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Intervento di Maurizio Bolognetti
alla Direzione Nazionale Rnp,
22 Settembre 2006
Ascolta!!! Link:
Radioradicale.it



LA DIREZIONE DI RL
CARLO GIORDANO
CARLO BOSSI
SABRINA TRIOLA

ASSOCIAZIONE RADICALI LUCANI
85043 - Latronico
radicalilucani@libero.it


“Comunque penosa sia la situazione
presente,
comunque avanzato sia
il processo
di involuzione confessionale
della nostra Repubblica,
noi, però, non disperiamo.
Sulla storia dell’umanità non cala mai
il sipario,
ed attori del dramma siamo noi,
con la nostra volontà e i nostri ideali.”
Ernesto Rossi (Il Ponte 1959)


“L’idea di libertà è una creazione
di ogni spirito;
imperdonabile errore è considerare
la libertà sotto un profilo storicistico,
strumentale ed utilitaristico.
La libertà è un valore
eterno ed assoluto.”


Carlo Rosselli (Scritti Dell'Esilio)



"La nostra missione è quella di tener
duro quando tutti cedono;
di alzare la fiaccola dell'ideale nella
notte che circonda; di anticipare
con l'intelligenza
e l'azione l'immancabile futuro."

Carlo Rosselli (Scritti dell'Esilio)


"La Libertà significa
il diritto di essere eretici,
non conformisti di fronte
alla cultura ufficiale
e che la cultura, in quanto
cretività sconvolge
la tradizione ufficiale"







 

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29 gennaio 2012

Intervento di M.Bolognetti all'inaugurazione dell'Anno Giudiziario(Potenza, 28 gennaio 2012)


Intervento di Maurizio Bolognetti... di maurizio64

22 giugno 2010

Basilicata, Staderini e Bolognetti: avanti con l'anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati

Con l'Open Data la basilicata come l'america di Obama

10 giugno 2010

 

 

Dichiarazione di Mario Staderini, Segretario di Radicali Italiani e Maurizio Bolognetti, Direzione Nazionale Radicali italiani

 

Come noto, da 4 anni proponiamo al Consiglio regionale della Basilicata la creazione di un’Anagrafe pubblica degli eletti e dei nominati. L’otto giugno, dalle pagine del giornale telematico Basilicatanet, il Consigliere regionale di Alleanza per L’Italia, avv. Alessandro Singetta, ha rilanciato e fatto propria la nostra proposta, i cui contenuti gli avevamo sottoposto giorni fa dopo che invano dal luglio 2007 avevamo fatto lo stesso con il Presidente della Giunta Vito De Filippo.  Come Radicali abbiamo da sempre posto la questione della pubblicità della vita istituzionale, dell'einaudiano "conoscere per deliberare" applicato in particolare alla responsabilità di chi è chiamato a rappresentare un territorio e i suoi abitanti. Oggi, grazie alla rivoluzione digitale e a Internet, è tecnicamente possibile recuperare anche quel rapporto diretto tra eletti ed elettori che i mezzi di comunicazione di massa hanno in parte pregiudicato, a vantaggio spesso di una politica opaca o di facciata. Occorre rendere disponibili, di facile accesso e consultazione, atti e informazioni relativi agli eletti ed ai nominati che molto spesso sono introvabili, o di non facile reperibilità sui siti delle nostre istituzioni. Solo così i cittadini potranno conoscere l’operato di ogni singolo consigliere e assessore regionale, comunale, provinciale, dei sindaci, e di tutti coloro che esercitano un’attività pubblica. Una maggiore trasparenza darebbe agli eletti la possibilità di far sapere le loro attività e sarebbe un antidoto ai conflitti di interessi ed al malaffare che sempre si può annidare nella gestione della cosa pubblica.
In attesa che gli auspici del Consigliere Singetta vengano fatti propri dalla Regione, il 4 giugno abbiamo consegnato all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale della Basilicata un’istanza di accesso agli atti (vedi allegato) per avere conoscenza (ahinoi cartacea) delle dichiarazioni che gli eletti devono rendere ai sensi della legge 441/1982.
 
Le pubbliche amministrazioni già oggi detengono moltissimi dati che, se resi pubblici tramiti i siti internet, consentirebbero ai cittadini di offrire un vero e proprio servizio civile in grado di aiutare le amministrazioni stesse nel loro lavoro. Pensiamo ad esempio ai dati dell’Arpab. Se le P.A. della Basilicata facessero proprio il progetto Open Data che Usa Inghilterra e Germania stanno sviluppando, sarebbero all’avanguardia in Italia e faremmo della Lucania una realtà per una volta paragonabile all’America di Obama.

 

 

24 novembre 2009

Intervista a Giuseppe Di Bello sul boicottaggio delle sue attività investigative in merito ai "veleni" in Basilicata

7 novembre 2009

Caso Arpab: rassegna stampa 4-7 novembre 2009

 

"Ancora altre ombre sul suolo del direttore dell'Arpab"

(Il Quotidiano, 4 Novembre 2009)

Il caso Seveso e la Val D'Agri

(Il Quotidiano, 5 Novembre 2009)

Fermate Fenice

(Il Quotidiano, 5 Novembre 2009)

Fenice, la patata bollente a Santochirico

(Il Quotidiano, 6 Novembre 2009)

"La Regione sapeva. In rete il verbale"

(Il Quotidiano, 7 novembre 2009)

Caso Arpab: E' esplosa la bomba

(Il Quotidiano, 7 novembre 2009)

24 ottobre 2009

Rassegna stampa, 23-24 Ottobre 2009

 

Melfi: Il Comitato chiede a Regione e Provincia un maggiore coinvolgimento

(Il Quotidiano della Basilicata, 23 ottobre)

Ola attacca: Vertici Arpab si dimettano

(Il Quotidiano della Basilicata, 23 ottobre)

Caso Fenice: Lettera al Sindaco di Melfi

(Il Quotidiano, 24 ottobre 2009)

Fenice, Bolognetti scrive a Navazio

(Nuova del Sud, 24 ottobre 2009)

 

24 ottobre 2009

Miei interventi su Pietro Dommarco Network e Sito Ola

 

Navi, veleni, silenzi e depistaggi

(Pietro Dommarco Network)

 
(Sito Ola)
 

24 ottobre 2009

Navi, veleni, silenzi e depistaggi

 

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
Un Pm, Francesco Basentini, a cui viene negato l’impiego di moderne tecnologie di telerilevamento, che sarebbero state di grande utilità nella caccia ai veleni interrati in Basilicata. L’ex Procuratore della Repubblica, Nicola Maria Pace, che sulle navi dei veleni dichiara: “io lo avevo detto.” Il dott. Pace nutre seri dubbi sulla morte del capitano di corvetta Natale De Grazia, che all’inizio degli anni ’90 si occupò delle navi dei veleni.
Un parlamentare leghista, che per ragioni incomprensibili, o forse comprensibilissime, svela la località in cui vive il pentito Fonti.
C’è di che preoccuparsi, e lo siamo. Con il passare delle settimane si fa largo la convinzione che nessuno abbia voglia di bonificare la vasca fosfogessi di Tito scalo. Verrebbe da chiedersi se oltre alle 250000 tonnellate di fanghi industriali tossico-nocivi in quella vasca non ci sia dell’altro.
Viaggiando nella “Terra di nessuno”, all’interno del Sito di Bonifica di interesse nazionale della val Basento, ci siamo chiesti se le storie di fusti interrati in quell’area, raccontate da Fonti, abbiano un qualche fondamento. Di certo a Ferrandina abbiamo visto e documentato situazioni di degrado ambientale che quanto prima renderemo pubbliche attraverso una video-inchiesta.
Il direttore de “Il Quotidiano”, Paride Leporace, afferma che il partito “della verità ha le sue difficoltà per venire a capo dell’inquietante vicenda” delle navi dei veleni.
Può darsi che la verità qualcuno non voglia sentirla.
Di certo in Basilicata c’è chi non ha voluto affrontare, fino ad oggi, la questione della “Nave Tito scalo” e nemmeno nominare il nome di aziende che con i fanghi di Tito hanno avuto a che fare.
Intanto, l’ineffabile Direttore dell’Arpab riesce a far ben figurare il suo omologo dell’Arpac con dichiarazioni allucinanti. Chissà se un giorno a qualcuno verrà in mente di contestare a lor signori la violazione dell’art.331 del C.P.P.
Concludendo: tra siti di bonifica non bonificati, treni che dal porto di Taranto trasportano rifiuti nell’area di Ferrandina in nome della occupazione di 70 persone, falde acquifere inquinate dalla Val Basento alla Val d’Agri, a Melfi come a Tito, c’è poco da stare allegri.
Occorrerà davvero sudare le proverbiali sette camice per far emergere la verità. La Gomorra lucana è cresciuta anche grazie ai silenzi, all’ignavia e a quel continuo ripetere “va tutto bene”.
Per dirla con il titolo di un vecchio libro di successo: “Io speriamo che me la cavo”.
 

22 ottobre 2009

Dal Greco al Saet la corruzione ci assedia

 

Dal Greco al Saet la corruzione ci assedia

(Il Quotidiano della Basilicata, 22 ottobre 2009)

 

19 ottobre 2009

Dal Greco al Saet la musica non cambia: la corruzione cinge d’assedio il nostro Paese.

Latronico, 18 ottobre 2009

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni.
 
Mentre leggiamo di inadempienze in materia di trasparenza da parte delle Asl lucane, di appalti truccati, di monitoraggi ambientali criptati, giunge dal Consiglio d’Europa la conferma che l’Italia è stretta nella morsa di una corruzione “diffusa e sistemica”.
Il Greco(Groupe d’Etats contre la Corruption) afferma che il fenomeno riguarda in particolare la pianificazione urbanistica, gli appalti pubblici, la gestione dei rifiuti e la sanità.
Gioverà ricordare che il Procuratore generale della Corte dei Conti, Furio Pasqualucci, nella sua relazione sul rendiconto generale dello Stato, ha affermato che l’impatto del fenomeno corruzione in Italia è stimabile in 60 miliardi di euro. Una tassa occulta che rappresenta un’autentica zavorra, soprattutto per il nostro Mezzogiorno.
Nel rapporto relativo al 2009 del SAET (servizio anticorruzione e trasparenza) troviamo ai primi posti delle classifiche sulla corruzione tutte le regioni del sud. I dati sembrano disegnare un binomio corruzione-povertà in rapporto di causa-effetto.
I rapporti Saet e Greco non fanno che confermare la nostra analisi sugli effetti perniciosi prodotti da un regime corrotto e corruttore.
Il sessantennio partitocratico, che ha fatto seguito al ventennio fascista, ha fatto strame delle regole democratiche, che i padri costituenti intesero porre alla base della nostra Costituzione. Abbiamo provato a raccontare in un dossier intitolato la peste italiana i devastati effetti prodotti dal tradimento del dettato costituzionale. Abbiamo descritto la storia di un paese in cui non vige lo Stato di diritto, in cui la parola democrazia è stata svuotata di ogni contenuto, in cui l’illegalità regna sovrana.
In questo contesto c’è dunque da stupirsi se la corruzione dilaga e distrugge speranze di sviluppo?
Se la legge fondamentale, che dovrebbe essere il presidio del nostro vivere civile, è stata calpestata e vilipesa, c’è da stupirsi del fatto che tutto ciò abbia come conseguenza il dilagare della corruzione e dell’illegalità soprattutto nel nostro Mezzogiorno? Un Sud dove interi territori sono ostaggio della criminalità organizzata, ma anche, o forse soprattutto, delle cosche della partitocrazia, che hanno trasformato le istituzioni in bivacchi dove si fanno gli interessi di famigli e clienti.
In questi anni abbiamo descritto la corruzione endemica, montante e persistente di cui parlano i rapporti del GRECO, del SAET e della Corte dei Conti.
Abbiamo provato a descrivere i perniciosi effetti di un sistema che nega quotidianamente democrazia, legalità, stato di diritto e conoscenza. La partitocrazia crea povertà, ma anche corruzione, e corruzione e povertà viaggiano a braccetto in questo nostro sud soffocato dal binomio Miseria e Malaffare.
Marco Pannella afferma che “la strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di persone”. Quanto sia vera questa affermazione possiamo riscontrarlo anche nelle storie di veleni industriali, figli di veleni politici, che abbiamo raccontato in questi mesi.
In un articolo pubblicato su Left il 28 agosto, Marco Cappato, parlando dei veleni lucani, ha affermato: “La Basilicata è una delle regioni italiane dove è più chiaro come il dissesto idrogeologico sia il frutto di quel “dissesto ideologico” prodotto da sessant’anni di un regime fondato sulla corruzione e l’illegalità.”
Sempre dalle pagine di Left, la deputata Radicale Elisabetta Zamparutti, occupandosi dei veleni industriali e politici della Basilicata, affermava: “Il degrado del nostro territorio da tutti i punti di vista ambientale e idrogeologico è frutto del degrado della classe dirigente del paese.”
In una lettera inviata in questi giorni ai cittadini di Tito abbiamo scritto: “Il piombo, la trielina e le sostanze tossiche presenti nel sottosuolo di Tito stanno al vostro habitat come la tenia partitocratica sta alla democrazia”.
Uno dei capitoli più interessanti de “La Peste Italiana” si intitola Partitocrazia, dissesto idrogeologico, distruzione dell’ambiente. Dopo i fatti di Messina torna attuale. “La strage di legalità ha sempre per corollario, nella storia, la strage di persone”.
Parafrasando Durrenmatt, scrittore amatissimo da Leonardo Sciascia, potremmo dire: “Ancora una volta vogliamo scandagliare scrupolosamente le possibilità che forse restano di ripristinare in questo paese legalità, democrazia, stato di diritto, diritto a conoscere per deliberare.”

15 ottobre 2009

“Chi blocca il lavoro del PM”. Presentata interrogazione a prima firma Elisabetta Zamparutti.

Roma - Potenza, 15 ottobre 2009

Dichiarazione di Elisabetta Zamparutti, Deputato Radicale e Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani

La lettura dell’intervento di Paride Leporace dedicato ai veleni lucani, lascia inquieti e attoniti. Apprendiamo con preoccupazione e stupore del diniego opposto alla richiesta del Pm Basentini finalizzata a poter disporre di strumenti tecnologicamente avanzati da utilizzare nelle indagini sul traffico di rifiuti tossici. In particolare, la Procura di Potenza avrebbe chiesto di poter disporre del sistema di telerilevamento Dedalus, in dotazione alla GDF. Facciamo fatica a comprendere le ragioni del diniego. Comprendiamo, però, benissimo che l’aver negato i mezzi necessari allo svolgimento di un’importante indagine, ha di fatto impedito l’accertamento della verità. Sapere che importanti indagini che riguardano la tutela della salute dei cittadini lucani si sono arenate perché qualcuno ha ritenuto eccessivi i costi derivanti dall’utilizzo di una tecnologia, che sarebbe stata di grande aiuto per gli inquirenti, provoca un moto di indignazione.

INTERROGAZIONE A PRIMA FIRMA ELISABETTA ZAMPARUTTI

Premesso che:
 
da un articolo pubblicato da “Il Quotidiano” della Basilicata del 14 ottobre a firma Paride Leporace emerge che il pubblico ministero Basentini si era attivato per ottenere l’impiego di moderne tecnologie di telerilevamento aereo per poter accertare la presenza di rifiuti tossici in aree della Basilicata;
la tecnologia Lara in dotazione al Cnr è ritenuta utile ai fini delle ricerche di rifiuti tossici così come diverse società pubbliche e private che hanno bisogno di conoscere i diversi parametri delle mutate condizioni naturali ed antropiche del sottosuolo fanno ricorso allo scanner iperspettrale Mivis;
la Guardia di Finanza di Roma risulta inoltre essere dotata di un telerilevamento chiamato Dedalus che è in grado di accertare con sicurezza le aree in cui sono sepolti i rifiuti radioattivi, tecnologia che è stata ad esempio utilizzata in un’inchiesta della Dda pugliese per verificare l’attendibilità di alcune dichiarazioni di un pentito legato alla Sacra corona unita;
come ricordato nell’interrogazione 4-04174, il pentito Fonti ha dichiarato, in merito all’affondamento delle navi dei veleni, che si era deciso di farne affondare “una verso lo Ionio, a Metaponto, e l’altra verso Maratea”;
dopo il ritrovamento del relitto Cetraro, la nave Astrea è giunta nelle acque di Maratea dove sta effettuando ricerche in mare senza punti di riferimento, con l’unico dato a disposizione degli operatori chiamati a scandagliare le acque del Golfo di Policastro consistente nelle indicazioni di alcuni pescatori del posto che hanno parlato di un punto dove spesso le reti si sono impigliate;
a giudizio degli interroganti la vicenda ricorda molto quanto accadde oltre 10 anni fa, quando l’ex sostituto procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri, chiese nel ’95, al Ministero della Giustizia dell’allora Governo Dini risorse che furono negate senza una spiegazione per ricerche che voleva condurre la procura di Reggio Calabria che stava indagando sull’affondamento al largo delle coste calabresi di alcune navi dei veleni;
come ebbe a dire Francesco Neri nel corso di un’audizione in Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti il 18 gennaio 2005 “avevo chiesto alla Nasa di aiutarmi nella ricerca per cui con determinati satelliti saremmo riusciti a trovare le navi” in tutto una trentina;
quando l’indagine passò nelle mani della Dda, il sostituto procuratore Alberto Cisterna ottenne dal Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione a cercare la nave Rigel, ricerca che venne affidata all’Impresub di Trento che scandagliò i fondali nel ’97 costi nettamente superiori a quelli a cui si sarebbe incorsi con l’uso dei satelliti e senza alcun risultato perché, come ebbe a dichiarare lo stesso Cisterna in un articolo pubblicato dal Sole 24 ore del 16 settembre 2009 “le coordinate dichiarate per l’affondamento erano false e la stessa Impresub se ne rese subito conto”;
si chiede di sapere:
per quale motivo non è consentito ai magistrati lucani ricorre al telerilevamento per l’individuazione di rifiuti tossici;
per quale motivo non è consentito verificare l’attendibilità delle dichiarazioni del pentito Fonti con la tecnologia in dotazione alla Guardai di Finanza e denominata Dedalus, come avvenuto nell’inchiesta della Dda pugliese in merito alle dichiarazioni del pentito Annacondia, affidando la ricerca della presunta nave affondata nel Golfo di Policastro ad una imbarcazione che sta procedendo senza coordinate;
quali provvedimenti intendano assumere, a tutela della salute e dell’ambiente, per avviare un monitoraggio satellitare sul piano nazionale della presenza di rifiuti tossici e discariche abusive.
 
 

12 ottobre 2009

Potenza, 30 ottobre 2009

7 ottobre 2009

L'inquinamento e l'Arpab: la confessione del "pio" Bove?(Controsenso, 3 ottobre 2009)

 

L'inquinamento e l'Arpab: la confessione del "pio" Bove?

(Controsenso, 3 ottobre 2009)


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7 ottobre 2009

Non solo "Navi": i veleni ambientali e politici della Basilicata - Conferenza stampa di Radicali Italiani

7 ottobre 2009

Rassegna stampa, 1 ottobre 2009(Veleni e Marinagri)

 

Inquinamento Ofanto: E ora le responsabilità

(Quotidiano della Basilicata, 1 ottobre)

Zamparutti interroga il Ministro

(Il Quotidiano, 1 ottobre 2009)

Bolognetti: nell'eventuale processo costituirsi parte civile

(Nuova del Sud, 1 ottobre)

Vitale chiede danni a Bolognetti e Frammartino

(Il Quotidiano, 1 ottobre)


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26 settembre 2009

Inceneritore Fenice: Servizio Tgr Basilicata, 25 settembre 2009

24 agosto 2009

I Veleni di Tito: Intervista a M. Bolognetti e G. Di Bello

31 luglio 2009

Basilicata: la regione più al verde d'Italia

 

Sicilia e Basilicata ultime(Il Quotidiano, 31 luglio)

Istat 2008

Famiglie lucane: le più povere(Nuova del Sud, 31 luglio)

E' caduta anche l'ultima foglia di fico

25 luglio 2009

I musicisti dell'Arpab

 

I musicisti dell'Arpab

24 luglio 2009

Rassegna stampa, 23 luglio 2009

 

Arpab: Bolognetti attacca, Sigillito replica

(il Quotidiano della Basilicata, 23 luglio 2009)

"Cenzino il giullare"(dal blog di Vito L'Erario)

Radicali-Arpab

(Nuova del Sud, 23 luglio 2009)

 

16 luglio 2009

Marinagri/Toghe lucane: Rassegna stampa, 16 luglio 2009

 

Bolognetti: "Per Marinagri la colpa è anche di chi non ha vigilato"

(da Il Quotidiano della Basilicata, 16 luglio)

Responsabilità limitate?

(da Il Resto, 16 luglio)

 

15 luglio 2009

Marinagri: Non ci convince il fatto che si voglia limitare la responsabilità di quanto avvenuto ai Vitale e al sindaco di Policoro.

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Associazione Radicali Lucani

Il tribunale del Riesame di Catanzaro ha ancora una volta confermato il sequestro del villaggio Marinagri, dolcemente adagiato nella fascia di pertinenza fluviale del Fiume Agri. Per l’ennesima volta, a seguito del sequestro disposto nell’aprile 2008 dall’ex Pm Luigi De Magistris, successivamente confermato da Gip, Riesame e Cassazione, un Tribunale della Repubblica respinge la richiesta di dissequestro, sostenendo che c’è stata truffa e abuso edilizio. Gioverà ricordare che dopo l’approvazione del Pai(Piano di assetto idrogeologico), avvenuta nel gennaio 2002, l’area sulla quale sorge la “Venezia sul Mar Ionio” fu gravata da un vincolo di inedificabilità assoluta. Alla luce del recente pronunciamento del Riesame, ci permettiamo di esprimere nuovamente tutte le nostre perplessità per le decisioni del dr. Capomolla sull’inchiesta Toghe lucane. Non ci convince il fatto che si voglia limitare la responsabilità di quanto avvenuto a Policoro e dintorni ai Vitale e al Sindaco di Policoro. A nostro avviso, occorrerà riflettere sul perché i sopra citati non godano di adeguata compagnia, ad iniziare da quella di alcuni magistrati per eventuale “Culpa in vigilando”.
Approfondimenti

8 luglio 2009

I Veleni di Tito certificati(Il Quotidiano della Basilicata, 8 luglio 2009)

(Un grazie alla Redazione de Il Quotidiano e

al suo direttore Paride Leporace)

 

Da Il Quotidiano della Basilicata, 8 Luglio 2009

Tito Scalo: il sito c’è. E’ la bonifica che manca.

Sull’area l’ombra delle ecomafie

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
In gergo burocratico le chiamano “Conferenze dei servizi decisorie”, in realtà non è dato sapere né cosa decidono, né se le decisioni e gli impegni verranno rispettati. Facciamo un esempio: sulla questione del “Sito di bonifica di interesse nazionale di Tito” si sono susseguite, a partire dal 2002, numerose conferenze dei servizi istruttorie e decisorie. Eppure, a leggere quanto scritto in verbali(top secret), che danno conto della “Conferenza istruttoria” del novembre 2008 e della “Conferenza decisoria” del dicembre 2008, si ricava la sensazione che poco sia stato fatto per risanare l’area di Tito dall’inquinamento e che tanto ci sia da fare.
Roma, 22 dicembre 2008, ore 11.00, negli uffici del Ministero dell’Ambiente si tiene una “Conferenza dei servizi decisoria”, convocata per discutere dello “Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Tito.”
Nelle stanze del Ministero, i convenuti, e tra questi il dott. Francesco Ricciardi in rappresentanza della Regione Basilicata, discutono dei veleni presenti nell’area industriale di Tito.
L’associazione Radicali Lucani ha potuto prendere visione del verbale redatto al termine della “Conferenza dei servizi decisoria” del 22 dicembre 2008. Quello che abbiamo letto non ci è piaciuto.
Dalla lettura del verbale emergono gravi inadempienze e ritardi nell’opera di bonifica, e dati assai preoccupanti che fanno temere che l’inquinamento della falda abbia prodotto danni che vanno ben oltre i perimetri stabiliti dalla burocrazia.
Ma facciamo un passo indietro. Si inizia a parlare della necessità di bonificare l’area industriale di Tito nel febbraio del 2001; pochi mesi dopo, il D.M. 468/2001 istituisce “Il sito di bonifica di interesse nazionale di Tito”; ancora pochi mesi, e nel luglio del 2002, sempre con Decreto ministeriale, si stabilisce il perimetro del sito e parte la fase di caratterizzazione, cioè la fase in cui vengono accertate le effettive condizioni di inquinamento.
Da quel lontano 2002 è tutto un susseguirsi di “Conferenze dei servizi”, fino al 22 dicembre 2008, giorno in cui presso gli uffici del Ministero dell’ambiente si tiene l’ennesima “Conferenza dei servizi decisoria”.
Fatta questa indispensabile premessa, torniamo al verbale che da conto delle decisioni prese nella conferenza del 22 dicembre e che reca in calce le firme dei rappresentati del Ministero dell’Ambiente Mascazzini e Limblici e del dott. Ricciardi.
La fotografia scattata dal Ministero, quella di un’emergenza che, come tutte le “emergenze” italiane, si trascina da troppo tempo, è preoccupante, volendo usare un eufemismo.
Leggiamo di un contesto ambientale “ancora caratterizzato da una pesante contaminazione da tricloroetilene” in quantità tali che fanno temere “la presenza del prodotto libero in falda”.
Il Ministero dell’ambiente afferma: “…a distanza di tre anni e mezzo le aziende e gli altri soggetti interessati hanno dimostrato limitato interesse e volontà nell’adoperarsi per conoscere e quindi, ove possibile, limitare la diffusione dell’inquinante che rappresenta un rilevante pericolo per la salute umana.
Perfetto! Scarso interesse dei soggetti interessati?! E chi sono i soggetti interessati? Chi sono coloro che dovrebbero controllare, monitorare, vigilare? E perché di fronte a quanto di sconcertante leggiamo nel documento ministeriale non è stata aperta un’inchiesta dalla magistratura?
Il Governo, il Ministero, la Regione, la Provincia, il Comune di Tito, L’Arpab, le Aziende, su questa vicenda hanno qualcosa da dichiarare? E soprattutto ci piacerebbe sapere in che percentuale vanno distribuite le responsabilità.
Non è tranquillizzante leggere di monitoraggi incompleti, di dati discordanti, di rifiuti la cui destinazione risulta sconosciuta, di problematiche “non risolte”.
Già, problematiche non risolte e monitoraggi incompleti, così come si afferma nel verbale ministeriale nel quale leggiamo: “Vista la problematica non ancora risolta relativa alla determinazione dei valori di fondo sui parametri ferro e manganese nelle acque di falda nonché la contaminazione da tricloroetilene della stessa, vista la mancanza di informazioni derivanti da un incompleto monitoraggio ha richiesto alla Regione Basilicata che vengano ripristinate quanto prima le condizioni della medesima rete…
Ecco, ci piacerebbe sapere se nel frattempo la rete sia stata ripristinata. Così come ci piacerebbe sapere, come mai nel mese di maggio 2008 nel pozzo S13 è stata riscontrata un’altissima concentrazione di tricloroetilene “non emersa nel mese precedente”.
E visto che ci siamo vorremmo anche sapere se, come da richiesta ministeriale, sono state adottate misure di MISE(Messa in sicurezza d’emergenza) nell’area Ageco. La cosa non è di poco conto, visto che leggiamo di una contaminazione della falda con sostanze dal nome impronunciabile.
A leggere dei veleni presenti a Tito e dintorni ci è venuto il mal di testa. Le domande si affastellano e i dubbi e i sospetti su quanto avviene a Tito e nel nostro territorio regionale crescono. Ci chiediamo se l’inquinamento sia solo frutto di quanto prodotto in loco da aziende come la Daramic o se per caso non ci siano anche fonti “esterne”.
Quali sono le condizioni del torrente Tora e dove stanno finendo gli agenti inquinanti presenti nell’area di Tito? I cittadini lucani che lamentano un aumento delle malattie tumorali nella Val d’Agri, così come in altre zone della regione, sono tutti in preda a stati di allucinazione? O, come pensiamo, c’è una pesante incidenza sulla salute di veleni “ufficiali” e veleni nascosti, magari gestiti dalle ecomafie?
Per quanto riguarda gli inquinanti censiti e monitorati(almeno si spera), chiediamo alla Regione e all’Arpab di rendere note le informazioni di cui dispongono per le zone limitrofe all’area Daramic. A breve, sul sito dell’Associazione Radicali Lucani sarà pubblicato un dossier dedicato all’area industriale di Tito scalo, comprendente filmati e documenti. Pubblicheremo anche integralmente il verbale della “Conferenza dei servizi decisoria” del 22 dicembre 2008, ritenendo in tal modo di onorare l’einaudiano “conoscere per deliberare”. Sulla vicenda Tito, è doveroso citarlo, è intervenuta il 24 marzo 2009 la Ola(Organizzazione lucana ambientalista), con un interessante dossier firmato da Pietro Dommarco. Nel documento dell’Associazione Ambientalista Lucana si chiede a Metapontum Agrobios e all’Arpab la pubblicazione dei dati di cui dispongono, oltre che informazioni per comprendere cosa è stato fatto per incentivare un monitoraggio che, come abbiamo visto, risulta carente. Per quanto ne sappiamo, il verbale del 22 dicembre 2008 è stato trasmesso agli organi di vigilanza e controllo. Non sappiamo, però, se per organo di vigilanza e controllo si intenda anche la magistratura, ma sappiamo che nel documento che abbiamo ripetutamente citato c’è materiale che potrebbe costituire oggetto d’indagine. Osiamo sperare che, dopo 8 anni, l’ennesima “conferenza decisoria” produca finalmente dei risultati. Esprimiamo l’auspicio che tutti gli enti coinvolti ispirino la loro azione al senso di responsabilità, laddove è in gioco la salute dei cittadini e la tutela ambientale.
 
 
 
Approfondimenti
 
Vedi anche
 
N.B.
A breve sul blog dell’Associazione Radicali Lucani la pubblicazione integrale del verbale della “Conferenza dei servizi decisoria”.
 
Info:
Maurizio Bolognetti
3397467366

16 marzo 2008

"Lamorte insulta Colombo"

La-morte è davvero più brutta di come viene dipinta.

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani

“Lamorte insulta Colombo”, così questa mattina titola in prima pagina il Quotidiano della Basilicata. Niente paura! L’indistruttibile senatore a vita Emilio Colombo è vivo e vegeto, e gode, compatibilmente alla sua veneranda età, di buona salute. Il titolo fa riferimento ad un duro attacco pronunciato nei confronti di Emilio Colombo dal segretario personale di Gianfranco Fini, nonchè capolista alla Camera dei deputati in Basilicata, Donato Lamorte.
Il Lamorte, infatti, nel corso della manifestazione di apertura della campagna elettorale della Pdl tenutasi a Potenza, ha definito il senatore Colombo “uno schizofrenico corrotto e anche drogato”.
Il sottoscritto, notoriamente assai lontano da tutto ciò che in questa regione rappresenta quella che l’ex sindaco di Potenza Gaetano Fierro definisce Dc Colombea, ritenendo di avere titoli da poter vantare in materia di denuncia del sistema partitocratico made in Lucania, si consente di definire sgradevole e preoccupante quanto pronunciato dal candidato di AN.
A mio avviso gli esponenti del centrodestra lucano non hanno nessun titolo che li abiliti al ruolo di moralizzatori della vita pubblica regionale.
Lor signori sono a pieno titolo parte integrante del sistema di potere che ha stritolato e continua a stritolare la Basilicata.
Infine, al moralizzatore Lamorte, che tanta simpatia sembra nutrire verso casa Savoia, gioverà chiedere ragione di una sua interrogazione sul “savoiagate”, presentata il 13 luglio 2006. Nell’interrogazione in oggetto ci si riferisce, tra l’altro, ad un “accesso diretto” ai computers degli uffici giudiziari lucani da parte della stampa locale, notizia rivelatasi assolutamente fasulla come tante altre relative alle indagine condotte dalla procura potentina. Suggeriamo a cotanto moralizzatore di leggere con estrema attenzione le migliaia di pagine di intercettazioni telefoniche, ad iniziare dalla conversazione intercorsa tra Salvo Sottile e sua eminenza Bruno Vespa.


Da Il Quotidiano della Basilicata, 16 Marzo


Totò e il Cavaliere

14 marzo 2008

Cit Holding, Bolognetti perplesso


Da Nuova del Sud, 14 Marzo 2008

Leggi l'articolo su Flickr

1 novembre 2007

Il caso de Magistris

Leggi su radioradicale.it

6 ottobre 2007

Caro Mastella, gli unici ad essere linciati e vilipesi siamo noi.

Latronico, 6 ottobre 2007

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani

Apprendo con sorpresa che il signor Ministro Mastella sarebbe stato sottoposto ad “un clima di linciaggio”. Strano, io non ho notato nessun linciaggio, ma solo il tentativo del signor Ministro di impedire la prosecuzione di importanti indagini. Gli unici ad essere linciati sono gli abitanti della Calabria e della Basilicata, costretti a vivere in una realtà che produce illegalità e corruzione, ben descritta dalla trasmissione condotta da Michele Santoro. Caro Mastella, l’unico linciaggio in atto è quello effettuato nei confronti della legalità, della giustizia, dello Stato di diritto.

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