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Intervento di Maurizio Bolognetti
alla Direzione Nazionale Rnp,
22 Settembre 2006
Ascolta!!! Link:
Radioradicale.it



LA DIREZIONE DI RL
CARLO GIORDANO
CARLO BOSSI
SABRINA TRIOLA

ASSOCIAZIONE RADICALI LUCANI
85043 - Latronico
radicalilucani@libero.it


“Comunque penosa sia la situazione
presente,
comunque avanzato sia
il processo
di involuzione confessionale
della nostra Repubblica,
noi, però, non disperiamo.
Sulla storia dell’umanità non cala mai
il sipario,
ed attori del dramma siamo noi,
con la nostra volontà e i nostri ideali.”
Ernesto Rossi (Il Ponte 1959)


“L’idea di libertà è una creazione
di ogni spirito;
imperdonabile errore è considerare
la libertà sotto un profilo storicistico,
strumentale ed utilitaristico.
La libertà è un valore
eterno ed assoluto.”


Carlo Rosselli (Scritti Dell'Esilio)



"La nostra missione è quella di tener
duro quando tutti cedono;
di alzare la fiaccola dell'ideale nella
notte che circonda; di anticipare
con l'intelligenza
e l'azione l'immancabile futuro."

Carlo Rosselli (Scritti dell'Esilio)


"La Libertà significa
il diritto di essere eretici,
non conformisti di fronte
alla cultura ufficiale
e che la cultura, in quanto
cretività sconvolge
la tradizione ufficiale"







 

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21 febbraio 2012

Tgr Basilicata, 20 febbraio 2012: Intervista Bolognetti


Tgr Basilicata, 20 febbraio 2012: Intervista... di maurizio64

8 gennaio 2010

Basilicata: Bario e Boro nelle dighe lucane

da radicali.it, 8 gennaio 2010
Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Direzione nazionale Radicali Italiani e segretario Radicali Lucani
Allegria! In questa nostra martoriata terra, eletta a discarica di rifiuti di varia natura, saccheggiata ed inquinata, non ci facciamo mancare proprio niente. Dopo l’incidente verificatosi presso il centro oli di Viggiano(PZ), emerge un preoccupante inquinamento delle acque potabili erogate da alcune delle principali dighe lucane. Succede che, nel novembre del 2009, analisi chimiche, effettuate dall’Ufficio Risorse Idriche, fanno emergere una preoccupante contaminazione delle acque contenute negli invasi della Camastra, del Pertusillo e di Montecotugno(la più grande diga in terra battuta d’Europa). Trattasi, gioverà ripeterlo, di acque destinate ad uso potabile ed irriguo. Le analisi in oggetto, inutile dirlo, non sono state né pubblicate, né rese note alla popolazione. Dalle analisi emerge una contaminazione da sostanze chimiche tossiche ed un’abnorme presenza di coliformi fecali. Tradotto: stiamo parlando di inquinamento di origine biologica e di inquinamento chimico di origine industriale. Camastra, Pertusillo, Montecotugno, presa A.I.P di Savoia di Lucania: analizziamo punto per punto le analisi effettuate dall’Arpab nel mese di novembre 2009. L’invaso della Camastra, completato nel 1970, serve la città di Potenza ed ha una portata massima di 32 mc di acqua. Come viene ottimamente illustrato dal sito dell’Autorità di Bacino della Basilicata, l’80% delle acque della diga della Camastra vengono erogate per uso potabile, mentre il 13% è destinato ad uso irriguo. Per le acque della Camastra emerge un inquinamento da Bario, Boro ed un superamento dei limiti consentiti dalla legge in riferimento ai cloruri. A cosa sia dovuta la presenza di Bario in quantità superiori ai limiti stabiliti dalla legge, non lo sappiamo. Sta di fatto che i composti di Bario sono usati dalle industrie di gas e petrolio per fare fango perforante e che il Bario può avere effetti tossici sulla salute umana. Piccole quantità di bario solubile in acqua possono indurre in una persona difficoltà di respirazione, aumento della pressione sanguigna, variazione del ritmo cardiaco, irritazione dello stomaco, debolezza muscolare, cambiamenti nei riflessi nervosi, gonfiamento di cervello e fegato, danni a cuore e reni. Anche il Boro può essere nocivo per la salute umana. Il Boro può infettare stomaco, fegato, reni e cervello. Non meno preoccupante, per quanto ci riguarda, è la presenza, oltre i limiti consentiti, di Cloruri. Quella di Monte Cotugno(Senise) è la più grande diga della Basilicata, con una portata di 530 mc di acqua. Le acque della Diga di Montecotugno vengono utilizzate anche dalla Regione Puglia per uso potabile e irriguo. In Basilicata, le acque della diga di Senise vengono utilizzate prevalentemente per scopi irrigui(41,9%) e per un 3% per uso potabile; in Puglia, invece, l’acqua proveniente da Monte Cotugno viene utilizzata prevalentemente per usi potabili(40,4%). Per ciò che concerne Montecotugno, le analisi mostrano un inquinamento da Bario e una presenza di coliformi totali 5 volte superiore ai limiti di legge. Anche le acque della diga del Pertusillo, completata nel 1963, risultano contaminate dalla presenza di Bario. Le acque del Pertusillo vengono utilizzate per scopi prevalentemente irrigui in Basilicata e per scopi prevalentemente potabili dalla Puglia. Infine, la situazione della Presa A.I.P. di Savoia di Lucania. Anche in questo caso le analisi effettuate dall’Arpab mostrano una contaminazione da Bario e un impressionante sforamento per ciò che concerne la presenza di Coliformi Fecali, Coliformi totali e streptococchi fecali. Insomma, con decenza parlando, una enorme quantità di merda. Il quadro che emerge dalle analisi, di cui siamo fortunosamente venuti in possesso, è a dir poco preoccupante e fa sorgere interrogativi che ci auguriamo possano presto trovare adeguate risposte. Intanto c’è da chiedere alle autorità competenti cosa sia stato fatto per ovviare ai problemi riscontrati, al fine di tutelare la salute dei cittadini lucani e pugliesi. Nel contempo, alla luce dei dati illustrati, riteniamo opportuno che la Regione Basilicata e le autorità competenti aprano un’inchiesta per comprendere le ragioni che hanno determinato un inquinamento dei tre principali invasi lucani. Infine, ma non ultimo, chiediamo che al più presto la Regione provveda a garantire l’effettuazione di analisi ad ampio spettro e un’adeguata depurazione delle acque. Una volta di più chiediamo alla Regione e all’Arpab di garantire la possibilità di un controllo diffuso da parte dei cittadini per garantire il diritto a conoscere per deliberare.  


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8 agosto 2009

"Mettete in sicurezza i fanghi di Tito!"

 

Ultimatum ministeriale alla Basilicata

(Il Resto, 8 agosto)

22 luglio 2009

Arpab: Analisi senza valore?

Dichiarazione Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Ass. Coscioni

E adesso? Adesso che apprendiamo che l’Arpab, l’Agenzia regionale per l’ambiente, istituita con la legge regionale n°27 del maggio 1997, non avrebbe nemmeno gli accrediti, come la mettiamo? Dicono che le analisi delle matrici ambientali fatte da Arpab in questi anni siano carta straccia; naturalmente, sempre ammesso che le analisi siano state fatte. Dicono che l’Arpab abbia operato in tutti questi anni senza rispettare gli obblighi di legge; loro che dovrebbero vigilare sulla salute dei cittadini e sull’ambiente nel quale viviamo. Ci chiediamo se tutto ciò non abbia un nesso con la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato la vita dell’Agenzia in questi anni. L’Arpab è un Agenzia regionale; il direttore dell’Arpab viene nominato dal Consiglio regionale su proposta della Giunta. Dunque, trattasi di nomina politica, anzi partitocratica.
Vorremmo poter pensare che tutto questo non abbia inciso sulla gestione dell’Agenzia e dei monitoraggi, ma francamente risulta difficile poterlo credere. Sul sito dell’Arpab leggiamo che l’Agenzia “svolge le attività di prevenzione e di controllo in materia ambientale, già di competenza delle Unità Sanitarie Locali, consistenti nell’organizzazione ed esecuzione degli interventi di prevenzione e controllo dei fattori fisici, chimici e biologici d’in­quinamento acustico, dell’aria, delle acque e del suolo ivi compresi quelli sull’igiene dell’ambiente”. Da Ridere!!!
Verrebbe da chiedersi: perché questa notizia viene fuori solo ora? E cosa ha fatto la Regione per evitare questo scandalo? I direttori generali dell’Arpab percepiscono uno stipendio equiparato a quello dei direttori generali della Regione(300000 euro lordi all’anno). In tutta questa vicenda sta iniziando ad emergere il consueto sapore della guerra tra bande. Si intravede la plastica rappresentazione di logiche perverse. L’unica certezza è l’assoluta mancanza di trasparenza su vicende di inquinamento ambientale, sulle quali Arpab, Regione e Provincia hanno una qualche competenza. Il professore Loris Rossi invocava, qualche giorno fa, la nascita di “un comitato di salute pubblica”. Noi, per ora, ci limitiamo a chiedere le dimissioni di Sigillito e Santochirico(assessore all’ambiente).  Sembrerebbe che in questi mesi abbiamo interloquito con un’Agenzia che produce analisi inattendibili e senza valore. Abbiamo letto in documenti pubblici di incongruenze e mancate assunzioni di responsabilità. Abbiamo ascoltato in un’inchiesta parole di fuoco sul mancato monitoraggio ambientale. C’è da stupirsi se la bonifica del sito di interesse nazionale di Tito langue? C’è da stupirsi se sulla vicenda Fenice non vengono fornite indicazioni e informazioni dettagliate?
 
Approfondimenti

21 luglio 2009

I veleni di Tito: Tgr Basilicata, 20 luglio 2009(Intervista a Marco Cappato)

20 luglio 2009

Manifestazione sit-in "Contro i veleni industriali e politici della Basilicata. E' ora di reagire: contro le eco-mafie, per la bonifica dell'ambiente. E delle istituzioni".

18 luglio 2009

I Veleni di Tito: Una bucolica passeggiata tra fanghi industriali interrati e fosfogesso(di M.Bolognetti

a cura di Maurizio Bolognetti

Tito: Discarica di fanghi industriali "rifiuti tossico nocivi"

I Parte(segue parte II e III)

Grazie alla Polizia Provinciale per la collaborazione

13 luglio 2009

I Veleni di Tito: Incidenza delle malattie tumorali nell'area

 

Ascolta su Fai Notizia

12 luglio 2009

Intervista a Maurizio Bolognetti sulla vicenda del sito di bonifica di interesse nazionale di Tito.

 

ASCOLTA SU RADIO RADICALE


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10 luglio 2009

Veleni a Tito Scalo: Tgr Basilicata, 10 luglio 2009


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10 luglio 2009

Veleni a Tito, "Sia fatta luce"(da Il Quotidiano della Basilicata, 10 luglio)

 

Veleni a Tito, "Sia fatta luce"

Visita il sito de Il Quotidiano


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10 luglio 2009

Veleni a Tito: Presentata interrogazione a prima firma Elisabetta-Zamparutti(Radicali)

Roma, 10 luglio 2009

COMUNICATO STAMPA
 
AMBIENTE. E. ZAMPARUTTI (RADICALI) PRESENTA INTERROGAZIONE SU BONIFICA SITO TITO SCALO, BASILICATA
 
Elisabetta Zamparutti, deputata radicale eletta nelle liste del PD in Basilicata, ha presentato un’interrogazione parlamentare ai Ministri dell’Ambiente e della Salute, sulla base delle segnalazioni e denuncie del Segretario di Radicali lucani, Maurizio Bolognetti e del dossier realizzato dall’Organizzazione lucana ambientalista (Ola) in merito all’emergenza sanitaria e ambientale del sito di interesse nazionale di Tito Scalo.
 In proposito ha dichiarato: “Da anni è nota la gravissima situazione in cui versa l’area industriale di Tito Scalo in Basilicata, meglio conosciuta come area dell'ex Liquichimica, ma la bonifica però appare ancora un miraggio a detta dello stesso Ministero dell’Ambiente come risulta dal verbale trasmesso ieri da Maurizio Bolognetti alla magistratura.
Come possono le istituzioni preposte restare inerti di fronte ad una simile situazione? Forse che la dimensione del problema è tale da lasciarle interdette? I Ministri coinvolti rispondano subito, mentre la magistratura fa il suo corso, agli interrogativi che poniamo dicendo pubblicamente quali sono i soggetti che non si sono adoperati tempestivamente per limitare la diffusione dell’inquinamento; cosa si sta facendo per incentivare il monitoraggio e soprattutto quali misure intendano adottare per assicurare che siano rese note tutte le informazioni in possesso dei vari soggetti coinvolti nella bonifica del sito di Tito Scalo affinchè i cittadini possano avere le corrette informazioni a tutela della loro salute e più in generale dell’ambiente.”
 
Segue testo interrogazione:
 
Interrogazione a risposta in Commissione:
 
Al Ministro dell’Ambiente e
Al Ministro della Salute
 
Premesso che:
 
secondo quanto riportato in verbali del Ministero dell’Ambiente, di cui è data notizia in un articolo apparso sul Quotidiano della Basilicata del giorno 8 luglio 2009 a firma di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani, nel corso della “Conferenza dei servizi decisoria”, convocata negli uffici del Ministero dell’Ambiente il 22 dicembre 2008 per discutere dello “Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Titosi afferma che il contesto ambientale è “ancora caratterizzato da una pesante contaminazione da tricloroetilene” in quantità tali che fanno temere “la presenza del prodotto libero in falda”. Inoltre il Ministero dell’ambiente afferma che “…a distanza di tre anni e mezzo le aziende e gli altri soggetti interessati hanno dimostrato limitato interesse e volontà nell’adoperarsi per conoscere e quindi, ove possibile, limitare la diffusione dell’inquinante che rappresenta un rilevante pericolo per la salute umana”;
 
inoltre i verbali riferiscono che nel mese di maggio 2008 nel pozzo S13 è stata riscontrata un’altissima concentrazione di tricloroetilene “non emersa nel mese precedente” e che “Vista la problematica non ancora risolta relativa alla determinazione dei valori di fondo sui parametri ferro e manganese nelle acque di falda nonché la contaminazione da tricloroetilene della stessa, vista la mancanza di informazioni derivanti da un incompleto monitoraggio ha richiesto alla Regione Basilicata che vengano ripristinate quanto prima le condizioni della medesima rete…
 
Il Quotidiano della Basilicata, nell’edizione del 9 luglio 2009, riferisce che il Segretario dell’Associazione Radicali Lucani ha presentato un esposto denuncia  rivolto alla Procura di Potenza relativamente allo stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e messa in sicurezza di emergenza del sito di Tito Scalo;
 
nell’area industriale di Tito Scalo in Basilicata, meglio conosciuta come area dell'ex Liquichimica, è emersa fin dal febbraio del 2001 la necessità di bonificare una zona di 59.000 metri quadri d’estensione;
 
secondo quanto riferito il 24 marzo 2009 dalla Ola (Organizzazione lucana ambientalista), con un interessante dossier firmato da Pietro Dommarco una serie di sopralluoghi avevano infatti portato al ritrovamento di “una discarica abusiva dalle ingenti dimensioni”, caratterizzata da “residui accumulati nel ventennio 1981-2001, ossia da dopo la chiusura della Liquichimica, dai cui resti sarebbero provenuti buona parte di quei materiali”, e alla scoperta, in ordine temporale, di “rifiuti di diversa origine (speciali, pericolosi, assimilabili agli urbani) in quantità pari a circa 210mila metri cubi” e di una vasca per lo stoccaggio contenente “rifiuto tossico nocivo” e “realizzata in totale violazione di quanto previsto dalla legge e senza alcuna autorizzazione”;
 
con D.M. 468/2001 è stato quindi istituito “Il sito di bonifica di interesse nazionale di Tito” di cui si è provveduto, sempre con Decreto ministeriale dell'8 Luglio 2002, emanato dal Ministero dell'Ambiente, della Tutela del Territorio e del Mare – pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 231 del 2 Ottobre 2002 - a stabilire il perimetro del sito facendo partire la fase di caratterizzazione, cioè la fase in cui vengono accertate le effettive condizioni di inquinamento;
 
a documentare la gravità della situazione e quindi l'urgenza dell’intervento, oltre alla documentazione in possesso degli Enti Ministeriali competenti, vi sono stati – nell'agosto del 2005 – alcuni articoli pubblicati su “La Gazzetta del Mezzogiorno” a firma di Gianni Rivelli il quale scrive di “situazione, in alcuni casi, drammatica”, oltre che della presa di posizione di un'azienda presente nel perimetro (Daramic S.r.l.), autodenunciatasi, comunicando di aver causato “un pesante stato di contaminazione della falda e del terreno da tricoloroetilene, tricloroetano, dicloroetilene, bromodiclorometano, cloroformio, bromoformio, cloruro di vinile monomero, esaclorobutadene, tetracloroetilene, sommatoria organoclorurati e idrocarburi totali”. Queste appena citate sono da considerarsi sostanze “tossiche, cancerogene e persistenti”;
 
si parla di un tasso di inquinamento riscontrato nelle falde acquifere, un milione di volte superiore ai limiti consentiti. Per quanto riguarda il tricloroetilene, ad esempio, i valori rilevati erano di “un milione 470mila nanogrammi/litro a fronte di un limite di, un nanogrammo e mezzo, e nei suoli la stessa sostanza è risultata presente 300 volte oltre il limite consentito, vale a dire 3290 milligrammi a chilo contro i dieci previsti”;
 
la situazione viene fortemente presa in considerazione da Gianfranco Mascazzini, Direttore della Direzione Qualità della Vita del Ministero dell'Ambiente, che evidenziò prontamente “la concreta possibilità che il suddetto stato di contaminazione della falda sia esteso ad aree esterne allo stabilimento di proprietà della Daramic”, a fronte, quindi, di un'opera di bonifica “indispensabile quanto complicata”;
 
da allora però poco o nulla si sarebbe fatto nonostante l'erogazione, di finanziamenti, a scalare negli anni, di circa 160.000 mila euro derivanti dal "Progetto Amianto", promosso dalla Regione Basilicata in collaborazione con l'Istituto di Metodologie per l'Analisi Ambientale (Imaa) e presentato nella sede del CNR (Centro Nazionale per le Ricerche) di Tito Scalo che doveva consentire l'accertamento ed il monitoraggio dello stato globale di inquinamento ambientale da fibre di amianto in Basilicata, con lo scopo di “individuare le situazioni di pericolo effettivo da risanare con urgenza”, preceduti da circa 2.480.000 di euro (2003, 2002, 2001) e 774.000 euro (2003, 2001);
 
 
si chiede di sapere
 
se corrisponde a verità quanto sopra riferito;
 
quali sono le aziende e gli altri soggetti interessati che “hanno dimostrato limitato interesse e volontà nell’adoperarsi per conoscere e quindi, ove possibile, limitare la diffusione dell’inquinante che rappresenta un rilevante pericolo per la salute umana”;
 
se, in merito alla richiesta del Ministero rivolta alla Regione Basilicata di cui al secondo paragrafo delle premesse si sia provveduto in tal senso e cosa è stato fatto per incentivare il monitoraggio;
 
quali misure intendano adottare i Ministri competenti per assicurare che siano rese note tutte le informazioni in possesso dei vari soggetti coinvolti nella bonifica del sito di Tito Scalo affinchè i cittadini possano avere le corrette informazioni a tutela della loro salute e più in generale dell’ambiente;
 
quale uso sia stato fatto da parte del Ministero dell’Ambiente del verbale del 22 dicembre 2008 sullo “Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Titoed in particolare se sia stato trasmesso alla magistratura.
 
Elisabetta Zamparutti, Marco Beltrandi, Rita Bernardini, Maria Antonietta Farina Coscioni, Matteo Mecacci, Maurizio Turco
 

10 luglio 2009

da Agenzia Radicale, 10 luglio 2009

 

Tito Scalo: il sito c’è. È la bonifica che manca


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9 luglio 2009

Tgr Basilicata, 9 luglio 2009(edizione ore 14.00): Esposto su veleni a Tito scalo

9 luglio 2009

Conoscere per deliberare: On-line il verbale della "Conferenza dei Servizi decisoria" del 22 dicembre 2008

Oggetto: Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Tito

Per scaricare il documento clicca sui link(Pag. 25)

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Pag12, Pag13, Pag14, Pag15, Pag16, Pag17, Pag18, Pag19, Pag20, Pag21,

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9 luglio 2009

Veleni a Tito Scalo: Il Segretario di Radicali Lucani presenta esposto alla Procura della Repubblica di Potenza. In serata on-line sul Blog di Radicali Lucani il verbale della “Conferenza dei servizi decisoria” del 22 dicembre 2008.

Di Maurizio Bolognetti, Segretario di Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni

Questa mattina, alla luce di quanto ho potuto apprendere leggendo il verbale della “Conferenza dei Servizi decisoria” convocata presso la sede del Ministero dell’Ambiente in data 22 dicembre 2008 per discutere dello “Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Tito”, ho ritenuto opportuno presentare un esposto indirizzato alla Procura della Repubblica di Potenza.
Questo per consentire all’autorità inquirente di venire a conoscenza dei fatti documentati nel sopra citato verbale.
Ritenendo, inoltre, di dover onorare l’einaudiano “Conoscere per deliberare”, noi, che da tempo proponiamo l’istituzione di “Un’anagrafe pubblica delle attività degli eletti e dei nominati”, noi che siamo il Partito della “trasparenza”, abbiamo deciso di rendere pubblico, consultabile e scaricabile sul blog dell’Associazione Radicali Lucani il verbale della “Conferenza dei servizi decisoria”.
Da troppo tempo vicende che coinvolgono la tutela ambientale e la salute dei cittadini vengono trattate, in questa regione, come questioni private, di cui discutere solo nell’ambito di “Conferenze dei servizi istruttorie e decisorie”; oggetto di comunicazioni tra uffici ed Enti, di cui ai cittadini deve essere negata la conoscenza, quasi si trattasse di riunioni carbonare e di comunicazioni “top secret.”   Da troppo tempo in questa regione il monitoraggio ambientale fa nascere dubbi e perplessità. Chiediamo e pretendiamo “Trasparenza”. Chiediamo e pretendiamo che sia rispettato anche, anzi soprattutto, in materia ambientale il diritto dei cittadini di questa regione a “conoscere per deliberare”.
Il TESTO DELL’ESPOSTO
Alla Procura della Repubblica
di Potenza
 
 
Oggetto: Sito di bonifica di interesse nazionale di Tito
ESPOSTO
 
Io sottoscritto Maurizio Bolognetti, nato a Napoli il 30 ottobre 1964, residente a Latronico in via Del Pozzo n°5, Segretario dell’Associazione Radicali Lucani e Consigliere nazionale dell’Associazione Coscioni, col presente atto espongo quanto segue.
 
Qualche giorno fa mi è pervenuta, in forma anonima, una busta contenente il verbale di una riunione tenutasi il giorno 22 dicembre 2008 presso gli uffici del Ministero dell’Ambiente.
 
Dalla lettura del verbale ho appreso che trattasi del resoconto di una “Conferenza dei servizi decisoria”, convocata per discutere dello “Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Tito.”
 
Dalla lettura del verbale emergono gravi inadempienze e ritardi nell’opera di bonifica, e dati assai preoccupanti che fanno temere che l’inquinamento della falda abbia prodotto danni che vanno ben oltre i perimetri stabiliti dalla burocrazia.
Nel documento in oggetto è tra l’altro dato leggere:“…a distanza di tre anni e mezzo le aziende e gli altri soggetti interessati hanno dimostrato limitato interesse e volontà nell’adoperarsi per conoscere e quindi, ove possibile, limitare la diffusione dell’inquinante che rappresenta un rilevante pericolo per la salute umana.
 
Affinché codesta onorevole Procura voglia accertare se nelle circostanze e nei fatti, così come risultano dalla documentazione allegata, siano ravvisabili estremi di fattispecie penalmente rilevanti, trasmetto i documenti di cui sono in possesso.
 
Allego alla presente:
 
1.    Verbale “Conferenza dei servizi decisoria” del 22 dicembre 2008(pag.25); 
2.    Articolo pubblicato da Il Quotidiano della Basilicata in data 8 luglio 2009(Pag.3);
3.    Il Dossier “Veleni ventennali nell’area industriale di Tito Scalo”, pubblicato sul sito della OLA(Associazione Lucana Ambientalista) in data 24 marzo 2009(Pag.6);
4.    Pagina Web pubblicata sul sito dell’Associazione Luca Coscioni in data 8 luglio 2009(Pag.6);
5.    Pagina Web pubblicata sul sito www.radicali.it in data 8 luglio 2009(pag.2)
 
Latronico, lì 9 luglio 2009
 
Distinti saluti
 
 
Maurizio Bolognetti
 
 
 
Approfondimenti
Verbale Conferenza decisoria on-line su Lucania(entro le ore 19.00)
 

9 luglio 2009

Veleni a Tito: No al gioco delle parti.

Latronico, 8 luglio 2009

Lapenna interroghi anche il Sindaco di Tito
Di Maurizio Bolognetti, Segretario Associazione Radicali lucani e Consigliere Associazione Coscioni
Non ci sto! La vicenda di Tito e dei suoi veleni non può diventare uno stucchevole gioco delle parti, con corollario di minuetti partitocratici. Se l’ineffabile Lapenna interroga il Presidente della Giunta, io interrogo Lapenna, per chiedere al Principe del foro: dov’eri fino all’altro ieri? Perché in questi anni, non una sola volta, l’opposizione si è occupata dell’inquinamento nell’area industriale di Tito? E infine la domanda delle cento pistole: perché, caro Lapenna, non fai qualche domanda anche al Sindaco di Tito, Scavone? Sindaco a cui la legge da facoltà di intervenire in materia di tutela della salute pubblica. Parlo, ovviamente, dell’art. 50 e dell’art. 54 del d.lgs 267/2000, che l’ottimo Lapenna conoscerà meglio del sottoscritto. Consigliere, evitiamo di infognarci in uno stucchevole gioco delle parti. Abbiamo inteso favorire la conoscenza, in omaggio al conoscere per deliberare. Documenti che fino all’altro ieri erano “top secret”, stanno vedendo la luce del sole grazie all’opera di divulgazione a cui stiamo dando corpo in queste ore. E mentre noi rendiamo omaggio all’einaudiano “conoscere per deliberare”, altri distratti, come sempre, e capaci solo di produrre markette, pensano a leggi liberticide e anticostituzionali come il DDL Alfano. Non siamo interessati, ripeto, al gioco delle parti, ma vogliamo capire in che percentuale vanno ripartite le responsabilità e quando si darà concretamente corso ad una seria opera di bonifica dell’area industriale di Tito. Intanto, gioverà segnalare che entro le prossime 24 ore indirizzeremo un esposto alla Procura della Repubblica di Potenza per le valutazioni del caso.

8 luglio 2009

I Veleni di Tito certificati(Il Quotidiano della Basilicata, 8 luglio 2009)

(Un grazie alla Redazione de Il Quotidiano e

al suo direttore Paride Leporace)

 

Da Il Quotidiano della Basilicata, 8 Luglio 2009

Tito Scalo: il sito c’è. E’ la bonifica che manca.

Sull’area l’ombra delle ecomafie

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani e Consigliere Associazione Coscioni
 
In gergo burocratico le chiamano “Conferenze dei servizi decisorie”, in realtà non è dato sapere né cosa decidono, né se le decisioni e gli impegni verranno rispettati. Facciamo un esempio: sulla questione del “Sito di bonifica di interesse nazionale di Tito” si sono susseguite, a partire dal 2002, numerose conferenze dei servizi istruttorie e decisorie. Eppure, a leggere quanto scritto in verbali(top secret), che danno conto della “Conferenza istruttoria” del novembre 2008 e della “Conferenza decisoria” del dicembre 2008, si ricava la sensazione che poco sia stato fatto per risanare l’area di Tito dall’inquinamento e che tanto ci sia da fare.
Roma, 22 dicembre 2008, ore 11.00, negli uffici del Ministero dell’Ambiente si tiene una “Conferenza dei servizi decisoria”, convocata per discutere dello “Stato di attuazione delle attività di caratterizzazione e di messa in sicurezza di emergenza sul sito di interesse nazionale di Tito.”
Nelle stanze del Ministero, i convenuti, e tra questi il dott. Francesco Ricciardi in rappresentanza della Regione Basilicata, discutono dei veleni presenti nell’area industriale di Tito.
L’associazione Radicali Lucani ha potuto prendere visione del verbale redatto al termine della “Conferenza dei servizi decisoria” del 22 dicembre 2008. Quello che abbiamo letto non ci è piaciuto.
Dalla lettura del verbale emergono gravi inadempienze e ritardi nell’opera di bonifica, e dati assai preoccupanti che fanno temere che l’inquinamento della falda abbia prodotto danni che vanno ben oltre i perimetri stabiliti dalla burocrazia.
Ma facciamo un passo indietro. Si inizia a parlare della necessità di bonificare l’area industriale di Tito nel febbraio del 2001; pochi mesi dopo, il D.M. 468/2001 istituisce “Il sito di bonifica di interesse nazionale di Tito”; ancora pochi mesi, e nel luglio del 2002, sempre con Decreto ministeriale, si stabilisce il perimetro del sito e parte la fase di caratterizzazione, cioè la fase in cui vengono accertate le effettive condizioni di inquinamento.
Da quel lontano 2002 è tutto un susseguirsi di “Conferenze dei servizi”, fino al 22 dicembre 2008, giorno in cui presso gli uffici del Ministero dell’ambiente si tiene l’ennesima “Conferenza dei servizi decisoria”.
Fatta questa indispensabile premessa, torniamo al verbale che da conto delle decisioni prese nella conferenza del 22 dicembre e che reca in calce le firme dei rappresentati del Ministero dell’Ambiente Mascazzini e Limblici e del dott. Ricciardi.
La fotografia scattata dal Ministero, quella di un’emergenza che, come tutte le “emergenze” italiane, si trascina da troppo tempo, è preoccupante, volendo usare un eufemismo.
Leggiamo di un contesto ambientale “ancora caratterizzato da una pesante contaminazione da tricloroetilene” in quantità tali che fanno temere “la presenza del prodotto libero in falda”.
Il Ministero dell’ambiente afferma: “…a distanza di tre anni e mezzo le aziende e gli altri soggetti interessati hanno dimostrato limitato interesse e volontà nell’adoperarsi per conoscere e quindi, ove possibile, limitare la diffusione dell’inquinante che rappresenta un rilevante pericolo per la salute umana.
Perfetto! Scarso interesse dei soggetti interessati?! E chi sono i soggetti interessati? Chi sono coloro che dovrebbero controllare, monitorare, vigilare? E perché di fronte a quanto di sconcertante leggiamo nel documento ministeriale non è stata aperta un’inchiesta dalla magistratura?
Il Governo, il Ministero, la Regione, la Provincia, il Comune di Tito, L’Arpab, le Aziende, su questa vicenda hanno qualcosa da dichiarare? E soprattutto ci piacerebbe sapere in che percentuale vanno distribuite le responsabilità.
Non è tranquillizzante leggere di monitoraggi incompleti, di dati discordanti, di rifiuti la cui destinazione risulta sconosciuta, di problematiche “non risolte”.
Già, problematiche non risolte e monitoraggi incompleti, così come si afferma nel verbale ministeriale nel quale leggiamo: “Vista la problematica non ancora risolta relativa alla determinazione dei valori di fondo sui parametri ferro e manganese nelle acque di falda nonché la contaminazione da tricloroetilene della stessa, vista la mancanza di informazioni derivanti da un incompleto monitoraggio ha richiesto alla Regione Basilicata che vengano ripristinate quanto prima le condizioni della medesima rete…
Ecco, ci piacerebbe sapere se nel frattempo la rete sia stata ripristinata. Così come ci piacerebbe sapere, come mai nel mese di maggio 2008 nel pozzo S13 è stata riscontrata un’altissima concentrazione di tricloroetilene “non emersa nel mese precedente”.
E visto che ci siamo vorremmo anche sapere se, come da richiesta ministeriale, sono state adottate misure di MISE(Messa in sicurezza d’emergenza) nell’area Ageco. La cosa non è di poco conto, visto che leggiamo di una contaminazione della falda con sostanze dal nome impronunciabile.
A leggere dei veleni presenti a Tito e dintorni ci è venuto il mal di testa. Le domande si affastellano e i dubbi e i sospetti su quanto avviene a Tito e nel nostro territorio regionale crescono. Ci chiediamo se l’inquinamento sia solo frutto di quanto prodotto in loco da aziende come la Daramic o se per caso non ci siano anche fonti “esterne”.
Quali sono le condizioni del torrente Tora e dove stanno finendo gli agenti inquinanti presenti nell’area di Tito? I cittadini lucani che lamentano un aumento delle malattie tumorali nella Val d’Agri, così come in altre zone della regione, sono tutti in preda a stati di allucinazione? O, come pensiamo, c’è una pesante incidenza sulla salute di veleni “ufficiali” e veleni nascosti, magari gestiti dalle ecomafie?
Per quanto riguarda gli inquinanti censiti e monitorati(almeno si spera), chiediamo alla Regione e all’Arpab di rendere note le informazioni di cui dispongono per le zone limitrofe all’area Daramic. A breve, sul sito dell’Associazione Radicali Lucani sarà pubblicato un dossier dedicato all’area industriale di Tito scalo, comprendente filmati e documenti. Pubblicheremo anche integralmente il verbale della “Conferenza dei servizi decisoria” del 22 dicembre 2008, ritenendo in tal modo di onorare l’einaudiano “conoscere per deliberare”. Sulla vicenda Tito, è doveroso citarlo, è intervenuta il 24 marzo 2009 la Ola(Organizzazione lucana ambientalista), con un interessante dossier firmato da Pietro Dommarco. Nel documento dell’Associazione Ambientalista Lucana si chiede a Metapontum Agrobios e all’Arpab la pubblicazione dei dati di cui dispongono, oltre che informazioni per comprendere cosa è stato fatto per incentivare un monitoraggio che, come abbiamo visto, risulta carente. Per quanto ne sappiamo, il verbale del 22 dicembre 2008 è stato trasmesso agli organi di vigilanza e controllo. Non sappiamo, però, se per organo di vigilanza e controllo si intenda anche la magistratura, ma sappiamo che nel documento che abbiamo ripetutamente citato c’è materiale che potrebbe costituire oggetto d’indagine. Osiamo sperare che, dopo 8 anni, l’ennesima “conferenza decisoria” produca finalmente dei risultati. Esprimiamo l’auspicio che tutti gli enti coinvolti ispirino la loro azione al senso di responsabilità, laddove è in gioco la salute dei cittadini e la tutela ambientale.
 
 
 
Approfondimenti
 
Vedi anche
 
N.B.
A breve sul blog dell’Associazione Radicali Lucani la pubblicazione integrale del verbale della “Conferenza dei servizi decisoria”.
 
Info:
Maurizio Bolognetti
3397467366

1 luglio 2009

Caso Fenice

 

Bolognetti cita il Tar dell'Aquila

(Gazzetta del Mezzogiorno, 01/07/09)

 L'Arpab rispetti la Trasparenza senza motivazioni pretestuose

(Nuova del Sud, 01/07/09)

 

23 giugno 2009

Fenice Spa: I senatori Poretti e Perduca interrogano i Ministri dell’Ambiente e del Lavoro. L’Associazione Radicali Lucani chiede trasparenza

Dichiarazione di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani

Sulla vicenda dell’inquinamento delle falde acquifere circostanti il termodistruttore Fenice, determinato da un “incidente” verificatosi presso lo stesso impianto, ubicato in quel di San Nicola di Melfi, i senatori Radicali Poretti e Perduca hanno depositato un’interrogazione parlamentare indirizzata al Ministro dell’Ambiente e della tutela del Territorio e del Mare e al Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali.
In attesa di poter conoscere le risposte dei Ministeri interpellati, riproponiamo all’Arpab e a Fenice Spa il seguente quesito: da quanto tempo andava avanti la “piccola” perdita a livello della vasca di raccolta per determinare il tasso di inquinamento registrato in data 3 marzo? Settimane, mesi, anni?
Il gravissimo incidente verificatosi, rilevato in data 3 marzo 2009, ha determinato un gravissimo inquinamento delle falde acquifere circostanti il termodistruttore Fenice.
L’Arpab ha rilevato la presenza di pericolosi inquinanti, quali mercurio, nichel, tricloroetilene, tetracloroetilene, floruri, sostanze altamente cancerogene.
Tutta la vicenda, gioverà ribadirlo, è stata gestita da Arpab e Fenice Spa con uno scarso o nullo livello di trasparenza. A tal proposito chiediamo nuovamente all’Arpab di pubblicare sul suo sito i dati di cui è in possesso.
Il Presidente della Ola(Organizzazione lucana ambientalista), Pietro Dommarco, dalle pagine del Sole24ore del 17 giugno, in merito all’inquinamento prodotto da Fenice Spa e ai monitoraggi, dichiarava: “Non è più possibile pensare che i limiti elevati di sostanze cancerogene ritornino miracolosamente entro la norma, senza che vi siano precise azioni di bonifica da parte dell’azienda.”
In questa Regione siamo da tempo abituati ai “miracoli”, ma purtroppo non abbiamo ancora sviluppato un sufficiente stato di assuefazione.
Prima o poi toccherà anche occuparsi di un’altra grave “emergenza” ambientale inerente il Sito di interesse nazionale di Tito. Un contesto ambientale che, a leggere documenti del Ministero dell’Ambiente, ancora nel novembre 2008, dopo anni di attesa, risultava “caratterizzato da una pesante contaminazione da tricloroetilene.”

INTERROGAZIONE

23 giugno 2008

Inquinamento Acque nel Comune di Melfi. Si accertino responsabilità.

Interrogazione dei senatori Donatella Poretti e Marco Perduca


Al Ministro dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

Al Ministro del Lavoro, Salute e Politiche Sociali

Premesso che:

con un’ordinanza datata 14 marzo 2009, il Sindaco di Melfi ha vietato l’utilizzo per qualsiasi uso dell’acqua presente nei pozzi siti all’interno del perimetro del termovalorizzatore Fenice e fino a valle;

l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente di Basilicata (Arpab) ha comunicato in data 3 marzo al sindaco di Melfi lo stato dell’inquinamento delle falde acquifere sotterranee non solo nel perimetro del termovalorizzatore la Fenice, ma anche a valle;

solo in data 12 marzo l’azienda Fenice ha comunicato al sindaco quanto già comunicato dall’Arpab;

la legge in merito prevede che sia compito di Fenice il monitoraggio dell’ambiente per assicurare il controllo dei livelli di emissioni dannose;

sul sito della Ola (Organizzazione Lucana ambientalista), www.olambientalista.it, in data 1 maggio, leggiamo il seguente comunicato stampa: “Sono trascorsi circa due mesi dalla notizia del grave inquinamento delle falde acquifere nei pressi dell’inceneritore Fenice e del territorio circostante. Una grave contaminazione mai verificatasi presso l’area di San Nicola di Melfi. Verrebbe da chiedersi - scrive Michele D'Anghela (Comitato di Melfi NO A FENICE) - da quanto tempo sussiste questo disastro, potrebbero essere anni! Comunque sarà la magistratura, speriamo nel più breve tempo possibile, a fare chiarezza sulla gravità dell’inquinamento. Vi è la presenza di mercurio, elemento chimico altamente tossico e cancerogeno, oltre a tante altre sostanze nocive. Sicuramente, per far gli accertamenti del caso bisognerebbe chiudere temporaneamente Fenice, perché con l’azienda in funzione sarebbe tutto più difficile. Grazie alla denuncia del Comitato NO A FENICE, la Regione Basilicata, se pur con ritardo, ha convocato un tavolo per capire e per cercare di porre rimedio al disastro ambientale sulla base dei dati forniti dall’Arpab. Purtroppo si rileva l’assoluto silenzio dei Comuni dell’area del melfese, della provincia di Potenza, della Regione, dei sindacati, delle associazioni ambientaliste, di tutti i cittadini, che, probabilmente, non hanno compreso la gravità della situazione. Si invitano i cittadini, il Comune di Melfi e dell’intera area interessata a promuovere tutte le iniziative necessarie a far luce su quanto accaduto e sulle soluzioni urgenti da adottare al fine di bonificare l’area inquinata e punire i responsabili.”;

in data 14 Giugno sul sito dell’organizzazione ambientalista Ola è dato leggere: “La OLA (Organizzazione Lucana Ambientalista) - Coordinamento apartitico territoriale di Associazioni, Comitati, Movimenti e Cittadini - in seguito alla segnalazione pervenutaci da un cittadino - intende ritornare nuovamente sul gravissimo inquinamento che coinvolge l'area industriale di San Nicola di Melfi. “Ieri (12 Giugno 2009 ndr) alle 19:30 circa, mentre tornavo a casa, sentivo nell'aria - in prossimità dell'inceneritore Fenice - un fortissimo odore acido ed acre di plastica bruciata”. […] “E' assolutamente necessario che vengano fatti i dovuti controlli altrimenti gli inceneritori oltre ad ammazzarci per il loro normale funzionamento, ci ammazzano in maniera più rapida con i loro incidenti taciuti e da nessuno controllati”. Sono questi i contenuti allarmanti della missiva ricevuta. Infatti, dalle foto in possesso della nostra Organizzazione si evince chiaramente come quello che coinvolge l'inceneritore di Melfi non è, soltanto, un problema circoscrivibile alle falde acquifere, ma riguarda anche la qualità dell'aria. Siamo di fronte all'ennesima prova delle responsabilità di Fenice SpA dal momento che l’inquinamento continua a permanere causando palesi danni all’ambiente e alla salute dei cittadini. Non solo i valori di mercurio, nichel, cromo ed altre sostanze permangono elevati, ma a questo punto sarebbero da rilevare e rendere noti anche i valori delle sostanze immesse nell'aria...”

in un articolo pubblicato da Il Quotidiano della Basilicata in data 16 giugno, il comitato “No a Fenice” afferma: Il rischio è grave, l’inquinamento delle falde sotterranee evidenzia uno stato avanzato di penetrazione delle sostanze nocive. E’ strano che l’azienda non l’abbia fatto prima dell’Arpab a cui chiediamo di pubblicare tutti i dati per rendere manifesta la situazione ambientale non solo di Fenice ma dell’intera zona…”;

Per sapere:

se i Ministri sono a conoscenza della situazione sopra esposta e se non intendano verificare:

se la Procedura di VIA non imponesse a Fenice di garantire la sicurezza dell’impianto e perché Fenice non si è dotata della tecnologia necessaria ad evitare questi gravi incidenti;

se l’Arpab comunica, in data 3 marzo, al sindaco di Melfi l’inquinamento delle falde, per quali motivi la comunicazione di Fenice al Comune avviene solo 9 giorni più tardi, il 12 marzo;

perché in data 14 marzo l’Arpab non aveva ancora comunicato al Sindaco e ai cittadini i dati risultanti dai controlli effettuati;

perché, come sottolineato dalla OLA, nessuno ha chiesto l’applicazione del D.Leg. 16/03/09 n°30, che ha recepito la Direttiva CEE 2006/118, sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento;

se siano state effettuate analisi relative all’eventuale presenza di inquinamento nelle acque e nell'aria, e se, eventualmente, tale presenza possa comportare dei rischi per la salute;
presso quali strutture e attraverso quali procedimenti vengono oggi trattate le acque reflue derivate dai cicli produttivi del termodistruttore Fenice.

17 giugno 2009

Qualche domanda a Fenice Spa, Arpab, Regione, Comune di Melfi e Provincia

Di Maurizio Bolognetti, Segretario Radicali Lucani

Il 14 marzo 2009, il sindaco di Melfi, Ernesto Navazio, emette un’ordinanza con la quale “vieta l’utilizzo delle acque sotterranee emungibili dai pozzi presenti all’interno del perimetro del sito dell’impianto di termovalorizzazione Fenice, nonché di quelli a valle del sito stesso.
E’ successo qualcosa di molto grave: i responsabili di Fenice non hanno rilevato che l’impianto stava contaminando le falde acquifere con pericolosi inquinanti.
Circa due mesi dopo, il 22 maggio, il sindaco di Melfi emette una seconda ordinanza, nella quale leggiamo: “Allo stato attuale, la Fenice Spa non ha posto in essere gli interventi di messa in sicurezza idonei a garantire la sicurezza dei luoghi ed un efficace contenimento dello stato di inquinamento delle acque sotterranee; gli interventi finora attuati non sono conformi alle prescrizioni impartite dalla conferenza di servizio del 17 aprile 2009.”
Dalla lettura delle ordinanze emesse dal primo cittadino di Melfi nascono alcuni inquietanti interrogativi, che riteniamo opportuno girare a Fenice Spa, Arpab, Regione e a tutti i soggetti interessati.
Queste le domande:
a) La Procedura di VIA non imponeva a Fenice di garantire la sicurezza dell’impianto; perché Fenice non si è dotata della tecnologia necessaria ad evitare questi gravi incidenti?
b) Tra il 14 marzo e il 22 maggio, stando a quanto affermato dal sindaco di Melfi, Fenice spa non ha posto in essere interventi di messa in sicurezza idonei ed ha effettuato interventi non conformi alle prescrizioni impartite dalla conferenza di servizio del 17 aprile. E’ accettabile il comportamento di Fenice Spa o esso contribuisce ad accrescere ulteriormente le più che giustificate preoccupazioni ripetutamente manifestate dai cittadini dell’area?
c) Se l’Arpab comunica, in data 3 marzo, al sindaco di Melfi l’inquinamento delle falde, perché la comunicazione di Fenice al comune avviene solo 9 giorni più tardi, il 12 marzo?
d) Perché in data 14 marzo l’Arpab non aveva ancora comunicato al Sindaco e ai cittadini i dati risultanti dai controlli effettuati?
e) Perché, come ottimamente sottolineato dalla OLA, nessuno ha chiesto l’applicazione del D.Leg. 16/03/09 n°30, che ha recepito la Direttiva CEE 2006/118, sulla protezione delle acque sotterranee dall’inquinamento e dal deterioramento?
Per l’ennesima volta, una vicenda attinente la tutela ambientale e la salute dei cittadini è stata gestita in maniera a dir poco maldestra da quasi tutti gli enti interessati. Ancora una volta tocca sottolineare l’assoluta mancanza di un’informazione trasparente e tempestiva. Ancora una volta, registriamo un’assoluta mancanza di rispetto per il diritto a conoscere per deliberare dei cittadini lucani. Registriamo con rammarico la mancanza di coinvolgimento delle popolazioni interessate, delle associazioni ambientaliste non di regime e dei comitati di cittadini. Esprimiamo l’auspicio che al più presto, oltre alle conferenze di servizio tra Fenice, Arpab, Regione e Provincia, si apra un dibattito sul ruolo di Fenice Spa e sui troppi dubbi e le giustificate paure che l’impianto suscita.

P.S.

Dal sito Di Fenice Spa

"Si tratta di un impianto concepito e realizzato adottando tecnologie avanzate per garantire un'efficace distruzione dei rifiuti, la massima  compatibilità ambientale ed una minimizzazione  degli impatti sull'ecosistema." NO COMMENT!!!!

Che faccio rido o piango?

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