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Intervento di Maurizio Bolognetti
alla Direzione Nazionale Rnp,
22 Settembre 2006
Ascolta!!! Link:
Radioradicale.it



LA DIREZIONE DI RL
CARLO GIORDANO
CARLO BOSSI
SABRINA TRIOLA

ASSOCIAZIONE RADICALI LUCANI
85043 - Latronico
radicalilucani@libero.it


“Comunque penosa sia la situazione
presente,
comunque avanzato sia
il processo
di involuzione confessionale
della nostra Repubblica,
noi, però, non disperiamo.
Sulla storia dell’umanità non cala mai
il sipario,
ed attori del dramma siamo noi,
con la nostra volontà e i nostri ideali.”
Ernesto Rossi (Il Ponte 1959)


“L’idea di libertà è una creazione
di ogni spirito;
imperdonabile errore è considerare
la libertà sotto un profilo storicistico,
strumentale ed utilitaristico.
La libertà è un valore
eterno ed assoluto.”


Carlo Rosselli (Scritti Dell'Esilio)



"La nostra missione è quella di tener
duro quando tutti cedono;
di alzare la fiaccola dell'ideale nella
notte che circonda; di anticipare
con l'intelligenza
e l'azione l'immancabile futuro."

Carlo Rosselli (Scritti dell'Esilio)


"La Libertà significa
il diritto di essere eretici,
non conformisti di fronte
alla cultura ufficiale
e che la cultura, in quanto
cretività sconvolge
la tradizione ufficiale"







 

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Diario
1visite.

17 novembre 2010

In Azione!!!

11 ottobre 2010

Intervista a Don Marcello Cozzi

11 ottobre 2010

Il senisese teme la realizzazione del sito per rifiuti speciali(Nuova del Sud, 10 ottobre 2010)

Nuova_10_10_2010


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2 ottobre 2010

Inceneritori, Bolognetti: "L'assessore in contrasto con Belisario"(Il Quotidiano, 2 ottobre 2010)

Il_quotidiano_2_10_2010

25 settembre 2010

Intervista a Maurizio Bolognetti sullo studio degli effetti collaterali delle estrazioni petrolifere in Basilicata


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23 settembre 2010

Audizione di Maurizio Bolognetti in Commissione parlamentare di inchiesta sul ciclo dei rifiuti


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29 agosto 2010

Terre profanate: Interviste a Giuseppe Galante e David Lane



Il dottor Giuseppe Galante, ex Procuratore capo a Potenza, parla della sua indagine sul centro Itrec di Rotondella, dove sono tutt’ora conservate 64 barre d’uranio provenienti dal reattore nucleare Usa di Elk River. Davide Lane, giornalista dell’Economist, parla del suo ultimo libro "Terre Profanate" e della posizione dell’Economist sul proibizionismo.

22 giugno 2010

Sulla Rifiuti connection lucana

Rifiuti connection

6 giugno 2010

da radicali.it

“il puzzo del malaffare è coperto dalle parole rassicuranti di quelli che ripetono a oltranza che tutto va bene”.(R. Saviano)
"Dove c'è strage di legalità, strage di diritto, c'è anche come inevitabile corollario, la strage di uomini, di popoli."(Marco Pannella)
Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali Italiani e Segretario Radicali Lucani
Il rapporto sulle ecomafie pubblicato da Legambiente conferma ancora una volta che il Sud è la pattumiera d’Italia. Con 20 miliardi di incassi, la ecomafie Spa è una delle aziende più solide del nostro paese. Nell’Italia, fiaccata dalla crisi, il traffico di rifiuti continua a garantire ottimi guadagni e non conosce flessioni. Trafficare in rifiuti conviene, anche perché si rischia poco e si guadagna tanto. Per quanto riguarda la Basilicata, spero che qualcuno vorrà prendere atto che la mia analisi sui dati inerenti i reati ambientali è stata assolutamente corretta e per nulla allarmista o esagerata. Legambiente afferma che rapportando i reati ambientali alla popolazione residente, la Basilicata si colloca al terzo posto in Italia, subito dopo la Calabria e la Sardegna; ma se consideriamo le infrazioni relative alla normativa penale sui rifiuti, la Basilicata, considerando il rapporto reati abitanti, si colloca al primo posto sopravanzando Calabria e Campania.
Anziché minimizzare, la classe dirigente regionale farebbe bene ad alzare la guardia di fronte ad un fenomeno – il traffico di rifiuti – di cui emerge solo la punta dell’iceberg.
Lungi dall’essere un untore, un “allarmista” o peggio, in questi mesi ho costantemente denunciato una situazione che alcuni preferirebbero non affrontare e che incomprensibilmente tendono a minimizzare. La Basilicata con la sua densità abitativa(59 abitanti per km quadrato) è un luogo ideale per lo smaltimento di rifiuti tossici e pericolosi. La “Rifiuti Connection” lucana, raccontata da CurrentTv e dagli amici Pietro Dommarco e Vito Foderà, è davanti ai nostri occhi ed è visibile a tutti coloro che non vogliono fare gli struzzi, ma preferiscono guardare in faccia alla realtà e magari raccontarla. Parafrasando Roberto Saviano, si potrebbe dire che in Lucania troppo spesso “il puzzo del malaffare è coperto dalle parole rassicuranti di quelli che ripetono a oltranza che tutto va bene”. Citando Marco Pannella non possiamo che ripetere a futura memoria che “dove c’è strage di legalità segue inevitabilmente strage di popoli”.
Approfondimenti


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16 dicembre 2009

Zamparutti e Bolognetti sull’audizione di Fumagalli Romario(Confindustria) da parte della Bicamerale Ecomafie

Latronico, 16 dicembre 2009

Dichiarazione di Elisabetta Zamparutti, Deputato Radicale e Maurizio Bolognetti Direzione Nazionale Radicali Italiani e Consigliere Associazione Coscioni.

Discariche al collasso entro i prossimi due anni, la necessità di un maggior tasso di trasparenza nel settore rifiuti, controlli carenti e bonifiche inesistenti. Su questi temi si è soffermato il 26 novembre il Presidente della Commissione sviluppo sostenibile di Confindustria Aldo Fumagalli Romario, di fronte alla Commissione Bicamerale ecomafie. Lo scenario disegnato dal rappresentante di Confindustria è stato apocalittico. Sulla necessità di introdurre un maggior tasso di trasparenza nel settore dei rifiuti, il Presidente ci trova assolutamente d’accordo. La trasparenza, però, dovrebbe partire proprio dalle aziende. Forse il Presidente non si è accorto che per poter conoscere i codici Cer delle sostanze utilizzate da aziende che trattano rifiuti o sostanze pericolose occorre inventarsi investigatori, la trasparenza è pari a zero. Questo per non dire che anche la possibilità di poter acquisire con facilità i cosiddetti MUD(Modello Unico di dichiarazione ambientale), depositati dalle aziende presso le Camere di Commercio, non è impresa facile. Di certo non li troviamo disponibili on-line. La migliore forma di controllo è il controllo “diffuso”, il controllo che può essere effettuato da tutti i cittadini.
Ma, ahinoi, non è così.
Più controlli e meno regole, dice il rappresentante di Confindustria; non siamo d’accordo, o meglio siamo d’accordo a metà. Quello che serve nel settore rifiuti è più controlli e rispetto delle regole.
Sentire il Presidente della Commissione ambiente di Confindustria affermare che poco o nulla si è fatto per procedere alla bonifica dei Siti di interesse nazionale(SIN), è stato solo la conferma di quanto abbiamo visto in Basilicata. Certo, verrebbe da chiedersi come siano stati utilizzati i fondi stanziati. Noi abbiamo l’impressione che non pochi denari siano stati utilizzati per scopi non coincidenti con le attività di bonifica.
I soli siti di bonifica di interesse nazionale occuperebbero il 3 per cento del territorio italiano.
Anche in materia ambientale c’è molto da fare per favorire la conoscenza e la trasparenza. Il controllo e la facilità di accesso a dati e informazioni di qualsiasi natura, ad iniziare dai materiali trattati dalle aziende, dovrebbero essere consentiti a tutti i cittadini; ma questa forse resterà una chimera, nonostante le sbandierate operazioni a favore della trasparenza.
Interrogazione a prima firma Elisabetta Zamparutti
Al Ministro dell’Ambiente
Al Ministro della Funzione pubblica
Premesso che:
il Presidente della Commissione sviluppo sostenibile di Confindustria Aldo Fumagalli Romario, nel corso di un’audizione alla Commissione Bicamerale ecomafie, svoltasi lo scorso 26 novembre ha disegnato uno scenario di rischio collasso delle discariche entro i prossimi due anni e ha parlato della necessità di un maggior tasso di trasparenza nel settore rifiuti, di maggiori e migliori controlli e ha sollevato il problema di bonifiche non effettuate in aree che occuperebbero "il 3% del territorio" italiano; quanto alla necessità di introdurre un maggior tasso di trasparenza nel settore dei rifiuti occorre, a parere degli interroganti, che un’iniziativa in tale senso riguardi anche e parta proprio dalle aziende; è infatti praticamente impossibile conoscere i codici Cer delle sostanze utilizzate da aziende che trattano rifiuti o sostanze pericolose; per non parlare della possibilità di poter acquisire con facilità i cosiddetti MUD(Modello Unico di dichiarazione ambientale), depositati dalle aziende presso le Camere di Commercio; dati questi che certamente non sono disponibili on-line; si chiede di sapere se e quali misure intendano adottare per introdurre un maggior tasso di trasparenza nel settore dei rifiuti; se e quali misure intendano adottare per evitare il rischio collasso discariche; se e quali misure intendano adottare per accertare come siano stati utilizzati i fondi stanziati. per le mancate bonifiche dei siti di interesse nazionale.
 
Approfondimenti


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13 dicembre 2009

Bolognetti: qualche considerazione sull'audizione di Fumagalli Romario(Confindustria) da parte della Bicamerale Ecomafie

da radicali.it, 8 dicembre 2009

Leggi su radicali.it


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24 ottobre 2009

Miei interventi su Pietro Dommarco Network e Sito Ola

 

Navi, veleni, silenzi e depistaggi

(Pietro Dommarco Network)

 
(Sito Ola)
 

24 ottobre 2009

Navi, veleni, silenzi e depistaggi

 

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
Un Pm, Francesco Basentini, a cui viene negato l’impiego di moderne tecnologie di telerilevamento, che sarebbero state di grande utilità nella caccia ai veleni interrati in Basilicata. L’ex Procuratore della Repubblica, Nicola Maria Pace, che sulle navi dei veleni dichiara: “io lo avevo detto.” Il dott. Pace nutre seri dubbi sulla morte del capitano di corvetta Natale De Grazia, che all’inizio degli anni ’90 si occupò delle navi dei veleni.
Un parlamentare leghista, che per ragioni incomprensibili, o forse comprensibilissime, svela la località in cui vive il pentito Fonti.
C’è di che preoccuparsi, e lo siamo. Con il passare delle settimane si fa largo la convinzione che nessuno abbia voglia di bonificare la vasca fosfogessi di Tito scalo. Verrebbe da chiedersi se oltre alle 250000 tonnellate di fanghi industriali tossico-nocivi in quella vasca non ci sia dell’altro.
Viaggiando nella “Terra di nessuno”, all’interno del Sito di Bonifica di interesse nazionale della val Basento, ci siamo chiesti se le storie di fusti interrati in quell’area, raccontate da Fonti, abbiano un qualche fondamento. Di certo a Ferrandina abbiamo visto e documentato situazioni di degrado ambientale che quanto prima renderemo pubbliche attraverso una video-inchiesta.
Il direttore de “Il Quotidiano”, Paride Leporace, afferma che il partito “della verità ha le sue difficoltà per venire a capo dell’inquietante vicenda” delle navi dei veleni.
Può darsi che la verità qualcuno non voglia sentirla.
Di certo in Basilicata c’è chi non ha voluto affrontare, fino ad oggi, la questione della “Nave Tito scalo” e nemmeno nominare il nome di aziende che con i fanghi di Tito hanno avuto a che fare.
Intanto, l’ineffabile Direttore dell’Arpab riesce a far ben figurare il suo omologo dell’Arpac con dichiarazioni allucinanti. Chissà se un giorno a qualcuno verrà in mente di contestare a lor signori la violazione dell’art.331 del C.P.P.
Concludendo: tra siti di bonifica non bonificati, treni che dal porto di Taranto trasportano rifiuti nell’area di Ferrandina in nome della occupazione di 70 persone, falde acquifere inquinate dalla Val Basento alla Val d’Agri, a Melfi come a Tito, c’è poco da stare allegri.
Occorrerà davvero sudare le proverbiali sette camice per far emergere la verità. La Gomorra lucana è cresciuta anche grazie ai silenzi, all’ignavia e a quel continuo ripetere “va tutto bene”.
Per dirla con il titolo di un vecchio libro di successo: “Io speriamo che me la cavo”.
 

16 ottobre 2009

Navi e Veleni. La deputata Radicale Zamparutti presenta un'interrogazione

 

Navi e Veleni. La deputata Radicale Zamparutti presenta un'interrogazione

(Il Quotidiano della Basilicata, 16 ottobre 2009)

 

15 ottobre 2009

“Chi blocca il lavoro del PM”. Presentata interrogazione a prima firma Elisabetta Zamparutti.

Roma - Potenza, 15 ottobre 2009

Dichiarazione di Elisabetta Zamparutti, Deputato Radicale e Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani

La lettura dell’intervento di Paride Leporace dedicato ai veleni lucani, lascia inquieti e attoniti. Apprendiamo con preoccupazione e stupore del diniego opposto alla richiesta del Pm Basentini finalizzata a poter disporre di strumenti tecnologicamente avanzati da utilizzare nelle indagini sul traffico di rifiuti tossici. In particolare, la Procura di Potenza avrebbe chiesto di poter disporre del sistema di telerilevamento Dedalus, in dotazione alla GDF. Facciamo fatica a comprendere le ragioni del diniego. Comprendiamo, però, benissimo che l’aver negato i mezzi necessari allo svolgimento di un’importante indagine, ha di fatto impedito l’accertamento della verità. Sapere che importanti indagini che riguardano la tutela della salute dei cittadini lucani si sono arenate perché qualcuno ha ritenuto eccessivi i costi derivanti dall’utilizzo di una tecnologia, che sarebbe stata di grande aiuto per gli inquirenti, provoca un moto di indignazione.

INTERROGAZIONE A PRIMA FIRMA ELISABETTA ZAMPARUTTI

Premesso che:
 
da un articolo pubblicato da “Il Quotidiano” della Basilicata del 14 ottobre a firma Paride Leporace emerge che il pubblico ministero Basentini si era attivato per ottenere l’impiego di moderne tecnologie di telerilevamento aereo per poter accertare la presenza di rifiuti tossici in aree della Basilicata;
la tecnologia Lara in dotazione al Cnr è ritenuta utile ai fini delle ricerche di rifiuti tossici così come diverse società pubbliche e private che hanno bisogno di conoscere i diversi parametri delle mutate condizioni naturali ed antropiche del sottosuolo fanno ricorso allo scanner iperspettrale Mivis;
la Guardia di Finanza di Roma risulta inoltre essere dotata di un telerilevamento chiamato Dedalus che è in grado di accertare con sicurezza le aree in cui sono sepolti i rifiuti radioattivi, tecnologia che è stata ad esempio utilizzata in un’inchiesta della Dda pugliese per verificare l’attendibilità di alcune dichiarazioni di un pentito legato alla Sacra corona unita;
come ricordato nell’interrogazione 4-04174, il pentito Fonti ha dichiarato, in merito all’affondamento delle navi dei veleni, che si era deciso di farne affondare “una verso lo Ionio, a Metaponto, e l’altra verso Maratea”;
dopo il ritrovamento del relitto Cetraro, la nave Astrea è giunta nelle acque di Maratea dove sta effettuando ricerche in mare senza punti di riferimento, con l’unico dato a disposizione degli operatori chiamati a scandagliare le acque del Golfo di Policastro consistente nelle indicazioni di alcuni pescatori del posto che hanno parlato di un punto dove spesso le reti si sono impigliate;
a giudizio degli interroganti la vicenda ricorda molto quanto accadde oltre 10 anni fa, quando l’ex sostituto procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri, chiese nel ’95, al Ministero della Giustizia dell’allora Governo Dini risorse che furono negate senza una spiegazione per ricerche che voleva condurre la procura di Reggio Calabria che stava indagando sull’affondamento al largo delle coste calabresi di alcune navi dei veleni;
come ebbe a dire Francesco Neri nel corso di un’audizione in Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti il 18 gennaio 2005 “avevo chiesto alla Nasa di aiutarmi nella ricerca per cui con determinati satelliti saremmo riusciti a trovare le navi” in tutto una trentina;
quando l’indagine passò nelle mani della Dda, il sostituto procuratore Alberto Cisterna ottenne dal Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione a cercare la nave Rigel, ricerca che venne affidata all’Impresub di Trento che scandagliò i fondali nel ’97 costi nettamente superiori a quelli a cui si sarebbe incorsi con l’uso dei satelliti e senza alcun risultato perché, come ebbe a dichiarare lo stesso Cisterna in un articolo pubblicato dal Sole 24 ore del 16 settembre 2009 “le coordinate dichiarate per l’affondamento erano false e la stessa Impresub se ne rese subito conto”;
si chiede di sapere:
per quale motivo non è consentito ai magistrati lucani ricorre al telerilevamento per l’individuazione di rifiuti tossici;
per quale motivo non è consentito verificare l’attendibilità delle dichiarazioni del pentito Fonti con la tecnologia in dotazione alla Guardai di Finanza e denominata Dedalus, come avvenuto nell’inchiesta della Dda pugliese in merito alle dichiarazioni del pentito Annacondia, affidando la ricerca della presunta nave affondata nel Golfo di Policastro ad una imbarcazione che sta procedendo senza coordinate;
quali provvedimenti intendano assumere, a tutela della salute e dell’ambiente, per avviare un monitoraggio satellitare sul piano nazionale della presenza di rifiuti tossici e discariche abusive.
 
 

12 ottobre 2009

I Radicali: C'è una gomorra lucana

 

I Radicali: C'è una gomorra lucana

(Seven, 8-16 ottobre 2009)


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26 settembre 2009

Inceneritore Fenice: Servizio Tgr Basilicata, 25 settembre 2009

19 settembre 2009

Bene l’operazione trasparenza varata da Navazio, ma occorre anche un’operazione verità, e soprattutto che si trovino al più presto i fondi per procedere alla bonifica.

18 settembre 2009

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani
Occorre dar atto ad Ernesto Navazio di aver creato il primo, e per ora unico, momento di confronto pubblico sulla vicenda del “Sito di interesse nazionale di Tito”. Va inoltre sottolineato che, grazie all’impegno dell’attuale Commissario, alcuni documenti inerenti alla vicenda di Tito sono stati messi in rete e sono scaricabili e consultabili. Ciò detto, e ribadito l’apprezzamento che avevo già espresso nel corso dell’incontro del 10 settembre, va però sottolineato che l’apertura di un’indagine da parte dei Noe è stata cosa buona è giusta.
E’, infatti, urgente fare luce su una vicenda dai contorni poco chiari, inerente lo smaltimento delle acque emunte nell’area Daramic. Per affermazione dello stesso Navazio è stato attribuito nel 2008(prima che Navazio diventasse Commissario del Consorzio), per ben due volte, un codice Cer errato alle acque emunte dell’area Daramic. Questo “errore” ha consentito di smaltire i veleni di Tito presso l’impianto di smaltimento di proprietà del Consorzio. Lo stesso Consorzio, nell’incontro del 10 settembre, ha ammesso che dopo aver recepito le osservazioni ministeriali, contenute nel verbale del 22 dicembre 2008, non si è più servito dell’impianto ubicato a San Nicola di Melfi. Gioverà sottolineare che l’impianto in oggetto è lo stesso impianto presso il quale vengono trattate le acque reflue dell’inceneritore Fenice.
Restando sulla vicenda delle acque alla trielina, va nuovamente evidenziato che dal verbale ministeriale è emersa una mancanza di autorizzazioni, e inoltre nello stesso è dato leggere di un’impossibilità a poter stabilire “il destino finale delle acque emunte dal pozzo S13 nel maggio 2008”.
Per quanto riguarda l’annosa questione della cosiddetta “vasca fosfogessi”, riteniamo che certo non si è trattato di “superficialità” o “leggerezza”, ma di un preciso disegno criminoso.
Occorre un’operazione trasparenza, ma anche un’operazione verità, che porti ad una chiara attribuzione di responsabilità sulla vicenda dello stoccaggio nell’area ex-liquichimica di 250000 tonnellate di fanghi industriali.
Gioverà ricordare che il Consorzio, con delibera n°263 del 12/11/1997, stipulò un contratto con la Carlo Gavazzi Idross S.p.a., con sede a Catanzaro, per la gestione e manutenzione della linea trattamento fanghi a servizio dell’impianto di depurazione del comune di Potenza. Successivamente, il 19 giugno del 1998, la Gavazzi sub-appaltò la gestione e manutenzione alla Bioeco S.R.L. di Potenza, che attualmente risulta sciolta.
E’ agli atti che la Bioeco, la Gavazzi e alcuni rappresentanti dell’Asi sono stati destinatari di una richiesta di rinvio a giudizio.
Infine, ma non ultimo, trovo inaccettabile che si attribuisca la mancata bonifica ad una mancanza di fondi.
Credo che la Regione Basilicata, la Provincia di Potenza, l’Asi stessa, in quanto proprietaria dell’area, debbano adoperarsi per trovare i denari necessari per poter procedere con urgenza alla bonifica.
 
Ernesto Navazio mi perdonerà se mi permetto di affermare che siede su una poltrona calda e scomoda.


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18 settembre 2009

Intervista a Elisabetta Zamparutti sugli affondamenti della navi cariche di rifiuti tossici e radioattivi nel MarTirreno


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13 settembre 2009

I veleni di Tito: Incontro Radicali-Asi(Rassegna stampa, 11 settembre 2009)

 

Asi, confronto con il segretario Bolognetti

di M.Labanca

(Il Quotidiano della Basilicata, 11 settembre)

La bonifica non parte e spuntano altri rifiuti

di M. Brancati

(Gazzetta del Mezzoggiorno, 11 settembre)

 

8 settembre 2009

Rassegna stampa, 8 settembre

 

Le possibili soluzioni

(Il Quotidiano, 8 settembre 2009)

Radicali:logica perversa di smaltimento e guadagni

(Nuova del Sud, 8 settembre 2009)

Rifiuti: riprende la raccolta in città, ma la situazione rimane critica

(Gazzetta del Mezzogiorno, 8 settembre 2009)

 


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7 settembre 2009

Rassegna stampa, 6-5 settembre 2009

 

Bolognetti: stiamo vivendo un'emergenza annunciata

(Nuova del Sud, 6 settembre 2009)

A chi giova questa emergenza

(Il Quotidiano, 6 settembre 2009)

I veleni di Tito studiati da De Magistris

(Il Quotidiano, 5 settembre 2009)

4 settembre 2009

Rassegna stampa, 4 settembre

 

L'on. Zamparutti: porterò il mancato smaltimento in discussione in commissione ambiente

(Nuova del Sud, 4 settembre 2009)

Elisabetta Zamparutti(Radicali): deve intervenire la commissione

(Il Quotidiano della Basilicata, 4 settembre)

3 settembre 2009

Rifiuti. Zamparutti: Commissioni Ambiente e Rifiuti affrontino emergenza Basilicata

3 settembre 2009

 Elisabetta Zamparutti, deputata radicale, in merito al mancato smaltimento dei rifiuti tossici rinvenuti a Tito Scalo e sull’emergenza rifiuti in Basilicata, ha dichiarato:

“Quanto sta accadendo in Basilicata deve essere affrontato dalla Commissione Ambiente e dalla Commissione bicamerale sui rifiuti. E’ quanto chiederò all’apertura dei lavori. La vicenda di Tito Scalo, nota da tempo ma riportata all’attenzione recentemente dal radicale Maurizio Bolognetti, necessita un chiarimento da parte delle forze politiche che negli anni si sono succedute ed un’immediata soluzione. D’altro canto pare che anche in Basilicata, presenza di rifiuti tossici vada di pari passo con mancato avvio di un sistema virtuoso di smaltimento dei rifiuti. In una Regione che per esiguo numero degli abitanti ed ampi spazi a disposizione potrebbe essere un modello di gestione dei rifiuti solidi urbani, occorre intervenire per tempo ed esigere massima trasparenza per scongiurare il peggio.”

Elisabetta Zamparutti su Camera.it

 

30 agosto 2009

Dal Blog la Voce dell'Emergenza

 

Basilicata: I Veleni di Tito Scalo in Procura

28 agosto 2009

Emergenza rifiuti in Basilicata: La Bella addormentata nell’Acta

Latronico, 28 agosto 2009

Gran parte delle discariche sul territorio regionale sono di vecchia concezione, cioè scarsamente impermeabilizzate sul fondo, senza un sistema di collettamento e recupero energetico biogas e prive di gran parte degli accorgimenti che impediscono la contaminazione con le matrici ambientali a contatto.
Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
Chissà se l’assessore all’ambiente Vincenzo Santochirico conosce la favola della “Bella addormentata nel bosco”. Mentre la Basilicata rischia un tracollo in perfetto stile bassoliniano, il buon Vincenzo appare in balia degli eventi, o forse sarebbe meglio dire dei sacchetti. Santochirico è il capitano di una nave carica di monnezza che sta per affondare. L’Assessore, beato lui, vive nel mondo dorato delle favole; lo si potrebbe definire “la bella addormentata nell’Acta”. Le discariche sono sature? La raccolta differenziata resta una chimera? Niente paura! Per l’Assessore, in Basilicata, l’ambiente si coniuga con la salute e lo sviluppo.
Qualcuno deve decidersi a baciarlo, magari si sveglia. Qualcuno deve spiegargli che ci sono in questa regione due siti di bonifica di interesse nazionale; che Fenice ha inquinato la falda del fiume Ofanto; che in Val d’Agri vogliono costruire un pozzo petrolifero a pochi chilometri dal centro abitato di Marsico.
Vi prego svegliate Vincenzo e spiegategli che lui è l’assessore all’ambiente e non un animatore della Valtur con il compito di far divertire il direttore dell’Arpab.
L’ineffabile Santochirico, circa un mese fa, si è fatto forte del rapporto Ossevasalute per raccontarci di un eden lucano che non esiste, se non nelle dorate stanze di Via Anzio. Non si è accorto, il buon Vincenzo, che in quel rapporto non c’è una sola parola su alcune matrici ambientali quali acqua e terra.
Nel rapporto Osservasalute si parla di inquinamento acustico. E quale inquinamento acustico dovrebbe esserci in una regione che si sta lentamente spopolando?
Nel rapporto Osservasalute si parla di inquinamento elettromagnetico. Da ridere!
In quel rapporto non troviamo una sola parola, dico una, sulle gravi emergenze ambientali che sono sotto gli occhi di tutti e, ahimè, non ne troviamo traccia nemmeno negli interventi dell’ Assessore.
Proprio non riesco a capire come si possa tentare di vendere fumo e spacciarlo per arrosto.
Ci piacerebbe davvero sapere se in questa regione esiste un monitoraggio e un controllo reale delle discariche. Ci piacerebbe sapere quali sono stati i criteri seguiti nell’allestimento di alcune discariche.
Noi sappiamo che gran parte delle discariche sul territorio regionale sono di vecchia concezione, cioè scarsamente impermeabilizzate sul fondo, senza un sistema di collettamento e recupero energetico biogas e prive di gran parte degli accorgimenti che impediscono la contaminazione con le matrici ambientali a contatto(questo spiega i problemi della discarica di Atella).
A chi giova e a chi gioverà l’emergenza rifiuti?
La piccola Basilicata avrebbe potuto essere il fiore all’occhiello dell’Italia in materia di riciclaggio dei rifiuti ed invece solo l’8% dei rifiuti viene riciclato. Il 73% dei rifiuti lucani finisce in discarica e la restante parte viene incenerita.
Caro assessore, invece di fare l’animatore turistico in riva al mar Ionio, inizi a dare risposte concrete ad un’emergenza annunciata, figlia dell’insipienza di chi avrebbe dovuto governare il ciclo dei rifiuti. Si rimbocchi le maniche, allenti il nodo della cravatta e lavori alla creazione di un Piano regionale sui rifiuti.
Su questa “emergenza” lucana volteggiano già troppi avvoltoi; alcuni di questi sono già pronti a proporre l’apertura di nuovi inceneritori.

27 agosto 2009

I Veleni di Tito: Maurizio Bolognetti intervista Giuseppe Di Bello

I Veleni di Tito: Siamo sicuri che l’Ente più idoneo ad effettuare la bonifica sia l’ASI?
 
On-line sul Blog di Radicali Lucani intervista a Giuseppe Di Bello
 
Bene Regione ed Arpab, ma occorre più trasparenza e accelerare i tempi della bonifica.
 
Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
Più mi occupo dei veleni di Tito, più mi rendo conto che siamo nelle mani di gente senza scrupoli, che può agire indisturbata grazie al silenzio e all’afasia di quelli che sanno e non parlano e, dunque, diventano complici. Non è così per il Tenente Peppe Di Bello della Polizia Provinciale di Potenza, che in materia di reati ambientali ne ha viste di tutti i colori, eppure ogni volta che parla di Tito non riesce a nascondere il suo sdegno.
Il 16 ottobre del 1996, il Dipartimento ambiente della Regione Basilicata, nel rispondere ad una richiesta di Via(Valutazione d’impatto Ambientale) inoltrata dall’ASI, in riferimento alla discarica di fosfogessi, scrive: “L’area utilizzata è estesa per circa 27000 mq con un’altezza media di circa 4 mt. In seguito, tra il 1987 e il 1990, il sito venne destinato per lo stoccaggio dei fanghi di supero stabilizzati e disidrati provenienti dall’impianto di trattamento delle acque reflue della Città di Potenza e dei nuclei industriali di Potenza e Tito.”
Una dichiarazione che fa decisamente a pugni con quanto certificato 5 anni dopo dal Prof. Mauro Sanna e dal dr. Alessandro Iacucci, che in una consulenza tecnica del 2001 scrivono: “I Fanghi presenti all’interno delle trincee sono da classificare come rifiuti speciali di origine industriale. I fanghi presenti all’interno delle trincee sono da classificare rifiuti speciali codice CER 190804; tali fanghi sono di origine industriale, e non sono fanghi di origine urbana, come riportato nelle progettazioni predisposte dal Consorzio”.
Insomma, di stabilizzato nell’area ex-liquichimica c’è solo l’assenza di bonifica e la certezza che qualcuno si sia arricchito attraverso il traffico di rifiuti tossico-nocivi.
Abbiamo visto che in tutti i documenti si cita ripetutamente l’Asi. Perché? Semplice: dal 31 marzo del 1989, il Consorzio industriale è proprietario della ex-liquichimica.
E proprio il “Consorzio”, con delibera N°263 del 12/11/1997, stipula un contratto con la Carlo Gavazzi Idross SPA per la “Linea trattamento fanghi a servizio dell’impianto di depurazione del comune di Potenza”.
Il 19 giugno 1998, la Gavazzi spa, con sede a Catanzaro, subappalta il servizio alla società Bioeco, che nel frattempo è stata convenientemente sciolta.
Il 6 novembre del 2008, due commissari, un presidente del Consorzio Asi e alcuni amministratori delle ditte Carlo Gavazzi e Bioeco vengono accusati di aver gestito nell’area una discarica di rifiuti tossico-nocivi non autorizzata.
Non voglio trarre conclusioni, a farlo saranno i lettori, ma mi preme sottolineare che tra il 1995 e il 2001 i fanghi industriali presenti nell’area con il loro carico di veleni si sono moltiplicati. Lì, nelle trincee, all’interno della vasca fosfogessi, giacciono su un doppio strato di contenitori in PVC oltre 250000 tonnellate di fanghi industriali coperti e circondati da fosfogessi.
Flashback: si torna al 1995, anno in cui la società Ecosistemi, su incarico del “Consorzio”, redige un progetto di bonifica. Nel progetto ecosistemi si parla della necessità di procedere alla bonifica della discarica fosfogessi, con rimozione e trattamento dei fanghi stoccati al suo interno.  Domanda: ma non si era detto nel 1996 che i fanghi erano stati trattati?
Gli ottimi Sanna e Iacucci, in relazione al progetto Ecosistemi, scrivono: ”…si deve rilevare che la società Ecosistemi ha svolto un numero di analisi eccessivo rispetto alla reale necessità…”.
Capito? Analisi eccessive che fanno il paio con l’eccesso di consulenze e con i 4 milioni di euro che non si riesce a capire come siano stati spesi.
E a proposito di analisi verrebbe da chiedere al “Consorzio” quanto ha speso in questi anni per analisi  e se abbia mai versato soldi per attività di monitoraggio alla stessa Arpab.
Così come verrebbe da chiedere ad Unibas di uno studio che viene citato nella relazione del Dipartimento ambiente della Regione, dal quale pure emerge una qualche preoccupazione sulla situazione dell’area ex-liquichimica. E dato che ci piace osare, vorremmo sapere anche da chi fu commissionato quello studio.
Non ce ne vorranno quelli dell’Asi se affermiamo che alla luce di quanto va emergendo riteniamo che il “Consorzio” sia il soggetto meno adatto a procedere alla bonifica del sito di interesse nazionale di Tito Scalo. E’ sotto la gestione del Consorzio che la discarica piena zeppa di rifiuti tossico-nocivi è nata ed è durante la gestione del Consorzio che i fanghi si sono moltiplicati. Avessi un nichelino per ogni grammo di veleni dispersi a Tito, sarei un uomo ricco. Avessi un nichelino per ogni consulenza affidata sulla vicenda di Tito, vivrei di rendita. Questa di Tito è una storia che fa emergere per l’ennesima volta il perverso intreccio di poteri che continua ad arrecare danno a questa nostra bella terra di Basilicata. Quello che leggiamo conferma sempre più che i veleni di Tito sono figli di un sistema che produce corruzione e malaffare. Potremmo definire la storia di Tito una storia di ordinaria follia e, di certo, di avidità, in una Basilicata che sembra essere diventata crocevia di un ricco traffico di rifiuti.
Inutile illudersi: le rotte della monnezza e degli affari sulla monnezza toccano anche noi. In queste ore abbiamo raccolto la preziosa testimonianza di Giuseppe Di Bello, che ha una grave colpa: vuole svolgere il lavoro per cui è pagato. Spero che in molti decideranno di ascoltare e guardare l’intervista, che è l’ideale prosecuzione della video-inchiesta realizzata il 16 luglio.
P.S.
Intanto, in data 22 luglio(3 giorni dopo la manifestazione Radicale a Tito), l’ARPAB afferma in una nota che “la problematica dei fanghi industriali debba essere affrontata in sede di bonifica”. In data 7 agosto, la Regione Basilicata, con una nota a firma del dr. Francesco Ricciardi, ha chiesto al “Consorzio” di potenziare l’emungimento delle acque di falda inquinate e ha preannunciato un incontro al “fine di quantificare ed erogare le risorse finanziarie necessarie alla bonifica”. Ovviamente abbiamo acquisito i documenti citati per vie non ufficiali. Spero che il dr. Sigillito e il dr. Ricciardi non ce ne vogliano se ci facciamo quelli che sono affari nostri e di tutti i cittadini lucani. Forse è giunto il momento di smetterla con le mezze verità e raccontare ai cittadini di Tito e della Basilicata come stanno le cose.
Approfondimenti
Uno dei contenitori in PVC rotto e affiorato(vedi schema trincee)
Ulteriori approfondimenti
 
 
 

27 agosto 2009

I Veleni di Tito:Radio Radicale intervista Giuseppe Di Bello


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21 agosto 2009

Nuovo esposto dei Radicali alla Procura:video-inchiesta sui veleni di Tito(Il Quotidiano, 21 agosto)

 

Nuovo esposto dei Radicali alla Procura:video-inchiesta sui veleni di Tito

(Il Quotidiano della Basilicata, 21 agosto 2009)

di Maria Teresa Labanca

21 agosto 2009

I Veleni di Tito: rassegna stampa, 20 agosto 2009

 

Non cessa la denuncia dei Radicali sul sito da bonificare di Tito

(Il Quotidiano della Basilicata, 20 agosto 2009)

I Radicali Lucani realizzano una video-inchiesta

(Gazzetta del Mezzogiorno, 20 agosto 2009)

20 agosto 2009

I veleni di Tito: Questa mattina il Segretario di Radicali Lucani consegnerà un nuovo esposto alla Procura della Repubblica di Potenza.

 

I Veleni di Tito
Giovedì 20 agosto
Ore 10.30
Conferenza stampa fuori al Tribunale di Potenza
Interverrà
Maurizio Bolognetti
Segretario Associazione Radicali Lucani
Consigliere Associazione Coscioni
 
Alla stampa verrà consegnata copia della video-inchiesta sui veleni di Tito
 
Dichiarazione di Maurizio Bolognetti Segretario di Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
L’intervento del Consorzio Asi di Potenza sulla questione dei Fanghi industriali presenti nell’area di Tito, desta più di qualche perplessità.
Gioverà ricordare a chi sembra avere la memoria corta ed intermittente che già nel 1995 si parlava della necessità di bonificare la discarica fosfogessi. Fu redatto un progetto dalla società Ecosistemi. Nel progetto c’è un chiaro riferimento “alle problematiche ambientali derivanti dalla presenza nell’area della discarica di fosfogessi, di fanghi provenienti dalla depurazione delle acque urbane di Potenza e dalle acque industriali dei Consorzi ASI di Potenza e Tito.” Dalla lettura del progetto predisposto dalla società Ecosistemi si può rilevare che la discarica dei fosfogessi occupa una superficie di 27000 mq, con uno spessore di 4 metri, al di sopra della quale, nel periodo 1987 – 1990, sono state realizzate trincee profonde 2 metri e larghe 1,5 metri, impermeabilizzate con teli, all’interno delle quali sono stati scaricati fanghi industriali.
Per quanto ne sappiamo a tutto il 1996 i fanghi presenti nell’area erano stimabili in circa 170mila tonnellate. Dal 1996 al 2001 si ha un ulteriore incremento dei fanghi presenti a seguito di un’operazione che definire folle e criminale è puro eufemismo.
Nel 2001, come noto, si ha il sequestro della discarica e la stima dei fanghi presenti, fatta per difetto, sale a 250mila tonnellate.
A questo punto gioverà ricordare che, solo pochi mesi fa, in relazione alla vicenda dei fanghi c’è stata la richiesta di rinvio a giudizio a carico di due ex Commissari e un Presidente del Consorzio Asi, del Vice Presidente della Carlo Gavazzi Idross Spa con sede a Catanzaro, dell’amministratore unico della Bioeco srl e del procuratore speciale della Gavazzi Spa.
L’accusa rivolta nei confronti dei sopra citati: gestione di discarica abusiva non autorizzata.
Alla luce di quanto affermato risulta evidente che non solo nel periodo 1995 – 2001 non si è proceduto ad alcuna bonifica del sito, ma si è realizzato un disegno criminoso che ha comportato un ulteriore incremento dei veleni presenti nell’area.
Ad oggi, anche se sembra incredibile, ai cittadini lucani non è dato conoscere quali veleni contengano quei fanghi. Tutti i rilievi effettuati, a suon di consulenze milionarie, sono stati di fatto secretati. Nella video-inchiesta realizzata in data 16 luglio abbiamo raccolto la testimonianza del Tenente Di Bello, che afferma che l’inquinamento del Tora e del Basento è di già in atto. Tra i veleni censiti, per quanto ne sappiamo, vi sarebbero: arsenico, cadmio, nichel, piombo, cianuro, zinco, ecc. ecc.
Desta una qualche perplessità il leggere che le analisi effettuate da Agrobios segnalino “solo” la presenza di trielina. Vorremmo avere la certezza che quelle analisi siano state effettuate anche nell’area delle vasche fosfogessi. Come faccia l’Asi ad affermare che è in corso una diminuzione delle concentrazioni, per noi resta un autentico mistero.
Ritengo opportuno e doveroso, a questo punto, sottoporre all’attenzione della Procura di Potenza il filmato datato 16 luglio 2009. A mio avviso dallo stesso emergono numerose notizie di reato.
Grazie al gioco delle tre carte, da 20 anni a questa parte si è consentito a gente senza scrupoli di avvelenare le falde acquifere di Tito. E’ forse giunto il momento di bonificare e perseguire i colpevoli di questo disastro ambientale.

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