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Intervento di Maurizio Bolognetti
alla Direzione Nazionale Rnp,
22 Settembre 2006
Ascolta!!! Link:
Radioradicale.it



LA DIREZIONE DI RL
CARLO GIORDANO
CARLO BOSSI
SABRINA TRIOLA

ASSOCIAZIONE RADICALI LUCANI
85043 - Latronico
radicalilucani@libero.it


“Comunque penosa sia la situazione
presente,
comunque avanzato sia
il processo
di involuzione confessionale
della nostra Repubblica,
noi, però, non disperiamo.
Sulla storia dell’umanità non cala mai
il sipario,
ed attori del dramma siamo noi,
con la nostra volontà e i nostri ideali.”
Ernesto Rossi (Il Ponte 1959)


“L’idea di libertà è una creazione
di ogni spirito;
imperdonabile errore è considerare
la libertà sotto un profilo storicistico,
strumentale ed utilitaristico.
La libertà è un valore
eterno ed assoluto.”


Carlo Rosselli (Scritti Dell'Esilio)



"La nostra missione è quella di tener
duro quando tutti cedono;
di alzare la fiaccola dell'ideale nella
notte che circonda; di anticipare
con l'intelligenza
e l'azione l'immancabile futuro."

Carlo Rosselli (Scritti dell'Esilio)


"La Libertà significa
il diritto di essere eretici,
non conformisti di fronte
alla cultura ufficiale
e che la cultura, in quanto
cretività sconvolge
la tradizione ufficiale"







 

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6 settembre 2010

Dibattito: Ambiente, Rifiuti e … Sviluppo Per una Basilicata Verde. Intervengono Bolognetti(radicali), Brutti(IDV), Mazzilli(WWF)

Ambiente, Rifiuti e … Sviluppo Per una Basilicata Verde

 

Confronto pubblico a più voci

Lunedì, 6 settembre 2010 ore 18:00 FRANCAVILLA SUL SINNI - Villa Comunale

Saluti: Sergio Manieri Coordinatore Provinciale IDV Potenza

Introduzione: Antonio Amatucci Responsabile provinciale Acqua e Petrolio

Interventi: Paolo Brutti Responsabile IDV Dipartimento Ambiente Territorio e Infrastrutture

Vito Mazzilli Presidente WWF di Basilicata

Maurizio Bolognetti Direzione Nazionale Radicali Italiani

Enzo Bonafine Comitato NO MERCURE

Massimo Macchia Assessore Provinciale all’Ambiente Vice Presidente Provincia di Potenza

Dibattito organizzato dall'IDV

Al termine dell'incontro confronto tra Vito De Filippo e Felice Belisario

3 febbraio 2010

Rassegna stampa, 1-2 febbraio 2010

 

Acqua in Basilicata e memoria storica

(Gazzetta del Mezzogiorno, 2 Febbraio 2010)

"Altro che acqua pura"

(Nuova del Sud, 1 febbraio 2010)

Qualità delle acque: i dati dei Radicali

(Il Quotidiano della Basilicata, 1 Febbraio 2010)


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20 ottobre 2009

BluTV, 19 ottobre 2009

20 ottobre 2009

Notiziario RR, 19 ottobre 2009

19 ottobre 2009

Rassegna stampa, 19 ottobre 2009

 

Radicali: Sit-In all'Arpab

(Il Quotidiano della Basilicata, 19 ottobre)

Radicali: "Perchè gli strumenti non sono stati concessi al Pm)

(Il Quotidiano della Basilicata, 19 ottobre)

Fenice, L'Arpab diffonde i dati

(Nuova del Sud, 19 ottobre)

15 ottobre 2009

“Chi blocca il lavoro del PM”. Presentata interrogazione a prima firma Elisabetta Zamparutti.

Roma - Potenza, 15 ottobre 2009

Dichiarazione di Elisabetta Zamparutti, Deputato Radicale e Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani

La lettura dell’intervento di Paride Leporace dedicato ai veleni lucani, lascia inquieti e attoniti. Apprendiamo con preoccupazione e stupore del diniego opposto alla richiesta del Pm Basentini finalizzata a poter disporre di strumenti tecnologicamente avanzati da utilizzare nelle indagini sul traffico di rifiuti tossici. In particolare, la Procura di Potenza avrebbe chiesto di poter disporre del sistema di telerilevamento Dedalus, in dotazione alla GDF. Facciamo fatica a comprendere le ragioni del diniego. Comprendiamo, però, benissimo che l’aver negato i mezzi necessari allo svolgimento di un’importante indagine, ha di fatto impedito l’accertamento della verità. Sapere che importanti indagini che riguardano la tutela della salute dei cittadini lucani si sono arenate perché qualcuno ha ritenuto eccessivi i costi derivanti dall’utilizzo di una tecnologia, che sarebbe stata di grande aiuto per gli inquirenti, provoca un moto di indignazione.

INTERROGAZIONE A PRIMA FIRMA ELISABETTA ZAMPARUTTI

Premesso che:
 
da un articolo pubblicato da “Il Quotidiano” della Basilicata del 14 ottobre a firma Paride Leporace emerge che il pubblico ministero Basentini si era attivato per ottenere l’impiego di moderne tecnologie di telerilevamento aereo per poter accertare la presenza di rifiuti tossici in aree della Basilicata;
la tecnologia Lara in dotazione al Cnr è ritenuta utile ai fini delle ricerche di rifiuti tossici così come diverse società pubbliche e private che hanno bisogno di conoscere i diversi parametri delle mutate condizioni naturali ed antropiche del sottosuolo fanno ricorso allo scanner iperspettrale Mivis;
la Guardia di Finanza di Roma risulta inoltre essere dotata di un telerilevamento chiamato Dedalus che è in grado di accertare con sicurezza le aree in cui sono sepolti i rifiuti radioattivi, tecnologia che è stata ad esempio utilizzata in un’inchiesta della Dda pugliese per verificare l’attendibilità di alcune dichiarazioni di un pentito legato alla Sacra corona unita;
come ricordato nell’interrogazione 4-04174, il pentito Fonti ha dichiarato, in merito all’affondamento delle navi dei veleni, che si era deciso di farne affondare “una verso lo Ionio, a Metaponto, e l’altra verso Maratea”;
dopo il ritrovamento del relitto Cetraro, la nave Astrea è giunta nelle acque di Maratea dove sta effettuando ricerche in mare senza punti di riferimento, con l’unico dato a disposizione degli operatori chiamati a scandagliare le acque del Golfo di Policastro consistente nelle indicazioni di alcuni pescatori del posto che hanno parlato di un punto dove spesso le reti si sono impigliate;
a giudizio degli interroganti la vicenda ricorda molto quanto accadde oltre 10 anni fa, quando l’ex sostituto procuratore di Reggio Calabria Francesco Neri, chiese nel ’95, al Ministero della Giustizia dell’allora Governo Dini risorse che furono negate senza una spiegazione per ricerche che voleva condurre la procura di Reggio Calabria che stava indagando sull’affondamento al largo delle coste calabresi di alcune navi dei veleni;
come ebbe a dire Francesco Neri nel corso di un’audizione in Commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti il 18 gennaio 2005 “avevo chiesto alla Nasa di aiutarmi nella ricerca per cui con determinati satelliti saremmo riusciti a trovare le navi” in tutto una trentina;
quando l’indagine passò nelle mani della Dda, il sostituto procuratore Alberto Cisterna ottenne dal Ministero dell’Ambiente l’autorizzazione a cercare la nave Rigel, ricerca che venne affidata all’Impresub di Trento che scandagliò i fondali nel ’97 costi nettamente superiori a quelli a cui si sarebbe incorsi con l’uso dei satelliti e senza alcun risultato perché, come ebbe a dichiarare lo stesso Cisterna in un articolo pubblicato dal Sole 24 ore del 16 settembre 2009 “le coordinate dichiarate per l’affondamento erano false e la stessa Impresub se ne rese subito conto”;
si chiede di sapere:
per quale motivo non è consentito ai magistrati lucani ricorre al telerilevamento per l’individuazione di rifiuti tossici;
per quale motivo non è consentito verificare l’attendibilità delle dichiarazioni del pentito Fonti con la tecnologia in dotazione alla Guardai di Finanza e denominata Dedalus, come avvenuto nell’inchiesta della Dda pugliese in merito alle dichiarazioni del pentito Annacondia, affidando la ricerca della presunta nave affondata nel Golfo di Policastro ad una imbarcazione che sta procedendo senza coordinate;
quali provvedimenti intendano assumere, a tutela della salute e dell’ambiente, per avviare un monitoraggio satellitare sul piano nazionale della presenza di rifiuti tossici e discariche abusive.
 
 

7 ottobre 2009

Non solo "Navi": i veleni ambientali e politici della Basilicata - Conferenza stampa di Radicali Italiani

30 settembre 2009

Fenice: L’amministrazione comunale di Melfi, le Associazioni e i Comitati si costituiscano parte civile.

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni

Fa piacere apprendere che dopo la denuncia fatta dai Radicali e il tempestivo intervento del Sindaco di Melfi, Ernesto Navazio, che certo non si è accodato al silenzio omertoso di questi mesi, l’inchiesta della Procura di Melfi abbia subito un’accelerazione. Ci auguriamo che nelle prossime ore emergano con chiarezza tutte le responsabilità di Fenice e Arpab. In un servizio trasmesso dal Tgr Basilicata, il sostituto procuratore della Repubblica Renato Arminio ha affermato che sarebbe stato irresponsabile sequestrare il forno rotante dell’inceneritore Fenice. Da profani ci chiediamo se il procuratore debba ispirare la sua azione al senso di responsabilità o a quanto previsto dalle leggi.
Nelle scorse ore abbiamo presentato un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica di Potenza, perché abbiamo ravvisato nelle dichiarazioni rilasciate dal dr. Bove la violazione dell’art. 331 del c.p.p.
Ci chiediamo se, negli ultimi sette mesi, il dott. Arminio, oltre a sequestrare i dati inerenti alle matrici ambientali acqua e terra, abbia sentito i vertici dell’Arpab.
Gioverà ribadire che tutta questa sporca vicenda ha fatto emergere, una volta di più, la totale mancanza di rispetto del diritto a conoscere per deliberare dei cittadini lucani.
Da anni non un solo dato inerente ai monitoraggi ambientali di alcune matrici è stato pubblicato sul sito dell’Arpab.
Le motivazioni utilizzate dal Direttore dell’Agenzia per l’Ambiente per negare la diffusione dei dati sono, a nostro avviso, inconsistenti.
A sette mesi di distanza dalla comunicazione Arpab-Fenice, che ha fatto emergere l’inquinamento della falda acquifera del fiume Ofanto, non conosciamo ancora le cause che hanno determinato la presenza di alcuni agenti inquinanti quali la trielina.
Da mesi nessuno risponde alle nostre domande sull’idoneità dell’impianto consortile a trattare le acque reflue provenienti dall’inceneritore.
Alla luce di quanto sta emergendo, non comprendiamo perché si parli di una comunicazione giunta con 34 giorni di ritardo. A noi risulta che Fenice sapesse già dal febbraio 2008 essere in atto un inquinamento della falda e, dopo le dichiarazioni rese da Bove al tgr Basilicata, è fatto conclamato che anche l’Arpab fosse a conoscenza da almeno un anno dell’ inquinamento in atto del fiume Ofanto.
Di certo in una delibera, emanata dal primo cittadino della città federiciana il 22 maggio 2009, è dato leggere quanto segue: “Allo stato attuale la Fenice spa non ha posto in essere gli interventi di messa in sicurezza idonei a garantire la sicurezza dei luoghi ed un efficiente contenimento dello stato di inquinamento delle acque sotterranee.
Di certo possiamo affermare che la trasparenza, di cui si parla in alcune delibere regionali, è restata lettera morta. Ad oggi, tutto ciò che ha riguardato Fenice e dintorni è stato gestito come se si trattasse di segreti di stato: un omissis lungo 10 anni.
Ci permettiamo di rivolgere un suggerimento all’amministrazione comunale di Melfi, ai comitati, alle associazioni ambientaliste o sedicenti tali, alle associazioni agricole: costituitevi parte civile nel procedimento che ci auguriamo possa aprirsi a breve.
Non vorremmo che anche le macroscopiche ipotesi di reato che emergono dalla vicenda Fenice cadano in prescrizione, come avvenuto per la vicenda di Tito.

26 settembre 2009

Inceneritore Fenice: Servizio Tgr Basilicata, 25 settembre 2009

25 settembre 2009

Inceneritore Fenice: Rassegna stampa, 25 settembre 2009

 

Navazio scrive alla Procura: sarebbe uno scenario inquietante.

(Nuova del Sud, 25 settembre 2009)

Navazio scrive alla Procura: accertare responsabilità

(Il Quotidiano della Basilicata, 25 settembre 2009)

19 settembre 2009

Bolognetti: si trovino i fondi per la bonifica

 

Bolognetti: si trovino i fondi per la bonifica

(Il Quotidiano della Basilicata, 19 settembre 2009)


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8 settembre 2009

I Veleni di Tito: nuova interrogazione di Elisabetta Zamparutti

 

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1 settembre 2009

Rassegna Stampa

 

"A CHI GIOVA L'EMERGENZA RIFIUTI"

(Il Quotidiano, 1 settembre 2009)

"LEFT SI OCCUPA DEI VELENI DI TITO"

(Il Quotidiano, 30 agosto 2009)

30 agosto 2009

Dal Blog la Voce dell'Emergenza

 

Basilicata: I Veleni di Tito Scalo in Procura

28 agosto 2009

Emergenza rifiuti in Basilicata: La Bella addormentata nell’Acta

Latronico, 28 agosto 2009

Gran parte delle discariche sul territorio regionale sono di vecchia concezione, cioè scarsamente impermeabilizzate sul fondo, senza un sistema di collettamento e recupero energetico biogas e prive di gran parte degli accorgimenti che impediscono la contaminazione con le matrici ambientali a contatto.
Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
Chissà se l’assessore all’ambiente Vincenzo Santochirico conosce la favola della “Bella addormentata nel bosco”. Mentre la Basilicata rischia un tracollo in perfetto stile bassoliniano, il buon Vincenzo appare in balia degli eventi, o forse sarebbe meglio dire dei sacchetti. Santochirico è il capitano di una nave carica di monnezza che sta per affondare. L’Assessore, beato lui, vive nel mondo dorato delle favole; lo si potrebbe definire “la bella addormentata nell’Acta”. Le discariche sono sature? La raccolta differenziata resta una chimera? Niente paura! Per l’Assessore, in Basilicata, l’ambiente si coniuga con la salute e lo sviluppo.
Qualcuno deve decidersi a baciarlo, magari si sveglia. Qualcuno deve spiegargli che ci sono in questa regione due siti di bonifica di interesse nazionale; che Fenice ha inquinato la falda del fiume Ofanto; che in Val d’Agri vogliono costruire un pozzo petrolifero a pochi chilometri dal centro abitato di Marsico.
Vi prego svegliate Vincenzo e spiegategli che lui è l’assessore all’ambiente e non un animatore della Valtur con il compito di far divertire il direttore dell’Arpab.
L’ineffabile Santochirico, circa un mese fa, si è fatto forte del rapporto Ossevasalute per raccontarci di un eden lucano che non esiste, se non nelle dorate stanze di Via Anzio. Non si è accorto, il buon Vincenzo, che in quel rapporto non c’è una sola parola su alcune matrici ambientali quali acqua e terra.
Nel rapporto Osservasalute si parla di inquinamento acustico. E quale inquinamento acustico dovrebbe esserci in una regione che si sta lentamente spopolando?
Nel rapporto Osservasalute si parla di inquinamento elettromagnetico. Da ridere!
In quel rapporto non troviamo una sola parola, dico una, sulle gravi emergenze ambientali che sono sotto gli occhi di tutti e, ahimè, non ne troviamo traccia nemmeno negli interventi dell’ Assessore.
Proprio non riesco a capire come si possa tentare di vendere fumo e spacciarlo per arrosto.
Ci piacerebbe davvero sapere se in questa regione esiste un monitoraggio e un controllo reale delle discariche. Ci piacerebbe sapere quali sono stati i criteri seguiti nell’allestimento di alcune discariche.
Noi sappiamo che gran parte delle discariche sul territorio regionale sono di vecchia concezione, cioè scarsamente impermeabilizzate sul fondo, senza un sistema di collettamento e recupero energetico biogas e prive di gran parte degli accorgimenti che impediscono la contaminazione con le matrici ambientali a contatto(questo spiega i problemi della discarica di Atella).
A chi giova e a chi gioverà l’emergenza rifiuti?
La piccola Basilicata avrebbe potuto essere il fiore all’occhiello dell’Italia in materia di riciclaggio dei rifiuti ed invece solo l’8% dei rifiuti viene riciclato. Il 73% dei rifiuti lucani finisce in discarica e la restante parte viene incenerita.
Caro assessore, invece di fare l’animatore turistico in riva al mar Ionio, inizi a dare risposte concrete ad un’emergenza annunciata, figlia dell’insipienza di chi avrebbe dovuto governare il ciclo dei rifiuti. Si rimbocchi le maniche, allenti il nodo della cravatta e lavori alla creazione di un Piano regionale sui rifiuti.
Su questa “emergenza” lucana volteggiano già troppi avvoltoi; alcuni di questi sono già pronti a proporre l’apertura di nuovi inceneritori.

24 agosto 2009

I Veleni di Tito: Intervista a M. Bolognetti e G. Di Bello

21 agosto 2009

Nuovo esposto dei Radicali alla Procura:video-inchiesta sui veleni di Tito(Il Quotidiano, 21 agosto)

 

Nuovo esposto dei Radicali alla Procura:video-inchiesta sui veleni di Tito

(Il Quotidiano della Basilicata, 21 agosto 2009)

di Maria Teresa Labanca

21 agosto 2009

I Veleni di Tito: rassegna stampa, 20 agosto 2009

 

Non cessa la denuncia dei Radicali sul sito da bonificare di Tito

(Il Quotidiano della Basilicata, 20 agosto 2009)

I Radicali Lucani realizzano una video-inchiesta

(Gazzetta del Mezzogiorno, 20 agosto 2009)

20 agosto 2009

Tgr Basilicata, 20 agosto 2009 - Consegnata video-inchiesta alla Procura della Repubblica di Potenza


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permalink | inviato da Maurizio Bolognetti il 20/8/2009 alle 21:59 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

8 agosto 2009

Rassegna stampa, 8 agosto 2009

 

Veleni a Tito ultimatum del Ministero

(Il Quotidiano, 8 agosto 2009)

Bolognetti(Radicali): Dati allarmanti sull'area industriale

(Gazzetta del Mezzogiorno, 8 agosto 2009)

Positivo ultimatum del Ministero dell’Ambiente sui veleni di Tito in Basilicata

(Agenzia Radicale, 7 agosto)

8 agosto 2009

"Mettete in sicurezza i fanghi di Tito!"

 

Ultimatum ministeriale alla Basilicata

(Il Resto, 8 agosto)

7 agosto 2009

Positivo ultimatum del Ministero dell’Ambiente sui veleni di Tito. Primo importante risultato dell’iniziativa Radicale.

Roma - Latronico, 7 agosto 2009

Dichiarazione di Marco Cappato, segretario Associazione Coscioni e Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani

Nel prendere atto dell’intervento del Ministero dell’Ambiente sulla vicenda dei fanghi industriali interrati nell’area ex liquichimica in quel di Tito, ci permettiamo di rivendicare all’iniziativa politica dei Radicali e della Ola(Organizzazione lucana ambientalista) questo risultato. Le nostre non sono grida di giubilo, visto che i particolari che emergono giorno per giorno sono la conferma di quanto abbiamo denunciato a partire dall’assise Radicale di Chianciano. Sui fanghi industriali abbiamo realizzato, nei primi giorni di luglio, una video-inchiesta in collaborazione con la Polizia provinciale di Potenza.
Il documento, disponibile in rete, è un durissimo atto di denuncia contro tutti coloro che da anni consentono a veleni di varia natura di inquinare le falde acquifere delle Basilicata.
Nel j’accuse contenuto nella video-intervista un’affermazione che fa riflettere: “L’Unione Europea ha stanziato soldi per la bonifica dell’area ma la maggior parte dei soldi stanziati sono stati spesi in consulenze”.
Abbiamo in queste settimane ripetutamente interrogato Il Presidente della Regione Vito De Filippo, l’assessore all’ambiente Vincenzo Santochirico, il direttore dell’Arpab Vincenzo Sigillito, senza ricevere risposta alcuna ai nostri quesiti.
Adesso, in queste ore, leggiamo dell’ennesimo ultimatum del Ministero dell’Ambiente, che in data 30 luglio avrebbe chiesto a tutti gli enti interessati di provvedere con urgenza alla messa in sicurezza dell’area ex-linquichimica, dove si trovano tonnellate di fanghi industriali interrati in trincee. Intanto, resta aperta la questione dell’inquinamento determinata dallo sversamento di trielina e di altre sostanze dal nome impronunciabile.
L’area di Tito è stata trasformata in una discarica, e dopo otto anni dall’istituzione del sito di bonifica di interesse nazionale, la bonifica langue. Ci chiediamo: servirà l’ennesimo ultimatum ministeriale? Dopo decine di Conferenze di servizi, fiumi di parole scritte in verbali “top secret”, poco o nulla è stato fatto per salvaguardare l’ambiente e la salute dei cittadini di Tito.
Una vicenda, quella di Tito, in cui abbiamo riscontrato l’assoluta mancanza di trasparenza e informazioni. E’ stato negato e continua ad essere negato il diritto dei cittadini lucani a poter conoscere per deliberare.
Eppure, emerge in queste ore, che l’Arpab era in possesso di dati allarmanti, derivanti da prelievi effettuati il 28 agosto del 2008. Verrebbe da chiedersi: perché L’Agenzia per la Protezione ambientale ha preferito non divulgarli?
Vedremo se questo ennesimo ultimatum sortirà effetti. Dopo otto anni è giunto davvero il momento di passare dalle parole ai fatti.

6 agosto 2009

I veleni di Tito, i veleni della partitocrazia

dai siti OLA(Organizzazione lucana ambientalista) e www.pietrodommarco.it

di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni

Nella Lucania dei veleni industriali e politici, la storia del sito di bonifica di interesse nazionale di Tito scalo suscita sdegno per l’inadeguatezza di tutti gli Enti coinvolti ad offrire risposte e rabbia per le inadempienze e per l’incapacità di una classe dirigente, che non ha lavorato per difendere gli interessi di un territorio e di coloro che vivono seduti su una bomba ecologica. Stiamo parlando di un pezzo di Basilicata letteralmente inghiottito dai veleni e dalle sabbie mobili della burocrazia. Ritardi, inefficienza, strafottenza, assoluta mancanza di trasparenza e di informazioni.

Abbiamo avuto tra le mani il verbale dell’ultima Conferenza dei Servizi decisoria, tenutasi a Roma il 22 dicembre del 2008, avente per oggetto lo “Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Tito.” Partendo da quella lettura, dalla lettura di un verbale che doveva essere segreto e che noi abbiamo reso pubblico e consultabile,abbiamo iniziato a porre domande che allo stato dell’arte non hanno trovato risposte. Abbiamo chiesto trasparenza in nome del diritto dei cittadini lucani a poter conoscere per deliberare: nessuna risposta. Un assordante silenzio, un muro di gomma, o meglio di cemento armato. Non risponde l’Arpab, non risponde la Regione. Una fonte del Ministero dell’Ambiente, però, ci conferma che nulla è cambiato rispetto a quanto scritto nel verbale del dicembre 2008 e che la prossima Conferenza dei servizi si terrà forse a settembre 2009.

Abbiamo di certo capito che dopo 8 anni dall’istituzione del sito di bonifica è stato fatto davvero poco per bonificare, ma molto, tanto, troppo è stato scritto in decine di incontri.
Insomma, l’iter che ricalca la storia delle tante emergenze che affliggono il Bel Paese. Emergenze che, come nel caso dei rifiuti in Campania, si trasformano in ghiotte occasioni per gli affari di gente senza scrupoli, ad iniziare dall’affare delle consulenze pagate a peso d’oro.
Intanto, a Tito tonnellate di trielina e di altre sostanze dal nome impronunciabile hanno inquinato la falda acquifera.
Intanto, a Tito, piccolo paese in provincia di Potenza, distante pochi chilometri dal capoluogo di regione, c’è una discarica abusiva con tonnellate di fanghi industriali interrati in “trincee” e ricoperti da fosfogesso. Quei veleni ogni giorno, tutti i giorni, inquinano la falda, arrivano nel torrente Tora e da lì avvelenano il Basento. A documentare questa drammatica situazione una video-inchiesta che abbiamo realizzato per Fai Notizia in collaborazione con la Polizia Provinciale di Potenza. Le parole pronunciate da chi ci ha accompagnato sul sito suonano come un pesante “j’accuse” nei confronti di tutti coloro che sapevano, che sanno e che ad oggi nulla hanno fatto. La falda acquifera rischia un danno irreversibile. Nella zona l’odore della morte e della decomposizione: è l’area ex liquichimica, cattedrale che assurge a simbolo di uno sviluppo industriale che non c’è stato, di sogni svaniti in fretta e che in fretta si sono trasformati in un incubo.
Già incubo, come gli incubi degli abitanti di Tito, che interrogati in piazza parlano dell’aumento delle malattie tumorali. Gli incubi degli operai della Daramic, di quelli che ricordano i tanti che hanno pagato con la vita il sogno di uno sviluppo industriale che non c’è stato e che ha lasciato in eredità veleni e cassa integrazione.
In quell’area, come in altre zone della Basilicata, c’è una pesante incidenza di veleni “ufficiali” e veleni nascosti, magari gestiti dalle ecomafie. E con ogni probabilità i veleni di Tito, di certo quelli presenti nelle trincee, sono anche i veleni di chi fa della monnezza il suo business quotidiano.
Sito di bonifica di interesse nazionale? Viene da ridere amaro; una smorfia si disegna sulla bocca di chi ha letto il verbale ministeriale. Verrebbe da dire: Dov’è l’interesse? Dov’è la bonifica?
Dietro la freddezza delle parole pronunciate dalla burocrazia, dietro ai dati di un monitoraggio ambientale carente, dati secretati, c’è il dramma di una popolazione che a volte preferisce non vedere, sperando così di allontanare le paure.
In quel verbale la fotografia di una bonifica ambientale che langue da troppo tempo.
Leggiamo di un contesto ambientale “ancora caratterizzato da una pesante contaminazione da tricloroetilene” in quantità tali che fanno temere “la presenza del prodotto libero in falda”.
Il Ministero dell’ambiente afferma: “…a distanza di tre anni e mezzo le aziende e gli altri soggetti interessati hanno dimostrato limitato interesse e volontà nell’adoperarsi per conoscere e quindi, ove possibile, limitare la diffusione dell’inquinante che rappresenta un rilevante pericolo per la salute umana.
 
Leggiamo di monitoraggi incompleti e di dati discordanti, di rifiuti la cui destinazione risulta sconosciuta, di problematiche “non risolte”.
 
Gli amici della Ola(Organizzazione lucana ambientalista), in un ottimo dossier, parlano di veleni ventennali. Noi parliamo di veleni industriali e politici: i veleni della partitocrazia. La gente di Tito attende risposte e azioni concrete. Forse è giunto il momento di passare dalle parole ai fatti.


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31 luglio 2009

Intervista a Maurizio Bolognetti sui risultati relativi alla Basilicata evidenziati dal "Rapporto Osservasalute Ambiente 2008"


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28 luglio 2009

Nuova lettera aperta di Cappato e Bolognetti alle autorità della Basilicata sulla devastazione del territorio lucano

 

leggi su Coscioni.it

28 luglio 2009

“Caso Fenice”: la risposta del Difensore civico regionale

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni

Sono davvero grato al difensore civico regionale, avv. Catello Aprea, che ha voluto attivarsi per capire le ragioni del diniego opposto da Arpab alla diffusione dei dati inerenti al monitoraggio ambientale del vulture-melfese, in particolare quelli riferiti ad acqua e terra. Alla luce della risposta pervenuta, però, sorgono ulteriori inquietanti interrogativi.

Perché i monitoraggi effettuati dall’Arpab sono oggetto d’indagine?  Da quanto tempo andava avanti l’inquinamento della falda con pericolose sostanze?  L’inquinamento da trielina(la stessa sostanza presente a Tito) è frutto dell’incidente provocato da Fenice o la sostanza ha altra provenienza? Nel verbale della Conferenza dei servizi decisoria(22 dicembre 2008), inerente al sito di bonifica di Tito scalo, si parla di acque emunte non rintracciate. Le acque in oggetto contenevano trielina. L’impianto di trattamento delle acque reflue provenienti da Fenice è idoneo al trattamento delle stesse?

Nel verbale della sopra citata conferenza si sollevano dubbi sull’idoneità dell’impianto di trattamento/smaltimento di S. Nicola di Melfi.
Trattasi dello stesso impianto che dovrebbe trattare le acque reflue provenienti da Fenice?
Un’ultima considerazione. Per ora prendiamo atto della risposta inviataci dal Difensore Civico, ma nel contempo non possiamo fare a meno di sottolineare che il “segreto istruttorio”, che è venuto a gravare sui monitoraggi ambientali effettuati da Arpab, va solo a confermare il “segreto” che già in precedenza Arpab poneva sul monitoraggio di alcune matrici ambientali del vulture-melfese, mai pubblicate sul sito dell’Agenzia.
Si potrebbe quasi affermare che l’indagine della magistratura consenta ad Arpab di perpetuare la sua politica di scarsa trasparenza, ma questa volta con l’apposizione del bollino blu.
Di certo tutto ciò conferma la nostra convinzione che l’inquinamento della falda acquifera del fiume Ofanto non è certo iniziata il 3 marzo 2009.
E se così fosse, perché noi cittadini di questa terra di Basilicata non ne siamo stati informati? Cosa ha comunicato in questi anni Fenice spa in materia di inquinamento? Chi ha ricevuto i dati del monitoraggio effettuato da Fenice, ha qualcosa da farci sapere? Tra analisi e controanalisi, controlli carenti e segreti ufficiali e ufficiosi, continuano ad emergere da questa vicenda elementi per niente rassicuranti, e si fa spazio la convinzione che la tutela della salute pubblica sia stata subordinata ad altro tipo di interessi.
Speriamo che l’indagine della magistratura dia un nome e un cognome ai responsabili dell’ennesimo disastro ambientale, figlio di una malapolitica incapace di praticare un minimo di trasparenza nel suo operato quotidiano.
 


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permalink | inviato da Maurizio Bolognetti il 28/7/2009 alle 8:53 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

26 luglio 2009

Rassegna stampa, 25 luglio

 

Le domande Radicali sui veleni di Tito

Il Quotidiano della Basilicata, 25 luglio

La mancata bonifica di Tito merita un'azione incisiva

Nuova del Sud, 25 luglio

25 luglio 2009

I musicisti dell'Arpab

 

I musicisti dell'Arpab

10 luglio 2009

Veleni a Tito Scalo: Tgr Basilicata, 10 luglio 2009


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permalink | inviato da Maurizio Bolognetti il 10/7/2009 alle 16:12 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

10 luglio 2009

da Agenzia Radicale, 10 luglio 2009

 

Tito Scalo: il sito c’è. È la bonifica che manca


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permalink | inviato da Maurizio Bolognetti il 10/7/2009 alle 13:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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