uniti nella spartizione", scrivi: "l’unica speranza di ‘ribellione’ democratica è messa nelle mani dei Vescovi lucani…" continui: "I soli in grado, dall’alto dei loro pulpiti, di richiamare i tanti leader di partito, che quotidianamente bussano alle porte della Chiesa Lucana, all’etica della politica".Ma sei davvero sicuro di quanto vai scrivendo? E se sì, perché non fare un passo successivo: proponiamo a Monsignor Superbo di candidarsi alle prossime elezioni regionali, anzi di più, chiediamo di essere annessi allo "Stato Città del Vaticano", che siano i Nolè e i Superbo a governarci in qualità di rappresentanti della Santa Sede. Ma forse per certi aspetti è già così: siamo di già uno Stato e una Regione a sovranità limitata. E già, perché su un punto hai sicuramente ragione, le stanze dei Vescovi Lucani sono eccessivamente affollate, tra i primi atti di coloro che vengono chiamati a governare Enti e Comuni c’è il regolare incontro con il Vescovo e sulle pagine dei nostri giornali leggiamo articoli che riportano, con dovizia di particolari, i contenuti degli stessi, con tanto di consigli, pacche sulle spalle, ammonimenti e out-out (anche referendari). Caro Nino, questa tua, come dire, "Teologia della liberazione", ci precipita in atmosfere Latino-Americane e davvero non abbiamo bisogno di questo, anche se, per certi aspetti, un pochino Latino-Americani in termini di degrado istituzionale lo siamo davvero. Forse non è necessario consegnare la leadership a Vescovi e Monsignori, basterebbe richiamare tutti all’esigenza di tornare alla politica, alle ragioni della politica. Forse basterebbe insistere, come facciamo noi radicali, sulla necessità di serie riforme, ad iniziare da una riforma anglosassone delle nostre istituzioni, la sola in grado di spezzare la morsa soffocante di questi partiti sulla nostra società. Forse potrebbe essere utile, da questo punto di vista, dare spazio e sostegno ai riformatori, liberali, libertari, liberisti radicali, che di certo non partecipano, e non lo fanno per scelta, alle spartizioni, lottizzazioni e clientele che tu ed io regolarmente denunciamo, anche se spesso le mie denunce vengono inserite in un qualche pastone dove la cagnara annulla le singole identità e storie politiche. Che dici… è davvero necessario consegnare al Vaticano e ai suoi rappresentanti il ruolo di guida della politica lucana?"

Maurizio Bolognetti
Segretario Radicali Lucani
Consigliere Generale
Associazione Coscioni

ROTONDELLA - DON LUTRELLI: “LO STAND REFERENDARIO ERA FUORI POSTO ALLA SAGRA DELL’ALBICOCCA”

POLEMICA TRA IL PARROCO E I RADICALI
BOLOGNETTI: “NON E’ UN CASO ISOLATO DA PARTE DEL CLERO LOCALE”

DA IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA 26/07/2004

Di Pino Suriano

Rotondella – Polemica sulla raccolta firme dei Radicali Lucani per l’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita. Ad aprirla è Don Mario Lutrelli, parroco di Rotondella, al quale non è piaciuta, qualche giorno fa, la presenza dello stand dei Radicali nel contesto della popolare sagra dell’albicocca. Afferma il parroco: “Non è possibile dirsi cattolici nella coscienza e poi agire nella vita secondo criteri diversi da quelli a cui il cattolicesimo tradizionalmente educa”. Con questo monito, don Mario Lutrelli ha voluto richiamare i suoi fedeli alla integralità della proposta cristiana e alla sua incidenza nella quotidianità e nelle scelte umane.” L’occasione, come si dice, giunge dalla recente iniziativa(non gradita dal sacerdote) dell’assessorato alla cultura del Comune, che, in occasione della sagra dell’Albicocca, ha autorizzato i Radicali Lucani ad allestire uno stand per la raccolta firme in favore dell’abrogazione della legge sulla fecondazione assistita. Al parroco non è andato giù che una manifestazione come la sagra dell’albicocca, di matrice contadina e quindi fondamentalmente cristiana, sia diventata strumento di aggregazione per la proposta politica dei Radicali. “E’ stato quanto meno strano – vedere i fedeli, appena usciti da messa, essere avvicinati da questi tizi pronti a propinare sbrigativamente la propria idea, tanto distante da quelle che sono le direttive della Chiesa in materia. Non voglio con questo – ha precisato il parroco – impedire a qualsivoglia soggetto politico di esprimere liberamente le proprie posizioni, magari anche davanti alle chiese, ma sarebbe più leale che i Radicali, per raccogliere le loro firme avessero il coraggio di aggregare gente in maniera autonoma, senza sfruttare la potenzialità aggrgativa di altre iniziative che con loro poco o nulla hanno a che fare. Certo, è facile raccogliere gente nella confusione di una festa e invitarla a firmare una petizione di cui non si può, in pochi secondi, comprendere la portata e la rilevanza morale. Meno facile sarebbe, invece, raccogliere consensi senza appoggiarsi sulle spalle di altre iniziative. Senza mettermi ora a discutere i particolari della legge, come invece farò pubblicamente in seguito – ha concluso Lutrelli – dico solo che il cattolicesimo è un richiamo al valore della vita, e per questo la Chiesa si pone sempre in difesa di essa, con una finalità educativa prima che politica: non è l’esito di un referendum a determinare il fondo della nostra azione”. Sulle stesse posizioni il consigliere comunale di maggioranza, nonché capogruppo di “Unitì per Rotondella”. Francesco Di Lorenzo, urtato dalla “assenza di collegialità all’interno dell’amministrazione nel concedere lo stand ai Radicali”.
Secca la replica di Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani. “Che problema c’è – ha dichiarato – se alcuni soggetti si impegano a promuovere una raccolta firme, informando i cittadini su una questione che tanto spesso i media omettono di trattare? E che problema c’è – ha aggiunto – se un’amministrazione comunale prende la responsabilità di favorire il libero scambio delle idee e delle informazioni? Tra l’altro, il fastidio del parroco di Rotondella non rappresenta un caso isolato di polemica alle nostre iniziative. Il clero locale, anziché affrontare lo scontro frontale, preferisce spesso usare altri metodi, magari le omelie delle messe, per evitare un referendum che vedrebbe largamente sconfitte le posizioni del Vaticano anche grazie al voto dei cattolici”.

DON, DON, DON...PER CHI SUONA LA CAMPANA?

 

26 luglio 2004


Finalmente un Don che, oltre ad utilizzare il pulpito della Santa Messa per lanciare anatemi antireferendari e minacce di sbattezzo, ha il coraggio di venire allo scoperto e di inveire pubblicamente contro quegli impuniti dei Radicali che non esitano a carpire la buona fede della gente, frequentando con i loro banchetti feste e sagre che popolano l’estate Lucana. Don Lutrelli ha il merito di portare alla ribalta della stampa regionale l’ordine di servizio che la curia lucana ha impartito a tutte le diocesi: colpire ed affondare, usando tutta la potenza di fuoco disponibile, la navicella referendaria; bacchettare ed ammonire tutti gli amministratori che osano sfidare i diktat vaticani. Ormai è tutto un fiorire, ovunque arrivi il tavolo referendario, di reazioni a volte anche scomposte: da Latronico a Castelsaraceno, da Matera a Rotondella, passando per Lauria e Maratea, il fronte cattotalebano inizia ad usare la mitraglia contro tutti coloro che sostengono l’iniziativa referendaria. Vorrei subito dire al nostro Don Lutrelli(parroco di Rotondella e militante di Comunione e liberazione), che le sue invettive hanno di già sortito un qualche effetto, anche grazie al fatto che, troppo spesso, all’interno della sinistra lucana e non, le convinzioni fanno presto a trasformarsi in convenienze. Il Parroco tuona e tutti iniziano a farsi i conti in tasca al supermarket elettorale: mi conviene? E se poi alle prossime elezioni dovessi perdere il voto di quattro o cinque socialisti clericali o di qualche cattolico oltranzista? Forse è meglio non fare nulla, meglio tacere, meglio rinunciare.
Il terrore attanaglia chi nutre la sua azione politica di poche e deboli convinzioni e tanti opportunismi e convenienze. L’inquisizione pontificia e le forti convinzioni espresse dai vari Don hanno gioco facile di fronte a tanta debolezza. Dove sono il Sindaco di Rotondella, il Vice-Sindaco, l’Assessore all’Agricoltura? Ma dov’è anche il capogruppo DS, leader dell’opposizione locale? Hanno tutti preferito mettere la testa sotto la sabbia abbandonando il campo e rinunciando alla partita. Caro Don Lutrelli, lei è l’unico avversario degno di questo nome in un contesto fatto di ignavia, vigliaccheria e, lo ripeto, convenienze. Ed è proprio per questo che voglio onorare la sua presa di posizione di una risposta; se può, caro Lutrelli, la giri anche a Monsignor Superbo e a Monsignor Nolè. Capisco, caro Lutrelli, che per chi come lei ritiene di avere il monopolio non solo delle anime, ma anche delle coscienze, la presenza radicale in quel di Rotondella sia stata avvertita come una sorta di affronto. Capisco che preferirebbe vederci confinati in un ghetto o meglio ancora in un campo di concentramento o di rieducazione; comprendo, e molto, il concetto e l’opinione che lei ha del suo gregge. Caro Lutrelli, ci ha accusato di mancanza di coraggio e ci ha detto che siamo dei parassiti, sfruttatori pronti ad insinuarsi come il serpente nel bosco dell’eden per tentare i partecipanti ad una festa di matrice contadina. Mi consenta di dirle che la cultura che lei degnamente rappresenta è una autentica iattura per questo Paese, e che se solo la gente riuscirà ad avere l’opportunità di votare il referendum su una legge oscurantista e clericale, illiberale e proibizionista, sarete sommersi da un ondata di Sì.
E come per il divorzio e per l’aborto voteranno Sì tanti cattolici, magari convinti come lo siamo noi che non sia giusto imporre le proprie convinzioni al mondo universo, convinti della necessità di preservare la matrice laica dello Stato che lei e quelli come lei vorrebbero trasformare in Stato etico e confessionale. Può essere certo, caro Lutrelli, che il popolo italiano a stragrande maggioranza, la gente ragionevole che non vuole trasformare “l’io non lo farei” in un imperativo e categorico “tu non devi farlo”, che non vuole trasformare il peccato in reato, voterebbe contro la legge sulla Procreazione Assistita approvata da un Parlamento che non ha esitato ad inginocchiarsi davanti alle indicazioni Vatican-Talebane. In nome della difesa di una vita presunta, voi, pronti ancora oggi ad accendere roghi e a chiedere abiure, state condannando all’inferno della sofferenza milioni di persone. In nome della vostra pur legittima visione della vita, della vostra etica, della vostra morale, impedite, vorreste impedire, a decine di migliaia di coppie di poter provare le gioie della maternità attraverso la fecondazione eterologa. Siete gli stessi che condannarono al rogo Giordano Bruno, gli stessi che chiesero l’abiura a Galileo, siete i rappresentanti di una cultura e di una storia antica produttrice di olocausti e negatrice di libertà: la libertà del medico di scegliere in scienza e coscienza, la libertà di cura, di scienza, di ricerca, di scelta. Pronti, come sempre, a creare l’inferno in terra per salvaguardare l’ingresso dei giusti nel regno dei cieli, a giustificare con la divina provvidenza ogni accidente, a mettere all’indice ogni prodotto dell’ingegno umano sgradito ai vostri santi occhi. La verità è che provate un’ atavica paura della conoscenza, come in passato dell’istruzione. Caro Lutrelli, quanto bene avrebbe interpretato il ruolo del frate che nel romanzo “Il Nome della Rosa” fa crepare chiunque osi leggere libri “Proibiti”. Lo scandalo non vive nella presenza del tavolo radicale alla sagra dell’albicocca, presenza che ha potuto confrontarsi con l’antica saggezza contadina, ma nella paura di quella presenza, manifestata da lei e dai suoi accoliti.
Per quanto mi riguarda, nutro una grande fiducia nei possibili “miracoli” della scienza e vorrei poter nutrire una uguale fiducia in tanti amici, che, però, allo stato dell’arte, stanno dimostrando che l’unica forza politica in grado di lottare davvero per le libertà negate è costituita dai radicali e da pochi singoli con il coraggio delle proprie idee e delle proprie convinzioni. Ancora una volta, caro Lutrelli, mi dico assolutamente disponibile ad un pubblico contraddittorio, che, ne sono certo, vedrà l’assoluta assenza e latitanza, non dei difensori della fede e del santo sepolcro, ma dei laici, dei socialisti, di tutti coloro che con la loro vigliaccheria, le loro convenienze, vi lasciano governare non solo le anime, ma anche questo povero Paese. Se il confronto deve essere tra i Radicali e lo Stato Pontificio, che sia pure così: spero almeno che tutto questo possa servire a far comprendere pienamente a tutti la posta in palio e i termini della questione. Mi lasci solo concludere, caro Don Lutrelli, con la frase che Giosuè Carducci rivolse al Cardinale Mastai… “si faccia un bicchiere”, aggiungo “vedrà che il mondo le apparirà a colori.”


Maurizio Bolognetti
Segretario Radicali Lucani

LATRONICO: TRA SOCIALISMO CLERICALE E POLITICHE DECADENTI

 

5 luglio 2004


Tra il serio e il faceto (a dire il vero soprattutto il serio), per l’ennesima volta, il Parroco di Latronico, Don Giovanni Costanza, ha utilizzato la Santa Messa per comiziare, inveire e lanciare anatemi contro la decadente politica espressa da Marco Pannella e dai Radicali. Davvero grave per il Parroco la decisione del Consiglio, “presa in sua assenza e in aperta contraddizione con le indicazioni espresse dalla Curia”, di ricevere i rappresentanti di una storia politica “decadente”.
Per il buon parroco, i Radicali sono il maligno, che si presenta sotto mentite spoglie per carpire la buona fede della buona e timorata gente di Latronico. Ancora più pericolosi questi radicali, quando con la “scusa” della difesa dei diritti umani e dell’etnia Degar, tentano di far passare i loro pericolosi messaggi impregnati di corruzione morale. Il sant’uomo ha tra l’altro tuonato: “se cresciamo i figli in maniera così libera, dove andremo a finire?”
Ha concluso il suo comizio ribadendo la contrarietà, sua e del Vescovo, rispetto a quanto si è consumato in quel di Latronico in questi mesi.
Anatema dunque… Una tranquilla e assolata mattina di luglio ci ha precipitato in un clima da Italia anni ’50 o forse ai tempi dell’inquisizione. Francamente, dopo il terzo comizio del nostro buon parroco e le ultime due processioni, utilizzate anch’esse per lanciare anatemi, c’è da aspettarsi, quanto prima, una scomunica con tanto di bolla pontificio.
Verrebbe da dire e da replicare, ma ci limitiamo a segnalare a tutti coloro che per “timore reverenziale” o per convenienza fanno finta di non vedere di quanta violenza è capace la Santa Sede, cosa in realtà essa rappresenti. Ci limitiamo a segnalare cosa può succedere in una terra che da sempre la curia considera terra di conquista, se in un moto di libertà e liberazione qualcuno decide di non seguire i “bonari” consigli dispensati da Vescovi e preti.
Per quanto mi riguarda, spero davvero di conservare la maledetta abitudine di coltivare le “scuse” per alimentare la mia voglia di partecipare alla costruzione di un mondo nuovo, altro, che veda la globalizzazione del rispetto dei diritti umani e della democrazia. Continuerò a proporre una rivoluzione liberale e libertaria e a battermi contro ogni forma di proibizionismo, consapevole che il bene più prezioso di ogni uomo e di ogni donna si chiama libertà, ad iniziare dalla libertà di gestire il proprio corpo e la propria vita. Non credo di lanciare una provocazione gratuita, se nelle prossime ore, chiederò ai miei concittadini di firmare una petizione per intitolare una delle nostre piazze a Giordano Bruno. Sono certo, però, che non potrò contare fin d’ora sul sostegno di buona parte di quei socialisti che più che liberali, sembrano essere diventati i degni rappresentati, ignavi, vili e timorosi come sono, di una nuova corrente della nobile e ricca storia del socialismo italiano: la loro corrente mi piace battezzarla socialismo clericale.
Sono al tempo stesso davvero felice che tra i tanti che domenica hanno voluto stringermi la mano e mostrarmi il loro sostegno c’erano i credenti che scendevano dalla messa e tanti ragazzi che possono e devono essere il futuro della nostra comunità.

Maurizio Bolognetti
Segretario Radicali Lucani


REFERENDUM/RADICALI - LETTERA APERTA AL PARROCO DI CASTELSARACENO

 

12 maggio 2004


Caro Don Mario, innanzitutto voglio ringraziarTi per averci onorato della tua attenzione, nel corso della consueta messa domenicale. Come ho avuto modo di dirTi, nel corso della nostra conversazione telefonica, mi sento certo più vicino a coloro che hanno il coraggio delle proprie idee, che non agli ignavi e ai tanti che in queste ore preferiscono fare i pesci in barile.
Credo che di certo ci unisca la comune esigenza di comunicare al nostro vicino ciò che pensiamo. Noi, a dire il vero, vorremmo anche poter utilizzare i tanti contenitori televisivi da cui siamo troppo spesso esclusi, ma purtroppo, in questo nostro Paese, anche ad un organo costituzionale qual è un Comitato referendario, viene regolarmente negata la possibilità di comunicare. Siamo di fronte all’ennesimo attentato ai diritti civili e politici degli italiani; al reiterarsi dell’impossibilità, per tanti, di conoscere per deliberare, dunque all’ennesima mortale ferita inferta alla democrazia. Questo problema, consentimelo, non sembra appartenere agli uomini della Santa Sede, che, viva dio, in televisione ci abitano e ci vanno spesso e volentieri; ma, perbacco, tutto sommato si tratta pur sempre dei plenipotenziari di uno Stato con tanto di rappresentante alle Nazioni Unite.
Spero, nelle prossime ore, di poterTi onorare di una pubblica risposta, da un pulpito forse profano, ma che alimenta, o dovrebbe alimentare, la ritualità della Democrazia.
Spero di poter incontrare Te e i tanti cittadini di Castelsaraceno, che in queste ore, grazie alla mobilitazione del Sindaco e di una numerosa pattuglia di Consiglieri comunali, hanno dato forza alla ragionevolezza delle nostre proposte; hanno dato corpo e vita alla speranza di poter garantire a questo nostro Paese una primavera referendaria su temi quali la libertà di ricerca, di cura, di scelta.
Mi auguro che vorrai venire ad ascoltare quello che ho da dire sulla vita e sulla morte, su ciò che è vita e su ciò che è morte.
Non mi sento davvero di definire una scelta di vita la decisione presa dal nostro Parlamento, che impedisce e impedirà di poter fare ricerca su 27000 embrioni sovrannumerari. Embrioni che inevitabilmente saranno destinati alla spazzatura. Davvero strano, in nome della difesa di una vita presunta, si nega speranza di vita, di cura, di una vita altra a milioni di malati. In questo Paese, tutto sembra essere vita: l’embrione, magari lo spermatozoo, ma non la vita vera dei tanti uomini e delle tante donne che nutrono la speranza di poter guarire, magari di poter camminare, di poter tornare a parlare e a sorridere, a correre ed urlare, grazie ai “miracoli” della scienza.
Dal Professor Veronesi a Dulbecco, da Margherita Hack ai 2400 scienziati e ricercatori firmatari di un appello promosso dall’Associazione Coscioni, è tutto un fiorire di prese di posizione contro una legge che sembra essere stata concepita in uno di quegli stati in cui vige la sharia.
No, non credo che si possa accettare che la legittima visione della vita, l’etica di una parte maggioritaria o minoritaria(in questo caso certamente minoritaria) non importa, venga imposta a tutti. Io non posso accettare che lo Stato rinunci alla sua laicità, per indottrinare i suoi cittadini.
Perché, mi chiedo, negare a chi ha gravi problemi di sterilità la possibilità di provare le gioie della maternità. L’Italia che si è battuta per affermare il diritto al divorzio è ancora viva e anche questa volta, se ne avrà la possibilità, che è vincolata alla conoscenza e al rispetto delle regole, spazzerà via l’oscurantismo rappresentato dalla legge sulla “Procreazione Medicalmente Assistita”.
Caro Don Mario, se, come spero, avrò modo di dire questo ed altro dal democratico pulpito allestito a Castelsaraceno, mi auguro di trovarTi in prima fila ad ascoltare.
La mia religione si chiama libertà e di fronte ad essa non sono disposto ad arretrare nemmeno di un millimetro: sono in ballo cose troppo grandi, troppo serie, per non scegliere di mettersi in gioco.

Con affetto e a presto
Maurizio Bolognetti,
Segretario Radicali Lucani







 




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30 settembre 2005

Matera: il veto della Curia e del rappresentante della clinica S. Maria di Bari ad un dibattito con l’Associazione Coscioni

Matera: il veto della Curia e del rappresentante della clinica S. Maria di Bari ad un dibattito con l’Associazione Coscioni

 

Matera, 24 febbraio 2005


Pochi minuti fa mi è giunta comunicazione che il dibattito organizzato dall’assemblea studentesca dell’istituto magistrale materano “T. Stigliani” è stato annullato. A quanto pare uno dei partecipanti al dibattito, il dr. Piccinni della Clinica S. Maria di Bari si è detto indisponibile a confrontarsi con un rappresentante dell’ass. Coscioni. La cosa incredibile è che il dr. Piccinni ha ritenuto di dover utilizzare quale messaggero della sua sopravvenuta indisponibilità Don Leo Santorsola, sacerdote materano, anch’egli invitato al dibattito. Sia l’improvvisato ambasciatore che il sopra citato dottore hanno alla fine declinato l’invito. Tra le motivazioni addotte dal dr. Piccinni il fatto di non voler far scadere il dibattito da un piano scientifico a un piano politico. Constato con un pizzico di ilarità che le stesse preoccupazioni non hanno afflitto i sonni del buon dottore in relazione alla presenza di Don Leo. Ma si sa, per preti, vescovi e cardinali non c’è “par condicio” che tenga e possono allegramente parlare di tutto e di più senza suscitare i disagi che, a quanto pare, provoca in alcuni un interlocutore radicale. In conclusione, come comunicatomi dal prof. Donato Armento, il dibattito-assemblea non ci sarà, annullato su decisione del preside per non violare la “par condicio” che, a quanto pare, vige anche nelle scuole materane. Il pericolo che le giovani menti degli studenti dell’istituto Stigliani siano traviate da argomenti messi all’indice dalla curia lucana per questa volta è scongiurato. Intanto, posso preannunciare che se il tempo sarà clemente, terrò una conferenza stampa in piazza V. Veneto nella mattinata di Sabato 26 febbraio.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Membro del Consiglio Generale dell’Ass. Coscioni 

Basilicata – ancora un dibattito sulle cellule staminali, ancora una volta nessun invito per i radicali

 

17 febbraio 2005


Constatiamo con rammarico che nelle poche occasioni di dibattito sulla questione delle cellule staminali organizzate in Basilicata, non una volta qualcuno si è degnato di invitare un rappresentante dell’Associazione Coscioni e del movimento referendario, che, a dire il vero, in Basilicata fa rima con i radicali e con i numerosi e coraggiosi amministratori locali, che nonostante l’ignavia dei loro partiti di riferimento hanno scelto di sostenere la strada referendaria. Sarà che tutti i dibattiti organizzati fino ad oggi sono stati decisamente in chiave antireferendaria e contrari all’utilizzo delle cellule staminali embrionali, ma resta il fatto che mentre per sei mesi abbiamo battuto tutte le strade della regione con notevole successo, anche quelli dell’Admo Basilicata hanno ritenuto di non dover prevedere una nostra presenza all’interno del dibattito, che si terrà presso l’Ospedale “Madonna delle Grazie” di Matera nella mattinata di sabato. Certo, tra un parere legale e la presenza di sua eminenza Filippo Bubbico, pardon del Presidente Bubbico (non ha firmato i referendum), cosa volete possa interessare l’opinione dei referendari radicali. Del resto leggendo il comunicato stampa che da notizia del lieto evento, scritto con incomparabile stile curiale e post-vaticano, ben si comprende dove andranno a parare gli organizzatori. Ci dicono che spesso il dibattito sulla questione staminali embrionali precipita sull’etica più che sulla scienza. Non so, personalmente penso che sia poco etico negare una speranza di cura a milioni di persone in nome della difesa di uno zigote, ma se proprio si vuol parlare di scienza, diamine, l’Associazione Luca Coscioni è l’Associazione dei Nobel e delle migliaia di scienziati e ricercatori firmatari di un appello a favore della ricerca sulle staminali embrionali. Lo so, come si fa ad invitare Bolognetti ad un dibattito patrocinato da una ASL lucana, visti gli ottimi rapporti che vanta con la ASL n. 3 e con il suo ex direttore sanitario volato presso altri lidi, pardon altre ASL (uno di questi giorni potremmo intrattenerci sul gioco delle tre ASL). Scherzi a parte, adesso voglio continuare nell’esegesi e nell’analisi del sopra citato comunicato. Che bello leggere: “L’ importanza dei temi da trattare potrà contare sul contributo di rappresentanti istituzionali, del mondo scientifico, religioso e legale.” Personalmente avrei anteposto religioso a legale, ma si tratta di sottigliezze. Provo a fare l’indovino e sulla base di quanto leggo e delle presenze, azzardo un facile pronostico: il convegno è finalizzato a raccontare a quei lazzaroni di referendari e a quel 82 per cento di italiani pronti a seppellire la 40/2004 nelle urne referendarie, che tutto sommato la ricerca sulle staminali embrionali non serve o che può essere tranquillamente sostituita da altro. Peccato davvero che da Dulbecco a Veronesi, per non parlare dei quasi 100 premi nobel firmatari di un appello dell’Associazione Coscioni, la si pensi diversamente e soprattutto si rivendichi la libertà di scienza, naturalmente nel pieno rispetto dell’altrui libertà di non curarsi con i rimedi che la ricerca sulle staminali embrionali promette. Leggo: “Le questioni etiche, secondo gli organizzatori, se pur importanti e rispettose di considerazione, rischiano di indirizzare in un senso o in un altro anche le questioni scientifiche che per essere comprese necessitano di adeguate competenze biomediche perché, prima di decidere cosa si deve fare e cosa bisogna fare, è necessario che tutti sappiano bene che cosa si può fare.” Traduzione: Ma mica è necessario ricorrere alle staminali embrionali...mica vogliamo far dispiacere sua Eminenza(non Bubbico) e il Vaticano tutto?

Temo che dopo aver inseguito il Presidente Bubbico con penna e modulo referendario per sei mesi, mi toccherà tampinarlo anche a Matera; spero solo di non scambiarlo per monsignor Ligorio, ma sarà difficile, anche perché Ligorio ci onora con la chiarezza della sua posizione, mentre ancora oggi non abbiamo ben compreso come la pensi il Presidente, che, grazie al suo innato doroteismo e alla sua attitudine a conciliare tesi opposte(vedi antiproibizionismo), manco fosse Houdini, riesce sempre a sfuggire e ad evitare anche una mera presa di posizione, che, alla fin fine, non si nega a nessuno.

 

Maurizio Bolognetti 

Segretario Radicali Lucani
Consiglio Generale Associazione Coscioni



Lettera di Maurizio Bolognetti a Don Di Candia

 

Matera, 16 novembre 2004


Carissimo Don Di Candia,

 

dovremmo innanzitutto metterci d'accordo sul significato della parola politica.

Premesso che per me questa parola è parola a cui attribuisco un significato assolutamente positivo, mi consenta di farLe notare che la sua presenza al dibattito organizzato dal "Movimento per la Vita" è stata presenza assolutamente politica.

Ed è politica la potente azione di lobbing messa in atto dal Vaticano a sostegno dell'approvazione della 40/2004.

La sua politica non sarà "attiva" quanto quella messa in campo dalla CEI, ma sicuramente è stato evento politico la manifestazione del S.Anna.

Per un eventuale confronto mi dico disponibile a giocare "fuori casa", magari con un faccia a faccia da tenersi nello stesso Istituto che ha ospitato Carlo Casini.

E visto che il Natale si avvicina, potrei consegnarLe come dono un opuscolo dove Lei potrà attingere a una verità misconosciuta: una attenta analisi sulla questione dell'Otto per mille elaborata da Mario Staderini.

Se, poi, nel frattempo volesse onorarci ed onorarmi ancora della sua attenzione, Le suggerisco di provare a navigare sul sito www.anticlericale.net : nella sezione notizie troverà copia della sua prima missiva e della mia risposta, in cambio Le prometto che riguarderò "Il Vangelo Secondo Matteo" di Pier Paolo Pasolini e magari andrò a rileggermi qualche brano del Vangelo secondo Matteo; soprattutto, vorrei riflettere con lei su quella evangelica frase "Date a Cesare quel che è di Cesare".

Dimenticavo, c'è un altro lavoro assai poco conosciuto di Maurizio Turco, segretario di Anticlericale.net, un lavoro di strenua difesa della libertà religiosa, ad iniziare dalla violazione dei diritti umani in Vietnam a danno dei cristiani Montagnard.

Ahimè, devo constatare con amarezza che dal Vaticano e dintorni non una voce si è levata in difesa della martoriata etnia Degar, ma mille sono i tentativi di far pesare il potere Vaticano per impedire in Italia e nel mondo libertà di scelta, di cura, di scienza, di ricerca, se vuole, di coscienza.

 

Con simpatia e cordialità

 

Maurizio Bolognetti

 

Carissimo signor Bolognetti,

 

ribadisco anch'io la disponibilità ad un confronto franco e leale. Tutto quanto possa servire ad una autentica conoscenza che favorisca la convivenza civile è sempre una strada da percorrere.

Certo non ritengo opportuno confrontarmi sul piano della politica perché non è il mio campo e perchè considero una forma di clericalismo la politica attiva praticata dai preti. Ritengo invece ideale il campo del confronto che favorisca la reciproca comprensione delle ragioni delle parti. Secondo il Vangelo: è la verità che ci farà liberi. Nell'eventuale confronto le porterò copia della mia dichiarazione dei redditi, così potremo anche accertare la verità circa il pagamento delle tasse!

 

Un cordiale saluto

 

Pierdomenico Di Candia


Clericali e laici: risposta di Maurizio Bolognetti a Don Pierdomenico di Candia

 

7 novembre 2004

Gentilissimo Don Di Candia,

 

Voltaire diceva: “Non condivido la tua idea, ma darei la vita perché tu la possa esprimere.”

Inutile dire che io condivido pienamente questa affermazione. Va da sé, che il fatto che io sia disposto a battermi per consentire a lei e a Carlo Casini di dire ciò che pensate, non implica l’impossibilità, per il sottoscritto, di criticare le vostre affermazioni.

Faccio davvero fatica a riconoscermi nell’interpretazione autentica che lei da del mio pensiero e del mio intervento. Mi scusi Don Di Candia, ma dov’è il dogma e il dogmatismo nell’affermare che ciascuno è libero di ritenere l’onanismo, pardon la masturbazione, il divorzio, l’aborto, la fecondazione eterologa e la ricerca sulle cellule staminali embrionali un peccato, ma che questa visione di una parte, non importa se minoritaria o maggioritaria, non può tramutarsi in legge dello Stato. Non è passato molto tempo da quando in questo Paese il divorzio era proibito e l’adulterio era considerato reato. Come ricorderà, nel 1970 grazie alla LID e poi nel ’74 con la sconfitta del referendum di matrice clerical-Vaticana, gli italiani hanno conquistato il diritto al Divorzio, battendo la linea Almirante-Fanfani. Evidentemente la libertà di poter rescindere il vincolo matrimoniale, non si traduce nell’obbligo di divorziare per chi voglia seguire i precetti di Santa Madre Chiesa.

Tanto per essere ancora più chiari, ciò che ci distingue è il fatto che lei e la potente lobby vaticana vorreste trasformare il peccato in reato, io preferisco vivere in uno Stato non confessionale, dove la legittima e pur criticabile visione della Chiesa in materia di matrimonio non venga imposta a tutti.

Per carità di patria, caro Don Pierdomenico, preferisco non soffermarmi sui matrimoni sciolti dalla Sacra Rota, anche perché sono certo che lei troverebbe sicuramente la classica “pezza a colore” per dare un dotta e teologica giustificazione a quelle che, agli occhi di un profano, potrebbero apparire delle contraddizioni. Ritengo opportuno, però, ricordarLe che la maggioranza dei cattolici votarono in sintonia non con le eminenze Vaticane e con i vari Casini e Bottiglione, ma con Marco Pannella, Loris Fortuna e Argentina Marchei.

Fecondazione? Libertà di Ricerca? Augurandomi che quanto finora scritto abbia contribuito a sgombrare il campo da eventuali equivoci, torno a ribadire che Lei, Casini, Buttiglione e Monsignor Logorio, siete liberissimi di dire ciò che volete in materia, ma non liberi di imporre la vostra opinione al mondo universo. Siete contrari alla fecondazione eterologa? Benissimo, vorrà dire che chi vorrà seguire i vostri precetti non la praticherà. Siete contrari alla ricerca sulle cellule staminali embrionali? Nessuno vi obbligherà mai a curarvi con i rimedi che la scienza potrebbe regalarci. Il fatto che lei paghi le tasse e che noi tutti si finanzi il Vaticano(ci verremo), non implica necessariamente un suo diritto a spegnere il desiderio di maternità e paternità di migliaia di coppie, o un suo diritto a spegnere la libera ricerca e con essa le speranze di milioni di malati che potrebbero godere dei “miracoli” prodotti da una scienza libera. Nessuno contesta a D’Agostino e a Sirchia di pensarla diversamente da Dulbecco e Veronesi: è inaccettabile, però, che l’opinione dei Sirchia vieti ai Dulbecco di esplorare pienamente la strada della clonazione terapeutica(che non ha niente a che fare con la clonazione umana) in nome della sacralizzazione dell’embrione. Stabilire delle regole è un conto, ma con la 40/2004 siamo nell’ambito del peggior integralismo di stampo komeinista; proibizionismo a tutto tondo, trasfuso negli articoli e nei commi di una legge dello Stato. Stato Etico, appunto. Adesso mi dirà: “ecco l’intolleranza anticattolica”, “ma come, prima dici che sono libero di esprimere le mie idee e poi mi dai del Talebano”. Certo, ribadisco il fatto che sarei disposto a battermi per consentire a lei di esprimere le sue idee, ma questo non implica che non possa ritenere le sue idee pericolose o di matrice integralista.

Io non sarò preparatissimo in materia di catechismo, ma a me sembra che dietro i precetti della Chiesa in materia di contraccezione e di onanismo, ci sia l’evidenza di un atteggiamento sessuofobico nocivo e pericoloso.

Attentato contro la vita, peccato contro la fecondità del matrimonio, peccato contro la purezza: interessanti e affascinanti distinzioni, ma io insisto dovreste equiparare la masturbazione a un attentato contro la vita, perché, volendo fare l’avvocato del diavolo(perdoni l’accostamento), lo spermatozoo combinandosi nel modo che lei conosce può dare inizio al percorso che porterà alla nascita di una nuova vita. Per quanto mi riguarda, ho delle grosse difficoltà a considerare vita un aggregato di cellule, ma non contesto certo il diritto suo e dei vari Casini di poterla vedere in questo modo. Contesto, invece, il fatto che la vostra visione si sia tradotta in un divieto, in un reato.

Il mondo che avete dipinto nel vostro convegno non mi piace, anzi mi fa paura. Se voi vi considerate “Movimento per la Vita”, lasciatemi dire che anche io sono per la Vita: la vita dei milioni di uomini e di donne che potrebbero ricevere sollievo dalla ricerca sulle cellule staminali embrionali, la vita delle migliaia di bambini che non nasceranno grazie ad assurde proibizioni, la vita, se vuole, delle migliaia di embrioni soprannumerari destinati alla distruzione, anziché alla vita.

Pensi che sono addirittura convinto che ci sia più amore in chi vuole legalizzare l’eutanasia, che in coloro che esaltano la sofferenza.

Mi perdoni, ma almeno nella veste di rappresentante di una Chiesa, la cui Storia è anche storia di sangue e persecuzioni, non riesco a vederLa nei panni della povera vittima. Il fatto che stiate tentando di far credere che siete dei poveri perseguitati, oggetto di un complotto anticattolico, fa davvero sorridere

Magari tra qualche anno riabiliterete un nuovo Galileo o ci direte che quel rogo in campo dei Fiori e i tanti roghi accesi in nome di Dio, sono stati un errore, ma al posto vostro ci andrei cauto nel vestire i panni del perseguitato.

Un amico mi ha chiesto di ricordarLe che il suo stipendio lo paga lo Stato italiano tramite la CEI e che le tasse praticamente non le paga, visto che i contributi previdenziali sono a carico del Vaticano. Lo faccio volentieri, anche perché questo inciso mi da l’opportunità di dirLe che sarebbe ora di abrogare gli accordi concordatari con tutti gli annessi e connessi.

Tra le tante cose che trovo inaccettabili degli accordi tra Stato e Chiesa-Stato(Città del Vaticano), c’è l’insegnamento, sia pur non obbligatorio, dell’ora di religione nelle scuole pubbliche, con collegati costi derivanti dalle migliaia di insegnanti nominati dalla Curia e pagati dallo Stato,

magari tutti impegnati a divulgare la loro perniciosa sessuofobia nelle menti di milioni di ragazzi; più che l’ora di religione sarebbe decisamente utile qualche ora in compagnia di un sessuologo che spieghi ai ragazzi come si usa un profilattico o una spirale, la pillola e lo stupendo funzionamento del corpo umano.

Caro Don Di Candia, perché non prova a leggersi un po’di storia, di quella sepolta, se non all’indice, che racconta dei rapporti tra il fascismo e la Chiesa romana.

Pensi che ho impiegato quasi una settimana a reperire un libro di Gaetano Salvemini “Clericali e Laici”, un libro pubblicato nel 1957 dall’editore Parenti e mai più ristampato… altro che complotto anticattolico, faremmo bene a parlare e ricordare e a mantener vivo il ricordo di uomini gettati nello sgabuzzino della storia di questo paese. Il regime concordatario è un autentico veleno per tutti noi e per una religiosità altra. Ho davvero l’impressione che la sua Chiesa sia lontana anni luce dai Vangeli e da San Francesco, e che quel “Dai a Cesare quel che è di Cesare” sia lettera morta nell’azione politica che quotidianamente porta lo Stato Città del Vaticano, con le sue truppe e le sue schiere, a voler mettere le mani, i piedi, tutto, nella vita delle nostre istituzioni. Certo, ci tocca riscontrare che troppi politici a destra come a sinistra non fanno altro che genuflettersi davanti al trono di Pietro, ma questo non può esimerci dal denunciare l’invadenza della Curia e il tentativo di trasformare la nostra Repubblica in uno Stato a sovranità limitata. Sono convinto che l’abolizione del 8 per mille, con i suoi meccanismi truffaldini, e dell’intero regime concordatario, farebbe bene sia a Pietro che a Cesare.

Mi farebbe davvero piacere intrattenermi con Lei per poter discutere delle affermazioni di Don Verzè, fondatore del San Raffaele di Milano, il quale nel suo libro “Pelle per Pelle” scrive:Il prossimo Papa riapra il dibattito sul celibato sacerdotale, sull'ordinazione alle donne, sulla possibilità di dare la comunione ai divorziati risposati, sull'uso della pillola e del preservativo, la procreazione assistita e per un maggiore coinvolgimento dei laici nelle scelte delle gerarchie.
Ci vuole anche più democraticità nella Chiesa”;
Non si può sonnecchiare accontentandosi di divieti contro una scienza biologica che irresistibilmente corre”; e ancora
C'è un eccesso di rappresentanza della Chiesa di Roma, che sembra identificata con la Chiesa in assoluto.
Occorre che la base, ossia tutte le Chiese locali, abbiano la loro autonomia e assumano la propria responsabilità di rappresentare il cristianesimo nella situazione anche di costume e culturale in cui vivono. Certamente alcune indicazioni che vengono dal centro sono importanti ma occorrerebbe che fossero elaborate con l'apporto di tutti”.

Un ultima cosa, comprendo che Lei abbia voluto stendere un velo pietoso sul clima a dir poco ostile col quale sono stato accolto all’Istituto S.Anna, ma non posso non ricordarLe le amorevoli cure a cui sono stato sottoposto dai militanti del “Movimento per la Vita”. Forse Lei non se n’è accorto, ma ci sono stati momenti di forte tensione quando ho tentato di interloquire con Casini e ad un certo punto sono stato letteralmente circondato dai militanti del “Movimento Per la Vita”, da agenti della Digos, Polizia, Carabinieri, manco fossi un pericoloso terrorista. Insomma, attorno alla presenza di due, e sottolineo due militanti radicali, è stato steso un cordone sanitario, manco si trattasse di pericolosi terroristi intenzionati a farsi esplodere a mò di kamikaze e tutto questo per tacere del trattamento speciale riservatomi anche durante l’intervento.

Che dire, molti dei presenti evidentemente hanno ritenuto che “Prevenire è meglio che curare”.


Cordialmente

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani


FECONDAZIONE ASSISTITA, DIBATTITO A MATERA


da nuova basilicata del 20 ottobre 2004


Di S.R.

Il Centro d’Aiuto alla Vita promuove un incontro-riflessione sulla Fecondazione Assistita. Domenica 24 ottobre, alle ore 17.30 nella sala delle Conferenze dell’Istituto S. Anna, in via Lanera, si svolgerà un dibattito dal titolo: “Fecondazione artificiale: pro o contro l’uomo?”. “Pregiudizi e scarsa conoscenza – sottolinea Remo Cavicchini, sociologo e presidente della Federazione regionale dei Movimenti e Centri d’Aiuto alla Vita – contribuiscono all’avversione di molti verso la legge 40/2004(che regolamenta la fecondazione medicalmente assistita). Con quest’incontro vogliamo offrire il parere di esperti di diritto e di bioetica, per far meglio conoscere le problematiche legate alla legge”. Ad analizzare gli aspetti giuridici e politici della 40/2004 sarà il magistrato Carlo Casini, presidente nazionale del Movimento per la Vita italiano. Lucio Romano, docente di bioetica all’università Federico II di Napoli e vice presidente della stessa Associazione, tratterà la legge sulla fecondazione dal punto di vista medico e bioetica; mentre l’aspetto morale sarà affidato a don Pier Domenico Di Candia, docente del Seminario Maggiore di Potenza. All’incontro presenzierà l’Arcivescovo della Diocesi di Matera e Irsina, Monsignor Salvatore LIgorio. “La legge sulla fecondazione artificiale” – afferma Remo Cavicchini – è stata definita cattolica e oscurantista, come se il riconoscere la vita umana sin dal suo concepimento sia solo il punto di vista del Cattolicesimo. Si dimentica facilmente che la legge prevede che la fecondazione medicalmente assistita potrà essere praticata solo in strutture pubbliche e private convenzionate, limitando i notevoli profitti di pochi”.
 

Matera, domenica sit-in antifondamentalista fuori l’istituto S. Anna

 

Matera, 21 ottobre 2004


In occasione del dibattito sulla Fecondazione Assistita, organizzato dal CAV(centro di aiuto alla vita, che si terrà in quel di Matera a partire dalle ore 17.30 di domenica 24 ottobre, presso l’Istituto S. Anna in via Lanera, Radicali Lucani organizzerà un sit-in antifondamentalista dal titolo “NO VATICAN-NO TALEBAN”.

Il Sit-In inizierà alle ore 17.00 fuori l’Istituto S.Anna.

 

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, membro del consiglio generale dell’Associazione Coscioni e segretario di Radicali lucani

 

Gli ineffabili responsabili del CAV Basilicata non hanno voluto far mancare la loro voce al coro di bestemmiatori contro l’umanità, che in nome della rappresentanza in terra di Dio ha sacralizzato l’embrione facendo scendere sulle speranze di cura di milioni di persone la mannaia di una legge oscurantista. Il mondo monocromatico e Buttiglionizzato di Casini e Logorio, è un mondo che fa davvero paura: la paura che costoro possano dettare al mondo le loro ricette avvelenate, il loro perverso proibizionismo antiscientifico, antigiuridico e illiberale.

La libertà di Casini( Presidente del Movimento per la Vita) e Ligorio(Vescovo della Diocesi Matera-Irsina) di credere che uno spermatozoo sia una persona o che l’onanismo sia un peccato da trasformare in reato, la loro etica e la loro morale, ci hanno regalato una insopportabile zavorra. La legge sulla Fecondazione Assistita, infatti, ha trasformato il Casini-Ligorio pensiero in una legge che nega il sacrosanto diritto alla libertà di scienza, di cura, di scelta.

Questi cattolici fondamentalisti, stanno letteralmente appestando l’aria, trascinando questo Paese nelle sabbie mobili dello Stato etico. Non possiamo accettare, se vogliamo ancora essere uomini liberi, i Diktat Vaticani. Questi signori sono l’antitesi della vita, sono degli spacciatori di morte, cantori del dolore e della sofferenza come purga dell’anima.

Non riesco davvero a comprendere quale alto messaggio voglia veicolare il sig. Cavicchini(Presidente regionale Centri di aiuto alla Vita), dicendoci che la fecondazione assistita “potrà essere praticata solo in strutture pubbliche e private convenzionate, limitando i notevoli profitti di pochi”. Cavicchini farebbe bene a raccontare alla gente dei tanti viaggi della speranza di quelle coppie, che potendoselo permettere, si recano in quegli stati europei dove la legge consente la fecondazione eterologa, non vincola con assurdi limiti la fecondazione omologa e magari consente la diagnosi preimpianto. Cosa ci racconta il signor Cavicchini del turismo sanitario, indotto dal proibizionismo della 40/2004. Cosa ci raccontano questi signori, che osano parlare di pregiudizi di fronte alle dichiarazioni del gotha della scienza mondiale che afferma che la ricerca sulle cellule staminali embrionali potrebbe offrire cure, magari risolutive, per decine di malattie. Che risposta possiamo aspettarci da chi è sempre pronto ad esaltare la sofferenza e l’attaccamento alla vita, ma che in nome della difesa del popolo degli zigoti nega la speranza del “miracolo” che potrebbe produrre una scienza libera dalla zavorra fondamentalista. Che risposta possiamo aspettarci da questi profeti di sventura, che hanno fatto della croce un corpo contundente. E’ il rispetto della vita che ci induce a lottare contro chi ha conferito a una cellula gli stessi diritti di un uomo in carne ed ossa. Pensare a Casini che discute della 40/2004, é come immaginare la Santa Inquisizione che parla di libertà religiosa; non ce ne vogliano gli amici del Cav, ma già vediamo levarsi alte dall’istituto S.Anna le fiamme di metaforici roghi e un acre profumo di zolfo misto all’incenso della redenzione. E intanto, i socialisti, i liberali e i cosiddetti progressisti lucani, continuano a tacere, impegnati solo in tristi giochi di potere in vista delle imminenti elezioni regionali.

 



 




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30 settembre 2005

COSCIONI COME SALMAN RUSHDIE

Coscioni come Salman Rushdie

Latronico (Pz), 1 marzo 2005

Altro che “Unione” sovietica, ha davvero ragione il leader radicale Marco Pannella a parlare di Unione Italo-Vaticana, dell’unione bi-polare nel nome del veto all’uomo simbolo della lotta per la libertà di ricerca, di scienza, di cura. Un’autentica fatwa è piovuta dal Cupolone su possibili intese che avrebbero consentito la presenza di liste Radicali-Luca Coscioni alle imminenti elezioni regionali e subito si è scatenata la rincorsa ad assecondare i desideri dello Stato Città del Vaticano. Una gara indecente, che ha come obiettivo il tentativo di accreditarsi come interlocutori privilegiati all’ombra di S. Pietro. Per quanto mi riguarda, ribadisco di aver di già avuto un consistente assaggio della forza e della violenza di cui gli uomini del Vaticano sono capaci e ancora in queste ore ho sotto gli occhi l’offensiva che stanno scatenando contro i contenuti referendari, nel disperato tentativo di recuperare ciò che a chiare lettere è scritto in tutti i sondaggi. Nella consapevolezza che i cattolici in primis, ancora una volta, non li seguiranno. E tutto questo in terra di Basilicata avviene senza che nessuno a destra, a sinistra, al centro e a manca, abbia il coraggio di opporsi, di pronunciare mezza parola di critica, di dissenso, di sostegno, di solidarietà. Sabato, il Tg regionale ha trasmesso il primo comizio al popolo lucano di Monsignor Agostino Superbo, vescovo metropolita della città di Potenza, manco a dirlo oggetto dell’intervento le cellule staminali e la fecondazione assistita. Ci siamo abituati, ma certo non per questo siamo rassegnati a subire inermi o a cadere nell’ignavia e nella passività di compagni e camerati. Abbiamo ancora negli occhi e nel cuore la partecipazione delle migliaia di lucani che hanno sottoscritto, come mai prima, i quesiti referendari dell’Associazione Coscioni e dei Radicali tutti. Erano, ne siamo certi, anche elettori della Margherita e del Polo, cattolici indisponibili a seguire i diktat Vaticani, così come nelle loro camere da letto certo non seguono il consiglio di non usare metodi anticoncezionali. Mi appello agli oltre 40 amministratori locali che questa estate, magari in aperto dissenso con le inerzie o i dissensi dei loro partiti di riferimento, hanno frequentato i nostri tavoli, mi appello anche a quegli esponenti di spicco della Margherita Lucana, ad iniziare da Vito De Filippo e Mario Lettieri, che hanno firmato il quesito totalmente abrogativo: diteci cosa ne pensate di questo editto emanato contro i Radicali, fateci sapere se condividete la Fatwa pronunciata contro Luca Coscioni. Mi appello anche ai vertici dei democratici di sinistra lucani, così prudenti ed accorti, che con tanta disinvoltura ancora una volta in queste ore stanno accuratamente evitando qualsiasi contaminazione: ditemi, ve ne prego, se condividete quanto di osceno si è consumato in questi giorni. Chissà perché, pensando a tutto questo, mi viene da paragonare il nome di Luca a quello di Giordano Bruno. Certo, oggi i roghi sono metaforici, ma questo metaforico fuoco che qualcuno ha voluto accendere nel tentativo di bruciare idee e posizioni scomode ed eterodosse, continuerà ad ardere molto oltre le unioni di comodo, molto oltre le unioni italo-vaticane. Nel Dna di questo Paese c’è scritto che, spero non il 15 giugno, ma in data meno balneare, questo referendum, nonostante i Buttiglione e le Rosy Bindi, nonostante gli Sgreccia e i Nolè, lo perderanno. Lor signori sono davvero ridotti ad essere una triste rappresentazione di un potere violento ed incapace di confrontarsi ed ascoltare, chiuso in una roccaforte, sicchè alla fin fine forse ad essere in trincea non siamo noi, ma loro. Ma se la trincea è mia e nostra, non voluta, non ricercata, ebbene, lo ripeto, questa trincea di resistenza alla marea montante clericale, antireferendaria, antiradicale, illiberale e liberticida, io non la mollo e se c’è da combattere, siamo pronti a scendere dalle montagne a valle, come montanari che hanno nel cuore la lotta dell’etnia Degar. I pochi mezzi che ho a disposizione e tutto il tempo che ho a disposizione saranno dedicati ad affermare e riconquistare quanto di prezioso ci è negato. Coscioni uguale Salman Rushdie e i miei compagni degli appestati o degli untori da cui stare alla larga? D’accordo!!! Ma la cenere a cui verranno ridotte le liste Radicali-Coscioni, ne sono convinto, produrrà nuova energia per chi ha voglia di lottare. Per intanto, dico grazie a Marco Pannella per questi 40 giorni che mi hanno reso un pò più ricco e un po’ più forte, anche se in questo momento provo una grande tristezza nel guardarmi attorno, nel guardare il panorama politico che esprime questo Paese e la mia Regione.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Membro del Consiglio Generale dell’Ass. Coscioni


Potenza, 26 febbraio 2005

la Gazzetta del Mezzogiorno(cronaca di Matera)

 

E’ contro “l’offensiva clericale e antireferendaria, che nella città dei Sassi si sta manifestando in maniera piuttosto virulenta, anche con dibattiti che vedono la regolare partecipazione di esponenti della curia locale a cui è stato appaltato il ruolo di presenza moderatrice” Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani e membro del Consiglio Generale dell’Associazione Coscioni. Su questo tema terrà una conferenza stampa in piazza V. Veneto, alle 12. La moderazione di cui parla Bolognetti, a suo giudizio, “non sarebbe affatto necessaria, vista la latitanza di tutti coloro che in teoria dovrebbero essere favorevoli all’abrogazione della 40/2004 o perlomeno ad un suo cambiamento. Dibattiti che. Come nel caso dell’ultima performance organizzata all’ospedale di Matera, vengono spacciati per momenti di approfondimento scientifico sul tema delle cellule satinali embrionali e della fecondazione assistita”.

 

 

da il quotidiano della Basilicata


“Battaglia per la fecondazione assistita”

Il leader radicale Bolognetti in città per rispondere alla “campagna contro il referendum”

 

Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani e membro del Consiglio Generale dell’Ass. Coscioni, terrà una conferenza stampa in piazza V. Veneto. Il segretario dei Radicali ha ritenuto necessario questo incontro per rispondere a quella che definisce “l’offensiva clericale e antireferendaria, che nella città dei Sassi si sta manifestando in maniera piuttosto virulente, anche con dibattiti che vedono la regolare partecipazione di esponenti della curia locale a cui è stato appaltato il ruolo di presenza moderatrice. Moderazione che non sarebbe affatto necessaria, vista la latitanza di tutti coloro che in teoria dovrebbero essere favorevoli all’abrogazione della 40/2004 o perlomeno ad un suo cambiamento.” Ha spiegato ancora il rappresentante lucano del partito di Marco Pannella: “Dibattiti che vengono spacciati per momenti di approfondimento scientifico sul tema delle cellule staminali embrionali e della fecondazione assistita”. Insomma una critica a pieno titolo o comunque una risposta ad una campagna contro il referendum che si starebbe facendo strada. “L’incontro ci darà anche l’opportunità di soffermarci sull’annullamento del dibattito che si sarebbe dovuto tenere presso l’istituto “T. Stigliani” e che avrebbe dovuto vedere la presenza di un esponente dell’Associazione Coscioni” conclude lo stesso Bolognetti. Da ricordare che il tema della fecondazione assistita su cui ci si dovrà nei prossimi mesi pronunciare con un referendum sta effettivamente diventando sempre più di attualità e dividendo l’opinione pubblica sulle posizioni da assumere.


Matera: sabato 26 febbraio, ore 12.00, conferenza stampa in piazza V.Veneto.



 





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30 settembre 2005

L’ITALIA DEI VALORI, L’ITALIA DEI MIRACOLI

L’Italia dei valori, l’Italia dei miracoli

 

Potenza, 1 luglio 2005

 

Che Paese!!! Basta che qualcuno urli al miracolo e decine di pagine di cronaca, tra il farsesco e il tragico, vengono immediatamente immolate sull’altare di rotative roventi. La vicenda del miracolo di S. Pio in quel di Marsicovetere, tiene ormai banco da settimane, e come era prevedibile, sta iniziando a provocare i primi interventi di esponenti politici, che, per così dire, tentano di metterci su il cappello.

E così, mentre la cronaca scivola verso la farsa, con qualche venatura di tragedia, assistiamo a dichiarazioni che ci lasciano attoniti e ci fanno provare, sia pur per un attimo, un senso di vuoto e di smarrimento.

Tra una proposta di petizione popolare, avanzata da chi pensa di poter risolvere i problemi della Val D’Agri trasformandola in una piccola Lourdes, e sangue che esce a fiotti, per non dire a litri, dalla malcapitata statuina, siamo arrivati davvero alla frutta. La statua di S. Pio, ne siamo certi, tra qualche giorno diverrà terreno di scontro tra forze politiche, con una stucchevole gara all’insegna del chi offre di più.

C’è già chi propone faraonici progetti per edificare una Chiesa che possa competere con quella di San Giovanni Rotondo, nella malcelata speranza di fare di Marsicovetere e Villa d’Agri la mecca dei fan del Santo di Pietralcina; c’è già chi sogna di poter annoverare tra i suoi parenti una Beata.

Lacrime e sangue, ma questa volta la finanziaria non c’entra, siamo di fronte allo scatenarsi di dinamiche arcinote, con un Santo tirato per la giacchetta a destra e a manca. Davvero non sentivamo la mancanza dell’intervento dell’ottimo rappresentante dell’Italia dei Valori in Consiglio regionale.

Leggere le parole dell’avv. Autilio, ci fa temere che la ragione sociale del partito di Di Pietro possa a breve trasformarsi da “Italia dei Valori” ad “Italia dei Miracoli”.

E a dire il vero, forse solo un miracolo può tirare fuori questo povero Paese dalle sabbie mobili di un’ondata clericale senza precedenti.

Ho sognato il Conte di Cavour, ho sognato i bersaglieri che aprivano la breccia di Porta Pia, ho sognato di vivere in un mondo senza fondamentalismi. Ho sognato un’Italia laica e risorgimentale, ma temo che questo non sia un miracolo, ma un’idea che necessita di tutte le nostre forze per poter essere realizzata

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani


Ucsi Basilicata:

eletto il nuovo presidente. Gli auguri del segretario di Radicali Lucani

 

26 giugno 2005

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, segretrario Radicali Lucani e consigliere dell' Associazione Coscioni

 

 

L'elezione di Edmondo Soave al soglio, pardon alla carica di Presidente dell'Ucsi Basilicata(Unione Stampa Cattolica), mi riempie il cuore di gioia.

Credo davvero che nessuno più di Soave meritasse questa carica. Il degno riconoscimento ad anni di duro lavoro, passati ad informare i cittadini lucani sulle gesta compiute dalla Cei Lucana. La presenza di Soave in seno alla Rai Basilicata, ha garantito ai cittadini lucani la possibilità di essere informati in maniera adeguata e tempestiva su tutto ciò che riguarda il Vaticano e dintorni. E si sa, oggi più che mai, le notizie che arrivano dai plenipotenziari dello Stato Città del Vaticano in terra di Basilicata sono davvero importanti, oserei dire fondamentali.

Di Soave conservo tuttora lo splendido ricordo, e credo anche la registrazione, di un antologico servizio dedicato ad una conferenza stampa, convocata da sua eminenza/emittenza Monsignor Agostino Superbo sulla Ru486.

Con la consueta delicatezza e tatto, Soave onde evitare che i telespettatori perdessero anche una sola parola del verbo predicato da sua Eminenza, scandì e sillabò parola per parola. Nell' augurarGli, anche a nome dell'Associazione Radicali Lucani, un buon lavoro alla guida dell'UCSI, mi dico certo che Soave possa aspirare ad essere innalzato agli altari. Un giorno non lontano, potrebbe addirittura diventare il vicepatrono dell'Ordine dei Giornalisti.

Credo davvero che ne abbia la stoffa.



Cei Basilicata: “La realtà è che quando un clericale usa la parola libertà intende la libertà dei soli clericali e non le libertà di tutti.”
 

4 giugno 2005

E’ davvero incredibile che chi calpesta con una pesantissima ingerenza, ai limiti della legalità, il principio della separazione tra Chiesa e Stato, formulato oltre un secolo fa dal Conte di Cavour, parli di diritti democratici. Da uomo che crede nella religione delle libertà, vorrei invitare per l’ennesima volta la CEI di Basilicata a riflettere sull’evangelico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. In una liberaldemocrazia il modo migliore per difendere la libertà religiosa, di coscienza e di culto, passa attraverso la difesa della laicità dello Stato e delle sue leggi. La legge 40 da questo punto di vista è una ferita aperta e non può che essere abrogata, sia pur parzialmente negli aspetti più oscurantisti, antiscientifici e discriminatori. Trovo a dir poco inquietanti le dichiarazioni dei Vescovi lucani quando affermano: “l’augurio è che possa essere migliorata”. Cosa dobbiamo ancora aspettarci all’indomani di una Domenica che potrebbe segnare nuove punte di furore antireferendario, con tutte le parrocchie lucane trasformate da luoghi di culto in tribune per catechizzare e “minacciare” tutti quei cattolici liberali, la cui fede ha il connotato della laicità. Mai come in questo momento ci sembra di avvertire un abisso tra la Chiesa, intesa come comunione dei credenti e dei fedeli, e le gerarchie Vaticane, che imperterrite tentano di occupare lo Stato dopo aver occupato la Chiesa. Fa davvero sorridere l’invito delle Gerarchie ad una informazione corretta, anche perchè visto lo stato di illegalità in cui si è svolta questa campagna referendaria, questo appello non può che suonare come un invito ulteriore a censurare le posizioni dei referendari. Facciano sentire i “democratici” vescovi  lucani la loro potente e stentorea voce sul “Quorum truccato”, sulla vergognosa posizione assunta dalle reti Mediaset, sul fatto che migliaia di militari italiani in missione all’estero non saranno messi in condizione di votare, sull’impedimento al voto per decine di migliaia di portatori di Handicap. Purtroppo, temo davvero che questo appello resterà inascoltato e che le nostre eminenze, che hanno un modo davvero singolare di intendere la parola democrazia, la battaglia per la legalità costituzionale, per il diritto all’esercizio del voto e per sanare la ferita inferta ai diritti civili e politici dei cittadini italiani, si guarderanno bene dal farla. Per citare Salvemini potremmo dire: “La realtà è che quando un clericale usa la parola libertà intende la libertà dei soli clericali e non le libertà di tutti.” I presuli lucani sanno bene che se ci sarà legalità, i cattolici liberali, come nel ’74 e nel ’78, satureranno le urne referendarie con una valanga di “SI” e questo, lor signori, non possono consentirselo; ed è per questo che hanno avviato una crociata contro la libertà di coscienza dei loro fedeli; ed è per questo che avviliscono i luoghi di culto, trasformandoli da templi dedicati a momenti di spiritualità, in luoghi da cui scagliare anatemi e maledizioni. “Benedetto colui che si astiene”, è come dire maledetto, anzi stramaledetto chi vota; le liste di proscrizione sono aperte, l’intimidazione, invece, va avanti già da mesi ed è ben oliata dal potere finanziario che si traduce, qui ed altrove, in una grande capacità di controllo sociale. No, la fede in tutto questo c’entra davvero poco. Vorremmo invitare davvero tutti a leggere quanto di bello ed istruttivo è possibile trovare nell’appello firmato da centinaia di religiose e religiosi italiani contro il ripetersi del “Non Expedit” ruiniano. Per farlo basta recarsi su www.adista.it . Osiamo sperare che questi uomini e donne, che si sono accollati l’onere di rappresentare un altro cattolicesimo, siano conosciuti e non diventino anche loro degli scomodi fantasmi.

Maurizio Bolognetti Consigliere dell’Associazione Coscioni



Referendum, Fi andrà a Pompei? Meglio a Lourdes

 

Potenza, 31 maggio 2005


da Il quotidiano della Basilicata del 31 maggio

Michele De Lucia, Tesoriere di Anticlericale.net e membro della Direzione di Radicali Italiani, ha giustamente posto l’accento sul vergognoso atteggiamento del Presidente del Senato, al secolo Prof. Marcello Pera, che calpestando la sua carica e il suo ruolo si è di fatto trasformato in un Pasdaran della rivoluzione clerico-fascista, illiberale, proibizionista e antireferendaria.

Nel frattempo, gli esponenti di spicco di Forza Italia in Basilicata, autodefinitisi cattolici, per non essere da meno serrano le fila e dichiarano in una conferenza stampa che il 12 e 13 giugno si recheranno al santuario di Pompei “per pregare in difesa della vita”.

Agli amici Blasi, Lapenna and company, vorrei far presente che c’è una grande differenza tra l’essere cattolici clericali e cattolici liberali, e noi siamo convinti che la stragrande maggioranza dei loro elettori è costituita da questi ultimi, e cioè da uomini e donne indisponibili a trasformare gli “articoli di fede” in “articoli di legge”.

On. Blasi, a che serve continuare a riempirsi la bocca citando De Gasperi, se in realtà il vostro nume tutelare in materia di diritti civili e libertà continua ad essere Fanfani.
Come può un Deputato della repubblica italiana dimenticare tanto facilmente che occorre salvaguardare il principio della laicità dello Stato e delle sue leggi. Mentre voi andrete a pregare per la vita, tentando di demolire anni di conquiste sul fronte dei diritti civili, noi cercheremo di difendere la legalità, la democrazia e il diritto di questo povero Paese, che voi, in assoluta continuità con chi vi ha preceduto, state contribuendo a demolire. La vita la difenderemo noi il 12 e 13 giugno, la vita di milioni di uomini e donne di questo Paese, che voi mettete sullo stesso piano di uno zigote criocongelato; difenderemo la libertà delle coppie sterili e dei malati, vittime delle ignobili discriminazioni della legge 40; difenderemo la libertà di cura, di scelta, di scienza, di coscienza e religiosa, che voi allegramente calpestate, imponendo la vostra morale al mondo universo.

On. Blasi, se può, la smetta per un attimo di comportarsi da zuavo pontificio e rientri nei panni del Parlamentare della Repubblica italiana, che non è esattamente lo Stato Città del Vaticano. Non ci saremmo aspettati da lei e da La penna le dichiarazioni di Martino, Prestigiacomo, Biondi e tanti altri esponenti del Polo, ma avevamo osato sperare in un suo religioso silenzio.

Mi consenta, On. Blasi, invece di andare a Pompei si rechi a Lourdes, magari potremmo assistere al “miracolo” di una CDL lucana che acquisti un minimo di connotato laico, liberale e libertario.

 

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani
Consiglio Generale dell’Associazione Coscioni 





Basilicata, referendum: gli esponenti di spicco di Forza Italia il 12 e 13 giugno andranno a Pompei

 

Vogliamo sommessamente suggerire all’on. Blasi che forse sarebbe meglio Lourdes.



29 maggio 2005

 

Michele De Lucia, Tesoriere di Anticlericale.net e membro della Direzione di Radicali Italiani, ha giustamente posto l’accento sul vergognoso atteggiamento del Presidente del Senato, al secolo Prof. Marcello Pera, che calpestando la sua carica e il suo ruolo si è di fatto trasformato in un Pasdaran della rivoluzione clerico-fascista, illiberale, proibizionista e antireferendaria.

Nel frattempo, gli esponenti di spicco di Forza Italia in Basilicata, autodefinitisi cattolici, per non essere da meno serrano le fila e dichiarano in una conferenza stampa che il 12 e 13 giugno si recheranno al santuario di Pompei “per pregare in difesa della vita”.

Agli amici Blasi, Lapenna and company, vorrei far presente che c’è una grande differenza tra l’essere cattolici clericali e cattolici liberali, e noi siamo convinti che la stragrande maggioranza dei loro elettori italiani è costituita da questi ultimi, e cioè da uomini e donne indisponibili a trasformare gli “articoli di fede” in “articoli di legge”.

On. Blasi, a che serve continuare a riempirsi la bocca citando De Gasperi, se in realtà il vostro nume tutelare in materia di diritti civili e libertà continua ad essere Fanfani.

Come può un Deputato della repubblica italiana dimenticare tanto facilmente che occorre salvaguardare il principio della laicità dello Stato e delle sue leggi. Mentre voi andrete a pregare per la vita, tentando di demolire anni di conquiste sul fronte dei diritti civili, noi cercheremo di difendere la legalità, la democrazia e il diritto di questo povero Paese, che voi, in assoluta continuità con chi vi ha preceduto, state contribuendo a demolire. La vita la difenderemo noi il 12 e 13 giugno, la vita di milioni di uomini e donne di questo Paese, che voi mettete sullo stesso piano di uno zigote criocongelato; difenderemo la libertà delle coppie sterili e dei malati, vittime delle ignobili discriminazioni della legge 40; difenderemo la libertà di cura, di scelta, di scienza, di coscienza e religiosa, che voi allegramente calpestate, imponendo la vostra morale al mondo universo.

On. Blasi, se può, la smetta per un attimo di comportarsi da zuavo pontificio e rientri nei panni del Parlamentare della Repubblica italiana, che non è esattamente lo Stato Città del Vaticano. Non ci saremmo aspettati da lei e da La penna le dichiarazioni di Martino, Prestigiacomo, Biondi e tanti altri esponenti del Polo, ma avevamo osato sperare in un suo religioso silenzio.

Mi consenta, On. Blasi, invece di andare a Pompei si rechi a Lourdes, magari potremmo assistere al “miracolo” di una CDL lucana che acquisti un minimo di connotato laico, liberale e libertario.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Consiglio dell’Associazione Coscioni



Quell’invito all’astensione è eticamente discutibile

 

Lettera aperta al Vescovo Mons. Nolè.



18 maggio 2005

Il quotidiano della Basilicata
di Maurizio Bolognetti

Prendo atto che dopo mesi di indifferenza, sia pur indirettamente e attraverso la mediazione della giornalista del Quotidiano Maria De Carlo, Monsignor Nolè ha deciso di rispondere almeno ad uno degli interrogativi che ripetutamente gli ho rivolto. Pur apprezzando il tardivo appello del Vescovo, che ha invitato i parroci della diocesi Tursi-Lagonegro a non utilizzare per lo meno la Santa messa come strumento di propaganda antireferendaria, e aggiungo antiradicale, ritengo che questa presa di posizione giunga tardiva e suoni come una sorta di “contrordine compagni”. Negli ultimi mesi, caro Nolè, i fedeli e i credenti cattolici della Basilicata hanno assistito al trasformarsi di un luogo dedicato alla comunione dei fedeli, in luogo di pubblici comizi, durante i quali siamo stati dipinti, noi referendari, come il “Demonio che si presenta sotto mentite spoglie.” Da certi pulpiti il fumo, che ricorda un fuoco che ancora arde in Campo dei Fiori, si è levato alto. Non sono stati pochi i cattolici indignati da questo uso di un momento sacro. Ad indignarsi, Monsignore, sono stati quegli stessi cattolici la cui fede ha il connotato della laicità e che non vogliono uno Stato confessionale ma laico. Cattolici liberali, che tremano quando gli “articoli di fede” vengono trasformati in “articoli di legge”; quegli stessi cattolici che nel ’74 hanno battuto la linea Almirante-Fanfani sul divorzio. Prendo atto che lei ha preferito glissare e non dare una risposta ad altre mie domande. E’ un bene che la CEI si comporti come un partito politico? Non state violando, con la vostra testarda decisione di invadere il campo di Cesare, un evangelico principio? Non state per caso tentando di occupare lo Stato, dopo aver occupato la Chiesa? E già Monsignore, perché se la Chiesa la intendiamo come la comunione dei credenti e dei fedeli, io non sono né contro la Chiesa, né contro la fede, né tanto meno contro i cattolici, ma quando la Chiesa viene identificata con quelle Gerarchie Vaticane, con quella CEI che diventa il braccio armato dell’unica religione Stato, che spesso utilizza il crocifisso come corpo contundente da sbattere sulla testa di eretici, eterodossi, dissidenti e di tutti coloro che non si sottomettono alla volontà del monarca che governa lo Stato Città del Vaticano, allora io da liberale tremo al solo pensiero degli effetti nocivi che possono nascere da gerarchie ecclesiastiche che riescono ad imporre la loro morale al mondo universo. L’Iran dei Komeini e dei Kamenei è uno Stato confessionale, io difendo il nostro Stato da una altrettanto pericolosa deriva da Stato etico e confessionale. La prego, la scongiuro Monsignore, non si erga ad unico e solo difensore della vita; anche io ritengo da uomo di fede, da credente nella religione della libertà, da uomo che ha fede nella capacità dell’uomo di migliorare la propria vita, di essere un difensore della vita stessa. Differentemente da lei e dal partito CEI, però, penso che uno zigote sia vita al pari di una cellula della cute, e con numerosissimi scienziati e premi Nobel, con i miei compagni di lotta, penso che bisognerebbe ristabilire una giusta scala di valori, laddove uno zigote non può essere posto sullo stesso piano di tanti uomini in carne ed ossa che potrebbero trarre beneficio dal miracolo laico di una scienza in grado di trovare terapie per malattie terribili. Sognare che un giorno un medico possa dire ad un ammalato di SLA “Alzati e cammina” non è peccato.  Alla vostra invocazione “Popolo degli zigoti unitevi”, noi rispondiamo “persone in salute e malattia unitevi perché qui la vita stessa di noi tutti è in causa". L’ embrione, Monsignore, può diventare persona solo se impiantato in utero, altrimenti sarà una persona in potenza al pari di uno spermatozoo. Fino al 1869, il Vaticano aderiva alle tesi di Aristotele, secondo cui fino al 40° giorno l’embrione non sviluppa una forma sufficientemente umana da acquisire un’anima intellettuale, elemento che distingue gli uomini dagli animali. Oggi l’unica istituzione religiosa a ritenere lo zigote, un citoembrione persona è il Vaticano. Chiudo ponendole ulteriori domande ed un invito. Come mai su 264 Pontefici mai nessuno ha scelto di chiamasi Francesco? Cosa pensa del meccanismo truffaldino che consente al Vaticano di incassare, nella sola Italia, un miliardo di euro(utilizzato anche per fare propaganda antireferendaria)? Non crede che la Chiesa, intesa come gerarchie Vaticane, guadagnerebbe in autorevolezza se evitasse di voler imporre attraverso leggi alcuni suoi precetti, che io ritengo scarsamente condivisi da molti cattolici? L’invito all’astensione è certo legittimo, ma le confesso che provenendo da uomini di Chiesa lo trovo eticamente discutibile. Monsignor Nolè, so che lei proviene dalle fila dei francescani, e allora le propongo di incontrarci in un pubblico contraddittorio, che potrebbe essere organizzato proprio dal giornale che ospita questo mio intervento e potrebbe essere moderato dal direttore dello stesso, Pino Anzalone. Sono certo che questo dibattito potrebbe unire noi e il paese, nel nome del confronto e dell’impegno che ci accomuna su fronti opposti. Marco Pannella in un intervento in cui commentava la scelta astensionista, qualche giorno fa affermava: “Da e per decenni, abbiamo sottolineato che i grandi, appassionanti e appassionati confronti fra Radicali e Gerarchie ecclesiastiche cattoliche sull'aborto, sul divorzio, su etiche, moralità, costumi religiosi umani, personali, sessuali, tutto questo ha "unito" la nostra società italiana. Avevamo sin qui affermato, in ogni sede, parlamentare, referendaria, politica, essere stati "Chiesa" e Radicali, uniti anch'essi da stesse urgenze, stesse domande, uniti contro le masse degli indifferenti, degli estranei ai grandi interrogativi civili e umani del nostro tempo, agli assenti, ai silenziosi o silenziati, irresponsabili per scelta; indipendenti, forse, ma certo non-liberi.”



Basilicata, referendum - e Monsignore disse: “contrordine compagni”

 

Lettera aperta a Monsignor Nolè



17 maggio 2005

Maurizio Bolognetti, segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni

Prendo atto che dopo mesi di indifferenza, sia pur indirettamente e attraverso la mediazione della giornalista del Quotidiano Maria De Carlo, Monsignor Nolè ha deciso di rispondere almeno ad uno degli interrogativi che ripetutamente gli ho rivolto. Pur apprezzando il tardivo appello del Vescovo, che ha invitato i parroci della diocesi Tursi-Lagonegro a non utilizzare per lo meno la Santa messa come strumento di propaganda antireferendaria, e aggiungo antiradicale, ritengo che questa presa di posizione giunga tardiva e suoni come una sorta di “contrordine compagni”. Negli ultimi mesi, caro Nolè, i fedeli e i credenti cattolici della Basilicata hanno assistito al trasformarsi di un luogo dedicato alla comunione dei fedeli, in luogo di pubblici comizi, durante i quali siamo stati dipinti, noi referendari, come il “Demonio che si presenta sotto mentite spoglie.” Da certi pulpiti il fumo, che ricorda un fuoco che ancora arde in Campo dei Fiori, si è levato alto. Non sono stati pochi i cattolici indignati da questo uso di un momento sacro. Ad indignarsi, Monsignore, sono stati quegli stessi cattolici la cui fede ha il connotato della laicità e che non vogliono uno Stato confessionale ma laico. Cattolici liberali, che tremano quando gli “articoli di fede” vengono trasformati in “articoli di legge”; quegli stessi cattolici che nel ’74 hanno battuto la linea Almirante-Fanfani sul divorzio. Prendo atto che lei ha preferito glissare e non dare una risposta ad altre mie domande. E’ un bene che la CEI si comporti come un partito politico? Non state violando, con la vostra testarda decisione di invadere il campo di Cesare, un evangelico principio? Non state per caso tentando di occupare lo Stato, dopo aver occupato la Chiesa? E già Monsignore, perché se la Chiesa la intendiamo come la comunione dei credenti e dei fedeli, io non sono né contro la Chiesa, né contro la fede, né tanto meno contro i cattolici, ma quando la Chiesa viene identificata con quelle Gerarchie Vaticane, con quella CEI che diventa il braccio armato dell’unica religione Stato, che spesso utilizza il crocifisso come corpo contundente da sbattere sulla testa di eretici, eterodossi, dissidenti e di tutti coloro che non si sottomettono alla volontà del monarca che governa lo Stato Città del Vaticano, allora io da liberale tremo al solo pensiero degli effetti nocivi che possono nascere da gerarchie ecclesiastiche che riescono ad imporre la loro morale al mondo universo. L’Iran dei Komeini e dei Kamenei è uno Stato confessionale, io difendo il nostro Stato da una altrettanto pericolosa deriva da Stato etico e confessionale. La prego, la scongiuro Monsignore, non si erga ad unico e solo difensore della vita; anche io ritengo da uomo di fede, da credente nella religione della libertà, da uomo che ha fede nella capacità dell’uomo di migliorare la propria vita, di essere un difensore della vita stessa. Differentemente da lei e dal partito CEI, però, penso che uno zigote sia vita al pari di una cellula della cute, e con numerosissimi scienziati e premi Nobel, con i miei compagni di lotta, penso che bisognerebbe ristabilire una giusta scala di valori, laddove uno zigote non può essere posto sullo stesso piano di tanti uomini in carne ed ossa che potrebbero trarre beneficio dal miracolo laico di una scienza in grado di trovare terapie per malattie terribili. Sognare che un giorno un medico possa dire ad un ammalato di SLA “Alzati e cammina” non è peccato.  Alla vostra invocazione “Popolo degli zigoti unitevi”, noi rispondiamo “persone in salute e malattia unitevi perché qui la vita stessa di noi tutti è in causa". L’ embrione, Monsignore, può diventare persona solo se impiantato in utero, altrimenti sarà una persona in potenza al pari di uno spermatozoo. Fino al 1869, il Vaticano aderiva alle tesi di Aristotele, secondo cui fino al 40° giorno l’embrione non sviluppa una forma sufficientemente umana da acquisire un’anima intellettuale, elemento che distingue gli uomini dagli animali. Oggi l’unica istituzione religiosa a ritenere lo zigote, un citoembrione persona è il Vaticano. Chiudo ponendole ulteriori domande ed un invito. Come mai su 264 Pontefici mai nessuno ha scelto di chiamasi Francesco? Cosa pensa del meccanismo truffaldino che consente al Vaticano di incassare, nella sola Italia, un miliardo di euro(utilizzato anche per fare propaganda antireferendaria)? Non crede che la Chiesa, intesa come gerarchie Vaticane, guadagnerebbe in autorevolezza se evitasse di voler imporre attraverso leggi alcuni suoi precetti, che io ritengo scarsamente condivisi da molti cattolici? L’invito all’astensione è certo legittimo, ma le confesso che provenendo da uomini di Chiesa lo trovo eticamente discutibile. Monsignor Nolè, so che lei proviene dalle fila dei francescani, e allora le propongo di incontrarci in un pubblico contraddittorio, che potrebbe essere organizzato proprio dal giornale che ospita questo mio intervento e potrebbe essere moderato dal direttore dello stesso, Pino Anzalone. Sono certo che questo dibattito potrebbe unire noi e il paese, nel nome del confronto e dell’impegno che ci accomuna su fronti opposti. Marco Pannella in un intervento in cui commentava la scelta astensionista, qualche giorno fa affermava: “Da e per decenni, abbiamo sottolineato che i grandi, appassionanti e appassionati confronti fra Radicali e Gerarchie ecclesiastiche cattoliche sull'aborto, sul divorzio, su etiche, moralità, costumi religiosi umani, personali, sessuali, tutto questo ha "unito" la nostra società italiana. Avevamo sin qui affermato, in ogni sede, parlamentare, referendaria, politica, essere stati "Chiesa" e Radicali, uniti anch'essi da stesse urgenze, stesse domande, uniti contro le masse degli indifferenti, degli estranei ai grandi interrogativi civili e umani del nostro tempo, agli assenti, ai silenziosi o silenziati, irresponsabili per scelta; indipendenti, forse, ma certo non-liberi.” Monsignore, attendo sue; intanto, voglio sperare che anche lei voglia esprimere un minimo di indignazione per lo stato di illegalità in cui versa questo Paese, che va a concretizzarsi in un attentato ai diritti civili e politici dei cittadini italiani e, dunque, nell’impossibilità a poter conoscere per deliberare. La propaganda a reti unificate ci ricorda storie antiche e pur così attuali, contro le quali vale la pena battersi. Caro Nolè, il manganello e l’aspersorio di rossiana memoria sostituiamoli, se vuole, con la dolcezza e l’amore di quel Francesco che parlava anche agli animali.

 

 

 

 

Lagonegro, Francesco Nole’ dopo le polemiche sul manifesto

 Il vescovo ai sacerdoti: “no alle omelie sul referendum”


Da Il Quotidiano Della Basilicata, del 16/05/2005


Di Maria De Carlo

 

C’è stato chia ha lamentato(Bolognetti dei Radicali sulle pagine del Quotidiano di ieri), che nel manifesto della festa patronale di San Nicola a Lagonegro – dove tra le iniziative compariva anche un appuntamento dedicato alla fecondazione assistita(sabato 21, alle 17.30 all’hotel san Nicola) – nell’introduzione veniva sottolineato l’impegno della chiesa a favore della vita, con tanto di supplica a san Nicola.

“La vita è sacra, è un valore primario e inviolabile, e va difesa dal concepimento alla morte. Un insegnamento che la chiesa fa e deve fare sempre, non solo in vista del prossimo referendum”, dice il vescovo di Tursi-Lagonegro Francesco Nolè, interpellato telefonicamente che aggiunge: “ho detto ai sacerdoti che durante l’omelia, dall’altare non devono dire ai fedeli di non votare, non è quello il luogo. Ho dato disposizioni invece ai parroci che nei rispettivi consigli parrocchiali e associazioni devono favorire e creare momenti e luoghi dove fare formazione e educazione al rispetto della vita e alla sua difesa in tutti i suoi momenti, dal concepimento alla morte. Un’educazione che si deve fare sempre e non solo in vista del referendum.”

Una mobilitazione a tutto campo anche nella diocesi di Tursi-Lagonegro per parlare della vita e del perché si vuole difendere la legge 40/2004 sulla fecondazione assistita attraverso il “no al voto”.

Questa sera a poliporo, alle 18.00, nel centro giovanile don Minzioni ennesimo incontro che vedrà la partecipazione dello stesso presule.

Dunque ancora una volta la chiesa ribadisce le sue posizioni. “Il referendum è un’occasione in più per fare cultura della vita, indipendentemente dall’esito del referendum – afferma Nolè – il compito della chiesa è quello di promuovere un cammino formativo sul valore della vita. Solo alla fine di questo percorso possiamo invitare a non votare, questo perché vogliamo cristiani intelligenti e preparati che sappiano dar conto del motivo e del perché non vanno a votare.” Un impegno a favore della vita che ha inizio, possiamo dire, fin dalla notte dei tempi, e non è fatto esclusivamente per il referendum.

E alla nostra domanda sull’utilizzo di contenuti catechistici su manifesti di iniziative legate al patrono, Nolè risponde: “Nessuno si scandalizza e nessuno dice nulla quando sui manifesti vengono propagandati messaggi di ogni genere, perché noi non possiamo farlo?”

Per il vescovo: “Noi facciamo il nostro dovere.” Il presule che da mesi ha iniziato la visita pastorale nelle parrocchie della diocesi dichiara: “C’è da parte della gente massima attenzione al problema sulla vita. A Moliterno nelle scuole superiori i giovani mi hanno chiesto cosa pensa la Chiesa sulla vita. E’ un problema serio e grosso che interpella tutti gli uomini e non solo i cristiani. La gente si aspetta una parola sulla cultura della vita.”



BOLOGNETTI(RADICALI) CRITICA INIZIATIVA DELLA DIOCESI DI LAGONEGRO 

“L’OFFENSIVA DEI VESCOVI” 

MESSAGGIO ANTIREFERENDARIO IN UN MANIFESTO PER IL PATRONO



DA IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA pag. 12


15 maggio 2005


La Conferenza episcopale si comporta come un partito. Si muove contro il principio evangelico del “Dai a Cesare quel che è di Cesare.” I precetti di fede non devono diventare articoli di legge: questo dice in sintesi, Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali Lucani, impegnato da tempo nella battaglia referendaria per l’abrogazione della legge 40 sulla fecondazione assistita. E ieri gli strali di Bolognetti si sono concentrati su un manifesto affisso sui muri di Lagonegro che gli era stato segnalato. E che lui era andato, incredulo, a guardare di persona.

Ma lasciamo il racconto allo stesso Bolognetti: “Visitando i locali pubblici del piccolo paesino lucano, ho avuto il piacere di intrattenermi nella lettura del manifesto fatto affiggere dal comitato della festa patronale; con un pizzico di sconcerto ho notato che accanto ad una bella immagine del Santo Patrono si leggeva quanto segue: “Carissimi, viviamo in un mondo generalmente condizionato dal soggettivismo e dall’individualismo che fanno di ciò che interessa e fa comodo il criterio unico della verità. Questa cultura imperante mortifica e svilisce anche il dono della vita e la dignità della persona umana. Il nostro Patrono S. Nicola illumi e sostenga tutti nel riconoscere, rispettare, promuovere e difendere la vita, fin dal primo istante del suo concepimento, come valore primario e inviolabile, che non può assolutamente essere sottoposto a votazione, né a manipolazione o a strumentalizzazione alcuna.”

Il responsabile locale dei Radicali, dicendosi esterrefatto per l’iniziativa, ritiene che essa non si esaurisca nella contingenza del manifesto, ma che verrà perpetrata più e più volte fino alla data del referendum. “Questo – prevede – è solo un primo assaggio di ciò che sta per scatenarsi e che andrà ad aggiungersi alla di già feroce e violenta battaglia ingaggiata dalle Diocesi lucane contro tutti coloro che sono sospettati di militare nelle fila referendarie. Processioni, feste patronali, messe e qualsiasi tipo di manifestazione religiosa, come e più di quanto finora accaduto, diventeranno delle clave da sbattere sulla testa di chi rivendica la laicità dello Stato e delle sue leggi. Nel chiedere scusa a S. Nicola, prendiamo atto che la Curia di Basilicata ha ritenuto di dover rafforzare la sua militanza sul fronte astensionista chiamando a raccolta tutti i santi del calendario, probabilmente confidando nel fatto che gli stessi possano avere un maggior ascendente sui credenti e i fedeli di questa regione.”

Bolognetti ci tiene a ribadire di non essere assolutamente contro la Chiesa cattolica, ma contro l’uso che sta facendo della sua ascendenza sui fedeli per chiamarli all’astensionismo.

Rivolgendosi al Vescovo della Diocesi Francesco Nolè, Bolognetti aggiunge: “Nell’augurarmi di non dover assistere presto al pianto di una qualche Madonna, vorrei di nuovo invitare i rappresentanti della CEI in terra di Basilicata a riflettere sull’evangelico principio “dai a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Il tentativo di occupare il campo di Cesare, caro Nolé, non potrà che nuocere al vostro ministero.”

“Se cercaste di occuparvi più delle anime e un po’meno di politica estera – conclude il responsabile dei Radicali Lucani -  ne guadagnereste in autorevolezza


 

Lagonegro, referendum: San Nicola viene reclutato d’ufficio tra le fila degli astensionisti

 

14 maggio 2005

 

Alcuni amici di Lagonegro mi hanno chiamato per raccontarmi che l’intera cittadina lucana, alcuni giorni or sono, nel risvegliarsi aveva avuto modo di apprendere che il povero San Nicola, Patrono della città, era stato reclutato d’ufficio tra le fila degli astensionisti dalla locale parrocchia della Diocesi guidata da Monsignor Nolè. Ho voluto rendermi conto di persona dei contenuti dell’iniziativa e armato di macchina fotografica, rigorosamente digitale, mi sono recato in quel di Lagonegro. Visitando i locali pubblici del piccolo paesino lucano, ho avuto il piacere di intrattenermi nella lettura del manifesto fatto affiggere dal comitato della festa patronale; con un pizzico di sconcerto ho notato che accanto ad una bella immagine del Santo Patrono si leggeva quanto segue: “Carissimi, viviamo in un mondo generalmente condizionato dal soggettivismo e dall’individualismo che fanno di ciò che interessa e fa comodo il criterio unico della verità. Questa cultura imperante mortifica e svilisce anche il dono della vita e la dignità della persona umana. Il nostro Patrono S. Nicola illumi e sostenga tutti nel riconoscere, rispettare, promuovere e difendere la vita, fin dal primo istante del suo concepimento, come valore primario e inviolabile, che non può assolutamente essere sottoposto a votazione, né a manipolazione o a strumentalizzazione alcuna.”

Siamo assolutamente certi che questo è solo un primo assaggio di ciò che sta per scatenarsi e che andrà ad aggiungersi alla di già feroce e violenta battaglia ingaggiata dalle Diocesi lucane contro tutti coloro che sono sospettati di militare nelle fila referendarie. Processioni, feste patronali, messe e qualsiasi tipo di manifestazione religiosa, come e più di quanto finora accaduto, diventeranno delle clave da sbattere sulla testa di chi rivendica la laicità dello Stato e delle sue leggi. Nel chiedere scusa a S. Nicola, prendiamo atto che la Curia di Basilicata ha ritenuto di dover rafforzare la sua militanza sul fronte astensionista chiamando a raccolta tutti i santi del calendario, probabilmente confidando nel fatto che gli stessi possano avere un maggior ascendente sui credenti e i fedeli di questa regione.

Occorre saper distinguere tra la Chiesa intesa come comunione dei credenti e dei fedeli e il partito CEI proiettato in una autentica crociata per imporre la sua etica al mondo universo. Siamo e restiamo certi che se questa campagna referendaria si svolgerà in un contesto di legalità, il fronte del “SI”, come avvenuto ai tempi del Divorzio, potrà contare in primis sul sostegno dei fedeli e dei credenti di Santa romana Chiesa che non ritengono di dover trasformare gli “articoli di fede” in “articoli di legge”.

Credo che il partito CEI sia assolutamente consapevole di questa  realtà, ed è per questo che ancor più, nelle prossime ore, darà fondo ad una campagna fatta di anatemi, scomuniche, minacce, che farà leva sulle ingenti risorse finanziarie e sull’enorme potere e controllo sociale di cui dispone. Alcuni amici, tra il serio e il faceto, spesso mi dicono: “scherza coi fanti ma lascia stare i santi”; ho la sensazione che la decisione di mettere in campo i Patroni dei 131 comuni lucani sia l’ennesimo segnale di debolezza e un modo anche questo di avvilire la fede e la religiosità. Nell’augurarmi di non dover assistere presto al pianto di una qualche Madonna, vorrei di nuovo invitare i rappresentanti della CEI in terra di Basilicata a riflettere sull’evangelico principio “dai a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Il tentativo di occupare il campo di Cesare, caro Nolé, non potrà che nuocere al vostro ministero. Se cercaste di occuparvi più delle anime e un po’meno di politica estera, ne guadagnereste in autorevolezza. Le manganellate innaffiate dal vostro aspersorio non possono essere l’unica strada che uomini di Dio decidono di percorrere…O no?!!!

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Membro del Consiglio Generale dell’Associazione Coscioni





Matera, referendum. Bolognetti: “il pesce dell’indegno silenzio, lo scorpione della frode, il leone della tirannia”

 

Sulla costituzione del comitato astensionista “Scienza e Vita”



9 aprile 2005
Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, segretario Radicali Lucani e consigliere Associazione Coscioni

Prendo atto che a fronte della mobilitazione clericale e antireferendaria, astensionista e antiliberale, ulteriormente ringalluzzita dalle centinaia di ore di propaganda Vaticana a reti unificate e dagli atti di contrizione e ostentazione dell’intera classe politica regionale, il pur presente, sulla carta, Comitato referendario regionale per i 4 è, in queste ore, letteralmente annichilito, incapace persino di balbettare o biascicare uno straccio di dichiarazione sulla vergognosa scelta del 12 e 13 giugno, quale data destinata alla consultazione referendaria. Scelta, che, è bene sottolinearlo, fa il paio con un'altra vergognosa decisione, quella presa dal Governo Prodi-Napolitano nel 1997. Apprendo da un lancio di agenzia della costituzione dell’ennesimo Comitato astensionista nella città dei Sassi; un Comitato che può contare sulla presenza e la militanza dello stesso arcivescovo della diocesi Matera –Irsina, Monsignor Francesco Ligorio. Non possiamo non rendere merito al fronte dei favorevoli alla 40/2004 di una mobilitazione capillare, di una militanza attiva, che, come sempre, onora chi lotta per difendere le proprie idee e le proprie convinzioni, mobilitazione che certo non esita a servirsi anche delle parrocchie e ad utilizzare “scomuniche”, “anatemi” e “minacce.” Mobilitazione che non esita ad utilizzare la religione a mò di corpo contundente, anche contro quella maggioranza di cattolici pronti, come avvenne per il divorzio e l’aborto, a dire no alla trasformazione di “articoli di fede” in “articoli di legge.” Certo, non possiamo non aggiungere che la scelta astensionista, accompagnata dalla pressione per un voto pre-balneare, significa ricorrere al misero tentativo di puntare tutto sulla mancanza del Quorum, nella consapevolezza di lor signori, attestata da numerosi sondaggi, di essere assoluta minoranza nel Paese e di non avere nemmeno la rappresentanza della stragrande maggioranza dei cattolici italiani che ha a cuore, come noi, la salvaguardia della laicità dello stato e delle sue leggi, contro il tentativo Vaticano di trascinarci verso modelli da Repubblica Islamica, ben rappresentati dal Presidente iraniano Katamì. E del resto, cosa è stato l’out out delle Gerarchie Vaticane nei confronti delle liste Radicali-Luca Coscioni, se non una sorta di Fatwa, come quella emanata da sua eminenza, pardon, dall’Ayatollah Komeini nei confronti dello scrittore Salman Rushdie. Quale sarà il destino di Don Verzè, del Vescovo di Foggia, dell’ex presidente dell’ Azione Cattolica Antonio Tombolini e del Vescovo d’Isernia, rei di aver espresso posizioni eterodosse, in altri tempi avremmo detto eretiche, sui temi referendari, sulla partecipazione al voto? Verrebbe da dire: fortuna che il calore dei roghi si è spento da tempo, altrimenti di uomini da ardere il Santo Uffizio, oggi Congregazione per la dottrina della fede, ne avrebbe davvero tanti. Quanto lontane sono le parole di Monsignor Casale, Vescovo di Foggia, dall’intolleranza delle diocesi lucane, dalla loro voglia di zittire l’avversario e non accettare il confronto, rifugiandosi nell’appello astensionista, così poco etico e tanto lontano dall’impegno che dovrebbe caratterizzare la vita di ogni cristiano. Hanno perso e lo sanno. Sono minoranza e lo sanno. In fondo sono anche un po’ disperati e questo, forse, non lo sanno ancora. La fede dei cattolici italiani ha il connotato della laicità e, francamente, trovo molta più religione, vita e fede nell’iniziativa referendaria, nella vita, negli atti e nelle opere di Marco Pannella, che non in tanti che oggi fanno a gara nello strapparsi le vesti e nell’invocare la costruzione di statue equestri. E’ forte l’impressione di un tempio frequentato da farisei, mercanti e sepolcri imbiancati, e di gerarchie vaticane lontane anni luce dall’evangelico “date a Cesare quel che è di Cesare.” Sono davvero convinto, che se un minimo di legalità sarà garantita in questa campagna referendaria, se per una volta sarà rispettato il diritto dei cittadini a conoscere per deliberare e non si consumerà il consueto attentato ai diritti civili e politici di noi tutti, neppure la data balneare servirà a far fallire la consultazione referendaria. Troppo radicata nel popolo italiano, quello del divorzio e dell’aborto, la convinzione di non trasformare “l’io non lo farei” in un “tu non lo devi fare.” Per quanto ci riguarda, certo non imporremo a nessuno di ricorrere alla fecondazione eterologa o di curarsi con le cellule staminali embrionali. Mi auguro che da subito tutti si rendano conto che non è più possibile tentennare, ma occorre passare all’azione: ad uno scontro, che, come direbbe Marco Pannella, può e deve “unire” la nostra società contro quelle masse di indifferenti, di assenti “di estranei ai grandi interrogativi umani e civili”, che, ahimè, sono diventati il target di riferimento del Vaticano per puntare all’unica chance che questo Paese può concedere a lor signori. Concludo scandendo le parole pronunciate dall’eretico Giordano Bruno nelle prigioni pontificie, poco prima di essere portato al rogo: “IL PESCE DELL’INDEGNO SILENZIO, LO SCORPIONE DELLA FRODE, IL LEONE DELLA TIRANNIA”. Noi non possiamo davvero attendere i 400 anni che sembrano essere necessari allo Stato Vaticano per ammettere i suoi errori. Le speranze di cura, di vita e di libertà di Luca Coscioni e di noi tutti dobbiamo riconquistarle qui ed ora.

 

RITENGO DI UNA QUALCHE UTILITA’ RIPORTARE IL CONFRONTO PUBBLICATO SUL SITO http://www.famigliaevita.it/dibattiti/lg_40_2004_procreazione.htm
PRO E CONTRO LA 40/2004 – OTTOBRE 2004
CURIA ARCIVESCOVILE DIOCESI MATERA-IRSINA

A seguito delle dichiarazioni fatte dal segretario dei radicali lucani, Maurizio Bolognetti, nel comunicato del 21 ottobre 2004, in riferimento all’incontro-dibattito organizzato dal CAV (Centro di aiuto alla vita) di Matera sulla fecondazione assistita per domenica 24 ottobre 2004, sentiamo il dovere di dissentire sulla forma e sui contenuti.
Non è stile della Chiesa, né dei cattolici impegnati nella cultura e nella politica, esprimersi nei toni e nelle forme utilitazzati dal signor Bolognetti, soprattutto in considerazione del fatto che il tema in questione (la fecondazione medicalmente assistita) è oggetto di un dibattito pubblico, entro un contesto di partecipazione democratica che non può e non deve assumere toni intolleranti. Chi, non sapendo fare di meglio, non argomenta la propria posizione, bensì discredita quella degli altri con affermazioni false e offensive, manifesta di avere poche idee, cattive e confuse. Un vero dibattito pubblico non può svolgersi con slogan e luoghi comuni, facendo leva sull’emotività della gente, e senza portare una seria dimostrazione a quanto affermato, né attribuire agli altri pensieri che sono il risultato della propria confusione o del proprio livore ideologico.
Bolognetti parla di «coro di bestemmiatori contro l’umanità, che in nome della rappresentanza in terra di Dio ha sacralizzato l’embrione facendo scendere sulle speranze di cura di milioni di persone la mannaia di una legge oscurantista». Sono soltanto affermazioni gratuite e false, e tutte espresse con un linguaggio “religioso”! Bolognetti si erge a difensore dell’umanità – ci pare di capire – affermando che l’embrione di uomo (perché di questo si tratta) uomo non lo è. La contraddizione sembra palese, ma sembra altresì sconcertante che chi faccia tali affermazioni si esoneri dall’onere della prova, visto che dichiara una cosa che non solo è smentita dal buon senso, ma soprattutto dalla scienza genetica che con assoluta certezza riconosce che il dna di un embrione di uomo porta in sé in modo inequivocabile tutti i caratteri propri dell’uomo. Le evidenze più elementari, quando si perde la buona abitudine di pensare, sono quelle che diventano più difficili da riconoscere.
L’autore della dichiarazione fa cenno, inoltre, alle speranze di milioni di ammalati che sarebbero spente da una «legge oscurantista». Altra parola d’ordine che si sono dati quanti vogliono abrogare la legge 40/2004 o parti di essa e che, in questi mesi, sentiamo ripetere continuamente. La legge sarebbe oscurantista perché andrebbe contro la ricerca scientifica. L’argomento viene ripetuto continuamente perché ha un forte impatto emotivo, ma è privo di qualsiasi fondamento. Qui è sufficiente ricordare che la ricerca sulle cellule staminali adulte ha già prodotto importanti risultati, quella sulle cellule embrionali ancora niente. Se l’Italia è ai primi posti nel mondo per la ricerca sulle cellule staminali adulte, con risultati anche significativi, e la legge 40/2004 questa ricerca non la vieta, perché si continua a dire il contrario? E perché si dà per certo ciò che è tutto da dimostrare, alimentando speranze negli ammalati che potrebbero risultare infondate? Chi è abituato a trattare l’uomo come materia biologica, non ha scrupoli a strumentalizzare la sofferenza degli ammalati.
La dichiarazione continua: «Il mondo monocromatico e Buttiglionizzato di Casini e Ligorio, è un mondo che fa davvero paura: la paura che costoro possano dettare al mondo le loro ricette avvelenate, il loro perverso proibizionismo antiscientifico, antigiuridico e illiberale». Anche qui il frasario e i concetti sono logori e vuoti. Se c’è qualcosa di avvelenato, questo è nelle parole di Bolognetti. Casini è uno dei relatori dell’incontro del 24 ottobre, nonché presidente del Movimento per la vita nazionale. Ligorio, come lo chiama Bolognetti, è il vescovo della diocesi di Matera-Irsina. Il riferimento al caso Buttiglione è particolarmente significativo. Se c’è una cosa di cui aver paura, sembra dire Bolognini, è che uomini con le idee di Buttiglione o di Casini o di Mons. Ligorio possano parlare e agire liberamente. Tutti hanno diritto di parola e di azione – si potrebbe tradurre – a patto che sulle questioni della vita e della famiglia la pensino come i radicali. È evidente che chi è antiliberale, cioè nega la libertà altrui, è proprio Bolognetti.
La dichiarazione continua poi con le solite affermazioni offensive a carico delle persone citate, del presidente del CAV di Matera e della fede cattolica: «cattolici fondamentalisti», «Diktat Vaticani», «spacciatori di morte», «cantori del dolore e della sofferenza come purga dell’anima» e giù fino a scomodare la «Santa Inquisizione», con un frasario patetico che copre il vuoto, la confusione e il dogmatismo di un laicismo becero e insolente. Attribuisce a Casini e a Mons. Ligorio la propria confusione tra spermatozoo («credere che uno spermatozoo sia una persona») e lo zigote («popolo degli zigoti»). Un vero pastrocchio offensivo dell’intelligenza!
E non poteva mancare il disprezzo della fede di milioni di italiani: «Che risposta possiamo aspettarci da questi profeti di sventura, che hanno fatto della croce un corpo contundente». Un discorso di un’intolleranza che rende manifesta la ragione di tanto agitarsi contro la legge 40/2004, quella di voler affermare con toni violenti e menzogne strumentali un nuovo senso comune negli italiani circa l’identità umana dell’embrione.
Il patetico appello-rimprovero ai «progressisti lucani» è, infine, la classica ciliegia sulla torta. Dire che chi non è con i radicali è tout court «impegnato solo in giochi di potere» è il massimo dell’intolleranza radicale. Ci dispiace dirlo, ma il signor Bolognetti di lucano ha soltanto qualche dato anagrafico. Non appartengono alla storia e alla cultura dei lucani né l’armamentario ideologico dei radicali né i modi intolleranti espressi da Bolognetti.

MAURIZIO BOLOGNETTI PER L’ASSOCIAZIONE COSCIONI

Gli ineffabili responsabili del CAV Basilicata non hanno voluto far mancare la loro voce al coro di bestemmiatori contro l’umanità, che in nome della rappresentanza in terra di Dio ha sacralizzato l’embrione facendo scendere sulle speranze di cura di milioni di persone la mannaia di una legge oscurantista. Il mondo monocromatico e Buttiglionizzato di Casini e Logorio, è un mondo che fa davvero paura: la paura che costoro possano dettare al mondo le loro ricette avvelenate, il loro perverso proibizionismo antiscientifico, antigiuridico e illiberale. La libertà di Casini( Presidente del Movimento per la Vita) e Ligorio(Vescovo della Diocesi Matera-Irsina) di credere che uno spermatozoo sia una persona o che l’onanismo sia un peccato da trasformare in reato, la loro etica e la loro morale, ci hanno regalato una insopportabile zavorra. La legge sulla Fecondazione Assistita, infatti, ha trasformato il Casini-Ligorio pensiero in una legge che nega il sacrosanto diritto alla libertà di scienza, di cura, di scelta. Questi cattolici fondamentalisti, stanno letteralmente appestando l’aria, trascinando questo Paese nelle sabbie mobili dello Stato etico. Non possiamo accettare, se vogliamo ancora essere uomini liberi, i Diktat Vaticani. Questi signori sono l’antitesi della vita, sono degli spacciatori di morte, cantori del dolore e della sofferenza come purga dell’anima. Non riesco davvero a comprendere quale alto messaggio voglia veicolare il sig. Cavicchini(Presidente regionale Centri di aiuto alla Vita), dicendoci che la fecondazione assistita “potrà essere praticata solo in strutture pubbliche e private convenzionate, limitando i notevoli profitti di pochi”. Cavicchini farebbe bene a raccontare alla gente dei tanti viaggi della speranza di quelle coppie, che potendoselo permettere, si recano in quegli stati europei dove la legge consente la fecondazione eterologa, non vincola con assurdi limiti la fecondazione omologa e magari consente la diagnosi preimpianto. Cosa ci racconta il signor Cavicchini del turismo sanitario, indotto dal proibizionismo della 40/2004. Cosa ci raccontano questi signori, che osano parlare di pregiudizi di fronte alle dichiarazioni del gotha della scienza mondiale che afferma che la ricerca sulle cellule staminali embrionali potrebbe offrire cure, magari risolutive, per decine di malattie. Che risposta possiamo aspettarci da chi è sempre pronto ad esaltare la sofferenza e l’attaccamento alla vita, ma che in nome della difesa del popolo degli zigoti nega la speranza del “miracolo” che potrebbe produrre una scienza libera dalla zavorra fondamentalista. Che risposta possiamo aspettarci da questi profeti di sventura, che hanno fatto della croce un corpo contundente. E’ il rispetto della vita che ci induce a lottare contro chi ha conferito a una cellula gli stessi diritti di un uomo in carne ed ossa. Pensare a Casini che discute della 40/2004, é come immaginare la Santa Inquisizione che parla di libertà religiosa; non ce ne vogliano gli amici del Cav, ma già vediamo levarsi alte dall’istituto S.Anna le fiamme di metaforici roghi e un acre profumo di zolfo misto all’incenso della redenzione. E intanto, i socialisti, i liberali e i cosiddetti progressisti lucani, continuano a tacere, impegnati solo in tristi giochi di potere in vista delle imminenti elezioni regionali.

 

Perdona loro perché non sanno quello che fanno, ma soprattutto quello che dicono, ovvero il sindaco e le statue equestri del Papa


8 aprile 2005


Dio mio perché mi hai abbandonato, anzi perché li hai abbandonati…Perdona loro perché non sanno quello che fanno e, soprattutto, quello che dicono.

 

Va bene portare il cervello all’ammasso, passino gli idioti che, come un Paolini qualsiasi, sgomitano per mostrarsi dietro alle telecamere di reti pubbliche e private che stanno facendo la telecronaca minuto per minuto dei funerali pontifici; riusciamo anche a digerire Vespa e la trasfigurazione di Socci e la Bignardi che parla del rapporto tra il Papa e le donne, ma francamente la dichiarazione del Sen. D’Amelio è davvero la goccia che fa traboccare il vaso.

Il Sen. Dott. Saverio D’Amelio, già sottosegretario e Sindaco di Ferrandina (il Paese che ha dato i natali alla mia cara nonnina), questa mattina si esibisce in una dichiarazione degna di uno dei comici che calcano il palcoscenico di Zelig.

Udite, udite…gente accurrite…facimme ammuina…il Senatur, dottor, sottosegretario, Sindaco, ecc. ecc., D’Amelio arriva a proporre una statua equestre del Santo Padre da erigere nelle piazze lucane che ospitarono lo ospitarono, in particolare a Matera in piazza della Visitazione e a Potenza in piazza Mario Pagano…orsù, viva la par condicio.

Ahimè, devo constatare che quanto avevo temuto si sta puntualmente realizzando, ormai stiamo assistendo ad una gara a chi offre di più…”io intitolo la piazza”…”io faccio la statua equeste”... il prossimo passo sarà quello di cambiare il nome alla Basilicata/Lucania, che so potremmo chiamarla Dameliopoli, in onore al senatore D’Amelio che ha proposto la statua equestre del Papa.

Francamente, devo proprio confessarlo, l’unica cosa equestre ed equina, ed anche un po’pedestre, è la proposta del sen. D’Amelio, che, chi lo sa perché, mi ricorda la mitica scena di un film di Totò, nel quale il principe cerca di estorcere soldi al fratello per costruire un tomba di famiglia, che nella descrizione assomiglia più ad una piramide egizia che a una cappella gentilizia.

 

Dio mio perdona loro perché non sanno quello che fanno, ma soprattutto quello che dicono.

 

Viva Ferrandina!!! Viva il Sindaco Equestre!!!

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani



“È referendum non reverendum”

 

1 aprile 2005

Da il Quotidiano della Basilicata

Maurizio Bolognetti, mentre fra i candidati si affilano le armi per l’ultima parte della campagna elettorale e l’accaparramento degli ultimi voti, prosegue nella sua battaglia a favore dei referendum sulla procreazione assistita. Questa volta il segretario dei Radicali Lucani, che è anche membro del Consiglio Generale dell’Associazione “Luca Coscioni”, intitolata all’omonimo esponente dei Radicali che da anni si batte per la libertà di ricerca, indirizza i suoi strali all’indirizzo della chiesa lucana e in particolare contro il vescovo di Melfi Gianfranco Todisco.

Il presule – seguendo l’esempio di molti omologhi di altre diocesi italiane – ha invitato gli elettori cristiani a disertare le urne del referendum.

Dice Bolognetti: “All’appello all’astensione lanciato da Monsignor Todisco, vescovo della diocesi di Melfi, voglio rispondere con le parole sacrosante pronunciate da Marco Pannella: “…Le Gerarchie Vaticane ed ecclesiastiche tentano oggi una rivincita, di stampo assolutista e sanfedista, e tentano di imporre a tutti i cattolici e credenti di unirsi, di aggiungersi al campo degli indifferenti, degli irresponsabili, degli estranei, per scelta, ad ogni impegno morale, civile, democratico nel nostro paese. Tale scelta costituisce un ritorno alle più inique scelte della storia del potere Vaticano, nei suoi peggiori momenti di prevaricazione clericale e violenta contro ogni libertà di ricerca di coscienza, di scienza, di fede.”

Ma non è l’unica citazione di Bolognetti: l’esponente radicale ricorda anche quelle di Cinzia Dato, esponente della Margherita:“Non mi meraviglio  che il cardinale  Ruini cerchi di orientare la scelta dei cattolici, ma mi sembra  inaccettabile che si arrivi a promuovere l'astensione  e, così facendo, a svuotare  un istituto fondamentale  della democrazia  come il referendum,così non si fa un buon servizio, alla coscienza civile dei cattolici e al loro ruolo di cittadini». Bolognetti passa al nocciolo del suo attacco: “L’offensiva clericale e antireferendaria condotta dalla CEI è l’ammissione di una sconfitta; le gerarchie vaticane sanno che i credenti di questo Paese sono indisponibili ad assecondare le sempre più frequenti e violente invasioni nel campo di “Cesare” condotte dallo Stato Città del Vaticano. I credenti di questo Paese hanno dimostrato di saper distinguere tra “articoli di fede” e “articoli di legge”, tra peccato e reato. Come e più che nel ’74, quando l’Italia fu chiamata ad esprimersi sul tentativo clericale di abrogare la legge Fortuna sul divorzio, anche questa volta i vari Todisco e Superbo sappiano che non potranno contare sulla stragrande maggioranza dell’elettorato cattolico, la cui fede ha il connotato della laicità, e che voteranno 4 sì, come farà Antonio Tombolini già vicepresidente dell’Azione Cattolica dal 1981 al 1986. Sì alla laicità dello Stato e delle sue leggi; magari 4 si per non imporre al proprio prossimo le proprie convinzioni; 4 sì alla libertà di cura, di ricerca, di scienza e coscienza.” Prosegue Bolognetti: “Ma gli uomini di Ruini tutto questo lo sanno, ed è per questo che giocano la carta della disperazione e sono pronti ad unire le loro forze a quelle dell’antidemocrazia, puntando tutte le fiches sull’assenza di dibattito, sul voto balneare e sulla loro potenza finanziaria, per far fallire la consultazione referendaria. Augurandomi che le cose non andranno così, sono pur tuttavia convinto che le manganellate, innaffiate dall’aspersorio Vaticano, potrebbero comunque non essere sufficienti.

 A tutti coloro che sono consapevoli della necessità di mobilitarsi a salvaguardia delle libertà che ci sono state negate, diciamo che è il momento di agire, e non possiamo che aggiungere: ‘REFERENDUM NON REVERENDUM’”

Ma ieri Bolognetti ha avuto da ridire anche su una decisone della più alta carica di polizia del potentino: il questore Americo Di Censo aveva deciso di vietare qualsiasi tipo di manifestazione referendaria nei giorni 2, 3 e 4 aprile. Bolognetti esprime perplessità per un provvedimento che ritiene “iniquo” e “incostituzionale”.

“E così – conclude – mentre continua l’assordante silenzio della Procura della Repubblica di Potenza sulle questioni di legalità che con puntualità continuiamo a porre, in nome del rispetto di regole non scritte ci viene negata la possibilità di manifestare liberamente nella giornata di sabato 2 aprile.”



Una risposta a Monsignor Todisco


31 marzo 2005


All’appello all’astensione lanciato da Monsignor Todisco, vescovo della diocesi di Melfi, voglio rispondere con le parole sacrosante pronunciate da Marco Pannella: “…Le Gerarchie Vaticane ed ecclesiastiche tentano oggi una rivincita, di stampo assolutista e sanfedista, e tentano di imporre a tutti i cattolici e credenti di unirsi, di aggiungersi al campo degli indifferenti, degli irresponsabili, degli estranei, per scelta, ad ogni impegno morale, civile, democratico nel nostro paese. Tale scelta costituisce un ritorno alle più inique scelte della storia del potere Vaticano, nei suoi peggiori momenti di prevaricazione clericale e violenta contro ogni libertà di ricerca di coscienza, di scienza, di fede.”

Ad esse aggiungo le interessanti riflessioni della senatrice Cinzia Dato, esponente della Margherita:“Non mi meraviglio  che il cardinale  Ruini cerchi di orientare la scelta dei cattolici, ma mi sembra  inaccettabile che si arrivi a promuovere l'astensione  e, così facendo, a svuotare  un istituto fondamentale  della democrazia  come il referendum,così non si fa un buon servizio, alla coscienza civile dei cattolici e al loro ruolo di cittadini». L’offensiva clericale e antireferendaria condotta dalla CEI è l’ammissione di una sconfitta; le gerarchie vaticane sanno che i credenti di questo Paese sono indisponibili ad assecondare le sempre più frequenti e violente invasioni nel campo di “Cesare” condotte dallo Stato Città del Vaticano. I credenti di questo Paese hanno dimostrato di saper distinguere tra “articoli di fede” e “articoli di legge”, tra peccato e reato. Come e più che nel ’74, quando l’Italia fu chiamata ad esprimersi sul tentativo clericale di abrogare la legge Fortuna sul divorzio, anche questa volta i vari Todisco e Superbo sappiano che non potranno contare sulla stragrande maggioranza dell’elettorato cattolico, la cui fede ha il connotato della laicità e che voteranno 4 sì, come farà Antonio Tombolini già vicepresidente dell’Azione Cattolica dal 1981 al 1986. Sì alla laicità dello Stato e delle sue leggi; magari 4 si per non imporre al proprio prossimo le proprie convizioni; 4 sì alla libertà di cura, di ricerca, di scienza e coscienza.

 

Ma gli uomini di Ruini tutto questo lo sanno, ed è per questo che giocano la carta della disperazione e sono pronti ad unire le loro forze a quelle dell’antidemocrazia, puntando tutte le fiches sull’assenza di dibattito, sul voto balneare e sulla loro potenza finanziaria, per far fallire la consultazione referendaria.

Augurandomi che le cose non andranno così, sono pur tuttavia convinto che le manganellate, innaffiate dall’aspersorio Vaticano, potrebbero comunque non essere sufficienti.

A tutti coloro che sono consapevoli della necessità di mobilitarsi a salvaguardia delle libertà che ci sono state negate, diciamo che è il momento di agire, e non possiamo che aggiungere: “REFERENDUM NON REVERENDUM”

 

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Consiglio Generale dell’Ass. Coscioni












 





 




 

   


 



  

 

    




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30 settembre 2005

INTEGRALISMO FA RIMA CON VATICANO E NON CON NOI LIBERALI E LIBERTARI

18 luglio 2005

Da Nuova Basilicata del18/07/2005, pag. 6
di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani

Trovo a dir poco esilarante che i rappresentanti di una Curia romana e lucana, dello Stato Città del Vaticano, perennemente impegnati a tentare di occupare lo Stato, dopo aver di già e da tempo occupato la Chiesa, si riferiscano al sottoscritto parlando di integralismo.
Integralismo fa rima con il tentativo delle confessioni religiose di imporre la loro morale attraverso leggi dello Stato; integralismo, dunque, fa rima con Vaticano e non con noi liberali e libertari che difendiamo il diritto di tutti a gestire il proprio corpo e la propria vita: il diritto, è bene sottolinearlo, alla libertà religiosa. L’Italia che vorrebbe disegnare il Vaticano, nel suo delirio di onnipotenza, assomiglia più alla Repubblica teocratica di Theran, che non all’Europa di Blair e Zapatero. Il Partito Cei, finanziato con il meccanismo truffaldino dell’otto per mille, a maggior ragione se vuole continuare ad essere partito di matrice integralista e fondamentalista, rinunci al finanziamento pubblico. Noi intanto cercheremo di difendere la libertà, la democrazia, la laicità e tutto ciò che non ha connotati fondamentalisti e ideologici, ma di libertà. La laicità è ciò che in un paese civile sta a presidio di tutte le libertà, ad iniziare dalla libertà religiosa. Senza laicità non c’è libertà. Per quanto riguarda invece l’otto per mille, detto che riterremmo utile alla stessa religiosità una sua abrogazione, detto che ci piacerebbe vivere in un paese che da questo punto di vista si regolasse come le due grandi democrazie anglosassoni, inglese e statunitense, ci sembra che i parroci potentini menino il can per l’aia. Ho detto e lo ripeto: lo Stato nella vicenda dell’otto per mille è associato a delinquere con il Vaticano. E’ vergognoso che lo Stato italiano non informi i cittadini del fatto che non scegliendo, i denari dell’otto per mille finiscono nelle capienti tasche di mamma Cei; è vergognoso che lo Stato rinunci a farsi propaganda per la destinazione dell’otto per mille. I parroci lucani leggano le dichiarazioni di monsignor Betori, che ci informa che negli ultimi 15 anni, su 9 miliardi di euro incassati, appena 710 milioni sono stati destinati ad opere di carità per il terzo mondo, cosa, aggiungo, che comunque potrebbe fare anche lo Stato, magari non sotto forma di carità, a volte assai pelosa, ma di iniziativa politica. La quasi totalità di denari vaticani vengono spesi per rafforzare una struttura di potere, che sta soffocando questo Paese e i nostri piccoli centri, per picconare la laicità, per accrescere il controllo sociale vaticano, affiancato da una miriade di organizzazioni paravaticane. Ho detto e lo ripeto, che invitiamo a destinare i soldi dell’otto per mille a quelle organizzazioni che si distinguono per il rispetto della legge e del principio di separazione tra Stato e Chiesa. La Chiesa Valdese, per esempio, si rifiuta di incassare i soldi dei cittadini che non hanno espresso alcuna scelta; spende i soldi solo per scopi sociali e umanitari e non per fini di culto; rispetta il principio di separazione tra Stato e Chiesa, tra scienza e fede. Ecco perché riteniamo, in attesa dell’abrogazione di qualsiasi tipo di finanziamento pubblico, dire “firmate per la chiesa valdese” e non per gli integralisti vaticani che mirano ad occupare spazi che non sono di loro competenza, e che oltre ad aver dimenticato il Poverello d’Assisi, hanno anche dimenticato l’evangelico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”. Se ci si preoccupa dell’integralismo islamico, è altrettanto giusto e doveroso preoccuparsi ed occuparsi del non meno pernicioso e preoccupante integralismo vaticano, della geopolitica vaticana con la sua Grandeur, che ha l’obiettivo di mettere le nostre vite, la nostra morte, il nostro corpo sotto la morbosa tutela dei monsignori della Cei e del Papa. Infine, vorrei rassicurare gli amici della Cei lucana: sono assolutamente bene informato e, se vogliono, disponibile a confrontarmi sul tema della truffa otto per mille. Propongo, pertanto, un dibattito a più voci, con la presenza anche di altri esponenti di anticlericale.net, ma sono certo che lor monsignori non accetteranno.


Basilicata. Otto per mille, referendum, laicità: il Segretario di Radicali Lucani replica ai parroci di Potenza


Potenza, 17 luglio 2005

 

Trovo a dir poco esilarante che i rappresentanti di una Curia romana e lucana, dello Stato Città del Vaticano, perennemente impegnati a tentare di occupare lo Stato, dopo aver di già e da tempo occupato la Chiesa, si riferiscano al sottoscritto parlando di integralismo.

Integralismo fa rima con il tentativo delle confessioni religiose di imporre la loro morale attraverso leggi dello Stato; integralismo, dunque, fa rima con Vaticano e non con noi liberali e libertari che difendiamo il diritto di tutti a gestire il proprio corpo e la propria vita: il diritto, è bene sottolinearlo, alla libertà religiosa.

L’Italia che vorrebbe disegnare il Vaticano, nel suo delirio di onnipotenza, assomiglia più alla Repubblica teocratica di Theran, che non all’Europa di Blair e Zapatero.

Il Partito Cei, finanziato con il meccanismo truffaldino dell’otto per mille, a maggior ragione se vuole continuare ad essere partito di matrice integralista e fondamentalista, rinunci al finanziamento pubblico. Noi intanto cercheremo di difendere la libertà, la democrazia, la laicità e tutto ciò che non ha connotati fondamentalisti e ideologici, ma di libertà.

La laicità è ciò che in un paese civile sta a presidio di tutte le libertà, ad iniziare dalla libertà religiosa. Senza laicità non c’è libertà.

Per quanto riguarda invece l’otto per mille, detto che riterremmo utile alla stessa religiosità una sua abrogazione, detto che ci piacerebbe vivere in un paese che da questo punto di vista si regolasse come le due grandi democrazie anglosassoni, inglese e statunitense, ci sembra che i parroci potentini menino il can per l’aia.

Ho detto e lo ripeto: lo Stato nella vicenda dell’otto per mille è associato a delinquere con il Vaticano.

E’ vergognoso che lo Stato italiano non informi i cittadini del fatto che non scegliendo, i denari dell’otto per mille finiscono nelle capienti tasche di mamma Cei; è vergognoso che lo Stato rinunci a farsi propaganda per la destinazione dell’otto per mille.

I parroci lucani leggano le dichiarazioni di monsignor Betori, che ci informa che negli ultimi 15 anni, su 9 miliardi di euro incassati, appena 710 milioni sono stati destinati ad opere di carità per il terzo mondo, cosa, aggiungo, che comunque potrebbe fare anche lo Stato, magari non sotto forma di carità, a volte assai pelosa, ma di iniziativa politica.

La quasi totalità di denari vaticani vengono spesi per rafforzare una struttura di potere, che sta soffocando questo Paese e i nostri piccoli centri, per picconare la laicità, per accrescere il controllo sociale vaticano, affiancato da una miriade di organizzazioni paravaticane.

Ho detto e lo ripeto, che invitiamo a destinare i soldi dell’otto per mille a quelle organizzazioni che si distinguono per il rispetto della legge e del principio di separazione tra Stato e Chiesa.

La Chiesa Valdese, per esempio, si rifiuta di incassare i soldi dei cittadini che non hanno espresso alcuna scelta; spende i soldi solo per scopi sociali e umanitari e non per fini di culto; rispetta il principio di separazione tra Stato e Chiesa, tra scienza e fede. Ecco perché riteniamo, in attesa dell’abrogazione di qualsiasi tipo di finanziamento pubblico, dire “firmate per la chiesa valdese” e non per gli integralisti vaticani che mirano ad occupare spazi che non sono di loro competenza, e che oltre ad aver dimenticato il Poverello d’Assisi, hanno anche dimenticato l’evangelico “Date a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

Se ci si preoccupa dell’integralismo islamico, è altrettanto giusto e doveroso preoccuparsi ed occuparsi del non meno pernicioso e preoccupante integralismo vaticano, della geopolitica vaticana con la sua Grandeur, che ha l’obiettivo di mettere le nostre vite, la nostra morte, il nostro corpo sotto la morbosa tutela dei monsignori della Cei e del Papa.

Infine, vorrei rassicurare gli amici della Cei lucana: sono assolutamente bene informato e, se vogliono, disponibile a confrontarmi sul tema della truffa otto per mille.

Propongo, pertanto, un dibattito a più voci, con la presenza anche di altri esponenti di anticlericale.net, ma sono certo che lor monsignori non accetteranno

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Consigliere Associazione Coscioni


Basilicata. Otto per mille: i parroci potentini rispondono alle dichiarazioni del Segretario di Radicali Lucani


17 luglio 2005

Da “il Quotidiano della Basilicata” 17/07/2005, pag. 17

di Mariateresa La Banca

LE RISPOSTE DEI PARROCI POTENTINI ALLE DICHIAAZIONI DEL SEGRETARIO RADICALE BOLOGNETTI

 

OTTO PER MILLE: “TUTTI POSSONO CONTROLLARE”

 

“Un uomo poco a conoscenza dei fatti, che farebbe bene ad informarsi prima di proferire parola e che, evidentemente, non è riuscito proprio a digerire la sconfitta dell’ultimo referendum.”

Risponde così il clero di Potenza alle dichiarazioni del segretario di Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti. In ballo ci sono circa un miliardo di euro, e la polemica riguarda il modo in cui questi fondi vengono utilizzati.

“L’otto per mille – aveva accusato lo scorso venerdì il leader lucano – è una truffa.”

“Che Bolognetti ci porti i numeri e le prove di quanto sostiene – rilancia don Donato Lauria, della parrocchia Maria Immacolata di Rione Cocuzzo – o vada a controllare i bilanci ufficiali.”

“Ma per farsene una idea – ha continuato il sacerdote – non è necessario andare così lontano. Basta guardarsi intorno, in Italia, e soprattutto nei paesi in via di sviluppo, in cui la chiesa cattolica sostiene opere importanti per portare, ad esempio, l’acqua lì dove non c’è, realizzare scuole e quanto necessita a chi ha poco o niente. La pura polemica non offre prospettive di crescita. Le Mani, insomma, più che lavarle bisogna sporcarsele.”

Durante l’incontro con la stampa Maurizio Bolognetti aveva spiegato la sua posizione sostenendo che i fondi destinati alla Chiesa “quintuplicati negli ultimi dieci anni, sono stati spesi principalmente, per la costruzione di nuove chiese, per il sostentamento del clero(dagli stipendi raddoppiati rispetto al 1990), e per la promozione delle associazioni cattoliche e la propaganda.”

“Il segretario Bolognetti – replica don Galliano, parroco di San Giovanni Bosco – se non proprio ignorante, gli manca poco per esserlo. L’otto per mille ha poco a che fare con gli stipendi. I cittadini che scelgono la chiesa come destinataria di questi fondi hanno la possibilità di verificarlo sul rapporto annuale della Cei, sul mensile Sovvenire, recapitato con un piccolo contributo.”

“Le opere realizzate a Potenza con l’utilizzo di questi fondi – aggiunge don Pasquale Zuardi, della Parrocchia di Santa Croce, anche economo per la diocesi di Potenza – sono talmente tante che elencarle richiederebbe molto tempo.”

E’ vero, dunque che gli edifici di culto, le cosiddette ‘opere culto e pastorale’ costituiscono buona parte delle spese sostenute dalla Chiesa. Basti pensare – come spiega il parroco di Santacroce – che ogni anno viene realizzata una nuova chiesa. “Ma questo è fondamentale – aggiunge don Pasquale – visto che la nostra priorità è arrivare ad essere tra la gente. Non si pensi, però, che sia solo questo. Circa 250 milioni delle vecchie lire, nella nostra città, sono state destinate al sostegno dei più poveri, di chi non riesce a pagare le bollette, di chi è vittima di usura. L’otto per mille nella nostra Arcidiocesi viene speso e speso bene. E chiunque può effettuare i dovuti controlli.”

D'altronde è normale che lì dove si parli di denaro non tardino ad arrivare le contestazioni.

“L’atteggiamento critico è sempre positivo e offre la possibilità di informare. Attenzione però – ammonisce don Franco Corbo, della Parrocchia Sant’Anna – a non inciampare nel laicismo, distorsione negativa e pericolosa del concetto di laicità, che fa rima con integralismo. Tenendo ben presente che la laicità dello Stato è cosa bella e importante. Il dialogo è il tentativo di far conoscere i propri ideali e valori, senza prevaricazione, e che è vero confronto e crescita solo se avviene nel massimo rispetto dell’altro. E questo non deve mancare in entrambe le parti. L’equilibrio, insomma, non è valore da poco.”

“Per quanto riguarda la propaganda – fa presente don Franco – vorrei aggiungere che la polemica di Bolognetti mi pare alquanto poco sensata. Non vedo come potremmo informare i nostri donatori volontari senza il supporto della comunicazione.” 

E il commento di Don Peppino Nolè della Parrocchia di Rione Lucania, potrebbe fare da conclusione a questa “poco comprensibile polemica”: “accettare i risultati del voto sulla fecondazione medicalmente assistita deve essere stata dura per i radicali.”


Basilicata. Radicali: il nostro 8 per mille andrà alla Chiesa Valdese


Potenza, 16 luglio 2005


DALLA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO(Cronaca di Potenza) pag. 2

 

16 LUGLIO 2005

 

RADICALI: “IL NOSTRO 8 PER MILLE ANDRA’ ALLA CHIESA VALDESE”

 

Potenza – Due “impegni” per l’estate dei Radicali in Basilicata. Convincere i lucani a “devolvere l’otto per mille alla Chiesa valdese e non a quella cattolica” e “promuovere la campagna ‘Salute sessuale’ “.

L’annuncio è stato dato ieri mattina dal segretario regionale dei Radicali Lucani(ndr.), Maurizio Bolognetti.

“Stiamo attraversando – ha detto Bolognetti – un momento di particolare recrudescenza clericale-vaticana, con La Cei che utilizza tutti i propri mezzi per picconare la laicità dello Stato. Ecco perché riteniamo urgente informare i cittadini lucani sul meccanismo di truffa dell’assegnazione dell’otto per mille.”

Per il segretario dei Radicali Lucani “quasi il 64 per cento degli italiani non esprime una scelta nella dichiarazione dei redditi, per cui il loro otto per mille viene ripartito in base alla scelta degli altri. E poiché l’87 per cento di chi firma sceglie la Chiesa cattolica, allora l’87 per cento del totale finisce alla stessa Chiesa Cattolica.” I Radicali Lucani hanno ribadito di “essere contrari a qualunque forma di finanziamento pubblico delle Chiese, come dei partiti” e per cui, hanno chiesto l’abolizione dell’otto per mille”. Per ora chiedono di devolverlo alla Chiesa Valdese perché spende i fondi solo per scopi sociali e umanitari e non per scopi di culto comne fa la Chiesa cattolica. Inoltre, la Chiesa valdese da una trasparente rendicontazione della sua spesa e soprattutto rispetta in pieno il principio della laicità dello Stato italiano.” Bolognetti ha anche parlato di educazione sessuale ricordando che “la Basilicata, in percentuale è l’ultima regione per l’utilizzo dei metodi anticoncezionali, mentre è al primo posto per ciò che riguarda i medici obiettori di coscienza all’aborto.” Secondo il segretario dei Radicali Lucani, “in Basilicata il sesso è ancora un tabù. Questo – ha spiegato – ci spinge ad andare nelle piazze della nostra regione, soprattutto nei centri balneari, per distribuire ai giovani un opuscolo sull’importanza dei contraccettivi, tra i quali anche la pillola del giorno dopo.”

Basilicata – rassegna stampa 13 luglio 2005

 

DA IL QUOTIDIANO DELLA BASILICATA

CHIESA E SOCIETA’/A RISCHIO UN ALTRO PEZZO DI LIBERTA’

 

Di Maurizio Bolognetti – Segretario Radicali Lucani

 

“E la Chiesa si rinnova per la nuova società e la Chiesa si rinnova per salvar l’umanità.” Così recitava una strofa di una famosa canzone di Giorgio Gaber e come non pensare all’indimenticabile signor G leggendo il documento Vaticano di 90 pagine, preparatorio del Sinodo di ottobre.

Ma se gli amici vaticani vogliono salvare la nostra anima, invadendo le nostre vite, occupando lo Stato, imponendo al mondo universo la loro morale, francamente preferisco morire dannato e bruciare nelle fiamme dello Stato laico e aconfessionale.

Ci avevano raccontato che non avrebbero preso d’assalto la 194, e invece l’offensiva è in atto, e i Pasdaran della rivoluzione clericale non si accontenteranno certo di mere declamazioni. Ruini, Buttiglione, Rutelli e le truppe pontificie, dentro e fuori lo Stato Città del Talebano…pardon Vaticano, sono pronte a marciare e a dare l’ulteriore squillo di tromba, a suonare la carica, viaggiando sulle pagine del magnifico “Instrumentum laboris”.

La macchina da guerra è pronta a ripartire per rubarci un altro pezzetto di libertà.

Le considerazioni dell’ “Instrumentum laboris” sui canti, la liturgia, la mancata genuflessione davanti al Santissimo sacramento, la qualità dei luoghi sacri e delle suppellettili, ci affascinano e sono anch’esse lo specchio di ciò che rappresenta il Vaticano, ma a preoccuparci davvero è l’ulteriore tentativo di vaticanizzare l’Italia. L’ombra sinistra di una politica vaticana oscurantista si staglia sempre più sulle nostre vite e sul mondo intero. Se il fondamentalismo islamico ci preoccupa, non di meno dovremmo occuparci e preoccuparci dei Vaticani-Talebani. L’ “Instrumentum Laboris” è la nuova clava brandita da Ruini & Co., da sbattere in primis sulla testa dei cattolici non ortodossi.

Se la “nuova società” di lor signori è questa, rispondo senza esitazioni: W Zapatero, ma soprattutto w la libertà.




Potenza: venerdì 15 conferenza stampa su “otto per mille”, “salute sessuale”, “stampa e clero in Basilicata”

 

13 luglio 2005
Potenza - venerdì 15 luglio, alle ore 11.00, presso la Sala Sinni

 

Del Consiglio Regionale della Basilicata ubicata in Via Anzio, conferenza stampa del segretario di Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, per illustrare le iniziative su “otto per mille” e “salute sessuale”, promosse da Radicali Lucani in collaborazione con Anticlericale.net e Associazione Luca Coscioni. Nel corso dell’incontro sarà inoltre illustrata ai giornalisti una analisi dettagliata di tutte le notizie che nell’ultimo mese la stampa di Basilicata ha dedicato al Vaticano e dintorni.



La guerra dei santi

 

10 luglio 2005

Ormai è una guerra senza quartiere. A confrontarsi non sono americani ed iracheni, no questa è una guerra tra Santi e Arcangeli e tra aspiranti beate. Una guerra che sta facendo versare fiumi di lacrime, ma soprattutto fiumi di inchiostro.

Una guerra combattuta a suon di miracoli: e se Padre Pio guarisce dalla colite una donna di Marsicovetere, San Michele Arcangelo, opportunamente sollecitato, non è da meno e guarisce una cisti testidea.

Se a Marsicovetere hanno le stimmate, a Oppido Lucano puntano tutte le loro fiches su un’anziana ottantottenne, che 50 anni fa parlo con San Michel Arcangelo.

E tra una preghiera e l’altra, ormai, ogni paese della Basilicata sembra puntare ad avere un pezzo di cielo in esclusiva e con tanto di copyright. Perché solo a Lauria devono poter vantare un Beato; e perché solo il capoluogo di regione deve vantare un Santo di cui rivendica le spoglie mortali?

Tra una processione e una Passione, mentre la stampa regionale ci informa quotidianamente su Feste Patronali, Parroci che si insediano, vocazioni, soldi, ricchi premi e cotillons, si combatte senza esclusione di colpi nella segreta speranza di poter dar lustro a piccoli centri, che se non sono stati dimenticati da Dio, sono di certo dimenticati dagli uomini.

A Marsicovetere sognano di bissare il successo di San Giovanni Rotondo. Geometri, architetti e ingegneri, hanno già in tasca progetti faraonici, da far invidia a Renzo Piano.

Intanto, il sangue sgorga a fiotti dal 25 maggio, facendo concorrenza ai pozzi petroliferi. Finirà che l’Eni chiederà l’esclusiva.

A Oppido Lucano, paese in cui tempo fa rischiai il linciaggio, per aver osato criticare la nota giornalista del Tg3 Maria Cuffaro, che si era recata lì per ritirare un premio(per carità gente pia e timorata di dio), raccolgono incessantemente prove di santità.

Intanto, osservo con interesse la trasfigurazione di alcuni giornali, che iniziano ad assomigliare  all’araldo di Sant’Antonio. Da 20 giorni stiamo viaggiando alla incredibile media di più di 8 articoli.

Tra rubriche che potremmo intitolare “Tutta la Madonna minuto per minuto” ed altre che ci informano sul santo del giorno, vescovi, preti, diaconi, arcivescovi, cardinali, siamo immersi in un gigantesco pretaio, seppelliti sotto una marea di processioni, stiamo annegando nei miracoli, nelle stimmate e nelle lacrime.

Il surreale pian piano si impadronisce delle nostre menti e ci sembra quasi di aver assunto una qualche sostanza allucinogena quando leggiamo della matrioska delle intercessioni: io prego tizio affinché dica a caio che deve guarirmi…miracolo!!! Miracolo!!!…currite!!!…currite!!!…la grazia…la grazia!!!

“Onorevole eccellenza/ cavaliere senatore/ nobildonna eminenza/ monsignore/ vossia cherie/ mon amour…la castità/la verginità la sposa in bianco/il maschio forte/ i ministri puliti/i buffoni di corte…” Scusate mi sono lasciato un po’ andare.

Arriva il Cardinale, benedice il Vescovo, è stato ordinato un nuovo Presbitero, è stata costruita una nuova Chiesa…Tutte notizie fondamentali, che ci vengono propinate ogni dì.

La processione di Barile sbarca a Sordevolo, in provincia di Biella. E già perché Barile è membro di “Europassione per l’Italia”, l’associazione che riunisce i comuni italiani in cui si svolgono processioni e rappresentazioni della Passione di Cristo. Diamine, quante cose sto apprendendo, è il caso di dire “mi sto facendo una cultura”.

O forse sono cotto a puntino in brodo vegetale clericale. Accidenti: al diavolo Savater, meglio leggere “l’Instrumentu laboris”, dove apprendiamo che l’offensiva Vaticana passa anche attraverso il modo di offrire l’Eucarestia.

E’ incredibile: la libertà e la laicità, i temi che dovrebbero essere pane quotidiano delle nostre discussioni, finiscono in cantuccio e a trionfare, ancora e ancora, è l’incessante propaganda a reti e a pagine unificate. Certe assenze di chi è abituato a far presenza, continuano a stupire.

L’esercito pontificio avanza inarrestabile, brandendo come sempre il crocifisso a mò di clava contro atei, niscredeti, eterodossi, ma soprattutto contro i cattolici e coloro che credono; invocano “ombre” e masticano fiele e medioevo, che regolarmente ci sputano addosso. La guerra dei Santi è lo specchio dei tempi.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani



Latronico(PZ): “paese termale, turistico e… devoto?”

 

Domani a partire dalle ore 11 sit-in: “il gerarca Ruini parla di democrazia fiscale ma che ne sa lui? Ci parli piuttosto di controlli bancari.”



2 luglio 2005

 

Nella principale piazza di Latronico, piccolo centro del lagonegrese e paese in cui vivo, è stata esposta una mostra fotografica dal titolo: “Latronico paese termale, turistico… e devoto”.

Devo davvero ringraziare l’autore di questa mostra fotografica, perchè mi da l’opportunità di fare alcune considerazioni sul voto referendario e non solo.

In questo piccolo centro della Basilicata, nonostante una violenta, calunniosa e ingiuriosa campagna antireferendaria, i cittadini hanno risposto recandosi alle urne in 817, con una percentuale che in riferimento a Latronico centro è stata del 26,7%(superiore dunque alla media nazionale) e complessivamente del 19,3%(una delle percentuali più alte tra i 131 comuni lucani).

Questo è avvenuto nonostante il controllo sociale esercitato dalla Curia, nonostante la disinformazione, nonostante il clima di illegalità che ci ha accompagnato alle urne.

Nonostante, insomma, tutto ciò che è espressione di quello che abbiamo voluto definire “Caso Italia”.

Mi si consenta un po’di affettuosa ironia: l’amministrazione comunale, vuole davvero che questo paese sia identificato dal binomio “Terme e Devozione”?

In caso di risposta affermativa, vorrei far notare a lor signori, che per quanto riguarda la devozione potrei pure convenire, ma sul secondo aspetto, quello termale, ho dei seri dubbi.

Per quanto riguarda invece gli 817 referendari, non so se essi possano essere considerati devoti, personalmente sono certo che molti lo siano, ma va constatato che hanno saputo distinguere tra Stato e Chiesa, tra fede e legge. Questi 817 sono una buona Pietra, su cui tentare di costruire la consapevolezza che ciò che in una liberaldemocrazia garantisce libertà, è la laicità dello Stato e delle sue leggi. Senza laicità non c’è libertà, ad iniziare dalla libertà religiosa.

Prendo atto che la stessa amministrazione comunale, che solo pochi giorni fa ha bocciato la proposta di intitolare una strada a Giordano Bruno, con le eccezioni dei consiglieri Giordano, Conte, Iannibelli, Forastiere e Suanno(risultato finale 6 a 5), oggi si identifica involontariamente nel binomio “Terme e Devozione”. Dopo aver saturato il paese di monumenti, santi, madonne e vie crucis, dopo aver dedicato almeno due strade a Papi e religiosi, quale sarà il prossimo passo? Intitolare gli edifici comunali a San Roberto Bellarmino o chiedere l’annessione allo Stato Città del Vaticano?

Terme e Devozione: “Forse faremmo bene a riconvertirci in Paese devoto, anche perché la devozione a volte è un buon affare, basta chiedere a coloro che a forza di battersi il petto hanno ottenuto il loro piccolo potere e lo gestiscono come farebbe un boss del quartiere Secondigliano in quel di Napoli. Devoti sì, ma a cosa?.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Consigliere dell’Ass. Coscioni


P.S.

Intanto domani a partir dalle ore 11 in piazza Umberto I, l’Ass. Radicali Lucani in collaborazione con anticlericale.net, organizzerà un Sit-In dal Titolo: “IL GERARCA RUINI PARLA DI DEMOCRAZIA FISCALE MA CHE NE SA LUI? CI PARLI PIUTTOSTO DI CONTROLLI BANCARI.


 






 





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30 settembre 2005

BASILICATA: QUANDO LE AMMINISTRAZIONI COMUNALI DIVENTANO UNA APPENDICE DELLA CURIA

Potenza, 19 luglio 2005


In questa estate lucana risulta davvero difficile comprendere dove finisca la Curia e dove inizi lo Stato. Dalle notizie che ci vengono elargite quotidianamente, è però facile comprendere quanto incida in ogni singolo comune della Regione la presenza della Cei e di tutte le organizzazioni ad essa collegate. A dire il vero, a volte abbiamo l'impressione che anche numerose amministrazioni comunali siano legate a filo doppio con le Diocesi e tutto il resto, e finiscano con l'essere una sorta di appendice della Curia. Il Sindaco di Tricarico, nel consegnare le chiavi della città alla Madonna, fa una autentica predica, sostituendosi di fatto al Vescovo, che pure era presente, e che stando alle cronache sembra sia diventato quasi afasico di fronte a cotanta arte oratoria.Tra le dichiarazioni da incorniciare del Primo cittadino tricaricese: "la fede cristiana deve guidare le libere scelte della nostra vita."A poche ore di distanza, il Sindaco di Calciano, facendo seguito all'impegno dell'amministrazione comunale da lui guidata, inaugura con codazzo di assessori e consiglieri una statua di Padre Pio all'ingresso del Paese. Anche in questo caso le cronache danno conto di interventi del Sindaco e dell'assessore Caprara, che forse sarà anche assessore con delega ai rapporti con la Curia. L'assessore tra l'altro dichiara: "la collocazione della statua di san Pio è stata fortemente voluta dall'amministrazione comunale.è un atto che lega la devozione religiosa al sentimento civico..abbiamo voluto dare un segnale tangibile del riconoscimento politico dell'indispensabilità della fede."Questa mattina, invece, apprendiamo di una sorta di Joint venture costituita dall'amministrazione comunale di Venosa, dalla Pro Loco, dalle locali parrocchie e da varie associazioni paravaticane. I sopra citati hanno tenuto una conferenza stampa per annunciare l'arrivo nella città di Orazio delle reliquie di San Rocco; l'incontro con la stampa si è tenuto nella sala consiliare del comune e anche in questo caso il Primo cittadino era in pole position.Di fronte a tanto splendore una domanda suona più che legittima: tra i compiti delle amministrazioni comunali rientra anche la promozione della religione cattolica, della fede, dei luoghi di culto, la costruzione di statue di Santi, ecc.ecc.?Cosa avrà voluto intendere l'assessore di Calciano quando ha affermato "riconoscimento politico della fede"? E cos'è la fede?Se per riconoscimento politico della fede si intende la garanzia che lo Stato da a tutti i suoi cittadini di poter professare liberamente le proprie convinzioni religiose, allora sottoscrivo in pieno le dichiarazioni dell'assessore, ma se, come sembra, per riconoscimento politico della fede si intende inchino di fronte al Vaticano e rinuncia alla laicità dello Stato e di tutte le sue istituzioni, davvero trovo questa affermazione piuttosto pericolosa. Anche alla luce delle recenti dichiarazioni del Cardinale Scola, riteniamo che tutto questo sia testimonianza della incombente clericalizzazione del nostro Paese, testimonianza del suo precipitare in inquietanti "atmosfere noir" da Stato etico e confessionale.La confusione regna sovrana: cattolico diventa sinonimo di cristiano; il laico viene contrapposto al fedele; la fede e i valori sembrano essere esclusiva di chi segue i precetti vaticani; la chiesa viene identificata con il potere e le gerarchie vaticane; chi non crede in Dio viene automaticamente assimilato a un soggetto portatore di chi sa quali immoralità, come se i "valori", il credere, fossero esclusiva di chi recita preghiere.E invece no: si può essere cristiani e non cattolici; cattolici laici e non cattolici integralisti;si può avere davvero fede, come quando si crede nella religione delle libertà, oppure la fede, magari quella più sbandierata, può essere il paravento usato da uomini che non credono davvero in niente, se non nel potere e negli averi. Si può essere cattolici liberali o cattoclericali; così come si può essere musulmani liberali o musulmani favorevoli allo stato teocratico e alla sharia. Possiamo batterci per lo Stato etico di matrice clerico-fascita o per la sua laicità, che poi fa rima con libertà, e tutto questo possiamo farlo indipendentemente dal fatto che si creda in Allah, in Gesù Cristo e nella Vergine Maria o si creda nella teoria del Big Bang.Tutto dipende dalle cose in cui crediamo e in cui abbiamo fede. Personalmente penso di essere un uomo che ha fede e che crede. Credo sarebbe un bene che i Sindaci e gli assessori si occupassero meno di religione quando vestono i panni di amministratori e che le Gerarchie Vaticane, la Cei, farebbero bene a rinunciare alla pretesa di occupare lo Stato. Credo nell'Italia risorgimentale e in uno dei suoi simboli più grandi: la "Breccia di Porta Pia." Non mi piacciono coloro che marciano a suon di Gloria sulle nostre vite e le nostre istituzioni e che tentano di dirci come dobbiamo vivere e come dobbiamo morire(preferibilmente nel dolore), e che vorrebbero farlo attraverso presunte leggi divine. Credo che le confessioni religiose non debbano essere finanziate dagli Stati e che ne guadagneremmo davvero tutti se tornassimo ad ispirarci al motto del Conte di Cavour "Libera Chiesa in Libero Stato."

Maurizio Bolognetti
Segretario
Radicali Lucani
Consigliere Associazione Coscioni




 


 



 




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29 settembre 2005

POTENZA/SABATO 25 MAGGIO"L’AZIONE NONVIOLENTA DEI RADICALI"

23 maggio 2002

SABATO 25 MAGGIO,ALLE ORE 12.00, CONFERENZA STAMPA E DISOBBEDIENZA CIVILE DI RITA BERNARDINI E MAURIZIO BOLOGNETTI.

Sabato 25 maggio, alle ore 12.00, in P.zza M.Pagano a Potenza, la Presidente di Radicali Italiani Rita Bernardini e Maurizio Bolognetti Coordinatore Radicali Basilicata, terranno una conferenza stampa per parlare dei costi del proibizionismo sulle droghe (con particolare riferimento alla realtà Lucana e Potentina) e del Satyagraha di Marco Pannella per il ripristino della legalità nelle istituzioni.

Nel Corso della conferenza stampa, Rita Bernardini e Maurizio Bolognetti effettueranno la cessione di “droghe leggere” sottolineando come le due recenti morti per overdose in provincia di Potenza, e il suicidio di un giovane tossicodipendente, siano direttamente imputabili alla cecità delle leggi proibizioniste in vigore in Italia.

Nel pomeriggio i due esponenti radicali faranno visita al carcere di Potenza per ringraziare i carcerati che numerosissimi hanno partecipato, con Marco Pannella, allo sciopero della fame (Satyagraha).

Per Radicali Italiani
Maurizio Bolognetti

 -
Da Radio Radicale.it

Radicali: Azione di Disobbedienza Civile a Potenza (con Bernardini e Bolognetti)



"STUPEFACENTE OMAGGIO DEI RADICALI". (Il Quotidiano del 26/05/02)

26 maggio 2002

SONO STATI DISTRIBUITI SIMBOLICAMENTE ALCUNI GRAMMI DI HASCHISH

Di Alessandra Santoro

"Oggi ci faremo arrestare per far valere un principio".
Hanno esordito così ieri mattina i Radicali Italiani durante una conferenza stampa antiproibizionista, e c’è da dire che hanno mantenuto fede alla promessa.

Alla conferenza stampa è seguita una piccola, ma significativa, manifestazione di disobbedienza civile sulla cannabis, durante la quale gli esponenti del gruppo hanno distribuito gratuitamente e simbolicamente qualche grammo della sostanza messa al bando. Il “terribile hascish”.

Alcuni ragazzi presenti all’incontro, hanno accettato il “simpatico omaggio della casa” e subito dopo i due esponenti radicali si sono recati dalle forze dell’ordine per donare il “presente” anche a loro. Naturalmente, finale quasi da copione, i due sono stati fermati e denunciati a piede libero per spaccio di sostanze stupefacenti, e insieme a loro anche un altro ragazzo che aveva accettato il piccolo pacchettino contenente circa un grammo della sostanza incriminata.

A compiere il simbolico gesto di protesta in piazza Mario Pagano sono stati il Presidente dei Radicali Italiani, Rita Bernardini e Maurizio Bolognetti, coordinatore regionale del gruppo.

Non hanno preso parte molte persone alla conferenza ma sicuramente il suo effetto si è fatto sentire .

Rita Bernardini ha spiegato e ribadito le ragioni della loro campagna “l’uso terapeutico di queste sostanze è riconosciuto dal punto di vista medico-scientifico. In molte malattie, come la sclerosi multipla e alcuni tipi di tumore, la Marjuana e l’haschisch possono essere un valido aiuto per il miglioramento della patologia”.

Bolognetti si è soffermato anche sull’aspetto legale della situazione.
“Legalizzare vuol dire frenare il fenomeno dello spaccio gestito dalla malavita organizzata, significa sicurezza per chi fa uso di queste sostanze, e mi riferisco - prosegue Bolognetti - ai due morti per overdose in pochi mesi di quest’anno, verificatisi in provincia di Potenza.
Se si è certi di ciò che si consuma è difficile morire per overdose. In Spagna esistono le “Narcosalas” dove dei medici seguono i tossicodipendenti prima e dopo l’iniezione, accertandosi della “sicurezza” della dose”.
Sono parole forti, difficili da comprendere. Non è facile accettare che diventi legale provocare la morte delle persone.

La campagna per l’abolizione delle sanzioni penali per il consumo di droga, è il cavallo di battaglia dei radicali.
Trentasette anni di dibattiti, battaglie, manifestazioni pacifiche.
Tutto questo per il riconoscimento dell’utilizzo di droghe per la libertà terapeutica nella cura delle dipendenze e per la liberalizzazione delle droghe leggere come deterrente per eliminare il problema dello “spaccio” alimentato e sostenuto dalla delinquenza.
Marco Pannella, uno degli storici padri fondatori del movimento, nel lontano 1975 costringe le forze dell’ordine ad arrestarlo.

Fuma liberamente uno spinello.
Quello di stamattina non è stato un atto isolato e clamoroso, Pannella, infatti, nel 1995 si distinse per la distribuzione pubblica e gratuita, durante la campagna per la legalizzazione di droghe leggere , di Hascish.
E a seguirlo sono stati in molti. Nel 1997 si sono verificati parecchi episodi di disobbedienza civile e “distribuzione” pubblica di Hashish, tanti gli arresti, fioccanti le denunce. Di legalizzazione, intanto, non se ne parla e i radicali si dicono più agguerriti che mai su questo fronte. “La criminalizzazione dei tre milioni di consumatori di droghe leggere è pura follia – sostengono fermi e decisi – e ci batteremo per questo fino a quando non otterremo qualche risultato. Non siamo pazzi, ma concreti e realisti.”


LA "PROVOCAZIONE" DEI RADICALI (La Nuova Basilicata 26/05/02)

26 maggio 2002

OFFRONO HASHISH IN PIAZZA AD UN FUNZIONARIO DELLA DIGOS

Rita Bernardini E Maurizio Bolognetti sono stati denunciati a piede libero.

di Nino Grasso


Potenza –Provocazione doveva essere e provocazione è stata. Ieri in piazza Mario Pagano, sotto i flash dei fotografi e dinanzi agli sguardi sorpresi di molti cittadini, la Presidente di Radicali Italiani, Rita Bernardini, e il coordinatore regionale di Basilicata del Partito, Maurizio Bolognetti, hanno distribuito tre piccolissime confezioni regalo a base di hashish.

Un minuscola quantità di “cannabis” è stata ( volutamente) offerta anche ad un funzionario della Digos di Potenza.
E, di conseguenza, è scattata la denuncia a piede libero per i due esponenti Radicali, dopo un “fermo” durato quasi tre ore nei locali della vicina Prefettura.

Bernardini e Bolognetti hanno addirittura “ringraziato” gli agenti di Polizia che, facendo il loro dovere, hanno ravvisato nella “cessione di droghe leggere” fatta in piazza Mario Pagano un reato di spaccio, punito dalle leggi esistenti.

Leggi che i Radicali ritengono ingiuste. Vessatorie. Addirittura inutili e dannose, se è vero – come ha ricordato ieri Maurizio Bolognetti nel corso della conferenza stampa – che in Basilicata, nel giro di pochi mesi, si sono verificate due morti per overdose: una a Muro Lucano, l’altra a Bella.
E che un tossicodipendente di Venosa si è tolto la vita nel carcere di Melfi, dove era stato rinchiuso all’indomani dell’ennesimo litigio familiare scoppiato per procurarsi i soldi della droga.

“Criminalizzare milioni di consumatori di cannabis è pura follia”, ha spiegato la Presidente dei Radicali Italiani, Rita Bernardini, sulla base dei costi prodotti annualmente da un proibizionismo assurdo e antistorico.
“L’alcolismo fa molti più danni alla salute dell’hashish”, hanno sottolineato i due esponenti radicali.

Ma torniamo alla cronaca della manifestazione di ieri. Dopo la conferenza stampa, Bernardini e Bolognetti, come dicevamo, hanno offerto gratuitamente alcune dosi di haschish contenute i un paio di confezioni regalo.
Due giovani potentini, a loro volta fermati e denunciati dalla Polizia, hanno avuto il coraggio di farsi avanti e di “gradire”il dono.

“Io li ringrazio a nome di tutti i Radicali Italiani”, ci ha detto Maurizio Bolognetti, “perché il processo che si terrà nei prossimi mesi ci consentirà di riproporre nelle aule di giustizia quella che noi riteniamo sia una battaglia di civiltà”.

Da aggiungere che ieri i due esponenti Radicali hanno anche tentato di abbattere un altro “tabù”: quello che attualmente impedisce un uso terapeutico della Marjuana.
A questo proposito, Bolognetti ha ricordato che il Consiglio Regionale di Basilicata ha approvato un ordine del giorno votato da tutti i gruppi politici, con l’unica, comprensibile eccezione di Egidio Di Gilio di AN.

“La Marjuana – ha detto Bolognetti – produce effetti benefici nella cura del Glaucoma o per eliminare alcune situazioni di pericolo nei malati affetti da AIDS. Eppure una legislazione assurda ne impedisce l’utilizzo sotto il profilo terapeutico”

Infine, una “bacchettata” alla regione Basilicata. Nel 2000, il rapporto delle tossicodipendenze non è stato pubblicato. Quello del 2001 uscirà a breve. “Speriamo – commenta Bolognetti – che si tratti di un caso isolato”.



I RADICALI IN PIAZZA "LIBERALIZZATE L’HASHISH"(Gazzetta Del Mezzogiorno 26/05/02)

26 maggio 2002

Potenza – La Presidente dei Radicali Italiani, Rita Bernardini, e il coordinatore regionale della Basilicata del Partito, Maurizio Bolognetti, sono stati denunciati in stato di libertà alla magistratura da personale della Digos della Questura, ieri mattina, a Potenza, con l’accusa di cessione a titolo gratuito di un modico quantitativo di hashish.

La denuncia è avvenuta durante una manifestazione dei Radicali a favore della liberalizzazione delle droghe leggere e contro il proibizionismo.

Bolognetti e Bernardini hanno evidenziato come in Italia ci siano tre milioni di consumatori che, a causa del proibizionismo, sono “Ostaggio”della criminalità.





 
















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29 settembre 2005

LA GALLINA DALLE UOVA D'ORO

MATERA: OPERAZIONI ANTIDROGA E ARRESTI PER OMONIMIA


3 gennaio 2003


L’arresto per omonimia del giovane universitario di Tursi(MT), Valerio Valente, nell’ambito dell’operazione antidroga denominata “Diga”, lascia a dir poco attoniti e richiama, fatte le debite proporzioni, altre operazioni e un'altra stagione, che portò in quel di Napoli decine di persone a soggiornare nelle patrie galere da innocenti.
Premesso che oso sperare che l’arresto di Valente per omonimia, non sia collegato al furore antiproibizionista che ha portato a roboanti dichiarazioni inneggianti alla “Tolleranza Zero”, vorrei fare alcune considerazioni sulla vicenda.
Da quanto apprendo la scarcerazione di Valente e la sua remissione in libertà sarebbe dovuta al fatto che il giovane è riuscito a dimostrare la sua estraneità ai fatti, attraverso documenti, che in maniera inoppugnabile provano la sua assenza dai luoghi in cui si sarebbero consumati i crimini di cui era stato accusato.
Detto che non possiamo che plaudire al coraggio del dott. Onorati, che di fronte agli elementi forniti dal giovane e dal suo avvocato ha prontamente ammesso l’errore, non possiamo esimerci, però, dal chiedere alla dottoressa e agli inquirenti se hanno tenuto nella dovuta considerazione la necessità di reperire riscontri oggettivi alla chiamata di correo per omonimia di cui è stato vittima il Valente.
Ma c’è un’altra inquietante domanda che ci assilla: da quando è l’imputato a dover dimostrare la propria innocenza, visto che da profano ho sempre ritenuto che l’onere della prova spettasse all’accusa e non alla difesa?
E se i fatti addebitati al Valente si fossero svolti più indietro nel tempo? E se il Valente non avesse potuto dimostrare, documenti alla mano, la sua estraneità?
Di fronte a tanti se quel che è certo è che bisognerebbe stare decisamente più attenti, quando si “gioca” con la vita, la reputazione e l’onorabilità di una persona.
Pur essendo vero che la Iervolino-Vassalli, anche da questo punto di vista ha introdotto qualche “sconvolgimento”, nel caso Valente la questione ci sembra particolarmente grave.
Tutta questa vicenda sta a dimostrare, una volta di più, quanto è urgente tornare a parlare di responsabilità civile dei magistrati e quanto è pericolosa, antigiuridica e illiberale la Iervolino-Vassalli.
Auguro al giovane universitario di Tursi di non dimenticare quanto avvenuto e di dare forza con noi alla richiesta di una riforma americana della giustizia e alla lotta antiproibizionista.
Auguro al dottore Onorati e a me stesso di non dover essere un giorno vittima di un arresto per omonimia.


11 maggio 2003


Molto interessanti alcune dichiarazioni rilasciate dal Pm Vincenzo Montemurro, durante un convegno sulla legalità, sul mondo della tossicodipendenza e sulle sue inevitabili connessioni con la realtà dello spaccio e con quel crimine organizzato, che ha fatto del traffico delle sostanze stupefacenti un affare che fa entrare nelle casse delle varie mafie e camorre decine di miliardi di euro ogni anno.

Ancora una volta, però, va sottolineato, che la gallina dalle uova d’oro è stata creata dal fallimentare regime proibizionista, che ha consegnato alla criminalità il monopolio illegale del traffico e del commercio degli stupefacenti, attribuendo contestualmente un enorme valore a sostanze che potrebbero valere quanto l’insalata.

Investire 1 euro nel traffico di eroina significa moltiplicare per 700 volte l’investimento iniziale, nessun affare legale può competere.

Il piatto e il mercato sono talmente ricchi da rendere accettabile il rischio di scontare anni e anni di galera.
Sostenere, come fa Montemurro e come noi stessi da sempre sosteniamo, che per far fronte alla necessità della tossicodipendenza, spesso, il tossicodipendente si trasforma egli stesso in spacciatore, è un elemento che dovrebbe spingerci ad interrogarci sull’utilità dell’approccio proibizionista rispetto al problema dell’ uso e dell’abuso degli stupefacenti.

Le parole di Montemurro rendono del tutto palese che il proibizionismo, non solo non ha disincentivato il consumo di droghe, ma al contrario ha contribuito ad una diffusione capillare ed esponenziale delle droghe stesse.
Queste dinamiche, inoltre, fanno sì che le carceri italiane oggi siano piene di tossicodipendenti e, come sappiamo, il carcere non è il luogo più adatto a chi ha questo tipo di problema.

Tra l’altro, proprio in carcere le droghe circolano tranquillamente, alla faccia dei proclami e delle parole d’ordine proibizioniste.

L’anno scorso il giornale partenopeo ROMA riferiva di un “party alla cocaina”, svoltosi all’interno del carcere di Secondigliano.

Le organizzazioni criminali cercano di incentivare il consumo di droghe che creano dipendenza, attraverso efficacissime campagne di marketing.
Vendere eroina significa maggiori guadagni rispetto alla vendita di mariuana; infatti, come dicevo, investire un euro in eroina significa moltiplicare per 700 l’investimento iniziale, investire un euro in Marijuana, invece, significa moltiplicare al massimo per 9 o 10.

A parità di peso l’eroina o la coca si occultano con maggiore facilita rispetto alla Marijuana o all’hascisc; infine, mentre, come è noto, la Marijuana non da dipendenza fisica, l’eroina provoca tossicodipendenza e dunque l’eroinomane è per tutte queste ragioni un cliente sicuramente migliore rispetto ad un fumatore di hascisc.
Nella sola Italia sono 4 milioni i consumatori di droghe cosiddette leggere, tutti consegnati nelle mani del crimine organizzato ed esposti al rischio della galera.
Rischio che non corrono, invece, i tossicodipendenti da alcol; eppure,l’alcol, che notoriamente e contrariamente alla Marijuana da dipendenza fisica, è legale.

Concludendo, direi che se c’è un “Allarme Rosso”, questo è costituito dalle politiche proibizioniste e da leggi criminogene, liberticide, lesive dello stato di diritto, in una parola pericolose e sopratutto inutili e fallimentari.
Legalizzando, le ottime capacità investigative e il lavoro di uomini come Montemurro e Rotondi, potrebbero essere meglio utilizzate, ma soprattutto si toglierebbe alle narcomafie un mercato che vale, nella sola Italia, come detto, miliardi di euro.
Maurizio Bolognetti
Segretario Radicali Lucani


DA NUOVA BASILICATA 08/05/2003 (dichiarazioni di Vincenzo Montemurro, PM DDA)

POTENZA- Il mercato della droga nella nostra regione? “Picchi assai elevati”, dichiara Vincenzo Montemurro, sostituto procuratore distrettuale antimafia della Basilicata. E lo dice, d’altro canto, con enorme preoccupazione. Lui, che da tempo ha a che fare quotidianamente con micro e macro criminalità, attentati, usura, estorsioni. Traffico e consumo di sostanze stupefacenti. Non ultima, in ordine di tempo, l’operazione “Chewingum” in cui sono finite numerose pedine dedite allo spaccio e che faceva circolare tranquillamente abbondanti quantità di cocaina nei salotti della “Potenza bene”.

Tessuto, quello della droga, difficile da quantificare. Un sottobosco di intelaiature sempre più articolate e fitte, condito da un retaggio culturale di “omertà” e “vergogna”.

I dati forniti dal Sert regionale levano il respiro: siamo in presenza di un aumento del 20 per cento rispetto al 2001. Mille e trentotto “casi” in più che si rivolgono elle strutture di accoglienza (233 a Potenza, 311 a Matera, 221 a Melfi e 123 a Policoro). Di questi, 931 sono eroinomani. Resta, però, il fitto sottobosco. Regge l’equazione drogato uguale mafioso? Montemurro non vuole lanciare accuse “tanto per”. “Il tossicodipendente- sostiene il magistrato- diventa spacciatore perché non è libero di comprarsi la droga. Essendo il mercato dello spaccio un regime di monopolio, ecco che l’utente si trova costretto giocoforza a rivolgersi ai gestori di questo intricato sistema”. Un “sistema droga” dove non è possibile non sbattere il muso con la potente organizzazione criminale.

“Da intercettazioni sappiamo che per ogni dose ricevuta occorre spacciarne dieci”. Teorizza il pm: se in molti casi non si può parlare di “tossicodipendente mafioso”, è pur vero che la volontà di quest’ultimo è “coartata ma attiva”. Insomma, si accetta “di entrare a far parte di questo mondo” per bisogno. Per paura dei boss. E con il timore di perdere il necessario “pane quotidiano”. Ma il tutto, comunque, sempre frutto del “libero arbitrio”.

Effetti devastanti che colpiscono soprattutto le donne.
“Molte di loro, in moltissimi casi giovanissime, sono costrette a prostituirsi per ricevere la dose giornaliera. Me se all’inizio lo fanno con lo spacciatore di turno, in seguito entrano a far parte di un meccanismo più complesso. Diventando prostitute a tutti gli effetti”.

Il rapporto uomo/donna, restando nel campo della tossicodipendenza, secondo quanto fornito dai tabulati del Sert, è di uno a tredici. “Nelle strutture pubbliche approdano soltanto coloro che arrivano ad uno stadio non più tollerabile”, lamenta Rocco Libutti, responsabile tossicodipendenze Dipartimento Sicurezza e Solidarietà Sociale della Regione. “I fondi, grazie alla legge 45, sono risicati: manca l’organizzazione complessiva sul territorio, a cominciare dalla carenza di operatori qualificati”, ribadisce Vincenzo Martinelli
dell’associazione “L’Acquilone”.

Montemurro, non lesina di puntare il dito su presunti traffici che vedrebbe in prima fila proprio le strutture pubbliche. “Siamo in presenza di veri e proprio traffici di urina utilizzata per le analisi. Che risultano in seguito, contraffatte. Così come il metadone sequestrato: confezioni con su impresso il timbro di Stato”.

Nonostante i cosiddetti “Piani di zona triennali”, che in molti casi non sono neppure decollati, si cerca di andare avanti. A stenti. A volte, con bei risultati. “Il nostro centro per alcolisti è fra le poche realtà in Italia”, rimarca Rosalia Paradiso della Comunità potentina Emmanuel. (N. M.)





PROIBIZIONISMO: IL DIBATTITO SU LUCANIANET
25 febbraio 2004


Gentile direttore, ti scriviamo per dare immediatamente seguito al dibattito che Lucanianet ha deciso di aprire sul tema proibizionismo-antiproibizionismo.

Innanzitutto, occorre chiarire, che tutte le droghe, leggere e pesanti, sono di già illecite, grazie alla famosa, o meglio famigerata, Iervolino-Vassalli. Naturalmente, parliamo delle droghe poste fuorilegge, perché, come è noto a tutti, ci sono droghe e centri di spaccio assolutamente legali: vedi alcol e tabacco, vedi bar e tabaccherie.

La differenza rispetto al DDL proposto dal Vice-premier Gianfranco Fini, ma non ancora in vigore, (lo sarà se e quando il parlamento deciderà di trasformarlo in legge dello Stato), si va a sostanziare nella reintroduzione di fatto dell’antiscientifico e antigiuridico criterio della “Dose media Giornaliera”.

Criterio che venne abolito nel 1993 grazie al referendum radicale, che sancì la "non punibilità del tossicodipendente". Criterio sostituito, a volte e di fatto, da concetti arbitrari come quello della “Modica Quantità”. Insomma, da regole non scritte. La normativa in vigore oggi è ancora la Iervolino-Vassalli, che, solo in teoria, prevede la non punibilità dei consumatori di droghe. In pratica, non sono pochi i casi in cui il mero possesso di pochi grammi di cannabis o di eroina spalanca le porte delle patrie galere.

Spesso, troppo spesso, l’arresto o la segnalazione al Prefetto per le sanzioni amministrative previste dalla legge è basata non su indagini, ma su arbitrari criteri di valutazione . Persone agiate, che sono riuscite a dimostrare che il chilo di cocaina a loro sequestrato era "per uso personale", sono state assolte, mentre giovani incolpevoli, trovati in possesso di 3 grammi di cannabis, sono stati sbattuti in galera come spacciatori.

A questo punto, qualcuno potrebbe obiettare: “allora meglio la dose media giornaliera”. E no! Meglio un corno! Peggio ancora la “Dose media giornaliera!”. Solo chi non conosce le dinamiche del mercato delle droghe potrebbe sostenere una tale tesi. Stabilire per decreto, che il possesso di 0,200 grammi di principio attivo di THC costituisce possesso finalizzato allo spaccio è pura follia. La maggior parte dei consumatori, infatti, non si rivolge più volte al florido mercato al minuto o all’ingrosso, ma, se può, fa rifornimento per più giorni.

Se passasse il DDL Fini, i circa 4 milioni di consumatori di droghe leggere, si vedrebbero trasformati con matematica certezza in delinquenti, altrettanto dicasi per i consumatori di droghe cosiddette pesanti(Eroina e Coca).

La dose media giornaliera costituisce un peggioramento: è un salto che va anche oltre i secoli bui di una giustizia che invertiva l’onere della prova.

Come tutti sanno, infatti, in un processo l’onere della prova spetta all’accusa; il criterio in vigore fino al ’93 della dose media giornaliera, che il DDL Fini vorrebbe reintrodurre, non si limitava ad invertire l’onere della prova, ma stabiliva che il discrimine tra spaccio e consumo fosse costituito dal quantitativo posseduto. Di tutta evidenza, dunque, un’aberrazione giuridica inaccettabile.

Per quanto riguarda le due disobbedienze civili(Potenza 2002, Matera 2003), è opportuno sottolineare che in base all’art. 73 della Iervolino-Vassalli, anche la mera cessione a titolo gratuito di sostanze stupefacenti è equiparata, dalla legge stessa, allo spaccio.

Da qui ne consegue che l’azione nonviolenta, compiuta per far scoppiare le contraddizioni di una legge( Iervolino-Vassalli) illiberale, criminogena, liberticida, antiscientifica, antigiuridica e lesiva dello Stato di diritto, ha determinato il rinvio a giudizio e processi in corso, che prevedono accuse di rilievo penale (violazione dell’art.73 Iervolino Vassali e degli art. 110 e 81 c.p.)

La giornalista La Carpia, nel suo pezzo dice di voler capire quali sono le associazioni, che in Basilicata e nel resto d’Italia, si sono espresse contro il regime proibizionista.

Beh! Caro direttore, a dire il vero di antiproibizionisti che da decenni si battono per l’abolizione di leggi pericolose, che trasformano il peccato in reato, che abbattono uno dei principi base di una moderna liberaldemocrazia che ci dice che quando non c’è vittima non c’è reato, che trasformano “l’io non lo farei, in un imperativo e categorico tu non lo devi fare”, ne conosciamo davvero pochi.

Tra i pochi, i militanti radicali ad iniziare dal leader storico Marco Pannella.

Ma i radicali, del resto, sono antiproibizionisti su tutto: sulla scienza, sul sesso, e non solo sulle droghe. Fino ad oggi, ci siamo sentiti drammaticamente soli, su battaglie importanti che sono state e sono il centro della nostra iniziativa politica, quali l’aborto farmacologico, la clonazione terapeutica, la riduzione dei tempi d’attesa in caso di divorzio. Soli e circondati da una marea montante di clericalismo e vetero-proibizionismo. Non autori di mere dichiarazioni, ma in lotta costante per costruire e costituire un’alternativa. Siamo certi che se ci fosse stata una significativa presenza di radicali in Parlamento, leggi come la Iervolino-Vassalli non esisterebbero più .

Siamo davvero stufi, caro direttore, di assistere al dramma e ai drammi innescati dal secolare e fallimentare regime proibizionista, un approccio che trasforma un problema socio-sanitario, in una questione di ordine pubblico; che produce morti per overdose, criminalizza milioni di consumatori di non-droghe(Cannabis), fa guadagnare alle narcomafie migliaia di miliardi delle vecchie lire. Il monopolio criminale delle sostanze stupefacenti ha contribuito alla diffusione delle droghe. Il monopolio criminale della droga proibita, ma di fatto libera, ha dato a sostanze, che potrebbero costare quanto l’insalata, un enorme valore commerciale. Caro direttore, circa un secolo fa, così salutava l’avvento del proibizionismo sugli alcolici un predicatore: "Il regno delle lacrime è tramontato. Presto i bassifondi saranno solo un ricordo. Trasformeremo le nostre prigioni in fabbriche, le nostre carceri in magazzini e granai. Ora gli uomini cammineranno diritti, le donne sorrideranno e i bambini rideranno. L'inferno resterà per sempre in affitto."

Sappiamo tutti come è finita: con gli Al Capone e i Lucky Luciano ad arrichirsi ed ammazzarsi per le strade di New York e di Chicago, e la casalinga dell’Illinois in galera, perché colpevole di coltivare un vizio proibito dalla legge. Il proibizionismo è fallito e i suoi costi non sono più sostenibili. Sono e continuano ad essere troppe le vite spezzate da una assurda crociata. Ci auguriamo che la preannunciata orgia repressiva non si realizzi e con forza continueremo a chiedere: “il peccato può essere considerato reato? Si può punire un uomo per comportamenti che non coinvolgono terzi?” Nell’attesa del DDL Fini, intanto, i radicali, come hanno sempre fatto, continueranno a battersi e si batteranno contro la Iervolino-Vassalli. Lotta, non protesta. Pensiero e azione. Continueremo a lottare contro le imperscrutabili ragioni di chi vuole trasformare la sua presunta morale in legge dello Stato, il diritto alla salute in obbligo alla salute. Continueremo a batterci contro ricette avvelenate e stancamente ripetitive del proibizionismo di sempre. Antiproibizionisti convinti, come siamo, sul sesso, sulla scienza, su tutto e altrettanto convinti che occorre abbattere il trionfo dello stato etico, dello stato papà. Continueremo a disobbedire, ghandianamente e non casarinianamente, assumendoci pienamente la responsabilità delle nostre scelte, affrontando arresti, processi e galera.

Un caro saluto da noi associati a delinquere

Maurizio Bolognetti – Segretario Radicali Lucani
Rita Bernardini – Tesoriera di Radicali Italiani


ARTICOLO PUBBLICATO SU LUCANIANET.IT
Parte l’inchiesta sulle Droghe Leggere
Approvato un disegno di legge che vieta l’uso e l’abuso di droghe pesanti e leggere. Tanti i punti di vista ed aspre le polemiche
di Antonella La Carpia
"Ci siamo. Da oggi comincia uno dei nostri focus-on d'attualità. Il tema trattato è quello delle Droghe Leggere. Un'inchiesta sull'uso, sulll'abuso, sul proibizionismo e sulla liberalizzazione "lucana". Seguiranno approfondimenti dettagliati, interviste, sondaggi tra i cittadini ed alcuni esperti. Era doveroso dare l'input con una panoramica generale ed un commento al Ddl di Gianfranco Fini" (Pi.Do.)

"...Hashish e Marijuana! Hashish e Marijuana!". Sembra il pescivendolo che vende al mercato la sua merce e invece No. Si tratta dei Radicali Disobbedienti “lucani doc” che esattamente un anno fa hanno provocatoriamente distribuito in piazza quelle che or ora sono considerate droghe illecite.

Quest’aggettivo ha acquisito un vero valore penale da quando il consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge firmato dal vicepremier Gianfranco Fini che dice stop alla "fuorviante" distinzione tra spinelli e droghe pesanti. Sconvolgendo la vita degli habitué di simili sostanze, il Ddl ha suscitato non poche polemiche soprattutto in chi per lungo tempo ha condotto intere campagne politiche per promuovere la liberalizzazione di quelle che fino a pochi mesi fa erano ancora considerate droghe leggere.

Gli esempi in merito sarebbero davvero tanti: Pannella leader dei radicali è stato più volte promotore d’iniziative antiproibizioniste e qualche volta anche di disobbedienza civile. Come abbiamo accennato anche in Basilicata si sono verificate analoghe situazioni e le denunce non sono mancate; gravi, infatti, sono state le accuse rivolte al Presidente dei Radicali Lucani, quando un anno fa durante una manifestazione di protesta ha regalato alla folla considerevoli quantità delle sostante proibite.

E’ intuitivo pensare che questi fatti abbiamo scatenato diatribe, dopo tutto le campane a suonare sono due e sarà difficile anche in futuro farle echeggiare insieme, la tonalità è la stessa ma non c’è assoluta possibilità che si generi un canto armonioso a meno che colori e costumi - ad un certo punto - finiscano per stravolgersi, cosa ovviamente impossibile viste le proposte del nostro governo.

Per i pochi informati, il disegno di legge Fini equipara il consumo allo spaccio di droga; finora la punibilità scattava solo nel secondo caso. Il Ddl Fini, invece, cambia le regole: "Il nuovo articolo 72 - avverte il vicepremier - contiene la chiara affermazione di principio del divieto d’uso e d’impiego di sostanze stupefacenti". Ciò significa che il testo licenziato dal consiglio dei ministri: "reintroduce la punizione della detenzione di droga e fissa la linea di confine fra la detenzione che rappresenta illecito amministrativo e la detenzione che costituisce illecito penale". In poche parole significa che d'ora in poi sarà punito anche l'uso. Il tetto è fissato in 250 mg di cannabis e derivati, 500 mg d’anfetamina. Fino a queste quantità scatta solo la sanzione amministrativa, oltre quella penale. Si tenta di fissare un limite quantitativo di 300 mg anche per le droghe sintetiche (ecstasy e pasticche). Infine cade la distinzione tra droghe leggere e pesanti.

Il governo dice di "puntare con fiducia" sulle pene alternative. In presenza di un programma terapeutico l'esecuzione della pena è sospesa, e "mentre oggi il limite di pena che consente la sospensione è di quattro anni di reclusione, il nuovo limite è elevato a sei anni".

Ci sono delle novità anche per quanto riguarda le comunità di recupero. Per la prima volta – rivendica Fini – “è riconosciuta alle comunità, di certificare la dipendenza da droga e di predisporre il piano terapeutico" risolvendo ritardi e contrasti con i sert. Saranno infine istituiti albi regionali, ai quali le comunità che abbiano determinati requisiti potranno iscriversi ottenendo l'abilitazione a stipulare convenzioni con le regioni e con il ministero della giustizia.

In Basilicata c’è chi ha avuto molto da ridire e chi è stato contento di queste prese di posizione. Presto sarà interrogata l’opinione pubblica per capire cosa ne pensa e soprattutto quanto è informata sull’argomento. Sarà interessante capire quante sono le associazioni antiproibizioniste in Basilicata e quanti già da qualche tempo si battevano affinché tali forme di proibizione fossero approvate. 

 




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29 settembre 2005

IL MANGANELLO E L'ASPERSORIO

IL MANGANELLO E L'ASPERSORIO

Da NUOVA BASILICATA del 12/08/2003

Audio Intervista di Andrea de Angelis
Articolo di Maurizio Bolognetti


Le farneticazioni clerico-fasciste di alcuni nostri corregionali sulla questione delle unioni omosessuali, iniziano a diventare davvero preoccupanti per il livello di discriminazione e di intolleranza che da esse emerge.
I tre minuti dell’odio hanno trovato, contro gli omosessuali e i radicali che difendono i loro diritti, più volte spazio sulla stampa regionale; a farsene promotori piccoli travet e politici che vestono i logori panni degli zuavi pontifici e che ci ricordano, in maniera sinistra, il tempo dei roghi e delle inquisizioni.
Quello che proprio non si riesce a comprendere, è che, in materia di unioni omosessuali, i radicali non chiedono affatto alla Chiesa di riconoscerle.
Molto più semplicemente, riteniamo, che lo Stato, ripeto lo Stato, non possa operare discriminazioni basandosi sulle preferenze in materia di sesso dei suoi concittadini e debba, quindi, riconoscere anche le unioni tra coppie non etero.
Contestualmente, rivendichiamo il sacro santo diritto a poter esercitare una critica nei confronti di alcune posizioni e documenti partoriti dalla Santa Sede e, segnatamente, in materia di unioni omosessuali, dalla “Congregazione per la dottrina della fede”, che altro non è che l’ex “Santa inquisizione”.
Mi sia consentito di non credere all’infallibilità del Papa, dei Cardinali e della Chiesa.
Mi sia consentito di criticare posizioni che ritengo reazionarie e clerico-fasciste.
Mi sia consentito di poter criticare la sempre più pesante invadenza della Chiesa nelle cose dello Stato.
“Libera Chiesa in Libero Stato”, significa che le pur legittime posizioni di Ratziger e soci non devono riflettersi sulla concessione di diritti, che non possono e non devono essere esclusiva delle coppie etero.
Suggerirei a chi sogna un Italia governata dalle eminenze Vaticane, dove la morale e l’etica di una parte diventano legge dello Stato per tutti o impossibilità a varare leggi progressiste, di trasferirsi in Iran, in quanto il loro posto è accanto agli ayatollah di Theran e il loro sogno è quello di vivere in una repubblica teocratica.
Noi, invece, vogliamo vivere in un mondo libero da dogmi, pregiudizi e discriminazioni di carattere razziale o sessuale e vorremmo un’Italia lontana dalle intolleranze e dalle intemperanze, non solo verbali, di certi Vatican-talebani.
La furia censoria che assale alcuni nostri concittadini nasconde frustrazioni e tabù sessuali, che richiederebbero l’intervento di uno psicologo.
Tabù che sono il prodotto più genuino di un certo modo di vivere la propria religiosità, capace solo di produrre violenza e intolleranza.
A qualcuno piacerebbe poter zittire con il manganello e l’aspersorio le poche, pochissime voci che osano criticare il Ratzinger pensiero; ci auguriamo e auguriamo al nostro paese che queste voci, invece, continuino ad avere la possibilità di essere ascoltate.
Noi crediamo nell’uomo e nella libertà, libertà di scelta, libertà religiosa, libertà politica, libertà di espressione e di pensiero…Libertà punto!!!

Da Antiproibizionisti.it 





Basilicata - Pacs: "il Consigliere Lapenna(Fi), le battaglie di retroguardia e la rivoluzione komeinista"

Potenza, 14 settembre 2005

Sui “Pacs” il consigliere Lapenna ha perso l'ennesima occasione per tacere. L'unica retroguardia che ci riesce di intravedere è quella costituita dagli zuavi pontifici della CDL lucana, che tra una gita a Pompei e le quotidiane picconate distribuite alla laicità dello Stato, non perdono occasione per mostrarsi in tutto il loro splendore di ringhiosi guardiani di una sorta di rivoluzione komeinista che sembra averli pervasi.

Come sottolineato dal segretario di Radicali Italiani Daniele Capezzone, la proposta dei "pacs": non "attacca la famiglia".

 

Lo stesso Capezzone, in una risposta rivolta all'Osservatore Romano, afferma: "Semmai, senza nulla togliere alla famiglie che già esistono, e senza intervenire sull'istituto del matrimonio, il pacs consente la nascita di tante altre famiglie. Qui è in gioco, ad esempio, la possibilità, per persone che si amano, di non essere più discriminate dal punto di vista fiscale, o ereditario, o nella reciproca assistenza nella malattia o in carcere... Cosa c'è di "caritatevole" nel mantenere odiose discriminazioni? Peraltro, come dice giustamente l'Arcigay (e come diciamo anche noi da anni), questa non è la proposta di Zapatero (che nessuno avanza, qui in Italia), ma quella fatta approvare in tre regioni spagnole dalla destra liberale e popolare di Josè Maria Aznar."

 

Ci consenta, dunque, l'On. Lapenna, non solo di avere "dubbi circa l'orientamento da seguire", ma di esprimere il nostro plauso alle dichiarazioni rese da Romano Prodi.

Avvocato Lapenna, mentre lei continua a manifestare il suo stupore nei confronti delle forze "moderate" dell'Unione, anch'io non posso fare a meno di provare stupore e restare attonito ogni volta che leggo i suoi interventi su questioni inerenti i diritti civili e le libertà. Provo nuovamente a ricordarLe che la laicità dello Stato è un bene prezioso, un presidio contro derive clericali e oscurantiste, che non solo, come è noto, non appartengono all'ottimo Zapatero, ma non sono appartenute in passato nemmeno ad Aznar.

 

Quanto sta avvenendo in queste ore sulla questione "Pacs" dimostra, ove mai ce ne fosse stato bisogno, quanto sia urgente e necessaria la nascita di un nuovo soggetto politico laico, liberale, socialista e radicale, che contribuisca a garantire l'alternanza ad un'Italia sempre più lapenizzata dalla Casa delle libertà vigilate, ma soprattutto che ambisca ad essere forza alternativa. Ci auguriamo che al più presto il progetto "Blair-Zapatero-Fortuna", che vede al lavoro i socialisti dello SDI, Radicali Italiani, Associazione Coscioni e ci auguriamo al più presto anche tutto il Nuovo Psi, si concretizzi per offrirci un soggetto politico che diventi strumento di lotta, in grado di fornire risposte e proposte adeguate sia sul fronte dei diritti civili(Pacs, libertà di ricerca, ecc.), che delle riforme economico-sociali, oltre che della promozione della libertà e della democrazia.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Consigliere Associazione Coscioni

 

Basilicata, Bolognetti: Tra i due litiganti la Curia gode


18 agosto 2005

di Maurizio Bolognetti, segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Luca Coscioni

Per la serie: “Tra i due litiganti la Curia gode”.

Da circa 24 ore va in onda  il botta e risposta tra il Consigliere Lapenna e il Presidente del Consiglio Regionale Vito De Filippo.

Prima Lapenna che lamenta tagli ai fondi destinati ad opere di culto, poi il Presidente che spiega a Lapenna che in realtà i fondi sono stati non diminuiti ma aumentanti attraverso una diversa ripartizione degli stessi nel bilancio regionale.

Insomma, uno spettacolo davvero deprimente, dove tra recriminazioni e rilanci a rimetterci è sempre di più la laicità delle nostre istituzioni, che sembrano avere come unica preoccupazione il compiacimento delle gerarchie Vaticane.

Siamo di fronte al solito avvilente panorama di una classe politica in disfacimento, che si aggrappa con disperazione all'unica organizzazione da cui spera di poter ottenere una qualche legittimazione.

Naturalmente, e non poteva essere altrimenti, il mio intervento, effettuato sulla scorta delle dichiarazioni fatte dal preoccupatissimo  avv. Lapenna, sono state regolarmente censurate.

“Scherza con i fanti, ma lascia stare i santi”, questa è la regola, e così qualsiasi tipo di dibattito sui motivi che spingono gran parte della classe dirigente regionale a prostrarsi davanti partito Cei è di fatto negata.


Basilicata: il cardinale Martino invita il giornalista del Tg3 Soave a farsi santo


Potenza, 16 agosto 2005

 

Mi illumino d’immenso quando all’interno del mio orecchio arriva la celestiale voce del giornalista del Tg3 Basilicata, Edmondo Soave.

 

Anche oggi, l’addetto stampa della Cei Basilicata, l’uomo della Curia, colui che si dice abiti in una botola situata sotto la scrivania di Monsignor Superbo, l’uomo più pio e devoto della Rai, colui che si mormora collezioni immagini sacre e che non ha remore a spiattellare le sue preferenze in materia di Santi, ci ha offerto uno spettacolo degno di entrare a far parte di una antologia della italica comicità.

Questa volta, il solerte Edmondo, vestiti i panni dell’immortale rag. Fracchia, si è autospedito ad intervistare il Cardinale Martino, ex Capo delegazione Vaticana all’Onu e attuale Presidente del Consiglio Pontificio “Giustizia e Pax”.

Il servizio, mai parola fu più adatta, della durata di 3 minuti ed interamente dedicato a San Rocco, si è concluso con la seguente domanda: “Perché non introdurre dei Santi moderni in questi paesini, come patroni?”.

La folgorante risposta di sua Eminenza è stata: “Incomici a farsi Santo lei, così l’avremo come protettore”.

E pensare che solo qualche settimana fa, alla notizia dell’elezione di Soave alla carica di Presidente dell’UCSI Basilicata, espressi l’auspicio di poterlo annoverare un giorno tra i santi del calendario, in qualità di vice patrono dell’Ordine dei Giornalisti.

Sono davvero felice di sapere che anche il Cardinale Martino ha colto nel nostro Soave(un cognome, una storia) le stimmate della santità.

Forza Edmondo, altri due o tre “servizi” così e potresti assurgere all’onore degli altari.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Basilicata: il Consiglio Regionale taglia i fondi destinati al Vaticano. Il Polo insorge


16 agosto 2005


Nel complimentarmi con la Regione Basilicata per aver provveduto a tagliare un milione di euro di fondi destinati al Vaticano per opere di culto, non posso che tornare a sottolineare che in civilissime nazioni, quali la Gran Bretagna e gli Usa, nessun finanziamento pubblico è elargito alle confessioni religiose.

Al Consigliere Lapenna, che afferma di non aver provato stupore per il voto della sinistra, ma che ritiene che i consiglieri della Margherita e dell'Udeur si siano fatti "balcanizzare" dai colleghi di maggioranza, suggeriamo di riflettere sulla vaticanizzazione del Polo.

L'avvocato Lapenna deve aver scambiato il portone di Via Anzio nell' entrata di un monastero, o forse avrà pensato di poter soddifare la sua recondita ambizione di poter partecipare ad un Conclave.

Gli zuavi pontifici del polo lucano farebbero bene a ricordarsi il risorgimentale motto del Conte di Cavour: "Libera Chiesa in Libero Stato".

Per quanto ci riguarda, nel tornare ad esprimere il nostro plauso per il taglio effettuato dalla maggioranza di centrosinistra, chiediamo al Consiglio e alla Giunta: quanti sono i denari pubblici che dalle casse della Regione affluiscono nelle casse Vaticane?

La Cei, è bene ricordarlo, già incassa un miliardo di euro all'anno attraverso il meccanismo truffaldino dell'otto per mille e davvero non c'è da disperarsi e strapparsi le vesti per i quattro spiccioli derivanti dai tagli di bilancio regionali.

Ribadisco la nostra assoluta contrarietà a qualsiasi forma di finanziamento pubblico di Partiti, Chiese e Sindacati.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Consigliere Associazione Coscioni


Basilicata. Manifestazione anticlericale: “la gente si lamenta”. Domenica 14 agosto sit-in in piazza Umberto I


Latronico (PZ), 13 agosto 2005

 

Il Brigadiere dei Carabinieri Carmine Landi, della Stazione di Latronico, questa mattina mi ha informato in via “ufficiosa”, che alcuni cittadini di Latronico hanno sollevato proteste e lamentele in relazione alla manifestazione anticlericale tenutasi nella giornata di ieri in piazza Umberto I.

Testuali parole, il Brigadiere ha affermato: “La gente si lamenta”.

Ho davvero apprezzato lo spirito che ha spinto il Brigadiere Landi ad informarmi delle sopra citate “lamentele” e le attenzioni riservate dallo stesso ai contenuti della manifestazione anticlericale. Così come ho preso atto che i responsabili della locale stazione C/C, ritengono di potermi convocare in caserma attraverso una semplice comunicazione telefonica o verbale. Nondimeno, i motivi che potrebbero spingere i C/C di Latronico a convocarmi mi risultano alquanto oscuri.

Al Brigadiere Landi, che ha inoltre affermato di aver preferito le vie informali ed ufficiose, al fine di evitare di dover verificare se la presenza del tavolo anticlericale fosse stata preventivamente autorizzata dal Comune, ho già risposto che sarei stato onorato se in veste ufficiale mi avesse chiesto di esibire il permesso di occupazione suolo pubblico.

Ciò detto, nel preannunciare che a partire dalle ore 21.30 di domenica 14 Agosto, Radicali Lucani organizzerà un Sit-In per informare nuovamente la cittadinanza sui contenuti dell’iniziativa anticlericale, che si terrà in Piazza San Pietro il 16 Agosto, prendo atto che alcuni miei concittadini, vinti dalla loro stessa impotenza, preferiscono assumere atteggiamenti intimidatori e criptomafiosi.

Alla stazione Carabinieri di Latronico e al Brigadiere Landi va il mio pubblico ringraziamento per il quotidiano lavoro svolto al servizio della collettività e a tutela della legalità.

 

P.S.


Ovviamente gioverà ribadire come già ottimamente fatto da Anticlericale.net che: “MANIFESTARE PER LA LIBERTA´ SESSUALE E DI COSCIENZA E CONTRO LE CAUSE DELLE SOFFERENZE, TANTO DELLE VITTIME CHE DEI PERPETRATORI DI ABUSI SESSUALI, E´ ALTRO DAL MANIFESTARE CONTRO I PRETI PEDOFILI.”  


Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Consigliere Associazione Coscioni



Vaticano: l’Associazione Radicali lucani sostiene l’iniziativa di Anticlericale.net

Latronico, 12 agosto 2005


A partire da questa sera e per i prossimi giorni, dalle ore 17.30 alle ore 24, in piazza Umberto I a Latronico, l’Associazione Radicali Lucani terrà un tavolo per informare la cittadinanza sui contenuti e le ragioni del Sit-in organizzato da Anticlericale.net per la giornata del 16 agosto.

 

Al tavolo verrà distribuito materiale informativo scaricato dal sito www.anticlericale.net.


allo stesso tavolo sarà possibile ricevere informazioni su tutte le iniziative dei soggetti politici dell’area radicale ed in particolare dell’Associazione Coscioni che a Latronico conta ben 17 iscritti.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani

Consigliere Associazione Coscioni



Notizie clericali

Potenza, 20 giugno 2005

 

Il nostro monitoraggio degli organi di informazione televisiva a diffusione nazionale(Rai, Mediaset) dello spazio che gli stessi dedicano al Vaticano e dintorni è cosa quanto mai importante, ma ritengo possa essere di una qualche utilità un analogo il monitoraggio delle pagine dei quotidiani nazionali e locali. In particolare le pagine dei piccoli quotidiani locali o di provincia possono essere un interessante termometro, in grado di illustrare, meglio di fiumi di parole e trattati, il momento davvero grave e di rigurgito clerico-fascista che stiamo vivendo.

Ed è per questo che propongo a tutti coloro che ne hanno voglia, di arricchire lo spazio di discussione che ho aperto nella giornata di ieri sul forum di Radicali.it, intitolato “Notizie Clericali”.

 

Maurizio Bolognetti

Segretario Radicali Lucani





NOTIZIE CLERICALI










 








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28 settembre 2005

MATERA–SABATO,22 FEBBRAIO, ALLE ORE 11.00,CONFERENZA STAMPA E DISOBBEDIENZA CIVILE SULLA CANNABIS

21 febbraio 2003
MATERA: “L’AZIONE NONVIOLENTA DEI RADICALI”
“I COSTI DEL PROIBIZIONISMO SULLE DROGHE”
CONFERENZA STAMPA E DISOBBEDIENZA CIVILE SULLA CANNABIS
MATERA – SABATO, 22 FEBBRAIO, ALLE ORE 11.00, IN PIAZZA VITTORIO VENETO, CONFERENZA STAMPA E DISOBBEDIENZA CIVILE DI RITA BERNARDINI, PRESIDENTE DI RADICALI ITALIANI E MAURIZIO BOLOGNETTI, SEGRETARIO DI RADICALI LUCANI E MEMBRO DEL COMITATO NAZIONALE DI RADICALI ITALIANI.
Sabato 22 febbraio, alle ore 11.00, in piazza Vittorio Veneto a Matera, Rita Bernardini, Presidente di Radicali Italiani e Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani, terranno una conferenza stampa sui “Costi del Proibizionismo sulle droghe”. Nel corso della conferenza stampa Bernardini e Bolognetti effettueranno la cessione di “droghe leggere” nella stessa Piazza Vittorio Veneto.
Sempre nel corso della conferenza stampa, sarà consegnata ai giornalisti presenti una “Antologia” degli articoli apparsi sulla stampa regionale, tratti dal Theard “S.O.S. Marijuana, Hashish, Cannabis”, presente sul forum dei Radicali (www.radicali.it), aperto dalla Presidente Rita Bernardini.
Alla Conferenza stampa saranno presenti, il Presidente di Radicali Lucani Mario Colella e il dott. Maurizio Provenza, medico-oculista e Vice -Tesoriere dell’Associazione Luca Coscioni.

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti Segretario di Radicali lucani
C’è una guerra in corso che reclama quotidianamente le sue vittime, una guerra che produce morti per overdose e consegna, solo nella nostra regione, 40000 consumatori di cannabis nelle mani della criminalità organizzata. E’la guerra determinata dal regime proibizionista, che ha consegnato al crimine organizzato un mercato, che solo in Italia, consente alle narcomafie di lucrare migliaia di miliardi delle vecchie lire. E’ la guerra secolarmente fallimentare, che ha trasformato un problema socio-sanitario in una questione di ordine pubblico, che ha determinato un aumento esponenziale della microcriminalità. E’ la guerra che porta nelle patrie galere non solo gli spacciatori, che spesso sono anche consumatori, ma anche tanti semplici consumatori e questo grazie a leggi come la Iervolino-Vassalli. Il fallimento delle war on drugs, lo leggiamo quotidianamente sui nostri giornali, è quello che produce i drammi familiari di genitori che ammazzano i figli o di figli che aggrediscono i genitori o l’arresto per omonimia del giovane tursitano, verificatosi tre mesi orsono.
Il proibizionismo ha portato all’approvazione di leggi che ledono gravemente lo stato di diritto, scaricando su magistratura e inquirenti la possibilità di decidere, spesso non in base ad indagini, ma in base ai quantitativi posseduti, se si è consumatori o spacciatori. Capita così che un probabile consumatore di cannabis si veda accusato di spaccio per il possesso di 3 o 4 grammi, siamo nell’arbitrio assoluto! Sono troppo le vite spezzate da questa assurda guerra, che non è affatto silenziosa, per chi, lasciatecelo dire, come noi sa ascoltare. Ed è per questo che Marco Pannella, leader della lotta antiproibizionista in Italia e pluripregiudicato, oggi sconta 8 mesi di libertà vigilata per le sue disobbedienze civili. Ed è per questo che la Presidente di Radicali Italiani, Rita Bernardini, ha ripetutamente violato la legge, per mettere in discussione il folle regime proibizionista. Ed è per questo che decine di militanti e dirigenti radicali, tra cui il sottoscritto, hanno scelto di disobbedire alla Iervolino-Vassalli, nel tentativo di metterne in discussione gli effetti, di disobbedire al proibizionismo e alle war on drugs.
Ed è per questo che l’europarlamentare radicale Marco Cappato si è fatto promotore di una mozione sottoscritta da 109 europarlamentari, finalizzata a mettere in discussione le convenzioni ONU in materia di droghe. Intanto, mercoledì 26 febbraio alle ore 9.30, presso il tribunale di Potenza, Rita Bernardini e il sottoscritto, Maurizio Bolognetti, presenzieranno all’udienza preliminare del processo, che ci vede imputati per la disobbedienza civile compiuta il 25 maggio 2002 in piazza Mario Pagano a Potenza.
L’imputazione tra l’altro recita: “…in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso cedevano ecc.ecc.”
Un saluto, dunque, da noi associati a delinquere e un arrivederci in piazza Vittorio Veneto.

Maurizio Bolognetti
Segretario “Radicali Lucani”
Comitato Nazionale di Radicali Italiani




Bernardini e Bolognetti mostrano le scatole




Conferenza Stampa: Interviene Maurizio Bolognetti



Conferenza Stampa: Interviene Rita Bernardini



La Consegna agli agenti di Polizia



La consegna



Maurizio Bolognetti "Due sentite Parole"


Da un lancio dell’agenzia Ansa delle ore 18.30 del 22 febbraio ’03

DROGA: PROTESTA DEI RADICALI A MATERA

Rita Bernardini e Maurizio Bolognetti, presidenti dei radicali italiani e lucani, hanno consegnato hascisc al dirigente della squadra mobile di Matera e saranno denunciati - come loro stessi hanno chiesto - per spaccio di sostanze stupefacenti. La manifestazione e' stata promossa proprio - hanno spiegato Bernardini e Bolognetti - per sottolineare gli aspetti negativi della legge sugli stupefacenti e in segno di solidarieta' verso coloro che sono arrestati.

DROGA: A MATERA MANIFESTAZIONE DI PROTESTA DEI RADICALI

Per aver ceduto droga del tipo hascisc al termine di una iniziativa antiproibizionista di disobbedienza civile svoltasi oggi, a Matera, il presidente dei Radicali italiani, Rita Bernardini, e quello dei Radicali lucani, Maurizio Bolognetti, saranno denunciati all' autorita' giudiziaria per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti.

Lo hanno comunicato ai giornalisti i due dirigenti radicali, che hanno attuato la cessione della sostanza davanti al dirigente della squadra mobile della Questura di Matera, Giancarlo Conticchio. Quest' ultimo ha detto che si procedera' nei loro confronti cosi' come previsto dalle legge.Bolognetti e Bernardini hanno detto che sara' contestato loro l' articolo 73 della legge 309. Al termine della manifestazione scatole contenenti la sostanza stupefacente recanti la dicitura MC (Monopolio criminale) e Marjuana erano state cedute dai due attivisti radicali allo stesso dirigente della Mobile e a un giovane di 20 anni di Montescaglioso (Matera) che e' stato condotto in Questura per il riconoscimento.

Bolognetti e Bernardini hanno annunciato che mercoledi' prossimo a Potenza e' fissato il procedimento per lo stesso reato davanti al giudice per le udienze preliminari. Entrambi avevano motivato l' atto di disobbedienza civile, con la volonta' di condividere la condizione di tante persone denunciate per il possesso di droghe leggere.
Bernardini, che e' giunta al 19/o giorno di sciopero della fame, ha dedicato l' atto di disobbedienza a un giovane di 26 anni, suicidatosi nei giorni scorsi per non aver retto alla vergogna dopo un fermo per possesso di due grammi di hashish.

''Chiediamo un dibattito serio sulla legalizzazione delle sostanze stupefacenti'', ha detto Bernardini.
I Radicali il prossimo 8 marzo attueranno una protesta analoga a Palermo, ''per una cessione di droga nella citta' dove il proibizionismo alimenta la grande criminalita' e la microcriminalita' ''.

Bolognetti ha insistito su quelle che ha giudicato come ''le incongruenze dell' antiproibizionismo in materia di droghe leggere e del monopolio che in questo settore ha la criminalita'. La tolleranza zero e quindi il proibizionismo - ha detto Bolognetti - non frenano un fenomeno che e' in aumento sotto tutti gli aspetti, senza dimenticare che altre forme di tossicodipendenza come alcol e fumo sono legalizzate e tollerate''.


23 febbraio 2003

RASSEGNA STAMPA

Da NUOVA BASILICATA (allegata a Il Giornale) 23/02/2003

LA MANIFESTAZIONE ERA ORGANIZZATA A FAVORE DELL’ANTIPROIBIZIONISMO.

I RADICALI DISOBBEDIENTI

MATERA, IN PIAZZA HANNO CEDUTO HASHISH E MARIJUANA

Di Sissi Ruggi

MATERA
– Per aver ceduto modiche quantità di hashish al termine di una iniziativa antiproibizionista di disobbedienza civile, tenuta ieri a Matera, il Presidente dei Radicali Italiani, Rita Bernardini, e quello dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, sono stati denunciati all’autorità giudiziaria per il reato di cessione di sostanze stupefacenti. I due dirigenti radicali hanno attuato la cessione della sostanza davanti al dirigente della squadra mobile della Questura di Matera, Giancarlo Conticchio.
Quest’ultimo ha detto che si procederà nei loro confronti così come previsto dalla legge. A Bolognetti e Bernardini viene contestato l’art.73 della legge 309/90, detenzione a fini di cessione. Al termine della manifestazione scatole contenenti una modica quantità di sostanze stupefacenti con la dicitura MC ( Monopolio Criminale) sono state cedute dai due attivisti radicali allo stesso dirigente della Mobile e a un giovane di venti anni di Montescaglioso, che è stato condotto in Questura per il riconoscimento. Bolognetti e Bernardini hanno annunciato che mercoledì prossimo a Potenza è fissato il procedimento per lo stesso reato davanti al Giudice per le udienze preliminari. L’atto di disobbedienza civile è motivato con la volontà di condividere la condizione di tante persone denunciate per il possesso di droghe leggere. Rita Bernardini, al diciannovesimo giorno di sciopero della fame per accelerare i tempi di approvazione della legge sull’indulto attualmente in discussione al Senato, ha dedicato l’atto di disobbedienza a un giovane di 26 anni, suicidatosi nei giorni scorsi per non aver retto alla vergogna dopo un fermo per possesso di due grammi di hashish. “Chiediamo un dibattito sulla legalizzazione delle sostanze stupefacenti”, ha detto Rita Bernardini. I radicali il prossimo 8 marzo attueranno una protesta analoga a Palermo, “per una cessione di droga nella città dove il proibizionismo alimenta la grande criminalità e la microcriminalità”.
Maurizio Bolognetti ha insistito su quelle che definisce “le incongruenze del proibizionismo in materia di droghe leggere e del monopolio che in questo settore ha la criminalità. La tolleranza zero e quindi il proibizionismo – ha detto Bolognetti – non frenano un fenomeno che è in aumento sotto tutti gli aspetti, senza dimenticare che altre forme di tossicodipendenza come alcol e fumo sono legalizzate e tollerate”.

Da IL QUOTIDIANO (allegato a Il Mattino) 23/02/2003
Di Giovanni Martenucci

MANIFESTAZIONE DI DISOBBEDIENZA CIVILE: IN QUESTURA ANCHE UN VENTENNE.

I RADICALI REGALANO DROGA IN PIAZZA

DENUNCIATI RITA BERNARDINI E MAURIZIO BOLOGNETTI
“CHIEDIAMO,
di essere arrestati, chiediamo di avere la stessa sorte di chiunque faccia uso di droghe leggere”: con queste parole Rita Bernardini Presidente di Radicali Italiani ha concluso la conferenza stampa organizzata ieri in piazza Vittorio Veneto sulla liberalizzazione delle droghe leggere cedendo, a chi lo richiedeva, hashish e Marijuana. A questo atto di disobbedienza civile, attuato di fronte a giornalisti e rappresentanti delle forze dell’ordine ha preso parte anche Maurizio Bolognetti, segretario di Radicali Lucani e membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani. “Le forze dell’ordine – ha proseguito Rita Bernardini – devono intervenire ed arrestarci. Stiamo violando l’art. 73 della legge 309. Se non lo faranno, saremo noi a denunziarli per omissione di atti d’ufficio”. Così, il dirigente della squadra mobile di Matera Giancarlo Conticchio ha requisito le scatole contenenti hashish e marijuana e ha invitato i due dirigenti radicali a seguirlo in Questura dichiarando alla stampa che nei loro confronti si procederà come previsto dalla legge per cessione di sostanze stupefacenti. Insieme a loro è stato condotto in Questura anche un ventenne di Montescaglioso, Oreste, che ha accettato dal Presidente dei Radicali una scatola contenente droghe leggere. Per lui ci sarà soltanto la segnalazione al Prefetto. La conferenza stampa era iniziata alle ore 11 con l’introduzione di Mario Colella, Presidente di Radicali Lucani e con l’intervento di Maurizio Provenza, medico oculista il quale ha illustrato le doti terapeutiche della cannabis portando all’attenzione dei presenti lo studio di una equipe di medici dell’università di Cagliari. Secondo questo studio, in un paziente affetto da glaucoma resistente alle altre terapie, la cannabis abbasserebbe la pressione intraoculare con benefici effetti.
Maurizio Bolognetti è entrato nel vivo della questione affermando che “il proibizionismo non fa altro che favorire il commercio illegale delle droghe da parte della criminalità organizzata. E’ una vera guerra che reclama quotidianamente le sue vittime, una guerra che produce morti per overdose e consegna, solo nella nostra regione, 40000 consumatori di cannabis nelle mani della criminalità organizzata.
Il Proibizionismo ha portato all’approvazione di leggi che ledono gravemente lo stato di diritto, scaricando su magistratura e inquirenti la possibilità di decidere, spesso non in base ad indagini, ma in base ai quantitativi posseduti, se si è consumatori o spacciatori. Capita così che un probabile consumatore di cannabis si veda accusato di spaccio per il possesso di tre o quattro grammi”. Intanto la folla intorno al banchetto dei radicali aumenta, sono soprattutto giovani i quali annuiscono alle affermazioni di Bolognetti. “Ed è per questo – ha aggiunto il leader di Radicali Lucani – che decine di militanti e dirigenti radicali, tra cui il sottoscritto, hanno scelto di disobbedire alla Iervolino-Vassalli, nel tentativo di metterne in discussione gli effetti, di disobbedire al Proibizionismo”. Rita Bernardini, che da 19 giorni ha in atto uno sciopero della fame per la questione politica dell’indultino, ha sottolineato che anche la sigaretta è equiparabile alla droga, sia per gli effetti sulla salute, che per la dipendenza che produce. “Però – ha continuato – nessuno si è mai sognato di proibirne la commercializzazione.”
Bernardini ha poi portato la propria testimonianza a favore della situazione critica in cui versano le carceri italiane: “un terzo dei detenuti sono dentro per reati connessi alla droga e come gli altri, vivono in condizioni inumane. Questo è un pessimo indice di civiltà per la nostra nazione, e vogliamo che se ne parli.” Rita Bernardini ha dedicato la manifestazione di ieri ad Alessandro Maciocia, un giovane di 26 anni che si è tolto la vita per la vergogna di essere stato arrestato con due grammi di hashish.
La prossima settimana la disobbedienza civile sarà attuata a Palermo.

DA GAZZETTA DEL MEZZOGIORNO (pagine lucane) 23/02/2003

MATERA / BERNARDINI E BOLOGNETTI A MANIFESTAZIONE ANTIPROIBIZIONISTA.
DENUNCIATI DUE LEADER RADICALI PER AVER CEDUTO DOSI DI HASHISH
MATERA
– Per aver ceduto droga del tipo hashish al termine di una iniziativa antiproibizionista di disobbedienza civile svoltasi ieri, a Matera, il Presidente dei Radicali Italiani, Rita Bernardini, e quello dei Radicali Lucani, Maurizio Bolognetti, saranno denunciati alla autorità giudiziaria per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. Lo hanno comunicato ai giornalisti i due dirigenti radicali, che hanno attuato la cessione della sostanza davanti al dirigente della squadra mobile della Questura di Matera, Giancarlo Conticchio. Quest’ultimo ha detto che si procederà nei loro confronti così come previsto dalla legge. Bolognetti e Bernardini hanno detto che sarà contestato loro l’articolo 73 della legge 309.

Pag. 1 Il servizio Continua in cronaca

DROGA, I RADICALI SI FANNO DENUNCIARE
“QUARANTAMILA LUCANI NELLE MANI DELLA CRIMINALITA’”. MA LA POLIZIA SMENTISCE LA CIFRA.
MATERA
– la manifestazione antiproibizionista sulle droghe leggere, organizzata dal partito radicale, è finita come da copione. Maurizio Bolognetti, Segretario regionale del partito, e Rita Bernardini, Presidente nazionale, nel momento in cui hanno ceduto hashish e marijuana ad alcuni dei presenti, tra i quali il dirigente della squadra mobile della Questura materna il dr. Giancarlo Conticchio, sono stati identificati dalle forze dell’ordine e nei loro confronti è scattata una denuncia in stato di libertà per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Un giovane di Montescaglioso che ha ammesso di fare uso di droghe leggere è stato invece segnalato ai servizi sociali della prefettura.
Ieri mattina l’annunciata azione di “Disobbedienza Civile” dei radicali ha avuto come proscenio una infreddolita e poco affollata piazza Vittorio Veneto. Più uomini delle forze dell’ordine che persone interessate al tema in discussione “i costi del proibizionismo sulle droghe”. Una condizione che non ha disarmato i protagonisti della iniziativa. E’ toccato a Bolognetti sottolineare che “in Basilicata ci sono 40000 consumatori di cannabis nelle mani della criminalità organizzata”. Un numero non condiviso da Polizia e Carabinieri. Per il segretario regionale dei radicali grazie al regime proibizionista “è stato consegnato al crimine un mercato che consente alle narcomafie di lucrare milioni di euro”. Ed ha aggiunto: “un problema socio-sanitario si è trasformato in una questione di ordine pubblico.” Parole dure, poi, su magistratura e investigatori “ai quali tocca la possibilità di decidere, spesso non in base alla indagini, ma ai quantitativi posseduti se si è consumatori o spacciatori”.
Aggiungendo: “è scandaloso che un probabile consumatore di cannabis si veda accusato di spaccio per il possesso di tre o quattro grammi di roba”.
Subito dopo Bernardini ha annunciato che mercoledì della prossima settimana, con Bolognetti, sarà presente all’udienza che li vede imputati per la disobbedienza civile compiuta a Potenza il 25 maggio dell’anno scorso in piazza Mario Pagano di Potenza.
Bolognetti, che ha diffuso una “Antologia” degli articoli su fatti di droga apparsi sulla stampa lucana, ha reso noto le cifre ufficiali degli assuntori di stupefacenti rese note dalle Prefetture di Potenza e Matera. I numeri forniti dal Palazzo del Governo materano dicono che nel gennaio di quest’anno sono stati individuati 9 assuntori di sostanze tossiche leggere. Nessuna segnalazione, almeno per la prefettura, circa l’uso di ecstasy.


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28 settembre 2005

LATRONICO: COMIZIO ANTICLERICALE E REFERENDARIO “REFERENDUM NON REVERENDUM”

Latronico 29 aprile 2005

VENERDI’ 29 APRILE,
ORE 19.00,
PIAZZA UMBERTO I
“REFERENDUM NON REVERENDUM”
COMIZIO ANTICLERICALE E REFERENDARIO
INTERVERRANNO
Michele De Lucia,
Tesoriere Anticlericale.net e membro della Direzione di Radicali Italiani
Maurizio Bolognetti,
Segretario di Radicali Lucani e Consigliere dell’Associazione Coscioni

 

“DAI NOSTRI PENSIERI ALLONTANIAMO LO SCORPIONE DELLA FRODE, L’AQUILA DELL’ARROGANZA, IL PESCE DELL’INDEGNO SILENZIO, IL LEONE DELLA TIRANNIA ALLONTANIAMO DAGLI UOMINI QUESTA NOTTE D’ORRORE”
Giordano Bruno


“IN QUESTO PONTIFICATO MI SEMBRA DI AVVERTIRE UN FORTISSIMO SAPORE BELLARMINIANO CONTRO L’ANTICO ‘MOSTRO’ DEL ‘RELATIVISMO’ DI GIORDANO BRUNO, CONTRO SEMPLICEMENTE LA LIBERTA’, A COMINCIARE DA QUELLA RELIGIOSA, COME ESPRESSIONE DEL MALIGNO.”
Marco Pannella
 




Nel nome di Gaetano Salvemini




Il Tavolo dei Referendari

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28 settembre 2005

Latronico - Agosto 2005, Piazza Umberto I, Comizio_Anticlericale


"L' arringa"


No Taleban No Vatican




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