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Intervento di Maurizio Bolognetti
alla Direzione Nazionale Rnp,
22 Settembre 2006
Ascolta!!! Link:
Radioradicale.it



LA DIREZIONE DI RL
CARLO GIORDANO
CARLO BOSSI
SABRINA TRIOLA

ASSOCIAZIONE RADICALI LUCANI
85043 - Latronico
radicalilucani@libero.it


“Comunque penosa sia la situazione
presente,
comunque avanzato sia
il processo
di involuzione confessionale
della nostra Repubblica,
noi, però, non disperiamo.
Sulla storia dell’umanità non cala mai
il sipario,
ed attori del dramma siamo noi,
con la nostra volontà e i nostri ideali.”
Ernesto Rossi (Il Ponte 1959)


“L’idea di libertà è una creazione
di ogni spirito;
imperdonabile errore è considerare
la libertà sotto un profilo storicistico,
strumentale ed utilitaristico.
La libertà è un valore
eterno ed assoluto.”


Carlo Rosselli (Scritti Dell'Esilio)



"La nostra missione è quella di tener
duro quando tutti cedono;
di alzare la fiaccola dell'ideale nella
notte che circonda; di anticipare
con l'intelligenza
e l'azione l'immancabile futuro."

Carlo Rosselli (Scritti dell'Esilio)


"La Libertà significa
il diritto di essere eretici,
non conformisti di fronte
alla cultura ufficiale
e che la cultura, in quanto
cretività sconvolge
la tradizione ufficiale"







 

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Diario
1visite.

14 luglio 2010

Una Basilicata avvelenata dalla mala politica. Il dossier

Per Scaricare il Dossier su radioradicale.it

QUI

13 luglio 2010

La Basilicata avvelenata dalla malapolitica. I veleni industriali e politici della Basilicata - presentazione del dossier curato da Maurizio Bolognetti

22 giugno 2010

Intervista a Maurizio Bolognetti sull'inquinamento dell'invaso del Pertusillo in Basilicata

22 giugno 2010

Basilicata, Zamparutti: grave apprezzamento min. ambiente a funzionari Arpab

4 giugno 2010

da radicali.it

 

Elisabetta Zamparutti, deputata radicale in Commissione Ambiente, sulle parole di apprezzamento dei massimi vertici del Ministero dell’Ambiente  rivolte in una lettera indirizzata al Direttore dell’Arpab Vincenzo Sigillito, ha dichiarato: “Ci sono certamente ottimi tecnici presso l’Arpab che meritano apprezzamento, ma il Ministero prima di esporsi in lodi indirizzate al Presidente dell’Arpab Vincenzo Sigillito, farebbe bene a rispondere alle numerosissime interrogazioni che ho presentato per denunciare la gravissima situazione ambientale della Basilicata ed in particolare il fatto che, quanto all’inquinamento dell’inceneritore Fenice, l’Arpab ha taciuto per oltre un anno gli sforamenti di mercurio.
Il plauso che oggi Sigillito riceve dall’alto, addirittura da Roma, è la conferma che abbiamo colto nel segno, con Maurizio Bolognetti, a chiederne le dimissioni.”

 


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24 maggio 2010

Tgr Basilicata, 22 maggio 2010: Zamparutti e Bolognetti chiedono le dimissioni del direttore dell'Arpab


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10 gennaio 2010

Gazzetta del Mezzogiorno, 10 gennaio 2009

 

Dossier dei Radicali sulle dighe

Bolognetti(Pr) denuncia: "Dighe inquinate"

L'Acqua, la trasparenza e il paradosso dell'Atrazina

"L'acqua è avvelenata". "Non è vero è buona"

L'analisi degli invasi

Domande e risposte

E Bolognetti: "Se vogliono denunciarmi li accompagno in procura"

Ai nostri potabilizzatori non sfugge mai nulla

 

 


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24 novembre 2009

Rassegna stampa, 24 Novembre 2009

 

Chi controlla gli scarichi Itrec?

(Il Quotidiano della Basilicata, 24 Novembre)

Inquinamenti e silenzi

(Il Quotidiano della Basilicata, 24 Novembre)

L'alluvione, 50 anni dopo

(Il Quotidiano della Basilicata, 24 novembre)


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7 novembre 2009

Caso Arpab: rassegna stampa 4-7 novembre 2009

 

"Ancora altre ombre sul suolo del direttore dell'Arpab"

(Il Quotidiano, 4 Novembre 2009)

Il caso Seveso e la Val D'Agri

(Il Quotidiano, 5 Novembre 2009)

Fermate Fenice

(Il Quotidiano, 5 Novembre 2009)

Fenice, la patata bollente a Santochirico

(Il Quotidiano, 6 Novembre 2009)

"La Regione sapeva. In rete il verbale"

(Il Quotidiano, 7 novembre 2009)

Caso Arpab: E' esplosa la bomba

(Il Quotidiano, 7 novembre 2009)

29 ottobre 2009

Per amore di verità

 Latronico, 28 ottobre 2009

In questa vicenda di Fenice stiamo perdendo tutti e di certo per l’ennesima volta ha perso la legalità e lo Stato di diritto.
Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni.
Mentre noi parliamo di salvaguardia ambientale, di tutela della salute pubblica e del diritto a conoscere per deliberare dei cittadini lucani, c’è chi continua a menare il can per l’aia e a depistare. In questa vicenda di Fenice stiamo perdendo tutti e di certo per l’ennesima volta ha perso la legalità e lo Stato di diritto.  In questa storia di Fenice sta perdendo la Basilicata, stanno perdendo i cittadini del vulture, sta perdendo la democrazia, sta perdendo la trasparenza. Qualcuno fa finta di non vedere la gravità di quanto è accaduto. Le dichiarazioni dell’Arpab e gli interventi di alcuni sponsor fanno emergere l’assoluto disprezzo che alcuni nutrono nei confronti del diritto a conoscere per deliberare dei cittadini lucani. Abbiamo le mani nude di potere. Le nostre armi sono l’amore che nutriamo verso la nostra terra e la sete di verità. C’è chi venderebbe l’anima per respirare l’inebriante fumo che sale dalle stanze del potere. Noi preferiamo mantenere la barra dritta e continuare a produrre documenti sulla Lucania massacrata dai veleni industriali e politici. Siamo pronti ad accompagnare chi lo volesse in un tour della monnezza. Abbiamo sete di verità e rivendichiamo il nostro diritto alla conoscenza. Una volta di più restiamo attoniti di fronte alle dichiarazioni provenienti dall’Arpab. Tra i compiti dell’Agenzia c’è quello di informare i cittadini e le istituzioni. La “discrezionalità” manifestata dall’Arpab sulla vicenda Fenice è a dir poco sconcertante e, a nostro avviso, penalmente rilevante.  Il Direttore dell’Arpab divulghi subito le analisi effettuate dal 2002 in poi. L’Arpab metta a disposizione di tutti le analisi effettuate a valle dell’impianto(ammesso che esistano). Vorremmo ricordare all’illustre Direttore che la stessa Fenice parla della necessità “di intercettare in prossimità delle sorgenti la contaminazione da solventi organo clorurati”(vedi documento 7 ottobre 2009).
L’immaginifico Direttore dell’Arpab farebbe bene a leggere il comma 1 dell art. 244 del D.lgs 152/2006.


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29 ottobre 2009

E su Fenice l’Arpab tirò fuori il coniglio dal cilindro.

Latronico, 28 ottobre 2009

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
Dopo mesi d’attesa sull’inquinamento determinato da Fenice, l’Arpab tira fuori dal cappello a cilindro l’ennesima risposta ad effetto tesa a confondere le acque e le idee. Dopo aver dichiarato nell’ordine che non era loro compito informare, che non lo hanno fatto per non creare allarmismi, adesso è la volta della versione più spettacolare di tutte: non hanno informato perché la contaminazione era circoscritta all’area dell’impianto. Sigillito e soci purtroppo continuano a non rispondere ad una semplicissima domanda: se sapevate dal febbraio 2008 di una presenza di mercurio in falda, 140 volte superiore ai limiti previsti dalla legge, perché non lo avete comunicato al sindaco di Melfi e ai cittadini?
Dalla super lottizzata agenzia per l’ambiente arrivano a sostenere che hanno aspettato perché il tasso di inquinamento riscontrato era solo 10 volte superiore ai valori previsti dal D.lgs 152/2006. Siamo al paranormale. Sigillito e soci ormai sono diventati specialisti in arrampicata sugli specchi.
Vorremmo ricordare a Sigillito e ai suoi fidi scudieri e sponsor alcuni dati riscontrati dall’Arpab c/o il pozzo n°6: Febbraio 2008, presenza di mercurio 140 volte superiore ai parametri;Marzo 2008, presenza di mercurio 12 volte superiore alla norma; Luglio 2008, presenza di mercurio 70 volte superiore alla norma; Settembre 2008, presenza di mercurio 90 volte superiore alla norma; Dicembre 2008, presenza di mercurio 100 volte superiore alla norma; Gennaio 2009, presenza di Mercurio 33 volte superiore alla norma. Eppure l’Arpab attende fino al 3 marzo 2009 per comunicare al Sindaco di Melfi un superamento dei parametri.
Verrebbe da dire al signor Sigillito: caro Direttore, il coniglio adeguatamente concordato con chi di dovere, lo rimetta nel cappello. Ccà nisciuno è fesso!
 


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22 ottobre 2009

Inceneritore Fenice: Tiremm Innanz

 

"Arpab: Questo è depistaggio"

(Il Quotidiano della Basilicata, 21 ottobre 2009)

Inceneritore Fenice: Tiremm Innanz

(Da Sito OLA, 21 ottobre 2009)

 

 

 


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20 ottobre 2009

Notiziario RR, 19 ottobre 2009

7 ottobre 2009

L'inquinamento e l'Arpab: la confessione del "pio" Bove?(Controsenso, 3 ottobre 2009)

 

L'inquinamento e l'Arpab: la confessione del "pio" Bove?

(Controsenso, 3 ottobre 2009)


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28 settembre 2009

Inquinamento Fenice, Bolognetti su dichiarazioni di Bove al Tg3

 

Inquinamento Fenice, Bolognetti su dichiarazioni di Bove al Tg3

(Nuova del Sud, 28 settembre 2009)


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28 settembre 2009

Dopo le dichiarazioni rese al Tgr Basilicata per alcuni dirigenti Arpab si configura la violazione dell’art. 331 c.p.p.

Latronico, 26 settembre 2009

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni.
Confesso di avere dei limiti e quindi faccio fatica ad interpretare le dichiarazioni del dr. Bruno Bove, coordinatore provinciale dell’Arpab.
Il dr. Bove ha dichiarato, attraverso i microfoni del Tgr Basilicata, che l’Arpab sapeva dell’inquinamento della falda del fiume Ofanto dal marzo del 2008.
Testualmente, nel servizio del Tgr Basilicata del 25 settembre(ore 19.30) viene attribuita al Bove la seguente dichiarazione: “Già dal marzo del 2008 eravamo a conoscenza dei livelli preoccupanti di mercurio nella falda, ma non spettava al nostro Ente lanciare l’allarme per legge è Fenice a dover comunicare entro 24 ore il superamento della soglia.
Una dichiarazione sconcertante se si considera la mission dell’Agenzia per l’ambiente e il fatto che dal 2002 l’Arpab è tenuta al monitoraggio delle matrici ambientali del vulture-melfese.
Temo che l’Arpab stia vivendo una grave crisi d’identità. L’operato dell’Agenzia fa a pugni con quanto è dato leggere sul sito della stessa: “L’Agenzia regionale per la Protezione dell’Ambiente della Basilicata(Arpab) è preposta al monitoraggio e al controllo dei fattori di rischio per la protezione dell’ambiente, informa la cittadinanza sullo stato dell’ambiente e promuove cultura e comportamenti coerenti con i principi e gli obiettivi dello sviluppo sostenibile”.
Fatto sta che da questo bel quadretto emerge la definitiva conferma che per almeno 13 mesi, e sottolineo “almeno”, nessuno ha comunicato al Sindaco di Melfi, al Prefetto e a tutti gli enti interessati la presenza di agenti inquinanti cancerogeni nella falda acquifera del fiume Ofanto.
La dichiarazione di Bove non solo è sconcertante, non solo ci ha lasciati attoniti, ma da essa emerge una chiara e macroscopica notizia di reato: omissione di atti d’ufficio, violazione dell’art. 331 del codice di procedura penale.
L’Arpab non solo era tenuta a comunicare l’inquinamento in atto, ma era obbligata a farlo. Rientra nella sua mission, rientra nei suoi compiti istituzionali. Davvero facciamo fatica a capire, caro dr. Bove: a marzo 2008 non avvertite l’obbligo di segnalare e un anno dopo, il 3 marzo del 2009, invece decidete di informare il Sindaco della città federiciana e lo fate addirittura in anticipo sulla comunicazione che Fenice invia allo stesso sindaco di Melfi. Misteri dell’Arpab e cioè di un’agenzia gestita con criteri che nulla hanno a che fare con la tutela ambientale, ma molto con pratiche nepotistiche e lottizzatorie.
Da tutta questa vicenda si ricava la sgradevole sensazione che l’Arpab difenda interessi assai poco legati alla tutela della salute dei cittadini lucani.
I 105000 euro dello stipendio da dirigente, incassati dal dr. Bove, sono spesi davvero male. Suggeriamo, una volta di più, al direttore dell’Arpab di rassegnare le dimissioni ed analogo suggerimento rivolgiamo al Coordinatore Provinciale.
Non possiamo permetterci di continuare a tenere a libro paga della collettività funzionari che non comprendono l’importanza del ruolo che sono chiamati ad esercitare.
Propongo all’Assessorato regionale all’ambiente di aggiungere all’acronimo Arpab il sottotitolo “Niente vidi, niente sacciu, niente sentii.
E speriamo che anche dalle parti del Dipartimento ambiente non abbiano avuto la notizia dell’inquinamento già a febbraio/marzo del 2008.
 
Approfondimenti
 
 

26 settembre 2009

Inceneritore Fenice: Servizio Tgr Basilicata, 25 settembre 2009

22 settembre 2009

Inceneritore Fenice: lettera aperta alla Procura della Repubblica di Melfi

 

Inquinamento dell'Ofanto: Lettera al Procuratore

(da Il Quotidiano della Basilicata, 22 settembre 2009)

LINK1

LINK2

13 settembre 2009

Rassegna stampa, 10 settembre

 

Ancora ombre sull'inquinamento del fiume Ofanto

(Nuova del Sud, 10 settembre)

Vulture-Melfese dall'Arpab silenzio

(Il Quotidiano, 10 settembre)

 

27 agosto 2009

da Il Quotidiano della Basilicata, 27 agosto

 

On-line l'intervista a Giuseppe Di Bello

(Il Quotidiano della Basilicata, 27 agosto 2009)


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27 agosto 2009

I Veleni di Tito: Maurizio Bolognetti intervista Giuseppe Di Bello

I Veleni di Tito: Siamo sicuri che l’Ente più idoneo ad effettuare la bonifica sia l’ASI?
 
On-line sul Blog di Radicali Lucani intervista a Giuseppe Di Bello
 
Bene Regione ed Arpab, ma occorre più trasparenza e accelerare i tempi della bonifica.
 
Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
Più mi occupo dei veleni di Tito, più mi rendo conto che siamo nelle mani di gente senza scrupoli, che può agire indisturbata grazie al silenzio e all’afasia di quelli che sanno e non parlano e, dunque, diventano complici. Non è così per il Tenente Peppe Di Bello della Polizia Provinciale di Potenza, che in materia di reati ambientali ne ha viste di tutti i colori, eppure ogni volta che parla di Tito non riesce a nascondere il suo sdegno.
Il 16 ottobre del 1996, il Dipartimento ambiente della Regione Basilicata, nel rispondere ad una richiesta di Via(Valutazione d’impatto Ambientale) inoltrata dall’ASI, in riferimento alla discarica di fosfogessi, scrive: “L’area utilizzata è estesa per circa 27000 mq con un’altezza media di circa 4 mt. In seguito, tra il 1987 e il 1990, il sito venne destinato per lo stoccaggio dei fanghi di supero stabilizzati e disidrati provenienti dall’impianto di trattamento delle acque reflue della Città di Potenza e dei nuclei industriali di Potenza e Tito.”
Una dichiarazione che fa decisamente a pugni con quanto certificato 5 anni dopo dal Prof. Mauro Sanna e dal dr. Alessandro Iacucci, che in una consulenza tecnica del 2001 scrivono: “I Fanghi presenti all’interno delle trincee sono da classificare come rifiuti speciali di origine industriale. I fanghi presenti all’interno delle trincee sono da classificare rifiuti speciali codice CER 190804; tali fanghi sono di origine industriale, e non sono fanghi di origine urbana, come riportato nelle progettazioni predisposte dal Consorzio”.
Insomma, di stabilizzato nell’area ex-liquichimica c’è solo l’assenza di bonifica e la certezza che qualcuno si sia arricchito attraverso il traffico di rifiuti tossico-nocivi.
Abbiamo visto che in tutti i documenti si cita ripetutamente l’Asi. Perché? Semplice: dal 31 marzo del 1989, il Consorzio industriale è proprietario della ex-liquichimica.
E proprio il “Consorzio”, con delibera N°263 del 12/11/1997, stipula un contratto con la Carlo Gavazzi Idross SPA per la “Linea trattamento fanghi a servizio dell’impianto di depurazione del comune di Potenza”.
Il 19 giugno 1998, la Gavazzi spa, con sede a Catanzaro, subappalta il servizio alla società Bioeco, che nel frattempo è stata convenientemente sciolta.
Il 6 novembre del 2008, due commissari, un presidente del Consorzio Asi e alcuni amministratori delle ditte Carlo Gavazzi e Bioeco vengono accusati di aver gestito nell’area una discarica di rifiuti tossico-nocivi non autorizzata.
Non voglio trarre conclusioni, a farlo saranno i lettori, ma mi preme sottolineare che tra il 1995 e il 2001 i fanghi industriali presenti nell’area con il loro carico di veleni si sono moltiplicati. Lì, nelle trincee, all’interno della vasca fosfogessi, giacciono su un doppio strato di contenitori in PVC oltre 250000 tonnellate di fanghi industriali coperti e circondati da fosfogessi.
Flashback: si torna al 1995, anno in cui la società Ecosistemi, su incarico del “Consorzio”, redige un progetto di bonifica. Nel progetto ecosistemi si parla della necessità di procedere alla bonifica della discarica fosfogessi, con rimozione e trattamento dei fanghi stoccati al suo interno.  Domanda: ma non si era detto nel 1996 che i fanghi erano stati trattati?
Gli ottimi Sanna e Iacucci, in relazione al progetto Ecosistemi, scrivono: ”…si deve rilevare che la società Ecosistemi ha svolto un numero di analisi eccessivo rispetto alla reale necessità…”.
Capito? Analisi eccessive che fanno il paio con l’eccesso di consulenze e con i 4 milioni di euro che non si riesce a capire come siano stati spesi.
E a proposito di analisi verrebbe da chiedere al “Consorzio” quanto ha speso in questi anni per analisi  e se abbia mai versato soldi per attività di monitoraggio alla stessa Arpab.
Così come verrebbe da chiedere ad Unibas di uno studio che viene citato nella relazione del Dipartimento ambiente della Regione, dal quale pure emerge una qualche preoccupazione sulla situazione dell’area ex-liquichimica. E dato che ci piace osare, vorremmo sapere anche da chi fu commissionato quello studio.
Non ce ne vorranno quelli dell’Asi se affermiamo che alla luce di quanto va emergendo riteniamo che il “Consorzio” sia il soggetto meno adatto a procedere alla bonifica del sito di interesse nazionale di Tito Scalo. E’ sotto la gestione del Consorzio che la discarica piena zeppa di rifiuti tossico-nocivi è nata ed è durante la gestione del Consorzio che i fanghi si sono moltiplicati. Avessi un nichelino per ogni grammo di veleni dispersi a Tito, sarei un uomo ricco. Avessi un nichelino per ogni consulenza affidata sulla vicenda di Tito, vivrei di rendita. Questa di Tito è una storia che fa emergere per l’ennesima volta il perverso intreccio di poteri che continua ad arrecare danno a questa nostra bella terra di Basilicata. Quello che leggiamo conferma sempre più che i veleni di Tito sono figli di un sistema che produce corruzione e malaffare. Potremmo definire la storia di Tito una storia di ordinaria follia e, di certo, di avidità, in una Basilicata che sembra essere diventata crocevia di un ricco traffico di rifiuti.
Inutile illudersi: le rotte della monnezza e degli affari sulla monnezza toccano anche noi. In queste ore abbiamo raccolto la preziosa testimonianza di Giuseppe Di Bello, che ha una grave colpa: vuole svolgere il lavoro per cui è pagato. Spero che in molti decideranno di ascoltare e guardare l’intervista, che è l’ideale prosecuzione della video-inchiesta realizzata il 16 luglio.
P.S.
Intanto, in data 22 luglio(3 giorni dopo la manifestazione Radicale a Tito), l’ARPAB afferma in una nota che “la problematica dei fanghi industriali debba essere affrontata in sede di bonifica”. In data 7 agosto, la Regione Basilicata, con una nota a firma del dr. Francesco Ricciardi, ha chiesto al “Consorzio” di potenziare l’emungimento delle acque di falda inquinate e ha preannunciato un incontro al “fine di quantificare ed erogare le risorse finanziarie necessarie alla bonifica”. Ovviamente abbiamo acquisito i documenti citati per vie non ufficiali. Spero che il dr. Sigillito e il dr. Ricciardi non ce ne vogliano se ci facciamo quelli che sono affari nostri e di tutti i cittadini lucani. Forse è giunto il momento di smetterla con le mezze verità e raccontare ai cittadini di Tito e della Basilicata come stanno le cose.
Approfondimenti
Uno dei contenitori in PVC rotto e affiorato(vedi schema trincee)
Ulteriori approfondimenti
 
 
 

26 agosto 2009

Un affitto d'oro per la sede Arpab

 

Un affitto d'oro per la sede Arpab

(Il Quotidiano della Basilicata, 24 agosto)


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24 agosto 2009

I Veleni di Tito: Intervista a M. Bolognetti e G. Di Bello

8 agosto 2009

"Mettete in sicurezza i fanghi di Tito!"

 

Ultimatum ministeriale alla Basilicata

(Il Resto, 8 agosto)

5 agosto 2009

Arpab, una sede a peso d'oro(da Il Quotidiano della Basilicata, 5 agosto 2009)

 

Arpab, una sede a peso d'oro

di Maurizio Bolognetti


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4 agosto 2009

L’Arpab cerca casa(parte seconda)

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Associazione Radicali Lucani e Consigliere Ass. Coscioni

Per l’Agenzia regionale per l’Ambiente, come abbiamo avuto modo di raccontare, la trasparenza è un optional, ma lor signori sembrano non badare a spese per la gloria dell’Agenzia e del suo direttore generale. E’ il caso dello stabile preso in affitto da Arpab in quel di Matera.  Nel gennaio 2007, L’Agenzia emette un avviso pubblico per la ricerca di un immobile nella Città dei Sassi. Il dettagliatissimo bando, qualcuno dice anche troppo dettagliato, elenca le caratteristiche che dovrà avere l’immobile. Nel gennaio 2008, l’Arpab abbandona la vecchia sede di via Agna e si trasferisce nello stabile di proprietà di tale Giovanni Castellano.
Ed è qui che iniziano le sorprese. Il punto F del bando richiedeva, come ovvio, il pieno rispetto della normativa antincendio; eppure, a distanza di 18 mesi, l’immobile locato da Arpab manca ancora di un’uscita di sicurezza.  Come se non bastasse, a causa di problemi all’impianto idrico, già presenti al momento della consegna dello stabile, l’attività di laboratorio è partita con mesi di ritardo. Incredibile, considerando il fatto che l’attività di laboratorio è, o dovrebbe essere, la principale attività dell’Agenzia, oltre, naturalmente, alle pubbliche relazioni ottimamente gestite dal suo direttore. L’immagine è importante, per carità, ma le analisi di laboratorio lo sono altrettanto, almeno agli occhi di un profano. Inoltre, sembrerebbe che, nonostante il dettagliatissimo bando, l’Arpab abbia preso in affitto uno stabile privo di licenza edilizia.
Dulcis in fundo la questione dell’affitto. Ventiduemila euro al mese per il signor Castellano, a cui vanno aggiunti altri sessantamila euro all’anno per la manutenzione ordinaria, versati allo stesso Castellano. Totale 324000 euro all’anno, che per sei anni(la durata del contratto) fanno 1.944.000 euro.
A noi sembrano troppi, soprattutto considerando il mancato rispetto delle prescrizioni contenute nel bando di gara. 
Approfondimenti
L’Arpab cerca Casa(Fai Notizia, 3 agosto)


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30 luglio 2009

Rassegna stampa, 30 luglio

 

(Nuova del Sud, 30 luglio)
di Carla Zita
 
(il Quotidiano, 30 luglio)
 
Potenza, 29 luglio 2009

30 luglio 2009

Rassegna stampa, 29 luglio

 

(Il Resto, 29 luglio)
 
(Nuova del Sud, 29 Luglio)
 
(Il Quotidiano, 29 luglio)
 
(Il Quotidiano, 29 luglio)
 
(Gazzetta del Mezzogiorno, 29 luglio)
 
Potenza, 29 luglio 2009
"Contro i veleni industriali e politici della Basilicata"
 
 
 

26 luglio 2009

Rassegna stampa, 25 luglio

 

Le domande Radicali sui veleni di Tito

Il Quotidiano della Basilicata, 25 luglio

La mancata bonifica di Tito merita un'azione incisiva

Nuova del Sud, 25 luglio

25 luglio 2009

I musicisti dell'Arpab

 

I musicisti dell'Arpab

24 luglio 2009

Il Maratoneta - Trasmissione dell' Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica

Nella trasmissione collegamento con Maurizio Bolognetti


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