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Intervento di Maurizio Bolognetti
alla Direzione Nazionale Rnp,
22 Settembre 2006
Ascolta!!! Link:
Radioradicale.it



LA DIREZIONE DI RL
CARLO GIORDANO
CARLO BOSSI
SABRINA TRIOLA

ASSOCIAZIONE RADICALI LUCANI
85043 - Latronico
radicalilucani@libero.it


“Comunque penosa sia la situazione
presente,
comunque avanzato sia
il processo
di involuzione confessionale
della nostra Repubblica,
noi, però, non disperiamo.
Sulla storia dell’umanità non cala mai
il sipario,
ed attori del dramma siamo noi,
con la nostra volontà e i nostri ideali.”
Ernesto Rossi (Il Ponte 1959)


“L’idea di libertà è una creazione
di ogni spirito;
imperdonabile errore è considerare
la libertà sotto un profilo storicistico,
strumentale ed utilitaristico.
La libertà è un valore
eterno ed assoluto.”


Carlo Rosselli (Scritti Dell'Esilio)



"La nostra missione è quella di tener
duro quando tutti cedono;
di alzare la fiaccola dell'ideale nella
notte che circonda; di anticipare
con l'intelligenza
e l'azione l'immancabile futuro."

Carlo Rosselli (Scritti dell'Esilio)


"La Libertà significa
il diritto di essere eretici,
non conformisti di fronte
alla cultura ufficiale
e che la cultura, in quanto
cretività sconvolge
la tradizione ufficiale"







 

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15 febbraio 2012

Maurizo Bolognetti ospite del notiziario di Radio Laser

7 ottobre 2010

Radio Laser(2 ottobre 2010): Intervista a M. Bolognetti e G. Di Bello

 

ASCOLTA SU FAI NOTIZIA


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26 settembre 2010

"Le dure parole di Zamparutti e Bolognetti" (Rassegna stampa, 26 settembre 2010)

 

Le dure parole di Zamparutti e Bolognetti

(Nuova del Sud, 26 settembre)

L'intervento dei Radicali: Zamparutti interroga il Governo

(Il Quotidiano, 26 settembre 2010)

Zamparutti e Bolognetti(Radicali), su amianto in Val Basento

(Basilicatanet, 25 settembre 2010)

 

 



Nuova_26_09_2010


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9 settembre 2010

Amianto. Il killer silenzioso - Video intervista a Mario Murgia, Presidente dell'AIEA VBA (Associazione Italiana Esposti Amianto)



a cura di Maurizio Bolognetti

14 luglio 2010

Una Basilicata avvelenata dalla mala politica. Il dossier

Per Scaricare il Dossier su radioradicale.it

QUI

24 dicembre 2009

Intervista RR, 21 Dicembre 2009


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21 dicembre 2009

Val Basento, Radicali: Soddisfatti per accordo su Bonifica, ma occhio a come verranno spesi i fondi.

21 dicembre 2009

da radicali.it

Dichiarazione di

Mario Staderini, Segretario Radicali Italiani
Elisabetta Zamparutti, Deputata Radicale
Maurizio Bolognetti, Direzione Radicali Italiani
 

Dopo mesi di denunce Radicali documentate anche con video-inchieste sul sito www.fainotizia.it, con l’accordo di programma stipulato oggi tra il Ministero, la Provincia di Matera e i comuni interessati, si avvia finalmente il processo di bonifica della Val Basento.
Un territorio a prevalente vocazione agricola devastato dai veleni, come oggi ammette la stessa Provincia di Matera, aspetta da sette anni una bonifica da quelle sostanze tossiche e cancerogene che scorrono nelle falde acquifere.  I 4,5 milioni di euro stanziati dallo Stato e dalla Regione Basilicata serviranno per realizzare gli interventi di MISE(Messa in sicurezza d’emergenza) delle acque di falda, caratterizzazioni e progettazioni. Nel ringraziare il Presidente della Provincia di Matera, Franco Stella, l’assessore Bonelli e tutti coloro che hanno lavorato in queste ore per arrivare alla stipula dell’accordo, invitiamo la Regione Basilicata e il Presidente Stella a vigilare affinché i denari stanziati vengano spesi per il meglio e nell’interesse della collettività. La Val Basento non può perdere questo treno.
Il rischio da sventare è che si ripeta quanto accaduto per i 4 milioni di euro stanziati per la bonifica di Tito Scalo. E proprio parlando di Tito, gioverà ricordare che da quasi dieci anni si è in attesa della bonifica della Vasca fosfogessi, al cui interno sono state stoccate oltre 250.000 tonnellate di fanghi industriali allo stato liquido, che si disperdono nel torrente Tora e il fiume Basento. Ci auguriamo che a stretto giro anche sul fronte Tito Scalo arrivino buone nuove, in particolare dopo il discutibile acquisto dell’area ex-liquichimica da parte della Regione Basilicata per 14,5 milioni di euro.


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21 dicembre 2009

Sin della Val Basento: L’on. Elisabetta Zamparutti ha presentato interrogazioni sull’area Mythen e l’area ex-Materit

Latronico, 20 dicembre 2009

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani e Segretario di Radicali Lucani

Prosegue l’attività di sindacato ispettivo sui Siti di Bonifica lucani di Elisabetta Zamparutti, deputata radicale eletta nelle liste del PD. L’on. Zamparutti ha presentato nelle scorse ore due interrogazioni sul Sito di Bonifica di interesse nazionale della Val Basento(SIN). Le interrogazioni riguardano l’area della ex-Materit, azienda che produceva manufatti in amianto, e l’area Mythen. Dalla lettura del verbale dell’ultima Conferenza di Servizio Decisoria sul Sin Val Basento, tenutasi a Roma il 22 dicembre 2008, emerge un dato sconcertante: a 6 anni dall’istituzione del Sin della Val Basento, siamo ancora alle richieste di messa in sicurezza della falda.
L’inchiesta dell’Associazione Radicali Lucani sui Sin della Val Basento e di Tito, in questi giorni si è ulteriormente arricchita con due nuovi video sull’Area Diaframmata e sulla Mythen spa. I video sono disponibili sul sito www.fainotizia.it
In attesa di poter conoscere le risposte dei Ministeri interrogati dall’on. Zamparutti, ci chiediamo se il sindaco di Ferrandina sia pienamente consapevole dello stato di avanzato degrado del territorio che governa.
Degrado che emerge prepotentemente, oltre che dai verbali ministeriali, anche dalle nostre video-inchieste.
Il sindaco di Ferrandina, Ricchiuti, oltre ad inviare affettuose lettere al dott. Paolo Scaroni(amministratore delegato dell’Eni), farebbe bene a preoccuparsi della situazione di devastazione ambientale del suo territorio.
Gioverà segnalare al primo cittadino di Ferrandina, che sull’Area Diaframmata della Syndial pende una richiesta da parte della STE finalizzata all’installazione, conduzione e gestione di un impianto per il trattamento di rifiuti liquidi non pericolosi.
Eppure, il 22 dicembre 2008, il Ministero in relazione all’area Syndial invitava la società, che fu Enichem, ad attivare misure di messa in sicurezza della falda acquifera. Sembra incredibile, ma, a quanto pare, su un sito che è un’autentica bomba ecologica, ubicato in un territorio devastato da veleni di ogni tipo, qualcuno vorrebbe avviare un’attività per il trattamento di rifiuti. Ci chiediamo: “Non è arrivata, e non arriva, già abbastanza monnezza, legale e illegale, a Ferrandina e nell’intera Val Basento?”
Suggeriamo al Sindaco Ricchiuti di dare un’occhiata al sito www.rifiuticonnection.it. Troverà notizie di sicuro interesse, e magari potrà trarre ispirazione per rivolgere qualche domanda all’ing. Francesco Leone della Syndial Spa.
 
Interrogazione a prima Firma Elisabetta Zamparutti
Al Ministro dell’Ambiente
Al Ministro della Salute
Al Ministro dell’Interno
Premesso che:
la Conferenza di Servizio Decisoria del 24/1/2008 ha ribadito, in merito all’area dello stabilimento ex-Materit, la richiesta al Comune di Ferrandina di rimozione immediata dell’amianto ancora presente nell’area dello stabilimento e quello ivi raccolto in numerosi “big bags” accumulati all’interno dei capannoni;
la stessa Conferenza di Servizio ha preso atto dei risultati della caratterizzazione presentati dall’azienda, fatta salva la validazione da parte di Arpab, subordinatamente al recepimento delle seguenti prescrizioni:
  • l'attivazione di un intervento di messa in sicurezza d'emergenza dei suoli alla luce della contaminazione da amianto riscontrata nei medesimi suoli;
  • l'attivazione di un intervento di messa in sicurezza d'emergenza della falda, alla luce della contaminazione dei parametri Manganese, esaclorobutadiene e Tricloroetilene riscontrata nelle medesime acque sotterranee;
  • il chiarimento dell’anomalia relativa alla cartografia isofreatica allegata al documento;
  • la verifica in accordo con ARPAB del corretto funzionamento delle reti tecnologiche. Inoltre i sondaggi dovranno essere mirati ad indagare le predette aree interessate delle predette reti tecnologiche (serbatoio, condotte) e in generale le aree interessate dai centri di pericolo individuati;
  • la specifica della tipologia, dei luoghi di raccolta, dell’eventuale trattamento interno e della tipologia di smaltimento dei rifiuti solidi e liquidi prodotti dall’Azienda;
la Conferenza dei servizi istruttoria del 25 /11/08 ha evidenziato l’inadempienza da parte del Comune rispetto a quanto già deliberato e ha ribadito la necessità di rimozione immediata dell’amianto ancora presente nell’area dello stabilimento e quello ivi raccolto in numerosi “big bags” accumulati all’interno dei capannoni;
A pochi metri dall'area così descritta dal Ministero a distanza di circa un anno da quell’ultima la Conferenza di Servizio oggi esiste una discarica abusiva e un campo coltivato a grano:
 
si chiede di sapere:
se i Ministri interrogati siano al corrente di questa situazione;
per quali ragioni non si è svolta nel novembre 2009 la Conferenza di Servizio;
quali provvedimenti si intendano adottare per far sì che siano realizzati con la massima urgenza gli interventi per la messa in sicurezza dell’area contaminata da amianto e altre sostanze tossiche.
Interrogazione a prima firma Elisabetta Zamparutti
Al Ministro dell’Ambiente
Al Ministro della Salute
Premesso che:
la Conferenza dei servizi decisori del 24 gennaio 2008 aveva deliberato, in merito alla Mythen:
1)    di sollecitare l’attivazione dell’intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda;
2)    di realizzare a valle della barriera idraulica, ulteriori peziometri da utilizzare sia per prove idrogeologiche che idrochimiche a verifica dell’efficacia e dell’efficienza dello sbarramento;
3)    di richiedere agli enti di controllo un report tecnico al fine di verificare l’attuazione della misura di messa in sicurezza d’emergenza della falda e l’efficacia e l’efficienza della medesima;
4)    che le acque di falda contaminate, emunte ai sensi delle disposizioni comunitarie debbono essere considerate un rifiuto liquido e, come tale, gestite in conformità con le vigenti norme in materia di rifiuti;
5)    che l’utilizzo a fini ammissibili ad uso domestico deve essere subordinato ad apposita caratterizzazione da parte dell’ARPAB;
6)    di presentare validazione da parte dell’ARPAB delle campagne analitiche sulle acque di falda del 29 giugno 2005;
7)    di ricordare infine che gli elaborati devono essere sottoscritti da tecnici abilitati nei limiti delle proprie competenze professionali;
8)    di sollecitare la trasmissione degli approfondimenti sul ritrovamento del Piombo in acque di falda in accordo con ARPAB richiesti dalla conferenza dei servizi decisoria del 15 febbraio 2007;
la Direzione generale per la qualità della Vita connota prot. 4463/Qdv/D1 del 22 febbraio 2008 ha sollecitato quanto richiesto dalla Conferenza dei servizi;
la conferenza di servizi istruttoria del 25 novembre 2008 ha verificato che non risulta pervenuta alcuna comunicazione in merito a quanto richiesto;
si chiede di sapere
se i Ministri interrogati siano al corrente di questa situazione;
per quali ragioni non si è svolta nel novembre 2009 la Conferenza di Servizio;
quali provvedimenti si intendano adottare per far sì che siano realizzati con la massima urgenza gli interventi richiesti a tutela dell’ambiente e della salute pubblica.
 
 


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16 dicembre 2009

Video-inchiesta Val Basento

 

Sin Val Basento: Su Fai Notizia i video sull’area Diaframmata e l’area Mythen.
 
Prosegue l’inchiesta dell’Associazione Radicali Lucani sul Sito di Bonifica di interesse Nazionale Area industriale Val Basento.
Su Fai Notizia, sono disponibili due video dedicati all’area Diaframmata e all’area Mythen, curati da Maurizio Bolognetti.
Da Fai Notizia


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16 dicembre 2009

Interviste a Maurizio Bolognetti e a Giuseppe Di Bello sull'inquinamento a Tito Scalo

14 dicembre 2009

Rassegna stampa, 14 dicembre 2009

 

"Bonifica lontana in Val Basento"

(Il Quotidiano, 14 dicembre 2009)

Marinagri: Non chiedetemi di condividere questa sentenza

(Nuova del Sud, 14 dicembre 2009)


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13 dicembre 2009

L’area ex-Materit tra amianto e trielina

da radicali.it, 13 dicembre 2009

Di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani e Consigliere Associazione Coscioni
Il 22 dicembre del 2008 si è tenuta, presso la sede del Ministero dell’Ambiente, l’ultima di una innumerevole serie di Conferenze di Servizio Decisorie inerenti al Sito di Bonifica di interesse Nazionale dell’area industriale della Val Basento; la prossima, con ogni probabilità, dovrebbe tenersi a giorni. L’incontro del dicembre 2008 ha avuto per oggetto lo “Stato di attuazione delle attività di messa in sicurezza d’emergenza e di caratterizzazione sul sito da bonificare dell’Area industriale della Val Basento ubicata nella provincia di Matera”. A leggere i verbali appare evidente che, a quasi otto anni dall’istituzione del Sito e ad oltre 6 anni dalla perimetrazione(D.M. 26 febbraio 2002) dello stesso, la bonifica resta una chimera. Non a caso nel verbale del dicembre 2008 si parla ancora di interventi di messa in sicurezza d’emergenza da effettuare e di attività di caratterizzazione, vale a dire la fase che consente di esprimere una valutazione sul livello di inquinamento.  Tra le aree da Bonificare presenti all’interno del Sin della Val Basento troviamo l’area della Ex-Materit, oggi di proprietà del Comune di Ferrandina. Ecco cosa scrive il Ministero dell’Ambiente in relazione all’area Materit, azienda che per lungo tempo ha prodotto manufatti in amianto: “Si sollecita l’attivazione di un intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda, alla luce della contaminazione da amianto riscontrata nei suoli; si sollecita l’attivazione di un intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda, alla luce della contaminazione dei parametri Manganese, Esaclorobutadiene e Tricloroetilene riscontrato nelle medesime acque sotterranee”. Per quanto ne sappiamo entrambi gli interventi, ad un anno di distanza, non sono stati ancora eseguiti. In compenso, abbiamo potuto documentare che nei pressi dell’area Materit è sorta una piccola discarica abusiva, e a pochi metri in linea d’area dallo stabilimento, dichiarato zona off-limits con tanto di cartelli con simboli e frasi inquietanti, c’è un campo coltivato a grano. Grano alla trielina, immaginiamo! Altra area in attesa di bonifica è quella dove sorge lo stabilimento della Mythen, insediatosi là dove un tempo sorgeva la Liquichimica, sempre in località Ferrandina. Lo stabilimento è ubicato a ridosso della cosiddetta “area diaframmata”, una perfetta replica, per i veleni contenuti, della vasca Fosfogessi di Tito scalo. Gioverà segnalare ai titolari della Mythen spa, che, nel dicembre 2008, il Ministero sollecitava l’attivazione di un intervento di messa in sicurezza d’emergenza della falda e la realizzazione di una barriera idraulica per impedire la diffusione della contaminazione. Lo stesso Ministero, inoltre, riteneva opportuno ricordare alla Mythen che, in base alle disposizioni comunitarie, le acque di falda emunte devono essere considerate rifiuti liquidi e trattati in conformità alla vigente normativa.  Anche nel caso della Mythen, sembrerebbe che le richieste formulate dal Ministero dell’Ambiente siano rimaste inascoltate. In una prossima puntata conto di soffermarmi sull’area diaframmata e sull’area Tecnoparco.


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13 dicembre 2009

Discarica di Pisticci scalo, Bolognetti: dopo anni si parla ancora di Messa in sicurezza

 

Discarica di Pisticci scalo, Bolognetti: dopo anni si parla ancora di Messa in sicurezza

(Nuova del Sud, 9 Dicembre 2009)

 


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9 dicembre 2009

SIN della Val Basento: la vicenda della discarica di Pisticci scalo emblematica di una bonifica mai decollata.

da radicali.it, 7 dicembre 2009

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Direzione Nazionale Radicali Italiani

La legge n°179 del 2002 istituisce il sito di Bonifica di Interesse Nazionale “Area industriale della Val Basento”. Dovrebbe essere il primo passo per arrivare alla bonifica di un’area devastata dai veleni, invece, come nel caso di Tito, è solo l’inizio di un interminabile susseguirsi di Conferenze di Servizio tenutesi presso la sede del Ministero dell’Ambiente. Dopo otto anni, nei verbali ministeriali che abbiamo potuto sfogliare, si parla ancora di caratterizzazioni, cioè la fase che serve a determinare l’inquinamento di un’area, e di messa in sicurezza d’emergenza(MISE). Bonifica quasi zero, e idem dicasi per l’interesse. In compenso una marea di carte e di trasferte per qualche solerte funzionario regionale, che immagino non abbia più molta voglia di vedere gli uffici di Viale Colombo. Vorrei provare a dare il senso della situazione in cui versa l’area della Val Basento, seguendo il filo dei verbali ministeriali delle conferenze di Servizio istruttorie e decisorie susseguitesi a partire dal 2006. Tonnellate di carta. Una piccola Treccani che racconta la storia di una bonifica mai decollata.
 
Un Caso Emblematico: la discarica di rifiuti pericolosi di Pisticci Scalo.
 
Conferenza di Servizi decisoria del 16 maggio 2006, il Ministero dell’Ambiente scrive:”Alla luce delle informazioni trasmesse sullo stato di contaminazione della falda e la relativa richiesta, già sollecitata, per l’attivazione di misure per la messa in sicurezza d’emergenza della falda medesima nell’area della discarica in oggetto, si rappresenta l’urgenza e l’improcrastinabilità dell’attivazione di tali misure per il contenimento della contaminazione. Tali misure si rivelano ancora più urgenti alla luce del fatto che risulta effettuato un travaso di rifiuti in vasche dedicate solo ai fanghi.”
Lo stesso Ministero, inoltre, avverte l’esigenza di evidenziare che, con delibera della Giunta Regionale, nel luglio del 1989 la Regione Basilicata “vietava lo smaltimento di tutti i rifiuti tossico-nocivi”, e aggiunge: “Nel settembre 2003, in discarica risultavano smaltiti rifiuti speciali e rifiuti tossico-nocivi, in quantità tale da saturare la vasca da mc 20000 adibita allo scopo.”
Come se non bastasse la bacchettata sull’assenza di interventi tesi a limitare la contaminazione, il Ministero sottolinea che non risulta attuato il “monitoraggio dell’area discarica”, previsto dalla già citata delibera G.R. del luglio 1989.
Quasi beffardo, il dott. Mascazzini scrive: “Sembra evincersi che le attività di monitoraggio della discarica in oggetto non siano ancora iniziate…..ad oggi non risulta attuato alcun intervento di messa in sicurezza d’emergenza delle acque di falda.”
Ma sì, tutto sommato chi se ne fotte dell’inquinamento della falde acquifere lucane, dall’Ofanto passando per Tito. Un po’ di veleno non può che farci bene!
Era il maggio del 2006 e, come leggiamo, il Ministero parla di misure di messa in sicurezza già richieste e non attuate, di delibere di Giunta disattese e di interventi di messa in sicurezza d’ emergenza richiesti e non attuati. Come vedremo, le richieste resteranno inevase anche negli anni successivi. La discarica, gioverà segnalarlo, sorge a 600 metri dal martoriato Basento.
Va anche sottolineato che, nel verbale in oggetto, il Ministero afferma che nel caso di ulteriori inottemperanze “saranno attivati i poteri sostitutivi per l’esecuzione degli interventi medesimi, in danno, costituendo il presente atto verbale di formale messa in mora.”
Così nel 2006. Ma adesso vediamo che sviluppi ha avuto la vicenda, di per sè già emblematica, delle attività di bonifica svolte nella Val Basento.
 
Conferenza di Servizi Decisoria 1 febbraio 2007, sono trascorsi 9 mesi dalla Conferenza del 16 maggio e il Ministero scrive: “Si è verificato che le aree interessate dalle vasche della discarica in oggetto erano accessibili e, in particolare, che la copertura della vasca risultava di consistenza elasto-plasica con evidente attivo pericolo di collasso in occasioni di eventi meteorici e/o carichi aggiuntivi, questi ultimi possibili data la mancanza di recinzione dell’area.”
Verrebbe da dire: “Benedetto Mascazzini, ma l’area è aperta per consentire ai turisti di fare un bel bagno nella vasca!” Anche a Tito le vasche fosfogessi, con il loro carico di fanghi industriali allo stato liquido, fino a poco tempo fa non erano nemmeno recintate.
Nello stesso verbale il Ministero aggiunge: “Non risultano in corso le richieste attività di Messa in sicurezza d’emergenza delle acque di falda così come prescritto nel verbale della Conferenza di Servizio del maggio 2006”.
“Ma come”, chiosiamo noi, “e l’emergenza e l’urgenza?” Verrebbe da ridere, se la situazione non fosse drammatica e non rispecchiasse la storia dei due siti di Bonifica della Basilicata.
 
Conferenza dei Servizi Decisoria 14 gennaio 2008, finalmente inizia a muoversi qualcosa sul fronte della Messa in sicurezza d’emergenza, ma ovviamente le cose non vanno per il meglio. Infatti, il Ministero scrive: “Non risulta attivato, ad oggi, l’intervento integrativo di barrieramento idraulico”. Lo stesso Ministero, poi, chiede al Consorzio di poter conoscere il destino delle acque contaminate emunte e il relativo programma di verifica dell’intervento attivato.
Conferenza dei Servizi Decisoria 3 dicembre 2008(il Colpo di scena), il solito Mascazzini scrive: “Si ribadisce la richiesta di immediato completamento ed attivazione dell’intervento di Messa in sicurezza d’emergenza delle acque di falda dell’area della discarica in questione.” Gioverà ribadire che dopo anni non si parla di bonifica, ma ancora di Messa in sicurezza d’emergenza e cioè di una soluzione tampone.
Ma proprio dal verbale del dicembre 2008 emerge una verità sconcertante. Scrive infatti il Ministero: Si prende atto a seguito dei sopralluoghi effettuati dalla Provincia di Matera e, vista la comunicazione della Regione Basilicata del 27/02/2007 che “le due vasche costituenti la discarica sono state realizzate prive dei dovuti settori dedicati allo smaltimento delle diverse categorie di rifiuti pericolosi e non, e che l’impianto è stato esercito senza impedire che detti rifiuti venissero a contatto.”
La vicenda della discarica di rifiuti pericolosi e tossico-nocivi di Pisticci scalo è emblematica di un’opera di bonifica mai effettuata e che riguarda, nel complesso, buona parte del Sito di Bonifica della val Basento. In una successiva puntata conto di potermi occupare dell’area Mythen, della cosiddetta “area diaframmata” e dell’area Tecnoparco.
Per intanto gioverà sottolineare come il Ministero descrive la situazione di alcune aree agricole del Val Basento. Nel febbraio del 2007, il Ministero dell’Ambiente, nel prendere atto dell’emanazione da parte dei Comuni di Pisticci e Pomarico di ordinanze di interdizione dell’utilizzo dei suoli e delle acque, chiede l’attivazione di interventi di Messa in sicurezza. Lo stesso Ministero chiede all’Apat, all’Arpab e all’ISS di esprimere un parere sulle zone intercluse tra aree riscontrate contaminate per i parametri Mercurio e PCB, poste in fregio al fiume Basento e prossime alle aree industriali nei territori dei Comuni di Salandra, Ferrandina e Pisticci.
La lettura dei verbali ministeriali inerenti al sito di Bonifica della Val Basento ci porta a dire che al momento la bonifica non c’è stata e nemmeno l’interesse.
Alla prossima.


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5 dicembre 2009

I veleni di Tito e il consigliere distratto

 

I veleni di Tito e il consigliere distratto

(Il Quotidiano, 4 dicembre 2009)

 


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5 dicembre 2009

Quella strana area di bonifica

da Left del 4 dicembre 2009

La storia di Ferrandina potrebbe essere il riassunto di mezzo secolo di industrializzazione forzata di un Paese fortemente agricolo, l`Italia, che per decenni ha rincorso progresso e occupazione senza pensare molto alle pesanti eredità che un processo di questo tipo avrebbe lasciato alle generazioni future. Siamo in Lucania, nella provincia di Matera. È da qui che si alza l`ultimo grido di dolore di una regione martoriata dai veleni lasciati in dono dall`industria chimica. Si tratta del secondo sito di "bonifica di interesse nazionale" della Basilicata, quello della Val Basento, offeso e desertificato da anni di scarichi tossici. Un territorio recintato al cui interno si possono trovare interrati rifiuti di ogni tipo. I più pericolosi, di certo, sono nella vasca dei fosfogessi, residui fortemente radioattivi figli del-le attività di produzione di fertilizzanti e detergenti. E dopo una prima fase di perimetrazione dell`area, propedeutica a un lavoro di bonifica predisposto nel 2002 e mai avvenuto, la successiva parziale caratterizzazione dell`area ha fatto emergere la presenza di mercurio nella falda acquifera con percentuali 140 volte superiori ai limiti di legge. Ma tutto ciò non basta. Nel 2003, infatti, si assiste alla beffa: su quel terreno compromesso, pieno di sostanze tossiche pericolose, nasce un nuovo stabilimento industriale, quello della Mythen spa, finanziato con 45 miliardi di vecchie lire, grazie alla legge 488/92, che prevede «agevolazioni alle attività produttive nelle aree depresse».E l`attività produttiva dell`azienda è volta al recupero di oli esausti e di prodotti chimici per la produzione di biocarburanti. Un`industria ecologica, sembrerebbe. Peccato, però che il ministero dell`Ambiente abbia inserito lo stabilimento della Mythen all`interno "dell`Inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti". Come sia possibile consentire la creazione di un nuovo impianto pericoloso all`interno di un`area da bonificare resta un mistero. «La Mythen - afferma Maurizio Bolognetti, segretario dei Radicali lucani, tra i primi a denunciare la grave situazione di Ferrandina e autore di una video inchiesta (visibile all`indirizzo www.radioradicale.it) - si spaccia come azienda ambientalista produttrice di chimica verde, ma l`elenco delle sostanze trattate non mi sembra così ecologico. Se, ad esempio, leggo che il keroflux, utilizzato dalla Mythen, provoca gravissimi danni all`ambiente acquatico, non mi sento affatto tranquillo». E le preoccupazioni di Bolognetti non sembrano essere fuori luogo, visto che dallo stabilimento parte un tubo, come si può vedere nel video girato, che arriva direttamente a sversare del liquido, non meglio precisato, direttamente nel fiume Basento. In più, come se non bastasse, l`impianto in questione sarebbe sprovvisto persino di rete fognaria, così come denunciato dall`assessore all`Ambiente della Regione Basilicata, Vincenzo Santochirico, che nel 2008 parlò di «criticità che non agevolano la produzione, come ad esempio la mancanza della rete fognante». Da parte sua, l`azienda ha voluto chiarire la propria posizione in merito, affermando con un comunicato stampa il 30 ottobre che le «materie prime dell`azienda non sono i rifiuti pericolosi, ma glicerina pura, olio di soia epossidato e altre sostanze vegetali oleoginose. Unico prodotto sintetico impiegato: il metanolo». Resta però da capire cosa va davvero a finire nel fiume Basento. E una risposta la fornisce qualche giorno dopo, il 19 novembre, il Corpo forestale dello Stato di Salandra, che accerta l`effettiva presenza di componenti organici inquinanti nel fiume. Capita poi che chi dovrebbe fare i controlli coincida col controllato. «Se la Metapontum Agrobios - afferma ancora il segretario radicale - società partecipata dalla Regione destinata al controllo del territorio, fa la caratterizzazione geochimica del sito di interesse nazionale di bonifica della Val Basento, e contemporaneamente stipula un contratto di collaborazione e consulenza con la Mythen, secondo me c`è qualcosa che non va. Qui c`è un intreccio perverso di interessi che ruota attorno alla gestione legale e illegale dei rifiuti». Ma indagare sui rifiuti tossici in Basilicata è molto complicato. Lo sa bene il tenente di polizia provinciale, Giuseppe Di Bello. Fedele servitore dello Stato, da anni si occupa di reati ambientali. È stato lui a sequestrare, nel 2001, i siti altamente tossici di Tito Scalo, in provincia di Potenza, ed è sempre lui che indaga, con mezzi molto limitati, su ciò che accade anche nella zona di Ferrandina. E a qualcuno il suo lavoro non piace. «Hanno provato a impedire le mie indagini - spiega il tenente - creando un referente unico per la Procura di Potenza da cui passassero tutte le deleghe che riguardano i rapporti tra la Procura stessa e la polizia provinciale. Però, un ufficiale di polizia giudiziaria non può essere limitato nell`attività d`indagine, almeno per quanto riguarda quelle di iniziativa. Infatti, quasi tutte le indagini da me prodotte sono state di questo tipo, cioè non mi sono state delegate dall`autorità giudiziaria. Alla fine, fortunatamente la facoltà di condurre questo tipo di lavoro non è stata toccata. Però ci hanno provato». Ma come è stato possibile devastare un territorio in maniera impunita? «I soldi delle bonifiche sono stati consumati tra analisi e consulenze. Gli unici interventi reali sono stati fatti per la bonifica dei capannoni industriali fatti di cemento e amianto. Ma i veleni sotterrati sono rimasti là. Sia Tito Scalo che Ferrandina, che ospitavano gli stabilimenti dell`ex Liquichimica, se viste dall`alto sembrano spazi verdi. Questo perché chi ha sotterrato i veleni ha pensato bene di mettere sui rifiuti un piccolo strato di terra vegetale da bosco e ha piantato anche degli alberi. Era questo il mezzo utilizzato per occultare i veleni».Ma, a quanto pare, a devastare la Basilicata non è stata solo la produzione industriale locale. «Alcuni dei fanghi che venivano depositati a Ferrandina e a Tito Scalo non appartenevano solo alla Liquichimica - prosegue Di Bello -. Nelle vasche dei fosfogessi ci sono sostanze tossiche che sono state abbandonate in epoca successiva alla chiusura della Liquichimica e che non corrispondono in alcun modo alle sostanze della produzione industriale lucana, sono veleni che provengonoda fuori». Secondo quanto afferma il tenente di polizia provinciale, dunque, la Lucania è una vera e propria discarica al centro di traffico di rifiuti che scavalca i confini regionali. Un business consumato sulla pelle di cittadini che si ammalano senza sapere bene il perché e che meriterebbero attenzione. «I dati sulle sostanze inquinanti non possono essere tenuti nascosti con la scusa del segreto istruttorio - conclude Di Bello -. Se c`è pericolo per la salute, la cittadinanza deve essere informata immediatamente. L`articolo 32 della Costituzione dice che la Repubblica italiana tutela la salute delle persone, ed essendo la Costituzione una legge sovraordinata rispetto alle altre, nessuna Arpab, nessuna Regione e nessuna Provincia si può permettere il lusso di tenere chiuse in un cassetto le analisi o di non farle proprio».

di Rocco Vazzana


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30 novembre 2009

Bolognetti: le città senza nome della Basilicata. Luoghi dimenticati e da far dimenticare

da radicali.it, 27 Novembre 2009
 
Luoghi dimenticati e da far dimenticare.
 
Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e componente della Direzione Nazionale di Radicali Italiani
 
Da mesi invochiamo un intervento finalizzato alla bonifica della vasca fosfogessi di Tito scalo. C’è da prendere atto che i nostri appelli sono caduti nel vuoto. Nessuna risposta o iniziativa concreta da parte delle istituzioni e nessuna risposta da parte della Procura della Repubblica di Potenza, alla quale abbiamo indirizzato due esposti. Abbiamo la sgradevole sensazione che ancora una volta si punti a far dimenticare l’ingombrante presenza dei veleni stoccati nell’area ex-liquichimica. In questa nostra regione ci sono luoghi che ricordano le città senza nome dell’impero sovietico. Luoghi dimenticati e da far dimenticare, come ”l’area confinata” di Ferrandina e la vasca fosfogessi di Tito, con il loro spaventoso carico di morte e di veleni.
Vogliono farcele dimenticare le porcate che sono state commesse in nome del dio denaro. Si è fatto un gran parlare di navi, ma a quanto pare nessun papavero della politica regionale ha voglia di parlare della “Nave” affondata a pochi chilometri dal capoluogo di regione.
Viene da ridere se penso che un simpatico ingegnere di Ferrandina ha avuto il coraggio e la sfacciataggine di definire famosa “l’area confinata” adiacente allo stabilimento della Mythen.  Manco si trattasse di una Disneyland. Famosa per chi? Ripeto, luoghi dimenticati e da far dimenticare.
A Ferrandina, a pochi metri dal fiume Basento, c’è un’altra “nave” che ricorda la storia della vasca fosfogessi di Tito: la cosiddetta “area confinata”.
La vasca fosfogessi e “l’area confinata” sono le navi affondate nel cuore della nostra terra.
A proposito della Mythen, verrebbe da segnalare al Direttore dello stabilimento, che la chimica verde di cui parlano, forse tanto “verde” non è, almeno a giudicare dall’elenco delle sostanze utilizzate dalla Mythen fornitomi dalla Regione Basilicata. Tra queste spiccano il metilato sodico e il keroflux.
Ma torniamo a Tito. Le oltre 250000 tonnellate di fanghi industriali continuano ad avvelenare le falde acquifere, il torrente Tora e il Basento, e nessuno muove un dito per bloccare questo scempio.
A settembre il sindaco Scavone ha emesso una nuova ordinanza, con la quale ha vietato l’utilizzo delle acque del torrente Tora.
Verrebbe da chiedersi perché un’analoga ordinanza non sia stata emessa dal sindaco di Potenza, Vito Santarsiero. I veleni finiti nel Tora, infatti, hanno di certo raggiunto il Basento.
L’assordante silenzio delle istituzioni fa sorgere il sospetto che nella vasca fosfogessi non ci siano “solo” fanghi industriali allo stato liquido.
Solo così riesco a spiegarmi il silenzio omertoso e l’assenza di iniziative finalizzate ad avviare la bonifica da parte di coloro che dovrebbero tutelare la salute pubblica. A proposito dove sono le Asl lucane?
A maggio dovrebbe andare in scena la prima udienza del processo scaturito dal sequestro effettuato nel 2001. Con ogni probabilità i reati contestati ad alcuni amministratori del Consorzio Asi e ad amministratori di alcune ditte stanno per cadere in prescrizione.
Da quel lontano 2001, però, a nostro avviso, sono stati commessi altri reati. Omissioni e reati collegati alla bonifica dell’area.
Torno a chiedere al Procuratore Colangelo: “Che fine hanno fatto gli esposti inviati alla Procura di Potenza a Luglio e ad Agosto 2009?”
Sono convinto che nei documenti consegnati all’attenzione degli inquirenti emergono numerose notizie di reato.
Per Tito, come per Fenice, i tempi della giustizia e degli accertamenti sono piuttosto lenti, troppo lenti. I tempi della bonifica, poi, possiamo definirli biblici. Come detto, ci sono luoghi in questa nostra terra che ricordano le città senza nome. Luoghi dimenticati e da dimenticare. E magari tra venti anni, o trenta, il problema della bonifica lo si risolve con una colata di cemento.  
 
 

 

 


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4 novembre 2009

Ambiente: Zamparutti presenta interrogazione su inquinamento politico ed ambientale in Val Basento (Basilicata)

 

Inchiesta Mythen: Elisabetta Zamparutti presenta interrogazione

(da www.radicali.it)

 

30 ottobre 2009

Elisabetta Zamparutti, deputata radicale e componente la Commissione Ambiente, ha presentato un’interrogazione parlamentare rivolta al Ministro dell’Ambiente, al Ministro dello Sviluppo economico e a quello della Salute sulla grave situazione politica ed ambientale lucana a partire da una video inchiesta realizzata da Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Consigliere dell’Ass. Luca Coscioni, realizzato in collaborazione con radioradicale.it, Fai Notizia e Il Quotidiano della Basilicata e disponibile sul sito (http://www.fainotizia.it/video/video-inchiesta-sulla-val-basento).

Dichiarazione Zamparutti-Bolognetti

 
Elisabetta Zamparutti e Maurizio Bolognetti hanno in proposito dichiarato: “L’inchiesta sulla Val Basento, dopo quella di Tito Scalo, evidenzia in Basilicata un contesto di degrado in cui le ecomafie trovano di certo terreno fertile per i loro affari. Le gravi anomalie riscontrate in merito alla costruzione dello stabilimento Mythen, dalla collocazione in un sito di bonifica di interesse nazionale all’uso di denaro pubblico che ci pare non conforme alle norme vigenti, le situazioni di conflitto di interesse che ravvisiamo tra società partecipate e lo stabilimento, l’inerzia della Regione di fronte all’assenza di rete fognaria e di un impianto di depurazione della Mythen non possono sfuggire ai Ministri competenti dai quali ci aspettiamo di sapere quali iniziative intendano adottare rispetto ad una situazione in cui i disastri prodotti da un sistema di potere corrotto e corruttore si moltiplicano grazie all’assenza di legalità e stato di diritto.”

1 novembre 2009

Replica Mythen Spa alla video-inchiesta e Controreplica

 

Il Comunicato della Mythen sul sito de Il Quotidiano della Basilicata

Mythen, nulla a che vedere con Ecoil

 

 

La Mythen renda noto il Codice Cer dei Rifiuti trattati(I solventi usati sono rifiuti pericolosi)
 
Il Tubo della Mythen e i 200 mq bonificati
 
In replica alla Mythen Spa

 

 

I dirigenti della Mythen, anziché spiegarci perché scaricano le loro acque industriali direttamente nel Basento, hanno precisato che nulla hanno a che fare con la  Ecoil. Bene, ne prendiamo atto. Resta il Fatto che la Mythen viola apertamente la legge e che nell’area Mythen non c’è una rete fognaria. Gioverà ricordare che la Mythen è stata inserita dal Ministero dell’Ambiente nell’inventario nazionale degli stabilimenti suscettibili di causare incidenti rilevanti. La Mythen potrebbe chiarire a noi profani cosa intende quando parla di criticità nel processo di lavorazione? La Mythen potrebbe spiegarci perché scarica in aperta violazione delle leggi della Repubblica Italiana i suoi scarichi industriali direttamente nel Basento? La Mythen potrebbe spiegarci perché dei 60000 mila metri quadrati rilevati nel 2003 ha bonificato solo 200 metri quadrati? Francamente, risulta poco credibile che all’interno di un sito di bonifica di interesse nazionale siano risultati contaminati solo 200 metri quadri sui 60000 mila rilevati. Come mai si è consentito alla Mythen di entrare in produzione in assenza di rete fognaria?

Sul sito della Mythen leggiamo quanto segue: “All’inizio dell’anno 2003 è stato acquistato un sito chimico di circa 40 mq(stabilimento ex-irs) e terreni adiacenti per circa 20000 mq. La Mythen afferma che al momento dell’acquisto la legge 471 non era ancora in vigore.”
I conti non tornano. La legge 471, infatti, è entrata in vigore nel 1999.
Sul portale ricerca italiana leggiamo quanto segue:“L'oggetto del presente programma di ricerca è lo studio di un sito incluso nel "Programma nazionale di bonifica e ripristino ambientale" (legge 179/2002) dell'Area industriale della Val Basento. Il sito è stato oggetto di una caratterizzazione mineralogica e chimica ai sensi del D.M. 471/99, che hanno permesso di accertare la presenza di metalli pesanti in quantità superiori a quelle consentite dalla disposizioni legislative vigenti. Il sito Val Basento è stato oggetto di una preliminare caratterizzazione mineralogica e chimica ai sensi del D.M. 471/99. Le indagini mineralogiche hanno permesso di accertare l'assenza di fibre di amianto nel top soil mentre le analisi chimiche hanno permesso di rilevare la presenza di inquinanti in quantità superiori a quelle consentite dalla disposizioni legislative vigenti: elementi chimici di elevata tossicità, come mercurio, piombo, cromo, zinco, sono presenti in concentrazioni da decine a centinaia di volte più elevate di quelle ritenute nocive per la salute umana. Purtroppo le anomalie chimiche finora rilevate non si limitano ai soli sedimenti ed alcuni elementi sono presenti nelle acque di falda in quantità superiori a quelle ammissibili.”
Nel maggio del 2004, l’allora senatore Tommaso Sodano interrogava il Ministero dell’Ambiente scrivendo quanto segue: le aziende Ecoil Italia e Mythen, nell’ambito dell’attuazione dell’accordo di programma Val Basento e della legge n. 488/1992, hanno ricevuto decreto di finanziamento per oltre 45 miliardi di vecchie lire per realizzare, nell’area di Pisticci e di Ferrandina, attività per il recupero degli olii esausti e di prodotti chimici.”
Il 14 novembre del 2008, l’Assessore regionale all’Ambiente Vincenzo Santochirico scriveva sul suo Blog: Nel corso dell'incontro, il management dell'azienda ha fatto presente anche alcune criticità che non agevolano la produzione, come ad esempio la mancanza della rete fognante.”
Infine, ma non ultimo, gioverà ribadire che la Mythen tratta sostanze chimiche e scarica direttamente le sue acque industriali nel Basento, come abbiamo potuto documentare con il nostro video. Prendiamo atto che Mythen ed Ecoil sono due realtà imprenditoriali diverse, ma questo nulla toglie al contenuto della nostra denuncia sulla quale chiediamo l’intervento delle autorità competenti.
Nell’oggetto sociale della Mythen leggiamo che la società tratta solventi usati. Alla Mythen dovrebbero sapere che i solventi, in base al Catalogo Europeo dei Rifiuti, sono considerati rifiuti pericolosi. La Mythen renda noto sul suo sito il codice Cer di tutte le sostanze chimiche trattate.

 


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29 ottobre 2009

I veleni industriali e politici della Basilicata

 

Il sito di Bonifica di interesse nazionale della Val Basento. Il caso Mythen/Ecoil

(da Agenzia Radicale, 29 ottobre 2009)


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